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da SolidNet - www.solidnet.org

Incontro internazionale dei Partiti Comunisti e dei lavoratori:
Resistenza alle aggressioni imperialiste. Fronti di lotta e alternative


Conferenza di Atene 8-10 Ottobre 2004: Contributo del Partito del lavoro del Belgio

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Partito del lavoro del Belgio

I Comunisti di fronte alle sfide della politica di guerra dell'imperialismo

La sconfitta del socialismo nell'ex Unione sovietica ha permesso all'imperialismo americano di riprendere i suoi piani fascisti di dominio mondiale che aveva dovuto occultare dopo la sua disfatta all'epoca della guerra di Corea nel 1953. Gli altri poteri imperialistici, l'unione europea ed il Giappone, non contano di restare a guardare. Anch'essi mettono in campo le loro forze per accaparrare mercati, sorgenti di materie prime e forza di lavoro a buon mercato.

Ma aggressione chiama resistenza ed i fatti ci indicano che l'imperialismo avrà di fronte problemi via via crescenti.

Nella misura in cui i comunisti dirigeranno le masse nella rivoluzione, questo secolo vedrà la disfatta dell'imperialismo e la definitiva vittoria del socialismo.

Difendere la resistenza del popolo iracheno

Un anno fa, Bush dichiarava con tono sicuro che avrebbe ritirato gran parte delle sue truppe. Donald Rumsfeld, vedeva già i suoi eserciti scagliati contro la Siria e l'Iran.

Oggi, Bush deve constatare di essersi impantanato nella guerra. Nel marzo scorso la rivista Foreign Affairs scriveva: "L'Iraq supera le nostre possibilità, abbiamo raggiunto i nostri limiti."

Un nuovo spettro si aggira negli Stati Uniti: lo spettro del Vietnam.

La resistenza eroica del popolo iracheno ha sconvolto la strategia di guerra di Washington!

Il primo compito dei comunisti del mondo intero è di sostenerla fermamente e di esigere la partenza incondizionata delle truppe di occupazione di Washington e dei suoi alleati.

Difendere con fermezza i paesi socialisti

Cuba e Corea

Nel 2003 l'imperialismo americano proferiva delle minacce di aggressione immediata contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) e della Repubblica di Cuba.

Nel 2004, gli Stati Uniti constatano che è impossibile mettere in atto le loro minacce a breve termine. Ciò non vuole dire che gli Stati Uniti abbiano abbandonato i loro piani di aggressione verso questi due paesi.

Cuba socialista galvanizza il sentimento anti-imperialista dei popoli latino-americani. Ora, gli Stati Uniti possono estendere le loro guerre di aggressione solo ad altri continenti senza potersi assicurare il controllo dell'America latina che considerano cosa loro.

Ricordiamo che Colin Powell non ha esitato a dichiarare: "Con l'ALCA (Zona di libero scambio delle Americhe), cerchiamo di ottenere, per le imprese americane, il controllo dal Polo nord fino all'Antartico." Ma, le cose finora si sono svolte in senso contrario. In Venezuela, la CIA e le forze pro-americane non sono riuscite a rovesciare il presidente eletto, Hugo Chavez. Invece, nell'ottobre 2003, il presidente pro-americano della Bolivia, Gonzalo Sanchez, ha dovuto fuggire in fretta e furia negli Stati Uniti dopo le numerose manifestazioni di protesta. Il "Plan Colombia" incontra una resistenza generalizzata.

Le minacce che pesano sul RPD della Corea non mirano solamente alla penisola coreana. Hanno lo scopo di mettere la Repubblica popolare cinese sotto pressione crescente.

Cina

E' evidente che la Cina è l'obiettivo strategico a lungo termine dei guerrafondai.

Washington sta iinstallando una immensa forza militare nel mare della Cina e sta completando progressivamente l'accerchiamento della Repubblica popolare. Gli Stati Uniti hanno effettuato nell'agosto 2004 le più grandi manovre navali dalla Seconda Guerra mondiale ("Summer Pulse 04"). Queste manovre erano dirette innanzitutto contro la Cina. Fatto unico nella storia militare, hanno partecipato sette dei dodici gruppi navali di assalto americano. Durante la prima guerra del Golfo nel 1991, gli Stati Uniti mobilitarono solamente tre dei loro gruppi di assalto.

I monopoli americani avevano sperato che la Cina dovesse pagare un pesante tributo per la sua adesione all'organizzazione mondiale del commercio. Ma si è verificato proprio il contrario. Il deficit commerciale degli Stati Uniti verso la Cina sale oggi all'importo record di 124 miliardi di dollari.

Il rapporto di giugno 2004 di una Commissione del Congresso americano sugli aspetti economici e sulla sicurezza della relazioni USA-Cina dice in particolare che: "siamo fermamente convinti che la politica degli Stati Uniti deve fondarsi solidamente su ciò che fa progredire la nostra economia così come la nostra sicurezza nazionale. […] è irrealistico credere che gli Stati Uniti possono ottenere (attraveso scambi economici, ndr) un cambiamento fondamentale nella dinamica ideologica, strutturale e politica della dittatura comunista in Cina."

Cuba, la Corea, la Cina, il Vietnam ed il Laos sono di fronte a sanzioni e minacce sempre più gravi perché insistono nella via al socialismo ed il Partito Comunista continua ad essere al potere.

Noi dobbiamo avere un atteggiamento di principio: sostenere senza riserva tutti i paesi socialisti. Il socialismo è l'unica via per la sopravvivenza dell'umanità. Tutti i paesi che oggi hanno il coraggio di vantarsi del socialismo rappresentano l'ideale che è la ragione stessa della nostra esistenza. Attaccare Cuba, la Corea, la Cina, il Vietnam o il Laos, è attaccare l'insieme del movimento comunista. Tollerare anche il minimo attacco o minaccia contro i paesi socialisti, è privare i popoli del mondo della prospettiva della loro liberazione.

Abbiamo l'obbligo di confutare tutte le menzogne imperialistiche al riguardo dei paesi socialisti, di fare conoscere i punti forti dei loro sistemi rispetto al capitalismo, di condurre delle campagne concrete di solidarietà con Cuba, Corea, Cina, Vietnam ed Laos. Abbiamo il dovere di sostenerli di fonte ad ogni minaccia di aggressione imperialistica.

L'unione europea imperialista e la NATO

L'esercito europeo

Da una parte l'unione europea esige che l'Onu riprenda l'iniziativa in Iraq. Questo non ha niente a che vedere con un qualsiasi rispetto verso questa istituzione internazionale. I padroni europei vogliono garantire gli interessi delle compagnie petrolifere europee e beneficiare di una parte della ricostruzione dell'Iraq.

Dall' altra, l'Europa dei monopoli lavora alla sua propria macchina di guerra.

Già nel 1991 i padroni europei mettevano in guardia: ".... È oggi anacronistico pretendere che la Comunità possa regolare l'economia in modo soddisfacente lasciando agli USA la gestione del sua politica estera."

Pascal Lamy, commissario europeo al Commercio esterno, dichiarava nel 2002 che per mettere un termine a questo anacronismo: "Se l'Europa non paga il prezzo della sua difesa, pagherà ancora più caro quello della sua dipendenza (da Washington, ovviamente - ndr)."

Il Partito socialista europeo afferma che la difesa europea vuole rinforzare l'ordine internazionale nel mondo. Ma si tratta dell'ordine dei monopoli europei, i più aggressivi! Questo esercito imperialista serve unicamente a condurre la guerra nell'interesse dei padroni europei nei Balcani, nel Medio Oriente e nell'Africa.

I comunisti devono respingere fermamente la costruzione dell'esercito europeo.

La NATO

Washington comprende che la difesa europea costituisce una minaccia per il suo proprio dominio. L'ambasciatore americano alla NATO, Nicholas Burns, dichiarava nell'ottobre 2003 che i piani di difesa europea costituivano "uno dei peggiori pericoli che minacciano l'alleanza atlantica." Senza il sostegno dell'Europa, gli Stati Uniti non potrebbero condurre tranquillamente le loro aggressioni planetarie. Ma militarmente l'Europa è ancora troppo debole per lasciare l'ala "protettiva" della superpotenza americana. Lo stesso progetto di Costituzione europea stipula che "Per una maggior cooperazione in materia di difesa reciproca, gli Stati membri lavoreranno in stretta cooperazione con la NATO."

La NATO, il patto più aggressivo che il mondo abbia mai conosciuto, deve essere smantellato.

Sviluppare la lotta dei lavoratori europei contro la politica di Lisbona

Il vertice europeo di Lisbona, nel marzo 2000, ha ispirato all'unione europea l'ambizione di "diventare nel 2010 l'economia più competitiva del mondo." L'unione vuole dare al suo potere economico una forma politica e ciò non può accadere senza la costruzione di una difesa europea. Mentre gli Stati Uniti portano il loro bilancio militare annuo intorno ai 400 miliardi di dollari, questo stesso bilancio non raggiunge che i 180 miliardi per tutta l'unione europea.

Trasferire il denaro dai settori sociali alla costruzione di un esercito europeo forte, è uno dei vincoli alle previste riforme nei settori sociali.

Tutta l'Europa è testimone dello sviluppo delle lotte decise dai lavoratori, contro il prolungamento della giornata lavorativa, il ritardo dell'età della pensione, le privatizzazioni ed altre misure antisociali.

Sostenere e sviluppare le lotte di classe è anche lotta contro la politica di guerra dell'imperialismo

La Costituzione europea che sarà presto oggetto di referendum negli Stati membri, spiana la via dalla difesa europea. Anche per questa ragione che la consultazione popolare (annunciata anche in Belgio) costituirà un'importante prova di forza tra sostenitori ed avversari di una superpotenza europea, di una Europa antisociale e bellicista.

I comunisti devono esortare le masse operaie e popolari a rifiutare la Costituzione dell'Unione Europea imperialista.

Il pericolo di una guerra nucleare si avvicina sempre più

Gli Stati Uniti pianificano la produzione di mini-armi nucleari. Mai la minaccia di guerra nucleare è stata tanto reale dal tempo di Hiroshima e Nagasaki. L'anno prossimo commemoreremo il 60° anniversario di questo genocidio.

L'occasione deve essere colta per rilanciare nel mondo intero il movimento per il disarmo nucleare, promosso dal Consiglio Mondiale della Pace nel 1950.

"L'imperialismo è guerra"

Questa tesi leninista si dimostra tutt'oggi pienamente valida.

In vent' anni di mondializzazione neo-liberale, praticamente tutte le vie per superare le crisi sono state esaurite. Il terzo mondo è oppresso da 2.500 miliardi di dollari di debiti. Attraverso le privatizzazioni, le multinazionali si sono impossessate della maggior parte delle ricchezze e delle imprese tanto del terzo mondo quanto degli altri paesi dominati. Le multinazionali si sono impossessate anche della maggior parte dei mercati del mondo grazie alla liberalizzazione economica. La mondializzazione del potere economico delle multinazionali ha condotto ad un impasse globale. La superpotenza americana punta adesso prioritariamente alla "mondializzazione militare". Le multinazionali americane si apprestano a seguire l'unica via che resta al capitalismo quando si trova di fronte ad una crisi economica generale insolubile: la guerra mondiale per rilanciare l'economia con la produzione massiccia di armi.

Il Partito Comunista leninista e l'internazionalismo proletario

"O la rivoluzione socialista fermerà la guerra, o dalla guerra nascerà la possibilità di rivoluzione." Possiamo negare l'attualità di quest'altra tesi di Lenin?

I lavoratori e le masse oppresse hanno bisogno di una loro organizzazione rivoluzionaria: il partito comunista per fare la rivoluzione e costruire una nuova società socialista, unica alternativa a questo capitalismo di terrore.

L'imperialismo è un sistema mondiale che il proletariato ed i popoli rivoluzionari, diretti dalle avanguardie comuniste, devono sconfiggere.

Marx ed Engels hanno dato vita alla Prima Internazionale basandosi sull'analisi scientifica che il capitalismo è il primo sistema di sfruttamento e di oppressione a livello planetario.

La Seconda Internazionale si è trasformata, dopo la morte di Engels, da organizzazione rivoluzionaria in organizzazione di collaborazione col capitalismo e l'imperialismo.

Lenin ha lasciato la Seconda Internazionale con lo scopo esplicito di rifondare una Internazionale veramente rivoluzionaria.

La fondazione di partiti comunisti in diversi paesi e la resistenza vittoriosa al fascismo è inseparabile dal ruolo dell'Internazionale Comunista e dalla direzione di Lenin e Stalin.

Dobbiamo constatare che mentre le istituzioni politiche, economiche e militari dell'imperialismo e dell'alta borghesia non smettono di rinforzarsi a livello europeo e mondiale, mentre esistono delle Internazionali social-democratiche, cristiane, liberali, eccetera, l'unità dei comunisti accusa un ritardo enorme. Al tempo di Lenin e di Stalin, i comunisti costituivano la forza politica meglio organizzata a livello mondiale. Oggi, è esattamente il contrario. Il movimento comunista internazionale non ha mai ritrovato la sua unità organizzativa e rivoluzionaria. Continuiamo a risentire delle spiacevoli scissioni del passato, causate da deviazioni importanti, tanto revisioniste che settarie e dogmatiche.

Ora, l'unità dei comunisti non è un'opzione, è un obbligo.

Dobbiamo superare il passato, senza seppellire la discussione sulle divergenze e senza chiedere di abbandonare questioni di principio. Ma è assolutamente necessario che l'unità sui compiti dell'avvenire prevalga sulle divergenze del passato.

Le iniziative multilaterali come questo 8° Incontro Internazionale dei Partiti comunisti e dei lavoratori ad Atene o altri come il 13° Seminario Comunista Internazionale a Bruxelles sono tutti passi nella giusta direzione. Contribuiscono a rinforzare la nostra comprensione e rispetto reciproco. Mostrano che una discussione in comune dei nostri problemi è perfettamente possibile e può contribuire ad avvicinarci. Così è stato possibile scambiarsi esperienze del passato, analisi sull'attuale situazione politica mondiale e ancora delle iniziative dei nostri partiti.

Ma ciò resta insufficiente.

Se vogliamo condurre a buon fine la lotta per la pace ed il socialismo noi dovremo dare una forma concreta alla cooperazione ed al coordinamento tra i nostri partiti comunisti e operai. Pensiamo che a livello internazionale sia per noi ora la questione più urgente.

Proletari e popoli oppressi del mondo: unitevi!

Viva l'internazionalismo proletario!

Baldovino Deckers,
membro dell'Ufficio Politico,
responsabile del Dipartimento delle Relazioni internazionali,
Partito dal Lavoro del Belgio