Australia / La
denuncia al Working hours summit
Un paese malato di superlavoro
In Australia si lavora troppo. Tra i paesi dell’Ocse, l’Australia è
quello in cui si lavora per più ore al giorno, secondo soltanto alla Corea del
Sud. Altissimi i costi sociali: dalla rottura delle relazioni familiari ad una
lunga serie di problemi connessi allo stress. Lo afferma il vicesegretario
dell’ACTU (Australian Council of Trade Unions), Richard Marles, intervenuto al Working Hours Summit che si è tenuto
ieri a Melbourne.
Il 28% dei lavoratori australiani vorrebbe lavorare meno ore al giorno e il 10%
desidererebbe almeno ottenere una diversa distribuzione del monte ore
settimanale. I risultati del sondaggio effettuato dall’ACTU su un campione di
oltre otto mila lavoratori, riflettono le difficoltà incontrate da molti nel
bilanciare un eccessivo carico di lavoro con le proprie responsabilità
familiari.
Il summit di Melbourne è il risultato di una lunga lotta che il sindacato porta
avanti da tempo. A luglio la Commissione Australiana per le Relazioni
Industriali, sulla scorta dei risultati della ricerca condotta dall’ACTU
("Reasonable Hours Test Case"), votò una delibera a favore del
riconoscimento del diritto dei lavoratori a rifiutare ingiustificati aumenti
del proprio orario. Ora, dopo quattro mesi, il sindacato riprende la lotta,
annunciando una campagna per imporre un limite allo straordinario di 10 ore a
settimana, al fine di non superare il totale di 48 ore settimanali. Per questo
il Summit costituisce un’importante occasione per fare il punto della
situazione e trovare soluzioni concrete.
Come ha affermato il presidente del sindacato Sharan Burrow, «è importante che
i leader del governo e delle organizzazioni sociali riconoscano che l’aumento
delle ore lavorative comporta inevitabilmente conseguenze di lunga durata sulle
relazioni familiari e personali del lavoratore, nonché sulla sua salute». Di
diverso avviso è il ministro dell’occupazione, il conservatore Tony Abbott, per
il quale il problema dell’orario di lavoro «è una questione puramente
individuale che il lavoratore deve risolvere singolarmente con il proprio
datore di lavoro».
(22 novembre 2002)
da www.rassegna.it