www.resistenze.org
- popoli resistenti - belgio - 31-01-12 - n. 394
da Partito del Lavoro del Belgio - http://www.ptb. be/nieuws/artikel/30j-les-yeux-ouverts-de-la-greve-generale. html
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Occhi aperti sullo sciopero generale
30/01/2012
Il risultato di una partita di calcio è noto solo alla fine dei tempi regolamentari. Non al primo tempo. Tanto meno prima del calcio di inizio. Ciò che è vero per una partita di calcio, lo è tanto più per uno sciopero generale.
di David Pestieau
Ci sono due modi di vedere lo sciopero generale del 30 gennaio. Dipende dalla prospettiva da cui lo si guarda. Ci sono quelli che l'avevano già visto e giudicato dall'alto prima ancora che avesse luogo: "impopolare" e "inutile". E poi ci sono quelli che l'hanno guardato dal basso.
Impopolare? Il più grande sciopero generale a partire dal 1993
Padroni, ministri, esperti, sondaggisti della rete, tutti insieme in questi giorni: "lo sciopero è impopolare". Lo hanno decretato su twitter e negli studi televisivi. Anche Bart Wever, dall'opposizione, ha affermato che lo sciopero non avrebbe avuto il sostegno popolare e che tutte le vie del porto di Anversa avrebbero dovuto rimanere aperte; con la forza, se necessario.
Poi ci sono quelli che hanno guardato allo sciopero dal basso. Sono quelli che vivono sulla propria pelle le misure governative: le tasse che minano il potere d'acquisto, l'età lavorativa prolungata, i lavori precarizzati. E cosa hanno visto? Il più grande sciopero generale dal 26 Novembre 1993, contro il piano globale. Treni, tram e autobus fermi. Ma anche i porti - quello di Anversa in testa - e molti degli aeroporti. Uno sciopero delle grandi fabbriche della metallurgia e della chimica fino ai grandi magazzini e alle scuole. In Vallonia, a Bruxelles, ma anche ampiamente nelle Fiandre. Interruzioni anche nelle medie imprese dove i lavoratori sono stati capaci di astenersi dal lavoro, nonostante le intimidazioni padronali.
Sì, una grande forza si è fermata in questa giornata, quella del mondo del lavoro organizzato e determinato, che ha bloccato il paese. Come dicono i Greci, "quando i lavoratori non ci sono, l'officina non si muove".
"Lo sciopero è inutile, i sindacati sono obsoleti", ha cantato in coro l'elite economico-politica che vuole mantenere il controllo sul destino dei popoli e che, dalle sale ovattate dell'Unione europea a Bruxelles, vuole imporre condizioni economiche di austerità sotto la supervisione degli apparati militari.
Ci hanno chiesto di affrontare il futuro con il colore nero dell'austerità, agitando la luce bianca della "fine del tunnel". Organizzazioni padronali come la VOKA hanno provocato i sindacalisti che preparavano lo sciopero. È stata lanciata una gigantesca campagna - soprattutto al nord del paese - contro i sindacati come organizzazioni di lotta. Nel tentativo di ridurli al silenzio.
"Inutile"? La paura comincia a cambiare di campo
E cosa si è visto dal basso? Gli splendidi colori della resistenza. La campagna di odio anti-sindacale si è rivoltata come un boomerang su chi l'aveva iniziata. Il padronato si è trovato davanti un fronte comune. Molti delegati si sono immersi nella battaglia e hanno ingaggiato un dibattito per convincere i loro colleghi. Con assemblee, informazioni, con migliaia di discussioni per spiegare il significato della mobilitazione. E questo lunedì, una nuova generazione di sindacalisti è apparsa ai picchetti. Utilizzando anche la leva dello sciopero generale per sviluppare nuovi rapporti di forza all'interno della fabbrica stessa. Per ottenere dei contratti a tempo indeterminato e a tempo pieno - dove regna il temporaneo e il parziale - per fermare una ristrutturazione o semplicemente per fermare il lavoro alienante.
Quelli che guardano dall'alto non hanno vinto questa partita. Non hanno vinto la partita per l'austerità. Fiduciosi, anche arroganti, hanno detto, prima dello sciopero, che applicheranno il loro programma come se nulla fosse accaduto, che bisognava rassegnarsi. Hanno promesso di colpire lo sciopero a colpi di sanzioni.
Ma oggi, centinaia di migliaia di persone hanno deciso di non lasciare che qualcuno decida il loro destino. Si sono inserite nel dibattito sul bilancio, sul potere d'acquisto, sul futuro della loro vecchiaia, ma anche su quello dei loro figli. Hanno preso consapevolezza della loro forza. E sanno che lo sciopero di lunedì non può essere l'ultimo. Perché un giorno non è sufficiente per cambiare la rotta del governo, che prepara nel mese di febbraio altre restrizioni e nuovi attacchi sulla sicurezza sociale.
La paura inizia a leggersi nei loro occhi: i partiti di governo litigano; i padroni vogliono tornare in fretta al tavolo delle trattative per discutere i punti e le virgole. Naturalmente, cercano di calmare le acque, di manovrare, di parlare di tempi e ripresa del dialogo, senza mettere in discussione la fondatezza dei loro piani. Ma cominciano a perdere la loro sicurezza.
"Non abbiate paura dei tempi a venire"
Naturalmente, dopo lo sciopero generale di lunedì, non bisogna rendere i colori più belli di quanto non siano. Molto lavoro ci attende. Per informare e sensibilizzare. Per chiarire ulteriormente le rivendicazioni di questo movimento. Per un programma di azioni in crescendo. Ma la paura comincia a cambiare di campo. Gli occhi aperti sullo sciopero generale del 30 gennaio possono tingersi di ottimismo.
E come ha detto Peter Mertens, presidente del PTB: "Non abbiate paura dei tempi a venire. Non abbiate paura della falsa sinfonia mediatica e dei bombardamenti dei padroni, perché dietro i loro atteggiamenti chiassosi si trova il timore di vedere il popolo resistere. Abbiate fiducia in voi stessi, nei vostri colleghi di lavoro, nei vostri amici e conoscenti. Informatevi, serrate i ranghi, organizzatevi, fate contare la forza dei numeri.
Abbiamo bisogno di voi come PTB, abbiamo bisogno di tutte le vostre qualità. Abbiamo bisogno di persone in prima fila e nelle retroguardie. Con noi, ogni militante ha valore, ogni compagno ha una tripla A. E voi avete bisogno del partito, come spina dorsale, per informarvi, per lavorare insieme e non trovarsi soli, per ottenere una società giusta, socialista, dove le persone godano della vita sociale, gli uni degli altri, del proprio impiego, della natura, dei frutti del loro lavoro..."
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