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- popoli resistenti - belgio - 02-11-10 - n. 338
Nuovi passi verso lo smembramento del Belgio
Risoluzione sulla crisi comunitaria del Consiglio nazionale del Partito del Lavoro del Belgio (PTB)
1. La vittoria della N-VA (Nuova Alleanza fiamminga) in occasione delle elezioni rischia di accelerare lo smantellamento del Belgio e dello stato sociale, la divisione del movimento operaio, l’installazione di una Fiandra neo liberale e conservatrice è l’inizio di una concorrenza tra le Regioni nefasta per le conquiste sociali. Oggi si sta negoziando una scissione parziale dello stato sociale. Si permette che il centro di gravità del Belgio si sposti dal federale alle entità federate; si accetta dunque, la rivoluzione istituzionale confederalista. Il confederalismo è un nuovo passo verso lo smembramento del Belgio e l’ultima fermata prima del capolinea della secessione del Belgio.
2. Dobbiamo considerare molto seriamente l’avanzata delle forze nazionaliste che abbiamo sottovalutato negli ultimi anni. Le elezioni del giugno 2010 hanno mostrato una avanzata impressionante del nazionalismo al nord del Paese. Anni di propaganda sul “Belgio che frena il progresso della Fiandra” e sui “Valloni ladroni” hanno finito per conquistare una parte della popolazione. Invece di cercare in alto un responsabile, tra i milionari e i banchieri, gli occhi si sono rivolti verso un capro espiatorio facile, i vicini valloni. La borghesia dominante in Fiandra mira ad indebolire il movimento operaio belga, a trascinare i lavoratori fiamminghi nel suo progetto di una Fiandra neo liberale conservatrice e aggressiva. Questo nazionalismo è un veleno mortale per il movimento operaio e per tutti i progressisti.
3. Non è da mettere sullo stesso piano del « fronte dei francofoni » che rigettiamo ugualmente. I partiti francofoni si sono opposti alla secessione dello stato sociale e delle tasse, ma hanno dato l’impressione che la loro unica motivazione fosse la perdita di danaro di Bruxelles e della Vallonia. Invece di dare il loro sostegno alle correnti di opinione in Fiandra che difendono lo stato sociale nazionale, invece di aiutarli a dimostrare come una tale scissione non sarà d’aiuto ai lavoratori del nord del paese, hanno preferito sostenere l’idea di una Fiandra per la maggioranza nazionalista e separatista. Noi critichiamo i socialisti che non fanno nulla per contrastare la logica regionalista e nazionalista delle due parti del Paese. Piuttosto che costruire dei ponti tra le due comunità, come fanno i sindacati, collaborano con i fronti fiamminghi e francofoni. Dobbiamo vigilare contro i tentativi della parte francofona di provocare anche un nazionalismo vallone o francofono, una “identità” vallone.
4. Opporsi al nazionalismo non significa difendere lo statu quo. Dopo cinque riforme dello Stato, il Belgio ancora non funziona. Si potrebbe razionalizzare e semplificare molto, ma la fuga in avanti verso il separatismo sta complicando tutto, sta impoverendo e indebolendo i lavoratori delle due parti e conduce a delle dispute comunitarie interminabili, poiché una secessione pacifica è impossibile a causa di Bruxelles e degli intrecci tra le regioni in Belgio.
Da dove ha origine questa spinta al separatismo?
5. Il Belgio nasce nel 1830 in seguito alla scissione dei Paesi Bassi. Non si tratta di chiedersi se il Belgio era una costruzione artificiale; le nazioni lo sono quasi sempre. [1] Il Belgio, quale Stato plurinazionale, costituiva un caso particolare tra gli Stati europei moderni.
6. Nel corso di molti anni nel diciannovesimo secolo e all’inizio del ventesimo, il Belgio ha condotto una politica di discriminazione nei confronti dei fiamminghi. La rivoluzione belga del 1930 ha portato al potere politico una élite censuaria francofona in uno Stato unitario centralizzato. Spesso la lingua ha rappresentato un elemento determinante nella creazione della nazione; era più congruo che tutti parlassero la stessa lingua in seno al mercato interno [2]. In Belgio la borghesia ha tentato di unificare il paese nell’ambito del francese, la lingua di prestigio e di comunicazione dell’élite e delle classi medio-superiori, compresa la borghesia fiamminga [3]. All’indomani dell’indipendenza, le scuole, le amministrazioni statali e municipali, i tribunali etc. hanno utilizzato, negli atti ufficiali, unicamente il francese e hanno abbandonato l’olandese ormai declassato.
7. La conoscenza del francese, per l’élite e la piccola borghesia, è diventata la condizione per poter occupare posti importanti e ottenere una promozione; il solco linguistico è diventato solco sociale. Il monopolio francofono dei posti di élite è coinciso con il declino economico della Fiandra. Il parlare “fiammingo” era associato alla povertà e ad un ritardo intellettuale e sociale. Tra l’ élite regnava il disprezzo del fiammingo; ci si rifiutava di apprendere una lingua di scarso prestigio, infatti coloro che utilizzavano la lingua cosiddetta inferiore, per ottenere una promozione facevano lo sforzo di diventare bilingui.
8. Certe discriminazioni di cui erano vittime i fiamminghi non potevano essere assimilate ad una oppressione di una nazione nei confronti di un’altra, o da parte di una borghesia straniera. La Fiandra e la popolazione di lingua olandese non sono state incorporate al Belgio contro la loro volontà. La classe dominante non era straniera; essa è in parte anche fiamminga. Il mercato interno non porta profitti essenzialmente ad una borghesia straniera. La banca centrale non è nelle mani di una classe dominante straniera.
9. Vi era una disuguaglianza di sviluppo tra le due regioni poiché l’industria pesante primaria si è sviluppata nel sud del paese intorno al bacino carbonifero e in prossimità dei corsi d’acqua importanti che permettevano di inviare i prodotti utilizzando la navigazione interna. Il peso della borghesia vallone era più importante di quello della borghesia fiamminga, ma non esisteva alcuna relazione di tipo coloniale tra la Fiandra e la Vallonia. L’industria fiamminga era più debole e meno sviluppata di quella vallone. Tuttavia non dipendeva finanziariamente né tecnicamente dalla Vallonia. A partire dal 1870 l’economia fiamminga come quella vallona passeranno sotto il controllo del capitale finanziario di Bruxelles. Non ci troviamo nella situazione di una nazione oppressa che non dispone di proprie istituzioni. La borghesia fiamminga è al Parlamento, fornisce anche primi ministri. Sono i lavoratori e i contadini tanto fiamminghi che valloni che sono privi di diritti. Non hanno diritto di voto né di essere eletti. Il Belgio ha subito l’oppressione nazionale soltanto durante la Seconda Guerra Mondiale.
10. La questione fiamminga ha costituito un problema democratico per quanto concerne il diritto di poter parlare la propria lingua, di ricevere un insegnamento nella propria lingua etc. Se i lavoratori, in Belgio, avessero avuto l’occasione di apprendere le due lingue nazionali, le cose andrebbero meglio dal punto di vista della loro unità. Ma l’unità non è possibile se si discrimina una parte della popolazione. In tal senso, non è possibile comparare la francesizzazione della Fiandra al modo in cui la borghesia italiana o francese ha imposto il francese o l’italiano a scapito dei numerosi dialetti, a volte anche con violenza.
11. La lotta contro la discriminazione era una lotta corretta. Il movimento socialista era obbligato a condurla e anche a farla passare in seno alla popolazione francofona. Il fatto che questo non sia stato fatto che parzialmente e tardivamente, spiega le sensibilità linguistiche che persistono tuttora sia a Bruxelles che in periferia.
12. Nel corso di lunghi anni nel diciannovesimo e dell’inizio del ventesimo secolo “il movimento fiammingo” ha combattuto la discriminazione verso i fiamminghi, anche da parte della borghesia fiamminga. Per farsi riconoscere come élite sociale e poter rivendicare rapidamente una fetta della torta capitalista, i borghesi fiamminghi hanno scientemente deciso di far loro la lingua francese. Questa borghesia era quindi una “borghesia amministrativa” che si è fatta carico del legame amministrativo con la popolazione. In ragione della conoscenza delle due lingue (e dei diversi dialetti fiamminghi), essa era la sola a poter assumere tale funzione su di sé. Per assicurare questa posizione ha bloccato il processo di democratizzazione, ha rifiutato, non solo che la lingua della popolazione diventasse la lingua ufficiale, ma anche il diritto di voto. In Belgio l’introduzione del diritto all’insegnamento nella propria lingua, come anche l’introduzione del suffragio universale, hanno richiesto molto più tempo che negli altri paesi capitalisti [4].
13. Questa discriminazione ledeva una parte sempre crescente della piccola borghesia che non trovava lavoro, neanche nell’amministrazione. Questa nuova piccola borghesia è stata molto attiva nel movimento fiammingo. Prima del 1850, gli attivisti erano soprattutto scrittori, poeti e filologi impegnati contro la francesizzazione: il "fiammingo linguistico" come viene definito. Mano mano che il movimento si sviluppa, diventa "fiammingantismo culturale". La piccola borghesia comincia ad identificarsi con il "popolo" e con la "cultura del popolo". Da lotta per il diritto all’utilizzo della propria lingua, il movimento fiammingo si trasforma in lotta per il "popolo" e la sua "cultura". La lotta diventa reazionaria, poiché non esiste in seno ad una nazione una cultura di popolo. In ogni nazione ci sono due culture: una cultura della classe operaia e una cultura della classe dominante. La cultura dei lavoratori è internazionalista e da ogni cultura mutua ciò che tende verso il progresso rigettandone tutti gli elementi reazionari. In questo modo nasce quella mescolanza di culture che oggi vediamo prodursi sempre più.
14. Questo movimento nato dalla piccola borghesia urbana ha attratto non poca simpatia da parte del popolo. La lotta concreta contro la miseria spaventosa degli operai e dei contadini non rientra nel suo programma. Non ha mai combattuto i "fransquillons" (*) come classe che deteneva il potere economico e finanziario legata alla borghesia di Bruxelles o vallona, che controllava le principali imprese del paese e sfruttava i lavoratori valloni. I fiammingheggianti esaminavano la miseria materiale da un punto di vista culturale (attraverso lo sviluppo spirituale e l’insegnamento in olandese).
15. Il movimento fiammingo aveva delle correnti. Per il clero, il fiammingo era un’arma che permetteva di proteggere lo stile di vita tradizionale, soprattutto nelle campagne fiamminghe, contro fattori associati alla modernità e al francese, lingua della rivoluzione, dell’incredulità e della rilassatezza dei costumi. Questa fazione si alleerà con l’occupante tedesco nel 1914. Il periodo dell’occupazione verrà utilizzato per militare a favore di una Fiandra indipendente. Più tardi si alleerà con il fascismo e, sotto l’influenza del basso clero cattolico, si batterà a fianco delle SS contro il bolscevismo. Il fiammingantismo liberale voleva lottare sia contro la francesizzazione che contro la supremazia del clero. Per loro, solo il fiammingo, lingua del popolo, era la chiave dell’emancipazione. L’insegnamento nella lingua madre si inscriveva così nella lotta contro il socialismo nascente. L’insegnamento primario obbligatorio permetteva l’instaurazione del suffragio elettorale capacitario (saper leggere e scrivere) e assicurava l’integrazione degli operai al sistema permettendo di evitare delle “derive rivoluzionarie” e la conciliazione delle classi al posto della lotta di classe.
16. Intorno al 1890 vi è stato un movimento democristiano fondato dal giornalista-editore Pieter Daens che difendeva i lavoratori e i piccoli contadini contro i padroni e i castellani francofoni, un carattere decisamente fiammingo. Nel 1893, il prete Daens ha fondato il Christene Volkspartij (partito popolare cristiano), ma fu un fallimento. La corrente socialista ha mostrato scarsissimo interesse per le rivendicazioni fiamminghe, anche perché la Comune di Parigi e la rivolta sociale del 1886 hanno fatto oscillare i fiammingheggianti nel campo cattolico. Alla fine del secolo, il partito cattolico ha creduto che la crisi sociale fosse provocata dalla separazione tra le élites di lingua francese e le masse popolari fiamminghe, diventava dunque necessario parlare il fiammingo in Fiandra per impedire alle masse popolari di rivolgersi verso i socialisti. Per il POB (partito operaio belga, diventato PBS, partito socialista belga, dopo la seconda guerra mondiale), la questione linguistica è vista come un “obiettivo giustificato, ma tuttavia secondario, che avrebbe trovato una soluzione nel suffragio universale”. I socialisti hanno criticato, a buon diritto, i numerosi fiammingheggianti che avevano la bocca piena di rimostranze linguistiche fiamminghe, ma che non volevano cambiare granché dell’ingiustizia sociale. I socialisti valloni una volta hanno anche votato perché l’olandese diventasse la lingua ufficiale della Fiandra, tuttavia l’alleanza con i liberali (per il diritto di voto), l’anticlericalismo e un certo sciovinismo si sono imposti in un partito essenzialmente francofono.
17. Gli attivisti fiamminghi chiedevano che i fiamminghi fossero protetti da leggi linguistiche. Nel 1873 una prima legge linguistica concerneva l’utilizzo dell’olandese nei tribunali della Fiandra che sarà seguita nel 1878 da una legge che regolamenterà l’uso delle lingue in materia amministrativa come nelle scuole della Fiandra.
18. Riguardo alle lingue, erano possibili due opzioni: o la scelta del bilinguismo generalizzato (principio di personalità) – ciascuno sceglie la lingua da utilizzare – o l’adattamento alla lingua ufficiale di una regione (principio di territorialità). Spesso le minoranze chiedono l’applicazione del principio di territorialità per proteggersi da una lingua di maggior diffusione e prestigio. Stranamente, i dirigenti valloni per ragioni essenzialmente anticlericali (la dominazione della maggioranza fiamminga è descritta come cattolica) e demografiche si sono opposti al bilinguismo. Essi esigevano che la Vallonia restasse monolingua Nel 1921, il Belgio veniva scisso in due regioni monolingui: la Fiandra e la Vallonia, e in una regione bilingue: Bruxelles. Nel 1932 la legislazione linguistica è stata interamente basata sul principio di territorialità. Ma la frontiera linguistica non era fissa; poteva essere adattata ogni dieci anni in funzione dei risultati dei censimenti linguistici. Se una minoranza del 30% faceva la sua comparsa, il comune entrava nel regime del “bilinguismo esterno” e diventava un comune “a facilità linguistica”. Se la maggioranza degli abitanti, al momento del censimento, dichiarava di parlare l’altra lingua rispetto a quella della regione, il comune doveva cambiare regime linguistico, cosa che veniva a spostare la frontiera. Vista la forza del francese, questi adattamenti erano effettuati a danno degli olandofoni [5].
19. I partiti fiamminghi hanno finito per ottenere la fissazione della frontiera linguistica nel 1962-63 e l’autonomia culturale negli anni ’70. La frontiera linguistica ha diviso il paese in quattro regioni linguistiche: una regione olandofona (Fiandra), una francofona (Vallonia), una germanofona (nei pressi della frontiera tedesca) e una bilingue francese-olandese (i 19 comuni di Bruxelles). Ogni comune belga fa parte esplicitamente di una (e una sola) di queste quattro regioni linguistiche. La frontiera linguistica può essere modificata solamente se una maggioranza dei due terzi e la maggioranza dei parlamentari di ogni gruppo linguistico lo richiede. Anche il principio di territorialità è generalizzato.
20. Fanno eccezione una serie di comuni situati da una parte e dall’altra della frontiera linguistica e nella periferia intorno a Bruxelles, ma lì i partiti fiamminghi si sono limitati a delle facilitazioni elementari, transitorie, partendo dal principio che non ci sono minoranze linguistiche e che gli “immigrati” devono adattarsi ed integrarsi alla comunità linguistica. La territorialità non è una strategia di estrema destra. Lo diventa quando nelle regioni frontaliere non rispettano di diritti delle minoranze o quando non si accetta alcuna evoluzione, come per esempio la normale estensione di una grande città come Bruxelles. Lungo le frontiere sul piano linguistico si sviluppano sempre delle regioni di transizione con gruppi minoritari e gruppi misti; la democrazia esige allora che si armonizzino i diritti linguistici collettivi con queste minoranze. Infrastrutture linguistiche collettive e bilinguismo possono essere introdotti nel settore pubblico.
21. Nel 1970 sono state create le “comunità culturali” di lingua olandese e di lingua francese. Nel 1973 la “comunità culturale” di lingua tedesca. Le Regioni sono state create nel 1970, ma solamente sulla carta. La creazione delle Comunità, da una parte, e le Regioni dall’altra, risponde a due logiche totalmente diverse. Le Comunità sono una richiesta fiamminga per una maggiore autonomia in materia culturale, l’uso della lingua, conduce alla conunitarizzazione dell’insegnamento. Sotto l’influenza del nazionalismo vallone sono piuttosto considerazioni economiche che si sono anteposte nella creazione delle Regioni: il territorio, la sua gestione e alcune competenze in materia economica, d’impiego etc. Si pensa che una maggiore autonomia aiuterà la lotta contro il declino della Regione vallona.
Se problema della discriminazione è stato risolto da molto tempo, perché allora questo ritorno del nazionalismo fiammingo?
22. Dopo la seconda guerra mondiale gli eminenti rappresentanti del nazionalismo fiammingo erano screditati per aver collaborato con i nazisti. Dagli anni sessanta però, si è nuovamente sviluppato parallelamente al rafforzamento della posizione economica della Fiandra. Il risorgimento del movimento fiammingo va di pari passo con la crescita di una nuova borghesia fiamminga. Con la fase del capitalismo finanziario o delle holdings (1870-1940), si assiste ad una concentrazione della casse capitalista. I detentori capitalisti del potere sono concentrati a Bruxelles. All’inizio del ventesimo secolo, gruppi economici con un profilo fiammingo, sono, da una parte, i Boerenbond, i Gevaert, la Kredietbank e, dall’altra, i Vlaams Handelsverbond (VEV). Queste iniziative sono poco importanti sulla scala del capitalismo belga globale. Tutto ciò cambia a partire dagli anni settanta e ottanta del secolo attuale, quando si sviluppa in Fiandra, intorno alle grandi multinazionali belghe e straniere, una borghesia locale nei settori dei servizi, dei trasporti, del commercio, delle banche e delle assicurazioni e in parte il subappalto delle multinazionali (la maggior parte delle subappaltatrici erano esse stesse delle multinazionali americane, tedesche, francesi etc.) Le multinazionali, per quanto riguarda la gestione delle loro imprese [6], fanno capo a dei manager locali, dunque spesso fiamminghi. La nascita di una borghesia fiamminga importante deve essere situata in questo periodo. Questa classe ha costituito un fronte per la difesa dei suoi interessi, che erano anche quelli del capitale monopolistico americano, contro quelli della borghesia finanziaria belga. Il nazionalismo fiammingo è diventato un mezzo per accaparrare a proprio profitto interi pezzi di finanza (e competenze) dello Stato, diventando un nazionalismo economico e ponendo sotto la sua influenza: trasferimenti di fondi, regionalizzazione dello stato sociale, imposte, legislazione sociale etc.. La classe dirigente politica fiamminga è diventata, nel suo insieme, più nazionalista sotto la spinta del VEV con il suo quotidiano De Financieel Economische Tijd, influenzando ogni sorta di circolo di studi e clubs.
23. Noi dobbiamo studiare più a fondo i legami tra la crisi del capitalismo a partire dalla fine degli anni settanta, l'accresciuta concorrenza tra i gruppi capitalisti e l'offensiva regionalista in certe regioni ricche dell'Europa. Una frazione del padronato fiammingo spera di condurre la popolazione ad accettare una regressione sociale rapida in nome della competitività e della Fiandra come prima regione d'Europa. Essa spera di dividere la classe operaia fiamminga dai suoi fratelli valloni accusati di coltivare la cultura dello sciopero, del tornaconto sociale e di frenare lo sviluppo della Fiandra. L'Europa delle regioni è d'altronde, utilizzata anche dall'ala destra della borghesia tedesca per consolidare la dominazione tedesca in Europa. I regionalisti europei sono sostenuti dall'ala destra della democrazia cristiana tedesca che asseconda dappertutto i movimenti eticisti, in Italia, in Francia, in Spagna, in Belgio, nei Balcani e in Europa dell'Est. Un'Europa che vede una Germania omogenea di fronte a Stati spezzettati in regioni, non può che assecondare la dominazione tedesca in Europa; ecco qual'è il calcolo.
24. Le riforme dello Stato a partire dal 1980 vanno tutte nella direzione del trasferimento di competenze dallo Stato centrale (che diventa "federale") alle Regioni e alle Comunità, che gestiscono la cultura, le materie cosiddette della persona, quali la salute, e l'assistenza pubblica, le materie territoriali, come l'ambiente, la gestione del territorio, lo sviluppo economico regionale e le politiche per l'occupazione. Le Regioni e le Comunità dispongono anche di un parlamento e di un governo le cui disposizioni hanno lo stesso peso legale di quelle promulgate a livello nazionale. In Fiandra, la Regione e la Comunità si fondono, le loro competenze sono esercitate da un solo parlamento e un solo governo. Per risolvere i conflitti di interesse tra le istituzioni nazionali e le Regioni, sarà creata una Corte di Arbitrato, visto che non esiste una gerarchia tra i decreti regionali e le leggi votate sul piano nazionale.
25. Nel 1988-89, l'insegnamento è affidato alle Comunità. Nel 1989 viene alla luce la Regione di Bruxelles-Capitale. La sua creazione era rimasta congelata; i francofoni volevano la creazione di una regione autonoma, mentre i fiamminghi pensavano che fossero la comunità fiamminga e la comunità francese insieme a dover cogestire Bruxelles. Nel 1993 la nuova riforma dello Stato modifica la Costituzione inserendo l’articolo primo che prevede che il Belgio sia uno Stato federale che si compone di Comunità e di Regioni. Nel 1993 i parlamenti vallone e fiammingo saranno eletti direttamente. La provincia del Brabante è divisa in due, la provincia del Brabante fiamminga e la provincia del Brabante vallona. La riforma del 2001 approfondisce alcuni trasferimenti di competenze e regola il finanziamento delle entità statali. Le Regioni e le Comunità che dipendono da “donazioni” da parte del governo nazionale potranno contare su una parte delle entrate fiscali.
La secessione è una catastrofe sociale e democratica.
26. Dopo 40 anni di riforme successive dello Stato, il movimento si è realizzato sempre più nel trasferimento di competenze alle Regioni e alle Comunità. Per i grandi partiti politici fiamminghi è questo il senso della Storia. Il federalismo belga è un federalismo centrifugo. Non esiste alcuna gerarchia tra lo Stato federale, le Comunità e le Regioni; questa evoluzione va nella direzione di quasi tutti gli altri Stati federali. Oggi si parla di confederalismo: questa è l’ultima fermata prima del capolinea della secessione e dell’indipendenza della Fiandra voluta dai nazionalisti fiamminghi.
27. Il 3 marzo 1999, in Fiandra, c’è stata la rottura della diga a livello politico. Il Parlamento fiammingo ha adottato a larga maggioranza (ad esclusione dei Verdi) cinque risoluzioni, che se si realizzeranno trasformerebbero il Belgio in uno Stato confederale, cioè una confederazione di due Stati indipendenti. Le risoluzioni prevedono un Belgio con due Regioni e uno statuto speciale per la Regione di Bruxelles e per i germanofoni. Il livello federale si occupa solamente di ciò che le entità federate non possono svolgere. La solidarietà “sì, ma tra Regioni”. Esse chiedono l’autonomia fiscale in materia di tasse e di persone fisiche. Le tasse sulle società restano federali, ma le Regioni (compresa Bruxelles) possono ottenere alcuni vantaggi fiscali da Bruxelles, le materie della persona sono di competenza esclusiva delle Comunità, una rappresentanza rinforzata per i fiamminghi (ottenuta nel 2001), una fusione dei comuni e dei funzionari bilingui dappertutto. Si chiede la regionalizzazione della cura della salute e della politica per le famiglie, quindi l’assicurazione della cura della salute e gli assegni familiari. Lo sfruttamento delle ferrovie deve essere regionalizzato. Esigono un Belgio confederale. Tutti i partiti tradizionali del nord sono attualmente su queste posizioni che sono alla base del documento Octopus adottato dal governo fiammingo (CD&V, N‑VA, SP.a) nei negoziati con i francofoni.
28. Si vuole separare le imposte per mettere termine ad “una legge di finanziamento” che ripartisce i mezzi in modo solidale tra lo Stato federale, le provincie, Le Regioni e le Comunità, un sistema che comporta un meccanismo di solidarietà federale. Separare le imposte distrugge la solidarietà interregionale automatica; il danaro del contribuente fiammingo sarà versato nelle casse dei fiamminghi. La Fiandra stessa può determinare la durata e l’ammontare di questa solidarietà; se necessario potrà anche decidere di non essere più solidale, ma il danaro guadagnato in questo modo non andrà ai lavoratori, ai pensionati o agli ammalati della Fiandra; i padroni separatisti fiamminghi vogliono approfittarne per ridurre le tasse sulle società dal 34 al 25%. Se ogni Regione può determinare le proprie imposte, ne nascerà inevitabilmente una nuova concorrenza, quella tra le Regioni. Questo si tradurrà in una ulteriore riduzione dei fondi sociali e dei servizi pubblici. La separazione delle tasse favorirà anche le delocalizzazioni tra Regioni su base fiscale.
29. Vogliono separare lo stato sociale per trasformare più facilmente lo stato sociale in Fiandra su basi neo liberali, recuperare i trasferimenti, ridurre ulteriormente le quote sociali padronali. La N-VA vuole anche una secessione per rendere attrattivo il separatismo in Fiandra e soprattutto a Bruxelles; vuole anche che le indennità siano di competenza delle Comunità. I cittadini di Bruxelles dovranno scegliere a quale Comunità vogliano appartenere: la fiamminga o la francese. Per la N-VA è un passo verso la soppressione della regione di Bruxelles e la sua integrazione alla Fiandra.
30. Vogliono separare le politiche per l’occupazione. I partiti del nord vogliono che le Regioni possano decidere cosa significa “essere disponibili al mercato del lavoro”, “lavoro adeguato”, o “comportamento attivo nella ricerca del lavoro”. Si vuole anche trasferire alla Regione le competenze in materia di sanzioni, che competono attualmente all’ONEM federale. Anche il lavoro interinale deve afferire alle Regioni. Questo accanimento alla separazione delle politiche occupazionali è ispirato al programma segreto del padronato fiammingo Voka, che è convinto di ottenere più facilmente ciò che vuole dal governo fiammingo. Una politica che trascina soprattutto i giovani, i disoccupati e le persone anziane sul mercato del lavoro mettendo uno stop alle indennità di attesa per i giovani che lasciano la scuola, riducendo più rapidamente le loro indennità e limitandole nel tempo praticando sanzioni più severe, sopprimendo il prepensionamento, scoraggiando le persone ad andare in pensione prima dei 65 anni e rendendo più difficoltoso il completamento della carriera. Il padronato vuole che gli sia facilitato il ricorso alla manodopera interinale. L’organizzazione padronale fiamminga vuole vedere il maggior numero di persone possibile battersi per un unico posto di lavoro. In questo modo i padroni potranno mantenere i salari al livello più basso e obbligare chi cerca lavoro ad accettarne uno qualsiasi. La N-VA riprende questo programma di sana pianta. A livello nazionale, la Voka e i partiti come la N-VA si scontrano, su pesto punto, con una vivace resistenza dei sindacati, definiti conservatori.
31. La Fiandra di De Wever e del Voka sarà antisociale, reazionaria e antidemocratica. De Wever è un sostenitore della “signora di ferro” di estrema destra lady Thatcher ed è influenzato da pensatori conservatori che vedono l’ineguaglianza tra le persone come un "ordine naturale" e perfino come un dato positivo; rigetta l’idea di una redistribuzione radicale e di un livellamento ad opera dello Stato delle ricchezze e dei redditi, così come rigetta l’insegnamento gratuito e democratico sotto il controllo dello Stato. I conservatori sono i sostenitori più ferventi del libero mercato. Nel pensiero di De Wever non vi è posto per le condizioni socio economiche di vita delle persone, cerca di definirsi come il difensore fiammingo medio, ma se gli interessi del fiammingo medio entrano in conflitto con quelli del padronato fiammingo, De Wever sceglie risolutamente gli interessi del padronato. La N-VA ha una stretta relazione con la Voka, il padronato fiammingo, che comprende anche scambi di idee e di personale. Sono note la avversione per il Maggio 68 e soprattutto la sua avversione per la democrazia e le conquiste del movimento operaio nel dopoguerra del1945. Come il direttore del Voka, De Bruycker, la N‑VA non ha alcuna simpatia per le contrattazioni salariali collettive con i sindacati. La Voka non vuole "più perder tempo nelle innumerevoli strutture di concertazione dove ci si incontra con obiettivi miranti alla conservazione dei diritti". Vuole una “coalizione dei coraggiosi”, dirigenti politici, dirigenti sindacali e capi di impresa; se questo non funziona nella concertazione, allora funzionerà tra dirigenti saggi, in piccoli comitati. Bisogna farla finita con la democrazia popolare, ci vuole un nuovo dirigismo. Nel dossier del Lange Wapper, De Wever non sapeva che farsene dell’opinione dei cittadini di Anversa. Il suo appello ad una coesione nazionale ha già portato ad incidenti con persone di opinioni diverse, come la deputata liberale fiamminga di Bruxelles Els Ampe. Chi non è un nazionalista fiammingo non è un buon fiammingo. La N-VA d’ora in poi stabilirà quello che possiamo pensare e sentire e soprattutto quello che non possiamo.
32. Di fronte all’offensiva nazionalista fiamminga, alcuni indicano la via dell’autonomia della Vallonia; è una politica suicida per il mondo del lavoro della Vallonia. Una regionalizzazione delle imposte e dello stato sociale avrà conseguenze drammatiche per i lavoratori valloni. Ogni vallone rischia di perdere 1783 euro l’anno. Il 22% dei valloni scenderebbero sotto la soglia di povertà, cioè ad un reddito di 850 euro al mese. Un accresciuta autonomia aumenterebbe la pressione per una regionalizzazione dei sindacati e un indebolimento dei rapporti di forza. La Vallonia non resterebbe al riparo delle misure antisociali che sarebbero imposte alla Fiandra. Al contrario, il risultato sarà una concorrenza sfrenata tra le imprese del nord e quelle del sud che si tradurrà in una spirale verso il basso dei diritti sociali e salariali. Lo si vede già attualmente con la caccia al disoccupato più forte in Vallonia che in Fiandra. In Vallonia non andrebbe meglio con l’UWE che in Fiandra con la Voka. Saranno i lavoratori valloni a pagare il regalo ai padroni.
33. Nella lotta sociale non tutti i settori, non tutte le regioni sono allo stesso livello, ma i lavoratori non hanno che la forza della loro unità. La classe operaia è costituita da una massa di lavoratori estremamente diversificata, messa insieme dal capitalismo industriale a partire dalle campagne, poi dai paesi più vicini e via via da quelli sempre più lontani. Unificare questa classe presenta notevoli difficoltà, poiché la formazione del proletariato, sotto il capitalismo, avveniva e avviene sotto il segno della competizione. Il capitalismo impone la competizione generalizzata tra individui, la guerra di tutti contro tutti, poiché il padronato vuole fronteggiare una massa di lavoratori sbriciolati sul mercato del lavoro. La via dell’autonomia aumenta ancora questa competizione.
Quale avvenire per il Belgio?
Una repubblica socialista del Belgio in un’Europa socialista
34. Una secessione del Belgio è reazionaria e non è possibile con le buone maniere. Costerebbe molto cara. I sostenitori di una Fiandra indipendente prendono spesso la Cecoslovacchia come esempio, ma il Belgio non è la Cecoslovacchia. Ogni tentativo di costringere Bruxelles a confluire con la Fiandra o la Vallonia si tradurrà in questioni interminabili e in violenze nazionaliste.
35. La secessione è reazionaria; il capitalismo ha creato gli Stati nazionali; la borghesia industriale in ascesa voleva vendere ad un numero sempre più elevato di consumatori e aveva bisogno di un grande mercato per smaltire la sua produzione. Essa ha soppresso le barriere proprie di una società feudale: i ducati, i contadi ed altre entità feudali con le loro differenze di pesi e misure, le loro tasse alle porte delle città, i loro diversi dialetti ed ha creato un mercato nazionale, una legge, uno Stato.
36. Lo sviluppo economico ha rimpiazzato i “mercati nazionali” ed ha creato un mercato mondiale. Questo ha condotto alla creazione dei blocchi continentali: Stati Uniti, Giappone, Unione Europea in costruzione. Un ritorno verso la frammentazione regionale o verso i piccoli mercati nazionali è un passo indietro.
37. Il mercato mondiale e la mondializzazione dei processi di produzione creano anche una migrazione internazionale. I grandi agglomerati urbani si sviluppano rapidamente; la metà della popolazione mondiale vive nelle città. A livello mondiale si manifesta una grande contraddizione tra la cultura del grande capitale (con i suoi valori di concorrenza, individualismo, la legge del più forte, la ricerca del profitto a qualsiasi costo e il controllo delle menti) e la cultura popolare (e dei suoi valori di solidarietà, di giustizia, di uguaglianza, di internazionalismo e di democrazia).
38. A partire dallo sviluppo economico mondiale e dall’interesse dei lavoratori nel loro insieme, noi difendiamo il principio dell’”internazionalismo proletario”. La società del futuro, il socialismo, sarà comunque (a) su grande scala, continentale, (b) una libera federazione di Stati socialisti, (c) il che significa che in una prima fase sarà composta di repubbliche nazionali, dunque sarà multinazionale e di conseguenza anche (d) multilingue.
39. La volontà di “tornare” ad uno Stato, un popolo, una cultura è retrogrado e utopico, ed è utilizzata per dividere le genti.
40. A partire da queste realtà noi difendiamo il Belgio come:
- Uno Stato multinazionale dove diverse comunità linguistiche possono vivere insieme. In una Europa socialista, vivremo insieme in diverse comunità linguistiche.
- Uno Stato multilingue, come sarà la federazione socialista europea. Che gli abitanti del Belgio abbiano la possibilità di apprendere le lingue e praticarle sia un vantaggio in tutto il mondo attuale. Già oggi, vi sono molti più bilingue, trilingue in Belgio che dai nostri vicini francesi o tedeschi; la conoscenza delle lingue permette di aprirsi più facilmente alla realtà degli altri paesi, delle altre culture etc. e favorisce la cooperazione internazionale del mondo del lavoro e della gioventù.
- Una capitale bilingue: Bruxelles. Bruxelles non è puramente né francofona, né la capitale della Fiandra: è il crocevia del Paese.E’ parte della soluzione per creare legami forti tra i francofoni e i fiamminghi. Il francese, l’olandese, ma anche l’inglese, l’arabo sono parlate da una parte importante della popolazione. E’ al centro dell’Europa ed è un luogo unico di scambi aperto sul mondo intero.
- Una storia comune del mondo del lavoro. La storia sociale del nostro Paese poggia su due pilastri fondamentali. Il movimento operaio oppone il suo realismo alla follia furiosa della spirale concorrenziale e conquista le sue principali realizzazioni quando arriva a superare la divisione e opta per l’unità.
41. La secessione del Paese è reazionaria. Ci allontana dal nostro fine socialista. Ci allontana dal nostro ideale di una società senza sfruttamento, in cui tutti avranno un lavoro, dove il nazionalismo e il razzismo saranno sradicati, dove tutti possano godere di una vita sociale e multiculturale ricca. Ci allontana da una società capace di risolvere le contraddizioni nazionali. In un paese in cui l’economia è nelle mani dei grandi gruppi privati, la ricerca del massimo profitto è il motore dello sviluppo diseguale delle regioni. Coloro che investono lo fanno là dove guadagnano di più; possono sviluppare una regione e poi trasformarla in un deserto economico. Nel nostro Stato socialista le decisioni strategiche per l’economia sono prese dagli organi eletti dal popolo e non dai consigli di amministrazione dei grandi gruppi capitalisti. Così è possibile dirigere l’economia in modo pianificato per poter ridurre le differenze del livello di vita e di sviluppo economico tra le regioni di un paese. Questa è la prima condizione per rendere impossibili le richieste nazionaliste. E’ quello che l’Unione Sovietica ha sperimentato dalla sua nascita. Nel 1917 la linea di condotta del governo sovietico è stata di sviluppare le regioni arretrate al ritmo più elevato della media dell’insieme dell’URSS. Nel 1931, la crescita degli investimenti di capitali nella Repubblica Federativa Russa era del 41%, mentre nelle altre repubbliche di minoranza era dell’86%.
42. Il processo rivoluzionario sarà continentale. La sola esistenza dell’Unione Europea influenza le lotte per il socialismo negli Stati membri. Difficile immaginare una situazione rivoluzionaria in uno degli Stati membri senza che questo influenzi gli Stati vicini. Di fronte a questo super Stato europeo al servizio delle multinazionali noi favoriamo legami e lotte comuni tra i comunisti, i sindacalisti e i progressisti degli altri paesi dell‘Unione Europea e degli altri popoli del continente europeo.
43. Ma il Belgio non sparirà nell’Unione Europea così velocemente. E’ vero che il 70% delle leggi federali e regionali belghe non sono che l’applicazione delle direttive antisociali europee, antidemocratiche e militariste a beneficio delle grandi multinazionali, ma ci sono degli ambiti estremamente importanti che gli Stati nazionali ancora governano: lo stato sociale, i salari, il diritto del lavoro, le imposte. E’ il nostro governo belga che applica la politica dell’Unione Europea: liberalizzazione dei servizi pubblici, prolungamento degli anni di lavoro, deregolamentazione del diritto sociale e del lavoro, dumping sociale, misure antidemocratiche. E’ la polizia e i tribunali belgi che reprimono i movimenti sociali. Sono i media belgi che avvelenano le menti dei lavoratori.
44. Noi combattiamo per una Repubblica socialista belga in seno ad una Europa socialista che riconosca la completa uguaglianza di ogni gruppo linguistico e il diritto di ognuno ad utilizzare la propria lingua. Quanto più si riconosce la libertà e l’uguaglianza dei diversi gruppi linguistici, tanto più si condurrà una politica di discriminazione positiva nei confronti delle regioni meno sviluppate.
Un Belgio migliore, più sociale e più democratico.
45.Una riforma dello Stato belga è necessaria, ma una riforma democratica basata sulla solidarietà.
Quello di cui abbiamo bisogno è di mantenere i meccanismi della solidarietà, come della creazione di nuovi meccanismi di solidarietà. Noi siamo per un Belgio unito, democratico con un approccio nazionale degli orientamenti politici, economici e sociali essenziali e di una realizzazione decentralizzata di questa politica.
1.Uno Stato più solidale
Il governo centrale deve essere garante dell’uguaglianza di tutti gli abitanti e della solidarietà reciproca. Questo livello di governo deve dunque avere tra le sue competenze: la Costituzione, lo stato sociale, la politica dei prezzi e dei redditi, le tasse delle persone fisiche, la politica della sanità, le norme e i finanziamenti per l’istruzione. Una separazione di queste materie va direttamente contro il principio di un trattamento uguale per tutti i Belgi.
2.Uno Stato più democratico
Il sistema elettorale deve essere riformato. L’attuale sistema conduce al separatismo e favorisce grandemente il rilancio nazionalista. Ecco perché, nelle elezioni federali bisogna che ci sia una circoscrizione elettorale nazionale accanto alle circoscrizioni provinciali.
3.Uno Stato più efficace per le persone
La legislazione federale ha la priorità su quella degli altri livelli. Tutte le competenze che non sono attribuite esplicitamente agli altri livelli sono federali. Tutte le questioni economiche e politiche importanti sono di competenza dello Stato centrale, come per esempio, la giustizia, le imposte, la sicurezza della catena alimentare, l’energia, la difesa nazionale, l’ordine, la politica estera, le regole in materia di stato civile e nazionalità, l’aiuto allo sviluppo, la politica in materia di immigrazione. Le materie nelle quali la regionalizzazione non ha ottenuto un funzionamento efficace devono ritornare al livello nazionale: i trasporti, le comunicazioni, gli alloggi, le infrastrutture stradali, la ricerca scientifica etc. Competenze omogenee devono essere inserite in questi campi ed essere trasferite al livello centrale. La maggior parte degli Stati, compresi quelli federali, osteggiano questa tendenza.
4.Uno Stato multilingue
Le istituzioni comunitarie (comunità francese e fiamminga) devono scomparire progressivamente. La secessione del paese su base linguistica sboccherà in una questione linguistica interminabile. L’esistenza stessa dei parlamenti basati sulla lingua spinge i partiti verso il nazionalismo più meschino e questo sposta l’attenzione delle persone dai veri problemi indipendentemente dalla lingua che parlano. Uno Stato plurinazionale offre molte occasioni di apprendere due o tre lingue fin dalla più giovane età; nella nostra epoca di relazioni internazionali, la conoscenza di più lingue è una necessità. In Belgio ogni adolescente, ragazzo o ragazza, alla fine dell’insegnamento secondario dovrà essere bilingue..
5. Uno Stato decentralizzato.
Per garantire un funzionamento democratico e adatto alla realtà è necessario decentralizzare.
1) E’ necessario per l’applicazione della politica nazionale e per le questioni che saranno trattate meglio ad un livello inferiore. Non bisogna confondere il decentramento e il federalismo. In uno Stato decentralizzato, le amministrazioni regionali hanno in carico l’applicazione della legislazione centrale al loro livello, così come sono competenti per le decisioni in materia di problemi locali e regionali. Nell’insegnamento, le regioni lavorano nel quadro del programma di insegnamento e degli obiettivi fissati per l’intero paese, il finanziamento è a livello federale e sulla base dei bisogni, ma l’organizzazione dell’insegnamento dipende dalla regione che deve tener conto delle caratteristiche non solamente regionali, ma anche locali.
2) Rinforzare la democrazia significa che il potere degli eletti deriva dalla popolazione in questione. Le designazioni e le nomine derivanti dal potere superiore dello Stato devono essere soppresse.
3) Le amministrazioni comunali ricevono mezzi e competenze in vista dell’applicazione delle decisioni del potere centrale in maniera adatta alla situazione locale. Una serie di competenze provinciali devono essere trasferite ai comuni.
4) Il decentramento può essere effettuato sulla base delle Regioni (Fiandra, Vallonia e Regione di Bruxelles-Capitale). La regionalizzazione è un fatto da più di trenta anni ed ha ripercussioni sulla vita quotidiana delle persone. La cosa più importante è che sia messo un termine all’agitazione comunitaria permanente e alla divisione dei lavoratori in funzione della lingua che parlano.
5) Le Regioni sono delimitate sulla base delle relazioni economiche e dei rapporti sociali reali e sulla base della composizione nazionale. Le popolazioni in questione si esprimano in un referendum per decidere di quale Regione desiderano far parte. I diritti degli abitanti si basano sul fatto che risiedano nel territorio di una data Regione e non sul fatto che appartengano ad una o all’altra comunità. L’uguaglianza completa delle tre lingue è garantita. Nella Regione fiamminga, la lingua ufficiale è l’olandese e nella Regione vallona il francese. In seno alla Regione vallona la regione germanofona gode di una grande autonomia (l’attuale statuto non pone assolutamente grandi problemi). La Regione di Bruxelles-Capitale deve garantire lo sviluppo delle due comunità e non può fare discriminazioni. Le istituzioni ufficiali (e non le persone) devono essere bilingui. Tutti gli abitanti devono avere la possibilità di apprendere le due lingue e, all’interno dell’amministrazione e dei servizi pubblici, conviene che parlino le due lingue. In ogni Regione, i diritti delle minoranze devono essere rispettati.
46. La Regione di Bruxelles-Capitale deve essere rifinanziata, allargata e diventare realmente bilingue. La realtà socio economica di Bruxelles-Capitale va ben al di là dei 19 comuni attuali. Lo sviluppo industriale di Bruxelles si è spostato verso la periferia, verso la regione di Vilvorde-Zaventem e verso il Brabante vallone. Lo spazio socio economico di Bruxelles (cioè lo spazio in cui le persone risiedono, lavorano, fanno i pendolari, vanno a scuola, fanno la spesa e le loro passeggiate) comprende 62 comuni per la maggior parte fiamminghi. Ha una superficie di 1518 km² e conta 1,8 milioni di abitanti. Nei sei “comuni a facilitazione", la composizione della popolazione è evoluta nell’ultima decina di anni: la minoranza francofona di origine è diventata maggioranza. In altri comuni della periferia, senza facilitazioni, esiste una minoranza francofona importante (come a Dilbeek, Strombeek-Bever, Vilvorde o Alsemberg). Ogni anno Bruxelles diventa sempre più internazionale, sempre più abitanti di Bruxelles reclamano di non appartenere più alla comunità olandofona o francofona, ma di considerarsi semplicemente come abitanti di Bruxelles. La ristrettezza attuale dei limiti della Regione di Bruxelles accresce inefficacia e lo spreco. Lo sviluppo economico è frenato e la mobilità che oggi richiede l’occupazione ne viene intralciata.
47. Per chi non ragiona in termini nazionalisti, la composizione nazionale della popolazione non è che uno dei fattori economici essenziali per fissare le frontiere delle regioni, non è né il solo né il più importante. Nel 21o secolo, le città godono di un ruolo economico molto importante, dappertutto si distinguono per una composizione nazionale molto variopinta: hanno la tendenza ad estendersi e sono legate economicamente e socialmente ai comuni vicini. L'organizzazione di un paese va fatta su una base che corrisponde allo sviluppo stesso dalla società, bisogna tener conto della lingua della popolazione, ma non solamente e questo stesso criterio può evolvere come si è verificato a Bruxelles. Una Regione di Bruxelles-Capitale bilingue allargata permetterebbe di assicurare una migliore gestione dei trasporti; lo stesso ragionamento vale per l'occupazione in Fiandra per le persone provenienti da Bruxelles e dalla Vallonia. Potrebbe riequilibrare le finanze di Bruxelles tra la sua popolazione povera del centro e quella ricca della periferia. Un'estensione della regione di Bruxelles bilingue costituisce in fin dei conti l'unica soluzione razionale.
48. In questa nuova Bruxelles bilingue lo sviluppo di tutti i gruppi linguistici deve essere rispettato senza la minima discriminazione. Nell'amministrazione pubblica ufficiale va instaurato e rispettato il bilinguismo stretto; il numero degli olandofoni sarà più equilibrato e questo permetterà una migliore rappresentanza democratica degli olandofoni che attualmente costituiscono una piccola minoranza a Bruxelles. In questa nuova regione bilingue, un governo paritario di olandofoni e francofoni è una opzione razionale, realista e democratica; le discriminazioni, le prepotenze si ogni genere possono essere combattute efficacemente. La nuova Bruxelles allargata può diventare un laboratorio per il nuovo Belgio. Bruxelles è una città multinazionale e multilingue. Il multilinguismo è considerato un valore dai suoi cittadini. Bruxelles è una città multiculturale. L'organizzazione separata della vita culturale dovrà far spazio ad una approccio interculturale. Nell'insegnamento devono essere prese importanti iniziative per favorire il bilinguismo e produrre un rispetto reciproco delle culture. Si avrebbe un vantaggio rimpiazzando l'attuale divisione dell'insegnamento in branche linguistiche diverse, con scuole decisamente bilingui. Sul versante francofono, bisogna fare uno sforzo tutto particolare per promuovere uno sguardo positivo alla cultura della lingua olandese che, per molto tempo, è stata disprezzata. Nella nuova Bruxelles l'apartheid elettorale, come è stato instaurato, deve essere soppresso. Bisogna sopprimere la separazione in funzione della lingua nelle liste elettorali del parlamento di Bruxelles.
49. La Regione di Bruxelles-Capitale deve diventare una una Regione sé stante, poiché è una regione socio economica a sé stante. Ma ogni Bruxellese deve dichiararsi per l'una o l'altra Comunità sia in materia di stato sociale (disoccupazione) che d'istruzione e di voto. In caso di secessione dello stato sociale i Bruxellesi dovranno scegliere tra il regime fiammingo e il regime francofono. Sarà il caos dell'ingiustizia. E' impossibile separare la popolazione tra "francofoni" e "olandofoni" senza che scoppi una guerra civile. Un terzo dei Bruxellesi non può definirsi chiaramente dell'una o dell'altra comunità.
50. Bruxelles ha bisogno di un rifinanziamento. La città è ricca, ma i suoi abitanti sono poveri. Su 100 euro prodotti in Belgio 19 sono per Bruxelles, ma su 100 euro di imposte ricevute, solo 8 euro sono per Bruxelles, poiché sei lavoratori su dieci non abitano a Bruxelles (i pendolari) e pagano le tasse in un'altra Regione. Se non si costruiscono alloggi, se l'insegnamento non viene migliorato radicalmente, se l'accesso al lavoro continua ad essere bloccato, la situazione di Bruxelles andrà ancora peggiorando. A Bruxelles è previsto anche un aumento della popolazione del 20% per il 2020, e la capitale fa fronte a bisogni senza precedenti e considerata la gioventù della sua popolazione c'è bisogno di costruire con urgenza 79 scuole per far fronte a questa sfida demografica.
51. Ma come risolvere il problema di Bruxelles-Halle-Vilvorde? In attesa di una soluzione fondamentale come l'allargamento della Regione di Bruxelles-Capitale, una soluzione provvisoria progressista e democratica non è impossibile: si potrebbe ammettere la scissione della circoscrizione elettorale se ci fosse una circoscrizione federale e una politica favorevole al bilinguismo in tutto il Paese. L'instaurazione di una circoscrizione federale per le elezioni della Camera e del Parlamento Europeo ridurrebbe il deficit democratico e rinforzerebbe l'unità. Attualmente i ministri federali che prendono decisioni per tutto il Belgio sono eletti su una lista francofona o olandofona. Con una circoscrizione federale, i futuri ministri dovrebbero presentare e difendere i loro piani davanti a tutto il Belgio. Allora non sarebbero solo gli abitanti di Halle-Vilvorde, ma quelli di tutto il Belgio che potrebbero votare in un contesto belga, bilingue. Al contrario, scindere Bruxelles-Halle-Vilvorde senza creare una circoscrizione nazionale unica che permetta di introdurre un legame politico, al di là delle comunità, tra tutti gli abitanti del Paese, è dannoso e contribuisce al processo di secessione del Paese. Nei “comuni a facilitazione" abitano attualmente numerosi fiamminghi francofoni. C'è bisogno di una politica che garantisca i diritti di questi abitanti all'insegnamento e alla cultura nella loro lingua. Inoltre, bisogna aumentare l'offerta di formazione in olandese per tutti i nuovi arrivati (anche dall'estero). In uno spirito di tolleranza e di collaborazione, bisogna ritirare la circolare Peeters. Gli abitanti dei “comuni a facilitazione" devono poter chiedere una volta per tutte di ricevere documenti nella lingua di loro scelta.
Settembre 2010
(*) Si tratta di un termine fiammingo che indica persone che parlano un francese molto corretto e accademico.
Note
[1] Il professore Louis Vos della KUL (l’università cattolica, in lingua olandese, della città di Louvain) afferma che “la nazione belga era già più o meno formata al tempo degli Austriaci. La rivoluzione belga è stata una rivoluzione nazionale, una sorta di comunità si era già formata da lungo tempo. Nel 1830, non c'erano fiamminghi o valloni, c'erano solo Belgi. Dopo qualche decennio ha cominciato ad emergere un movimento fiammingo, ma solo tra le due guerre ha cominciato a rivolgersi contro il Belgio. I primi fiammingheggianti erano patrioti belgi. L’11 luglio issavano il tricolore, questo all’epoca non rappresentava una contraddizione”
[2] In Vallonia, lo sviluppo economico ha assicurato al francese di essere accettato senza problemi come cemento nazionale.
[3] A quell’epoca la lingua madre della maggioranza della popolazione belga era quella locale. La città di Bruxelles contava all’epoca solo il 15% dei francofoni, si trattava, come in altre città della Fiandra, di classi agiate della popolazione e di una piccola minoranza di francofoni immigrati. I Valloni e i Picardi, pur non percependo tutte le sfumature del francese, avevano il vantaggio di comprendere più facilmente questa lingua per le somiglianze delle parole con gli equivalenti francesi.
[4] Nel 1830, vi erano 293 000 alunni nella scuola primaria. Dieci anni più tardi erano 453 381. Nel 1842 tutti i comuni belgi erano obbligati ad aprire almeno una scuola primaria sul loro territorio, Nel 1900 il 94% dei ragazzi frequentano la scuola primaria, ma solo il 5% completano i sei anni di questo livello di insegnamento. Si è dovuto attendere il 1914 perché una legge
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