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- popoli resistenti - belgio - 04-12-12 - n. 432
Traduzione dal francese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Verso una legge di bilancio per il blocco permanente delle retribuzioni?
David Pestieau - Partito del Lavoro del Belgio
27/11/2012
Qualsiasi aumento dei salari al di sopra dell'indice sarà vietato nel 2013 e nel 2014. Questo è ciò che il governo vuole, svuotando nella sostanza i negoziati interprofessionali. Ma vuole anche far passare una legge che porterà a un congelamento dei salari per almeno sei anni.
Ogni due anni, l'adeguamento dei nostri salari e le condizioni di lavoro sono discussi nel contesto dei negoziati per un accordo interprofessionale (AIP). Il presente accordo si applica a tutti i lavoratori e dipendenti del settore privato. Questo AIP stabilisce un quadro entro il quale si terranno i negoziati nei settori e imprese per i nuovi contratti di lavoro (CCL). I negoziati dovrebbero iniziare nei prossimi giorni. Ci si chiede però cosa ci sarà ancora da negoziare.
Prima del 1996, l'AIP delineava un quadro minimo di aumenti salariali al di sopra dell'indice per tutti i settori. La libertà di negoziare aumenti integrativi era lasciata ai singoli settori. Così, settori "deboli" potevano vedere il loro potere d'acquisto incrementarsi grazie ai rapporti di forza interprofessionali. Anche i settori forti potevano ottenere aumenti salariali più significativi.
La legge sul salario del 1996 ha trasformato questo quadro, determinando il massimale degli aumenti di tutti i settori. Questa norma salariale è volta a garantire un aumento dei salari inferiore a quello della Germania, Francia e Paesi Bassi.
La scusa del "gap salariale"
In un primo momento, il vincolo era piuttosto lasco, la soglia salariale indicativa e il margine di aumento ragionevole. Un po' alla volta questo margine si è ristretto ed è diventato obbligato. Quest'ultimo AIP consisteva già in aumenti salariali lordi limitati all'indice, coniugato ad un aumento molto limitato nella maggior parte dei settori (vedi tabella). E questo, nonostante significativi aumenti di produttività. L'AIP 2011-2012 ha suscitato una forte opposizione, in quanto l'aumento concordato è stato limitato all'indicizzazione dei salari più un margine del 0,3% nel 2012 per gli eventuali incrementi al di sopra dell'indice nei settori.
Oggi, il governo esige che "il prossimo AIP 2013-2014 preveda unicamente l'indicizzazione dei salari lordi e gli eventuali aumenti tabellati e non consente nessun aumento dei salari reali. In base alle previsioni, noi eliminiamo lo 0,9% del divario salariale (con i nostri vicini [Germania, Francia, Paesi Bassi]) a fronte dell'attuale crescita zero". (1)
Questo significa che i nostri salari aumenteranno più lentamente rispetto a quelli dei nostri vicini. Perché? Perché, secondo la legge del 1996, il margine calcolato in relazione ai nostri vicini sarebbe stato dello 0,9% al di sopra dell'indicizzazione. Con il congelamento di questo margine, il governo vuole ridurre il presunto "gap salariale" in rapporto ai nostri vicini, stimato al 3,4% (vedi il dossier sulla questione in "Solidaire" n. 44). Bloccando i salari, cambiando l'indice e imponendo nuove riduzioni dei contributi a carico dei padroni (vedi pagine 4, 5 e 6), il governo vuole ridurre questo svantaggio del 1,6%.
Ma uno studio della società di consulenza Mercer pubblicato il 22 novembre rivela che i salari belgi avrebbero dovuto aumentare in media del 3,4% (compresa l'indicizzazione) nel 2013. L'inflazione prevista dall'Ufficio di programmazione è di 1,6%, i salari avrebbero dovuto crescere oltre tale indice: "E' emerso dal sondaggio sulle imprese che esse avevano previsto un aumento medio del 2% in più dell'indicizzazione nel 2013". I salari nell'Europa occidentale aumenteranno in media del 2,6% nel 2013, nota Mercer.(2) Ossia l'1% in più rispetto all'inflazione. In Belgio, non accadrà.
Il blocco dei salari per legge
Ma il governo vuole andare oltre. Vuole cambiare la legge nel 1996. Il margine non sarà più calcolato confrontando l'evoluzione dei salari nei tre paesi confinanti come previsto per i due anni successivi la conclusione dell'accordo. Bisognerà tener conto delle tendenze del passato (l'evoluzione è spesso più debole di quella prevista) e, in particolare, il margine sarà ridotto per eliminare lo svantaggio salariale da parte dei vicini. Poiché nel 2015 sarà ancora dell'1,8%, si prevede che con questa modifica della legge, ci sarà un nuovo blocco dei salari nei prossimi quattro anni. In pratica, questo significa la fine della concertazione sociale.
Il governo vuole dunque garantire che nessun settore sindacalmente "forte" ottenga un aumento. Questa estate, 47 CCNL sono stati bloccati perché superavano la soglia salariale fissata. Si intende ora andare oltre: "I settori dovrebbero essere più responsabili. Le disposizioni di legge, rese più rigorose. Ci dovrebbe essere un controllo efficace di qualsiasi accordo collettivo o individuale di lavoro, o di qualsiasi impegno unilaterale che preveda una variazione del salario lordo che superi la normativa salariale". Le violazioni saranno sanzionate. In sostanza, saranno puniti coloro che otterranno un aumento delle retribuzioni superiore a quello fissato.
Questo cambiamento è tanto più inquietante in quanto all'estero i padroni spingono i salari verso il basso, e hanno ispirato alcuni di noi. Peter Vanden Houte, esperto economista di ING Belgium, dice che "il costo del lavoro è troppo elevato in Belgio, nonostante le misure adottate. Nei Paesi Bassi, gli accordi salariali ruotano attorno a un aumento nominale del 1,7% per il 2013. Inferiore al Belgio, dove l'indicizzazione è di circa il 2%. Il governo ha compiuto un primo passo". Il rischio di una spirale verso il basso su scala europea è quindi ben presente.
È per questo che dobbiamo tornare indietro alla legge del 1996, ma anche tornare indietro sulla logica della competitività. Partire dai bisogni della gente e proteggere il potere d'acquisto dovrebbe essere una priorità.
| Soglia salariale |
Aumento del massimale al di sopra dell'indice |
| 2001-2002 6,40% |
3,40% |
| 2003-2004 5,40% |
2,20% |
| 2005-2006 4,50% |
1,20% |
| 2007-2008 5% |
1,20% |
| 2009-2010 Indice + somma forfettaria |
250 Euro netti |
| 2011-2012 Indice +0,3% |
0,30% nel 2012 |
| 2013-2014 Index + 0% |
0% |
| 2015-2016 Index + 0%? |
0%? |
1) Nota in materia di occupazione e della competitività, rapporto ministeriale del 20 novembre 2012
2) RTL, 22 Novembre 2012
La minaccia di opt-out
La Commissione europea vuole contrastare ancora di più l'accordo interprofessionale e i CCNL. Secondo la Commissione, ciò renderebbe il sistema dei salari "rigido" e impedirebbe la concorrenza tra settori e regioni: "Il mercato del lavoro belga ha un funzionamento piuttosto rigido, grazie al sistema altamente strutturato della contrattazione salariale, del livello relativamente elevato dei salari minimi, della durata del preavviso di licenziamento e dell'indennità di fine rapporto".
La Commissione sostiene esplicitamente che alcune imprese dovrebbero poter scegliere l'opt-out, il sistema che consente a talune imprese di derogare alle convenzioni minime di settori quando "esse sono soggette a una forte concorrenza internazionale", "Il Belgio potrebbe facilitare il ricorso a clausole di deroga anche nei contratti collettivi settoriali, in modo che l'andamento dei salari rifletta meglio la produttività del lavoro a livello locale e settoriale".
Ma questo sistema è un danno considerevole al dialogo sociale, e apre la porta a una divisione dei lavoratori, trainando la concorrenza verso la riduzione dei salari. In effetti, un accordo interprofessionale è l'occasione per far avanzare tutti i lavoratori, in particolare per migliorare le condizioni dei lavoratori dei settori più "deboli", coloro che lavorano nelle piccole imprese, con salari più bassi ma anche con meno benefici sociali. Tale accordo deve essere un accordo minimo, che permetta anche libere trattative di settore per aumenti salariali integrativi. Con l'opt-out, questo rapporto di solidarietà e di forza di tutti i lavoratori contro i padroni rischia di essere rotto, indebolendo la possibilità di lottare per migliori salari.
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