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- popoli resistenti - belgio - 04-11-11 - n. 384
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Sulle false etichette di populista o utopista
di David Pestieau
31/10/2011
"Sento che ai lavoratori non manca molto perché scoppino grandi disordini sociali" (1), ha detto Luc Cortebeeck (presidente del CSC, Confederazione dei Sindacati Cristiani del Belgio). Dopo la manifestazione a sostegno dei lavoratori della Arcelor Mittal [multinazionale indiana del carbone e acciaio, ndt], una significativa convergenza sindacale attorno un fronte comune è stata annunciata a Bruxelles per il 15 novembre, il primo segnale di avvertimento al futuro governo Di Rupo [Presidente del Partito Socialista Belga dal 1999, incaricato a più riprese di formare un governo, ndt].
Con la recessione e l'annunciata austerità, c'è di che essere preoccupati. Ma, dall'alto, ci viene detto che non ci sono alternative e bisogna accettare i sacrifici agli dei del mercato "per calmarli", come facevano gli antichi greci agli Dei della natura sull'Olimpo.
E perché dal basso non vi sia rivolta, dall'alto cercano di denigrare, intimidire quelli che lavorano per un'alternativa. Consideriamo due esempi recenti.
Sabato scorso, un importante quotidiano del Nord del paese riportava uno studio secondo cui il PTB è "populista". Nell'accezione denigratoria del termine, il messaggio sembra voler dire: non ascoltate quel che ha da dire il PTB.
Ora, cosa dice questa inchiesta? Che il 73% degli abitanti del Nord credono che "i ministri farebbero meglio a frequentare meno i palazzi e più la gente comune", che il 70-85% delle persone pensano che i politici dovrebbero "ascoltare di più l'uomo della strada" (2). Con Dexia, la lunga crisi politica e l'austerità, difficilmente gli si potrebbe dare torto.
Tuttavia, per una singolare analogia, queste persone sono considerate "populiste". Si noti che troviamo questi "populisti" tra gli elettori di tutti i partiti. Ma siccome la loro incidenza è maggiore tra gli elettori del PTB, il PTB è descritto come "populista". Ecco come stornare un dibattito fondamentale: affibbiando un'etichetta. Sempre più i sindacati sono "conservatori" e gli indignati "utopisti".
Lo si è visto domenica scorsa con Marco Van Hees, funzionario al Ministero delle Finanze ed esperto fiscalista del PTB, invitato a un dibattito televisivo RTBF. Offrendo la sua critica ragionata della politica fiscale in corso, è stato apertamente intimidito dal Ministro Laruelle che ha dichiarato: "Il signor Van Hees forse farebbe meglio a passare un po' più di tempo in ufficio a studiare le leggi invece che scrivere i suoi libri demagogici." "Insomma stia zitto, Signor Van Hees" ha riassunto il conduttore televisivo, sbigottito dalle minacce.
Questi esempi, ma ve ne sarebbero molti altri, dimostrano che la battaglia a venire contro la crisi è una battaglia sociale, ma anche democratica. Se si affronta la sostanza della questione, si tratta di mettere in discussione la nostra società, dove una piccola minoranza di azionisti, bramosi di profitto, decide il destino di milioni di persone. Al di là delle false etichette. Questo abbiamo fatto sabato scorso in occasione della Giornata del socialismo a Ghent. Questo e ciò che faremo nelle prossime settimane nelle imprese, nelle assemblee sindacali, studentesche e popolari.
Note:
1. De Morgen, 31 ottobre
2. De Morgen, 29 ottobre
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