www.resistenze.org - popoli resistenti - argentina - 22-04-12 - n. 406

da Partito Comunista dei Popoli di Spagna - http://pcpe.es/comunicados/item/1450-el-capitalismo-espa%C3%B1ol-pierde-posiciones-en-la-pugna-interimperialista-argentina-recupera-ypf.html
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Il capitalismo spagnolo perde posizione nella lotta inter-imperialista. L'Argentina si riprende YPF
 
La recente decisione del governo argentino di procedere alla nazionalizzazione di YPF, acquisita della Repsol in quel paese, è una chiara espressione dei profondi cambiamenti che stanno avvenendo nella correlazione di forze tra i paesi del campo capitalistico.
 
Dato questo fatto il Comitato Esecutivo del PCPE dichiara che:
 
1. REPSOL ha preso possesso della YPF in un momento di profonda crisi economica in Argentina e che, con la mediazione dell'ex presidente Carlos Menem, l'ha ottenuta ad un prezzo molto più basso del suo valore, come allo stesso modo ha fatto anche Marsans con Aerolineas Argentinas, così come hanno fatto altre società spagnole. Queste operazioni hanno fatto parte dell'aggressiva politica imperialista del governo spagnolo di turno, che ha approfittato della debole situazione economica e politica in Argentina.
 
2. Oggi in America Latina avanzano progetti d'integrazione regionale, prodotto dell'impulso delle forze politiche e sociali presenti nella zona, in cui lottano allo stesso tempo progetti d'avanzamento popolare e strategie delle oligarchie di questi paesi. Per gli uni e per gli altri il controllo delle risorse energetiche fa parte del percorso di rafforzamento dei propri progetti.
 
3. La reazione del governo spagnolo alla sovrana decisione del governo argentino, mette in evidenza la natura di classe dell'esecutivo presieduto da M. Rajoy. L'identificazione della Spagna con l'oligarchia monopolista - "Repsol rappresenta gli interessi della Spagna" - corrisponde alla posizione politica di un governo che esercita il potere con l'unico scopo di promuovere gli interessi delle attuali classi dominanti, sulla base dello sfruttamento del popolo lavoratore spagnolo e in qualsiasi paese cui può accedere.
 
4. L'Argentina può oggi nazionalizzare la YPF perché la correlazione di forze le è favorevole. L'imperialismo spagnolo retrocede nella lotta per il controllo dei mercati internazionali e delle materie prime. La Spagna è scesa al dodicesimo posto nella classifica mondiale per capacità economica e la forma in cui si sviluppa la crisi strutturale del capitalismo nel nostro paese la porterà a perdere altre posizioni. In questa lotta i capitalismi emergenti avanzano di posizione e si fanno valere nella giungla capitalista.
 
5. La classe operaia spagnola non ha nulla da spartire con il governo dell'oligarchia, quindi non ha nessun interesse comune con il governo dei manager. La responsabilità della classe operaia rivoluzionaria, quando l'oligarchia del proprio paese sta attraversando difficoltà nel mantenere la sua egemonia, è quella di utilizzare questa situazione per far avanzare le proprie posizioni nella lotta per la rivoluzione socialista e il comunismo. La nazionalizzazione della YPF è un problema dell'oligarchia e del capitalismo. In una società socialista-comunista basata sul rispetto della sovranità dei paesi e nell'interscambio internazionale con reciproco vantaggio, questi problemi non esistono.
 
6. Il CE del PCPE chiama a innalzare la lotta della classe operaia e dei settori popolari contro la dominazione capitalistica, contro le loro ruberie e le guerre imperialiste. Chiamiamo alla costruzione del Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo, come strategia d'accumulazione di forze nel percorso per la presa del potere da parte della classe operaia e dei settori popolari e per la rivoluzione socialista.
 
VIVA L'INTERNAZIONALISMO PROLETARIO!
 
PER LA SOVRANITA' E L'AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI!
 
SOLO LA PROPRIETA' SOCIALE SODDISFERA' LE NECESSITA' DEL POPOLO LAVORATORE!
 

 
da Tribuna Popular - http://tribuna-popular.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1296:ataque-al-estado-o-a-los-intereses-del-capital-datos-sobre-la-nacionalizacion-de-ypf&catid=11:internacional&Itemid=4
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Attacco allo Stato o agli interessi del Capitale: sulla nazionalizzazione della YPF
 
di Viviana Hunter e Alfred Hunter
 
21/04/2012
 
Negli ultimi giorni abbiamo assistito all'attacco da parte della stampa alla decisione del governo argentino di nazionalizzare la società YPF, decisione di un governo sovrano che ha suscitato fiumi d'inchiostro e occupato ore di trasmissioni radiofoniche sulle principali radio e televisioni di questo paese per sbandierare l'"attacco allo Stato spagnolo".
 
Non è nostra intenzione entrare nel banale dibattito in merito, se Repsol sia o no una società spagnola, perché non è realmente importante. Nel 2008, l'attuale presidente Mariano Rajoy ha dichiarato che "il nostro petrolio, il nostro gas e la nostra energia non può esser messa nelle mani di una società russa, perché questo farebbe di noi una nazione di quinto livello e pertanto non possiamo accettarlo" riferendosi al possibile acquisto della Repsol da parte del Gruppo russo Lukoil. Ciò che nel 2008 era inaccettabile per l'attuale presidente, se applicato alla Spagna, oggi è perfettamente legittimo per l'Argentina, che mira a invertire la sua situazione di "paese di quinto livello".
 
Ma prima di entrare in un'analisi più approfondita è importante chiarire com'è il business del petrolio, per capire la decisione presa dal governo argentino che, lungi dall'essere un attacco contro gli interessi stranieri, è una difesa dei propri interessi come Stato. Ciò per il neoliberismo è intollerabile in quanto è più che evidente che per quest'ideologia, gli interessi delle imprese hanno la precedenza sugli interessi degli Stati.
 
Lo sfruttamento del petrolio è una questione complessa che dobbiamo frazionare per disarmare il messaggio mediatico pieno di slogan, ma senza alcun contenuto o base reale.
 
1) Il mercato petrolifero ha diverse fasi che bisogna conoscere prima di entrare nell'analisi di una questione così complessa. I pozzi hanno una durata di vita e producono in modo decrescente dall'inizio, diminuendo la pressione del gas che spinge il petrolio verso l'alto.
 
2) I costi e i benefici di ciascuna di queste fasi sono molto diversi visto che lo sfruttamento petrolifero dà utili solo nella fase di estrazione. Il resto è investimento nelle prime due fasi e un costo d'esercizio che deve esser calcolato in anticipo per attuare l'ultima. (I pozzi non sono abbandonati, ma sono cementati per evitare di causare danni ambientali.)
 
3) Sapendo queste cose basilari si può tentare di analizzare il problema YPF.
 
4) Repsol riceve, quando si fa carico della YPF, una società con oltre 50 anni d'esperienza in piena attività e che rendeva autosufficiente di petrolio tutta la Repubblica Argentina. (Perforava una media di 80 pozzi per anno, Repsol, durante la sua gestione ha perforato una media di 8 pozzi per anno).
 
5) Poiché la resa dei pozzi è decrescente, bisogna perforare nuovi pozzi ogni anno per sostituire l'estrazione che si abbandona per usura dei pozzi. Negli ultimi 10 anni a causa delle insufficienti perforazioni (investimenti) la produzione è stata dimezzata e si è passati dall'autosufficienza, alla necessità d'importare nel 2011 idrocarburi per un valore di 10 miliardi di dollari.
 
6) Poiché la diminuzione della produzione stava avvenendo gradualmente da più di un anno, il governo argentino ha invitato la Repsol a definire un piano d'investimenti, verso cui la società non si è sottratta ufficialmente, ma nei fatti si con la sua inoperosità. Il contratto prevedeva un piano d'investimenti che sono stati sistematicamente violati. Anche la cementazione (chiusura) dei pozzi esausti non è stata eseguita, causando danni ambientali (la prima relazione di tali danni risale al 2002)
 
7) Ciò ci porta a una conclusione: Repsol ha passato tutti questi anni a trarre profitto dalle operazioni d'estrazione già in corso, senza preoccuparsi degli investimenti. I benefici sono stati girati ogni anno su investimenti in altri paesi in cui la Repsol ha interessi, in particolare in Libia. Se questo comportamento non può esser definito come un saccheggio dobbiamo cominciare a ripensare la nostra concezione della parola furto.
 
8) Al di là del dettaglio tecnico, se Repsol è realmente spagnola o è una multinazionale, ciò che qui viene discusso è se uno Stato sovrano abbia o meno il diritto di difendersi dalle manipolazioni di una società, che viola i contratti firmati, destabilizza il bilancio di quel paese e ne causa il passaggio dall'autosufficienza alla dipendenza dal petrolio straniero. Secondo gli apostoli del neoliberismo, le imprese sono al di sopra degli Stati, ma questo è un postulato che i cittadini di questo o di qualsiasi paese, non possono accettare.
 
Dopo aver chiarito questi concetti si giunge a una sola conclusione, vale a dire che la questione della Repsol è utilizzata dal governo di questo paese, con l'aiuto delle grandi lobby della comunicazione, per tacere su ciò che è veramente importante: i selvaggi tagli cui sono sottoposti l'economia spagnola e lo stato sociale. Si criticano inoltre i modi del governo argentino nel prendere il controllo degli uffici di YPF, affermazioni come "lo hanno fatto come i cani, sono stati dati 15 minuti per lasciare l'ufficio" nascondono la realtà. Ciò è logico se si sospetta della mala gestione e dell'intenzione di cancellare ogni ombrosa prova nella gestione della società YPF.
 
Gli investimenti comuni tra l'Argentina e la Spagna sono inquadrati nel trattato bilaterale del 1992 che stabilisce i meccanismi di composizione delle controversie. Al di là di tutta la struttura legale alla quale può fare appello sia il governo che la Repsol, la battaglia che si prospetta sarà molto più politica che tecnica, tenuto conto delle differenze tra la richiesta spagnola e l'accertamento delle autorità nazionali. Le passività finanziarie, i danni ambientali e le condizioni delle infrastrutture fanno parte della valutazione per stabilire una stima certa della società.
 
"Siamo in grado di dire che i numeri di cui si parla in merito al valore della compagnia, in modo imprudente, saranno rivisti man mano che verremo a conoscenza di situazioni e informazioni segrete che la società maneggiava", ha detto Kicillof. "Abbiamo scoperto che YPF ha un debito di circa 9.000 milioni di dollari". Cioè, le passività della società sono praticamente equivalenti all'importo che i dirigenti spagnoli chiedono come risarcimento davanti al Centro internazionale per il regolamento delle controversie relative ad investimenti (ICSID).
 
Secondo le informazioni, in modo ufficiale i governatori hanno partecipato all'esame sul valore di YPF per quanto riguarda la valutazione dell'infrastruttura che lascia la società spagnola. "Dovranno pagare il deterioramento delle infrastrutture, saremo inflessibili su questo", ha detto il ministro per la Pianificazione, aggiungendo: "Liquideremo provincia per provincia ciascuno dei danni ambientali causati dai condotti".
 
Inoltre Kicillof non ha risparmiato critiche alla gestione della YPF in mano alla Repsol, con particolare riguardo alla mancanza d'investimenti per aumentare la produzione. "Gli obiettivi di YPF dovrebbero essere in linea con quelli dell'Argentina" ha detto, aggiungendo che la gestione spagnola si è dedicata solo a "massimizzare i profitti e ridurre la produzione di petrolio in modo sistematico".
 
Durante la fine della sua esposizione e prima di rispondere alle domande, agli attacchi e denunce dei parlamentari dell'opposizione, Kicillof si è riferito alle critiche derivanti da diversi settori per la presunta percezione negativa che potrebbe causare questa misura negli imprenditori, affermando che si "agita lo spettro della sicurezza giuridica" e ha ricordato che la Repsol "prima di appropriarsi di YPF, era molto piccola" e "ha spremuto fino all'ultima goccia" i benefici di YPF.
 
Una volta vagliate le informazioni e approfondita l'analisi della situazione, quello che è chiaro e che tutti dovremmo sapere, è che ciò che si mette in questione con tutto questo tipo d'attacco mediatico contro la Repubblica Argentina, è la sovranità dei paesi sulle loro risorse naturali, brandendo la bandiera che vuole gli interessi delle grandi imprese al di sopra degli interessi degli Stati o mistificando ulteriormente inquadrando le imprese in un interesse patriottico e definendo "attacco allo stato spagnolo" la decisione di un paese sovrano di nazionalizzare le proprie risorse energetiche.
 
 

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