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da MOPASSOL – Movimiento por la Paz, la Soberanía y la Solidaridad entre los Pueblos
5 gennaio 2005
Argentina

Stato assente, Brama e Corruzione, ecco le chiavi del massacro in discoteca

La disgrazia accaduta, col suo saldo mostruoso di 185 morti (per lo più giovanissimi) e circa 800 feriti, ci provoca un profondo dolore, un’immensa tristezza e un bruciante desiderio di giustizia.
E’ un
massacro che commuove la società argentina ma che non è stato prodotto della fatalità, piuttosto dall’insieme di cause che si devono analizzare in profondità, per trarre le conclusioni adeguate e fissare le linee di azione destinate a produrre i cambiamenti legali, tecnici e culturali che ostacolino nuove disgrazie irreparabili.

Innanzitutto, è indispensabile circondare le famiglie colpite dalla morte dei suoi cari, con la solidarietà attiva della comunità e degli organismi specializzati. E’ anche opportuno sottolineare i gesti solidali, conosciuti ed anonimi, e lo sforzo di  volontà prodotto dai lavoratori statali e non statali nell’inferno della discoteca “Repubblica di Cromagnon.”

A partire da ora, abbiamo il compito di non dimenticare quello che è capitato quel fatidico 30 dicembre del 2004 e di impedire che si riepta l’impunità per tutti i responsabili di simile orrore.
Dobbiamo essere chiari e categorici, questa tragedia senza precedenti ha due grandi cause: uno Stato assente, e pertanto complice, e l’avidità vorace di impresari immorali.

In effetti, l’applicazione del modello neoliberale impiantato durante l’ultima dittatura militare ed approfondita a partire dagli anni 90’ nel nostro paese, ha trasformato lo Stato in uno strumento al servizio dei grandi gruppi economici e degli interessi del privilegio, a danno delle funzioni essenziali destinate alla protezione della vita degli abitanti, la preservazione del patrimonio materiale e culturale degli argentini e la garanzia del rispetto dei diritti costituzionali, come il lavoro, l’alimentazione, la salute, l’educazione e un’abitazione dignitosa.

La mancanza di controlli appropriati, la carenza di strutture idonee per esercitarli e l’assenza di strumenti adatti per affrontare situazioni come quelle viste negli ultimi giorni, sono il prodotto politico e di un’ideologia che privilegia il mercato ed i commerci al di sopra della gente. In quel quadro, la vita è una merce e le persone sono oggetti superflui. Specialmente, se sono giovani e poveri.

La catastrofe del "Cromagnon" manifesta crudelmente la crisi di un sistema inumano e perverso. Questo è stato uno dei suoi momenti più visibili e mediatici, ma non l’unico. Ci sono le centinaia di ragazzi che muoiono giornalmente per denutrizione o mancanza di assistenza medica opportuna ed appropriata. Ci sono le decine di vittime della mancanza di controllo nella notte di Buenos Aires, dove ogni giorno muore qualche ragazzo per il grilletto facile o la violenza associata con le droghe. Queste sono altre delle crudeli espressioni dello stesso modello, che dobbiamo cambiare sostanzialmente, e quanto prima.

Un’altra chiave della disgrazia accaduta è la voracità lucrosa degli impresari immorali che eludono le norme più elementari di convivenza ed approfittano delle fessure di un Stato inefficiente, corrompono i suoi agenti ed accumulano guadagni a qualunque costo. Il fumo tossico provocato dall’incendio non lascia posto a dubbi: l’avidità uccide.

Risulta imprescindibile, allora, che tanto il governo nazionale come quelli provinciali e quello della nostra Città Autonoma recuperino il suo ruolo di controllore, come così pure stabilire una politica di recupero da parte dello Stato dei beni e servizi di cui fu spogliato durante gli anni del furore neoliberale.

La cosa pubblica, con una forte partecipazione della società nella gestione, deve rimpiazzare gli impresari che tutti i giorni usano la vita dei nostri cittadini come variabile per i loro commerci. Si tenta esclusivamente di lucrare con l’acqua, l’elettricità, il petrolio e la salute. La vita della gente e del paese non contano nulla secondo quella concezione mercantilista e nefasta.

Di fronte a questo scenario tanto complesso e commovente, gli enti e le persone che firmano questa dichiarazione, propongono la costituzione immediata di una Commissione Investigatrice, nel quadro della Legislatura della Città Autonoma di Buenos Aires, aperta ai parenti delle vittime, organismi di diritti umani ed altre organizzazioni sociali che indaghi a fondo e senza pausa, tutta la catena di responsabilità incluse in questo episodio, dal Governo della Città, alla Divisione dei Pompieri, fino all’impresario organizzatore dell’evento, elevi alla giustizia le imputazioni corrispondenti e promuova le riforme necessarie a livello delle politiche pubbliche, affinché questi episodi deplorevoli non tornino a succedere.

Allo stesso tempo, sosteniamo la necessità di un dibattito ampio e profondo in tutti gli ambiti della nostra comunità, per prendere coscienza delle cause che mettono in pericolo la vita ed il benessere degli argentini e, soprattutto, per essere protagonisti dei cambiamenti inevitabili che ci chiede la realtà.

Il calendario dei lavori ed iniziative si svilupperanno da giovedì 6 gennaio 2005, alle 20 ore, in Piazza Miserere.

Buenos Aires, 5 gennaio 2005


Adesioni:

CTA - Centrale di Lavoratori Argentini
APYME-Assemblea di Piccoli e Medi Impresari
IMFC-Istituto dei Fondo Cooperativi
Movimento Umanista
Associazione di Ex Detenuti Scomparsi
Partito Comunista in Sinistra Unita
Lega Argentina per i Diritti dell'Uomo
MEDH-Movimento Ecumenico per i Diritti umani
MTL-Movimento Territoriale Liberazione
Casa Abasto - Centro di Integrazione Sociale
Herman@s dei Desaparecidos per la Verità e la Giustizia
MOPASSOL-Movimento per la Pace, la Sovranità e la Solidarietà tra i Paesi
Dialogo 2000
Centro Nuova Terra
Associazione dei dipendenti delle Farmacie
ATC-Associazione dei Tassisti della Capitale
APDH-Assemblea Permanente per i Diritti umani
Assemblea di quartiere Floresta
Osservatorio Internazionale dei Prigionieri
Familiari deglii Scomparsi e Detenuti per Ragioni Politiche

Servizio Pace e Giustizia (SERPAJ)
Persone:
Adolfo Pérez Esquivel-Premio Nóbel della Pace
Rina Bertaccini (Coopresidentessa del Consiglio Mondiale della Pace)
Claudio Lozano -Deputato Nazionale


traduzione dallo spagnolo di FR