www.resistenze.org - popoli resistenti - australia - 22-11-02

Australia / La denuncia al Working hours summit

Un paese malato di superlavoro


In Australia si lavora troppo. Tra i paesi dell’Ocse, l’Australia è quello in cui si lavora per più ore al giorno, secondo soltanto alla Corea del Sud. Altissimi i costi sociali: dalla rottura delle relazioni familiari ad una lunga serie di problemi connessi allo stress. Lo afferma il vicesegretario dell’ACTU (Australian Council of Trade Unions), Richard Marles, intervenuto al Working Hours Summit che si è tenuto ieri a Melbourne.

Il 28% dei lavoratori australiani vorrebbe lavorare meno ore al giorno e il 10% desidererebbe almeno ottenere una diversa distribuzione del monte ore settimanale. I risultati del sondaggio effettuato dall’ACTU su un campione di oltre otto mila lavoratori, riflettono le difficoltà incontrate da molti nel bilanciare un eccessivo carico di lavoro con le proprie responsabilità familiari. 

Il summit di Melbourne è il risultato di una lunga lotta che il sindacato porta avanti da tempo. A luglio la Commissione Australiana per le Relazioni Industriali, sulla scorta dei risultati della ricerca condotta dall’ACTU ("Reasonable Hours Test Case"), votò una delibera a favore del riconoscimento del diritto dei lavoratori a rifiutare ingiustificati aumenti del proprio orario. Ora, dopo quattro mesi, il sindacato riprende la lotta, annunciando una campagna per imporre un limite allo straordinario di 10 ore a settimana, al fine di non superare il totale di 48 ore settimanali. Per questo il Summit costituisce un’importante occasione per fare il punto della situazione e trovare soluzioni concrete.

Come ha affermato il presidente del sindacato Sharan Burrow, «è importante che i leader del governo e delle organizzazioni sociali riconoscano che l’aumento delle ore lavorative comporta inevitabilmente conseguenze di lunga durata sulle relazioni familiari e personali del lavoratore, nonché sulla sua salute». Di diverso avviso è il ministro dell’occupazione, il conservatore Tony Abbott, per il quale il problema dell’orario di lavoro «è una questione puramente individuale che il lavoratore deve risolvere singolarmente con il proprio datore di lavoro».

(22 novembre 2002)

 

da www.rassegna.it