Solo i comunisti saranno in grado di unire i popoli
Intervista a Ramiz Akhmedov, presidente del
Partito Comunista dell’Azerbaigian
http://www.kprf.ru/articles/19921.shtml
L’Azerbaigian è balzato alla ribalta delle cronache nelle settimane scorse per
i drammatici sviluppi delle manifestazioni di protesta contro i brogli
registrati in occasione delle ultime elezioni presidenziali.
Il paese che si affaccia sul Mar Caspio, ricchissimo di risorse petrolifere e
preda degli appetiti delle principali compagnie (in particolare di quelle USA),
si è recentemente allineato alle posizioni degli Stati Uniti, in merito alle
principali vicende internazionali, inviando un contingente di truppe in Iraq e
aggiungendosi alla lista degli stati che aspirano ad entrare nella NATO. In tal
modo, oggi nella regione caucasica, insieme alla Georgia, l’Azerbaigian
rappresenta la pedina fondamentale della strategia di accerchiamento della
Federazione Russa portata avanti dall’imperialismo americano.
In occidente, pochi sono a conoscenza del fatto che in Azerbaigian è presente
un partito comunista il quale, pur dovendo battersi in condizioni
difficilissime (tali da suggerire di non partecipare neppure alla competizione
presidenziale), in un contesto di malgoverno, corruzione e dura repressione
poliziesca, è riuscito comunque, e nonostante le colossali manipolazioni del
voto da parte del regime al potere, ad entrare in parlamento nelle elezioni
legislative, con un 6,3% dei voti accreditato dalle fonti ufficiali (una
percentuale superiore a quella di quasi tutti i partiti comunisti o
“alternativi” presenti in Europa occidentale).
Quella che segue è la traduzione dell’intervista concessa il 10 ottobre, alla
vigilia delle elezioni presidenziali, a T. Morozova, corrispondente in
Azerbaigian del giornale del PCFR “Pravda”, da Ramiz Akhmedov, presidente del
Partito Comunista dell’Azerbaigian.
M.G.
Ramiz Akhmedov. All’inizio degli anni ’90, quando con l’avvento al
potere in Azerbaigian del Fronte nazionale si scatenò l’isteria anticomunista,
si pose in modo drammatico la questione della sopravvivenza stessa del partito
e degli ideali comunisti. Emerse allora la vera natura di tante persone. Molti
subito dimenticarono di essere stati comunisti e si allontanarono dal partito.
Cominciarono a denigrare la nostra storia sovietica, minacciando coloro che
continuavano a nutrire rispetto per il termine “comunista”. Altri che pensavano
che la dissoluzione dell’Unione Sovietica fosse un avvenimento provvisorio,
inizialmente rimasero con noi, ma dopo qualche tempo, avendo compreso che la
strada del ristabilimento del sistema socialista era lunga, pericolosa e piena
di ostacoli, cedettero ed entrarono in strutture, dove si annunciava una vita
più tranquilla e grigia. Si trattava di carrieristi e conformisti, che avevano
intenzione di tornare velocemente nei ranghi del potere.
Allora erano presenti nelle file del partito anche di quelli che avevano un
compito preciso da svolgere: distruggere il nostro partito comunista
dall’interno, creando strutture parallele (…). Ma, malgrado tutte le
difficoltà, abbiamo resistito, abbiamo fatto valere le nostre ragioni, fino ad
ottenere la registrazione del nostro partito. E nel 2000 abbiamo anche
partecipato alle elezioni per il parlamento. Durante la campagna elettorale
abbiamo dimostrato di avere sostenitori, che l’idea comunista è viva e che gode
di un sostegno in mezzo al popolo. Secondo i dati ufficiali, avremmo superato
la barriera del 6%, raccogliendo solo il 6,3%. Ma, secondo i nostri calcoli,
per i comunisti ha votato il 20-22% della popolazione. Oggi in parlamento sono
presenti due comunisti. Dopo tanti anni di persecuzione è comunque un successo.
D. Ramiz Gashimovic, il 15 ottobre avranno
luogo le elezioni del presidente dell’Azerbaigian. Tutte le risorse
amministrative del potere sono state investite nella propaganda di un solo
candidato. Persino la Conferenza internazionale “Il Caspio: partneriato in nome
del futuro”, a cui hanno partecipato noti studiosi dell’Azerbaigian e circa
cento giornalisti da diversi paesi, è stata strumentalizzata in chiave
elettorale. Ci puoi motivare il rifiuto dei comunisti a partecipare a queste
elezioni?
R. Il nostro compito fondamentale,
nel periodo storico che stiamo attraversando, è quello di preservare il
partito, sviluppare le sue strutture, rafforzare i suoi ranghi. Per operare
abbiamo scelto forme diverse di comunicazione con la gente da quella del
meeting: andiamo nei quartieri, cerchiamo di illustrare il nostro programma,
facciamo riunioni con i nostri simpatizzanti.
Comprendiamo che in elezioni presidenziali, in cui il risultato è già
predeterminato, non abbiamo alcuna possibilità di ottenere un successo.
Partecipare significherebbe solo una dispersione di forze. Ci siamo limitati a
chiedere l’accesso alla “Commissione elettorale centrale”. Delle 124
commissioni elettorali di circondario, in 82 ci sono rappresentanti del Partito
comunista. Più di 2.000 nostri compagni lavoreranno nelle commissioni di
seggio. Sono risorse enormi, rappresentano le leve del nostro futuro lavoro.
D. Quali iniziative avete in programma?
R. Da gennaio cominceremo a
prepararci per le elezioni municipali, che si svolgeranno nell’estate del
prossimo anno. Allora dovremmo avere raggiunto una preparazione adeguata. Spero
che saremo capaci di rafforzarci dal punto di vista organizzativo, in modo da
poter presentare un numero sufficiente di candidati. Ma, naturalmente, abbiamo
un grande bisogno di essere sostenuti. Tale
aiuto potrebbe giungere dalla vittoria dei comunisti russi nelle elezioni per
la Duma di Stato. Penso che la vostra vittoria rappresenterebbe anche una
vittoria del movimento comunista internazionale.
D. L’Azerbaigian è un paese petrolifero, le
cui entrate derivano essenzialmente dal settore energetico. Il 90% dell’export
è rappresentato da petrolio e derivati del petrolio. A parere degli esperti,
l’Azerbaigian occupa un posto di rilievo per volume di investimenti per ogni
cittadino, sopravanzando di molto anche la Turchia. Sorge immediatamente la
domanda: perché con tale ricchezza nel paese, c’è così tanta povertà?
R. Certo noi siamo ricchi di petrolio. Ma il petrolio non è degli
azerbaigiani. Sono l’America, la Germania, l’Inghilterra, le grandi compagnie
petrolifere a fare affari d’oro sulla nostra terra, pur trovandosi a migliaia
di chilometri dai nostri confini. Prosciugano le nostre risorse. Introiti
favolosi entrano nelle tasche di un pugno di ricchi, nei conti delle banche
estere. Contrastare quanto sta succedendo sarebbe possibile solo con l’aiuto di
una coalizione antiamericana. Ma non esiste ancora una simile potente
organizzazione.
D. In Azerbaigian, effettivamente il
capitalismo avanza a passi da gigante. Che la povera gente viva ai limiti della
fame balza immediatamente agli occhi. (…) Emerge che la gente manca di tutto,
persino della più elementare assistenza medica. Che non capiti mai di essere
colpiti da un infarto o da un attacco di appendicite: si è destinati a morire,
perché non si è in grado di pagare un medico. E’ terribile!
R. Sfortunatamente è proprio così. Per questa ragione, quando
andremo al governo, assicureremo il ripristino delle conquiste essenziali del
socialismo e, prima di tutto, l’assistenza medica gratuita e l’istruzione.
Verrà realizzato il principio: da ciascuno secondo le sue possibilità, ad
ognuno secondo il suo lavoro. Tutto ciò sta scritto nel programma del nostro
partito. Oggi i redditi della popolazione sono miseri. Una pensione è in media
di 20 dollari. Lo stipendio medio di uno scienziato, di un professore è di
50-80 dollari. Molte donne sono obbligate ad allevare i bambini in assenza
della più elementare igiene. Non vengono pagati sussidi per i figli più piccoli
(…)
La più lacerante ferita del nostro paese è rappresentata dai profughi. In Azerbaigian
ne sono presenti più di un milione, e il problema del Karabach non è ancora
stato risolto. E’ il tragico risultato del dissolvimento dell’Unione Sovietica.
Di ciò occorre dire “grazie” a Gorbaciov e a Jakovljev.
D. Qual è la posizione del vostro partito in
merito alla riforma agraria? In che forme si attua in Azerbaigian?
R. Praticamente tutta la terra è stata consegnata alla proprietà
privata o data in affitto a chi la lavora. I “kolkhos” sono stati sfasciati. Ma
gli agricoltori già cominciano a comprendere che da soli non sono in grado di
sopravvivere. E desidererebbero ricreare aziende collettive sull’esempio degli
eccellenti, forti “kolkhos” sovietici. Se ciò non dovesse avvenire, per molti
sarebbe la rovina. Già ora molti vendono la propria terra: dal momento che non
possono usufruire di macchinari, sementi, mezzi di trasporto. E come fanno ad
andare avanti? Molti hanno abbattuto il
bestiame, si sono indebitati e cercano di tirare avanti in questo modo. Ma ciò
non li salverà dalla povertà. Presto saremo chiamati ad esaminare il bilancio
in parlamento. Quasi il 90% delle entrate si forma a Baku. Significa che il
resto del territorio del paese contribuisce al bilancio statale per il 10%. E
pensare che l’Azerbaigian era chiamato “l’orto dell’Unione Sovietica”.
Particolarmente difficile si presenta la situazione per la vecchia classe
operaia. Fresatori, stampatori, meccanici altamente qualificati si sono trovati
senza lavoro. Dopo molti anni è praticamente impossibile ritrovare un lavoro.
Molti si sono arrangiati con il commercio, sono diventati scaricatori,
camerieri, sono emigrati in Russia alla ricerca di un impiego.
D. Puoi influire sulle decisioni assunte, in
quanto membro del parlamento? Il tuo parere viene preso in considerazione?
R. In parlamento ci sono due
comunisti. E’ naturale che ci pronunciamo apertamente su tutti i problemi. Ma
siamo troppo pochi per contrastare il varo di leggi antipopolari. Ma riportiamo
il nostro punto di vista a tutti i membri del partito. Abbiamo un giornale di partito,
il “Kommunist”. Attualmente è in
fase di restauro la sede della direzione del nostro partito. Speriamo di
potervi lavorare con l’inizio del nuovo anno. Avremo un luogo dove riunirci,
discutere e decidere.
D. Si può trarre una conclusione dal nostro
incontro: se i comunisti non torneranno al governo anche in Russia, e in
Azerbaigian non migliorerà la vita dei semplici lavoratori, i nostri paesi
dipenderanno completamente dal capitale straniero…
R. E ciò non solo capiterà in Azerbaigian e in Russia. Pensi davvero
che anche in Ucraina e in Bielorussia le cose vadano diversamente se al potere
si trovassero quelli come Shushkevic (leader
bielorusso che, insieme a Eltsin e all’ucraino Kravtchuk, firmò lo scioglimento
dell’URSS, nota del traduttore)?
No! Solo i comunisti saranno in grado di unire i popoli.
Traduzione dal russo di Mauro Gemma