www.resistenze.org - popoli resistenti - azerbaigian - 14-11-03

Solo i comunisti saranno in grado di unire i popoli


Intervista a Ramiz Akhmedov, presidente del Partito Comunista dell’Azerbaigian

http://www.kprf.ru/articles/19921.shtml

L’Azerbaigian è balzato alla ribalta delle cronache nelle settimane scorse per i drammatici sviluppi delle manifestazioni di protesta contro i brogli registrati in occasione delle ultime elezioni presidenziali.
Il paese che si affaccia sul Mar Caspio, ricchissimo di risorse petrolifere e preda degli appetiti delle principali compagnie (in particolare di quelle USA), si è recentemente allineato alle posizioni degli Stati Uniti, in merito alle principali vicende internazionali, inviando un contingente di truppe in Iraq e aggiungendosi alla lista degli stati che aspirano ad entrare nella NATO. In tal modo, oggi nella regione caucasica, insieme alla Georgia, l’Azerbaigian rappresenta la pedina fondamentale della strategia di accerchiamento della Federazione Russa portata avanti dall’imperialismo americano. 
In occidente, pochi sono a conoscenza del fatto che in Azerbaigian è presente un partito comunista il quale, pur dovendo battersi in condizioni difficilissime (tali da suggerire di non partecipare neppure alla competizione presidenziale), in un contesto di malgoverno, corruzione e dura repressione poliziesca, è riuscito comunque, e nonostante le colossali manipolazioni del voto da parte del regime al potere, ad entrare in parlamento nelle elezioni legislative, con un 6,3% dei voti accreditato dalle fonti ufficiali (una percentuale superiore a quella di quasi tutti i partiti comunisti o “alternativi” presenti in Europa occidentale).
Quella che segue è la traduzione dell’intervista concessa il 10 ottobre, alla vigilia delle elezioni presidenziali, a T. Morozova, corrispondente in Azerbaigian del giornale del PCFR “Pravda”, da Ramiz Akhmedov, presidente del Partito Comunista dell’Azerbaigian.
M.G.

Ramiz Akhmedov.
All’inizio degli anni ’90, quando con l’avvento al potere in Azerbaigian del Fronte nazionale si scatenò l’isteria anticomunista, si pose in modo drammatico la questione della sopravvivenza stessa del partito e degli ideali comunisti. Emerse allora la vera natura di tante persone. Molti subito dimenticarono di essere stati comunisti e si allontanarono dal partito. Cominciarono a denigrare la nostra storia sovietica, minacciando coloro che continuavano a nutrire rispetto per il termine “comunista”. Altri che pensavano che la dissoluzione dell’Unione Sovietica fosse un avvenimento provvisorio, inizialmente rimasero con noi, ma dopo qualche tempo, avendo compreso che la strada del ristabilimento del sistema socialista era lunga, pericolosa e piena di ostacoli, cedettero ed entrarono in strutture, dove si annunciava una vita più tranquilla e grigia. Si trattava di carrieristi e conformisti, che avevano intenzione di tornare velocemente nei ranghi del potere.

Allora erano presenti nelle file del partito anche di quelli che avevano un compito preciso da svolgere: distruggere il nostro partito comunista dall’interno, creando strutture parallele (…). Ma, malgrado tutte le difficoltà, abbiamo resistito, abbiamo fatto valere le nostre ragioni, fino ad ottenere la registrazione del nostro partito. E nel 2000 abbiamo anche partecipato alle elezioni per il parlamento. Durante la campagna elettorale abbiamo dimostrato di avere sostenitori, che l’idea comunista è viva e che gode di un sostegno in mezzo al popolo. Secondo i dati ufficiali, avremmo superato la barriera del 6%, raccogliendo solo il 6,3%. Ma, secondo i nostri calcoli, per i comunisti ha votato il 20-22% della popolazione. Oggi in parlamento sono presenti due comunisti. Dopo tanti anni di persecuzione è comunque un successo.

D. Ramiz Gashimovic, il 15 ottobre avranno luogo le elezioni del presidente dell’Azerbaigian. Tutte le risorse amministrative del potere sono state investite nella propaganda di un solo candidato. Persino la Conferenza internazionale “Il Caspio: partneriato in nome del futuro”, a cui hanno partecipato noti studiosi dell’Azerbaigian e circa cento giornalisti da diversi paesi, è stata strumentalizzata in chiave elettorale. Ci puoi motivare il rifiuto dei comunisti a partecipare a queste elezioni?

R. Il nostro compito fondamentale, nel periodo storico che stiamo attraversando, è quello di preservare il partito, sviluppare le sue strutture, rafforzare i suoi ranghi. Per operare abbiamo scelto forme diverse di comunicazione con la gente da quella del meeting: andiamo nei quartieri, cerchiamo di illustrare il nostro programma, facciamo riunioni con i nostri simpatizzanti.
Comprendiamo che in elezioni presidenziali, in cui il risultato è già predeterminato, non abbiamo alcuna possibilità di ottenere un successo. Partecipare significherebbe solo una dispersione di forze. Ci siamo limitati a chiedere l’accesso alla “Commissione elettorale centrale”. Delle 124 commissioni elettorali di circondario, in 82 ci sono rappresentanti del Partito comunista. Più di 2.000 nostri compagni lavoreranno nelle commissioni di seggio. Sono risorse enormi, rappresentano le leve del nostro futuro lavoro.

D. Quali iniziative avete in programma?

R. Da gennaio cominceremo a prepararci per le elezioni municipali, che si svolgeranno nell’estate del prossimo anno. Allora dovremmo avere raggiunto una preparazione adeguata. Spero che saremo capaci di rafforzarci dal punto di vista organizzativo, in modo da poter presentare un numero sufficiente di candidati. Ma, naturalmente, abbiamo un grande bisogno di essere sostenuti. Tale aiuto potrebbe giungere dalla vittoria dei comunisti russi nelle elezioni per la Duma di Stato. Penso che la vostra vittoria rappresenterebbe anche una vittoria del movimento comunista internazionale.

D. L’Azerbaigian è un paese petrolifero, le cui entrate derivano essenzialmente dal settore energetico. Il 90% dell’export è rappresentato da petrolio e derivati del petrolio. A parere degli esperti, l’Azerbaigian occupa un posto di rilievo per volume di investimenti per ogni cittadino, sopravanzando di molto anche la Turchia. Sorge immediatamente la domanda: perché con tale ricchezza nel paese, c’è così tanta povertà?

R.
Certo noi siamo ricchi di petrolio. Ma il petrolio non è degli azerbaigiani. Sono l’America, la Germania, l’Inghilterra, le grandi compagnie petrolifere a fare affari d’oro sulla nostra terra, pur trovandosi a migliaia di chilometri dai nostri confini. Prosciugano le nostre risorse. Introiti favolosi entrano nelle tasche di un pugno di ricchi, nei conti delle banche estere. Contrastare quanto sta succedendo sarebbe possibile solo con l’aiuto di una coalizione antiamericana. Ma non esiste ancora una simile potente organizzazione.

D. In Azerbaigian, effettivamente il capitalismo avanza a passi da gigante. Che la povera gente viva ai limiti della fame balza immediatamente agli occhi. (…) Emerge che la gente manca di tutto, persino della più elementare assistenza medica. Che non capiti mai di essere colpiti da un infarto o da un attacco di appendicite: si è destinati a morire, perché non si è in grado di pagare un medico. E’ terribile!

R.
Sfortunatamente è proprio così. Per questa ragione, quando andremo al governo, assicureremo il ripristino delle conquiste essenziali del socialismo e, prima di tutto, l’assistenza medica gratuita e l’istruzione. Verrà realizzato il principio: da ciascuno secondo le sue possibilità, ad ognuno secondo il suo lavoro. Tutto ciò sta scritto nel programma del nostro partito. Oggi i redditi della popolazione sono miseri. Una pensione è in media di 20 dollari. Lo stipendio medio di uno scienziato, di un professore è di 50-80 dollari. Molte donne sono obbligate ad allevare i bambini in assenza della più elementare igiene. Non vengono pagati sussidi per i figli più piccoli (…)
La più lacerante ferita del nostro paese è rappresentata dai profughi. In Azerbaigian ne sono presenti più di un milione, e il problema del Karabach non è ancora stato risolto. E’ il tragico risultato del dissolvimento dell’Unione Sovietica. Di ciò occorre dire “grazie” a Gorbaciov e a Jakovljev.

D. Qual è la posizione del vostro partito in merito alla riforma agraria? In che forme si attua in Azerbaigian?

R.
Praticamente tutta la terra è stata consegnata alla proprietà privata o data in affitto a chi la lavora. I “kolkhos” sono stati sfasciati. Ma gli agricoltori già cominciano a comprendere che da soli non sono in grado di sopravvivere. E desidererebbero ricreare aziende collettive sull’esempio degli eccellenti, forti “kolkhos” sovietici. Se ciò non dovesse avvenire, per molti sarebbe la rovina. Già ora molti vendono la propria terra: dal momento che non possono usufruire di macchinari, sementi, mezzi di trasporto. E come fanno ad andare avanti? Molti  hanno abbattuto il bestiame, si sono indebitati e cercano di tirare avanti in questo modo. Ma ciò non li salverà dalla povertà. Presto saremo chiamati ad esaminare il bilancio in parlamento. Quasi il 90% delle entrate si forma a Baku. Significa che il resto del territorio del paese contribuisce al bilancio statale per il 10%. E pensare che l’Azerbaigian era chiamato “l’orto dell’Unione Sovietica”.
Particolarmente difficile si presenta la situazione per la vecchia classe operaia. Fresatori, stampatori, meccanici altamente qualificati si sono trovati senza lavoro. Dopo molti anni è praticamente impossibile ritrovare un lavoro. Molti si sono arrangiati con il commercio, sono diventati scaricatori, camerieri, sono emigrati in Russia alla ricerca di un impiego.

D. Puoi influire sulle decisioni assunte, in quanto membro del parlamento? Il tuo parere viene preso in considerazione?

R. In parlamento ci sono due comunisti. E’ naturale che ci pronunciamo apertamente su tutti i problemi. Ma siamo troppo pochi per contrastare il varo di leggi antipopolari. Ma riportiamo il nostro punto di vista a tutti i membri del partito. Abbiamo un giornale di partito, il “Kommunist”. Attualmente è in fase di restauro la sede della direzione del nostro partito. Speriamo di potervi lavorare con l’inizio del nuovo anno. Avremo un luogo dove riunirci, discutere e decidere.

D. Si può trarre una conclusione dal nostro incontro: se i comunisti non torneranno al governo anche in Russia, e in Azerbaigian non migliorerà la vita dei semplici lavoratori, i nostri paesi dipenderanno completamente dal capitale straniero…

R.
E ciò non solo capiterà in Azerbaigian e in Russia. Pensi davvero che anche in Ucraina e in Bielorussia le cose vadano diversamente se al potere si trovassero quelli come Shushkevic (leader bielorusso che, insieme a Eltsin e all’ucraino Kravtchuk, firmò lo scioglimento dell’URSS, nota del traduttore)? No! Solo i comunisti saranno in grado di unire i popoli.

Traduzione dal russo di Mauro Gemma