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Socialismo o capitalismo: come pensare e costruire l'alternativa

Jonathan Lefèvre | solidaire.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

23/09/2025

Photo Solidaire.

L'idea che il capitalismo, la democrazia liberale e l'economia di mercato costituiscano un «orizzonte insuperabile», un quadro oltre il quale sarebbe vietato pensare, viene ripetuta instancabilmente dai Georges-Louis Bouchez e dai Bart De Wever di questo mondo. Di fronte a loro, sindacalisti e militanti di sinistra si sono riuniti a ManiFiesta per discutere del post-capitalismo. «Capitalismo o socialismo: quale progetto di società per la sinistra?» Il dibattito ha attirato molte persone domenica alla Plaza PTB di ManiFiesta per ascoltare i leader sindacali invitati da Benjamin Pestieau, segretario generale aggiunto del Partito del Lavoro del Belgio, PTB.

Angeline Van Den Rijse, presidente della Federazione Generale del Lavoro Belga (FGTB) Fiandre Orientali: «La domanda è naturalmente se noi, la popolazione, possiamo ancora immaginare un modello sociale socialista. Beh, io sì e probabilmente anche voi». Denuncia la «narrazione capitalista» che scredita il socialismo e invita a non cedere alla pressione di metterlo a tacere: «Dobbiamo continuare a parlare del nostro modello socialista. Non si può eliminare la parola socialismo dalla società». Per ravvivare questo ideale, insiste sul potere dei simboli, citando ad esempio la bandiera della sua centrale sindacale, su cui figura «il triangolo antifascista che, all'inizio, simboleggiava la lotta delle 8 ore: le tre punte significavano 8 ore di lavoro, 8 ore di svago e 8 ore di sonno». Questa bandiera include anche una mano bianca e una mano nera che simboleggiano la lotta contro il razzismo, un mulino a vento per l'ambiente e una rappresentazione dell'uguaglianza e della diversità, compreso un «simbolo LGBTQ+».

La possibilità del socialismo

Hilal Sor, segretario generale dei metalmeccanici della FGTB, ribatte all'idea di un capitalismo insuperabile: «Sì, la società socialista, l'organizzazione diversa della società, è possibile».

Il capitalismo è fallito su diversi fronti: «Sul piano democratico, è evidente che le persone non si sentono ascoltate dalle élite dei partiti tradizionali». Sul piano industriale, «il sistema capitalista è incapace di rispondere alle esigenze della società». Infine, sul piano internazionale, «oggi nel mondo ci sono 60 conflitti armati. Migliaia di persone muoiono ogni giorno sotto le bombe».

Democrazia confiscata e lotta di classe

Laurent Pirnay, vicepresidente della CGSP (Servizi pubblici, FGTB) sottolinea la necessità per la sinistra di «creare una narrazione», perché «attraverso i media, ci viene confiscata tutta una parte della narrazione e in particolare l'ideale democratico». «Il capitalismo non è solubile nella democrazia e la democrazia non è solubile nel capitalismo». Spiega: «Ogni volta che, attraverso le urne, la democrazia è stata in grado di lanciare offensive che mettevano in discussione l'esistenza stessa del capitalismo, quest'ultimo e i suoi difensori hanno sempre stretto alleanze con l'estrema destra per minare la democrazia. Per loro, la democrazia è un mezzo per garantire una cosiddetta pace sociale, un mezzo per garantire la continuità del commercio. Se domani la democrazia dovesse assumere un ruolo troppo importante e contrastare tutto ciò, rischierebbero di intraprendere altre strade per mantenere il loro sistema». Ricorda che la democrazia belga del 1830-1831 era «elitista» e che il suffragio universale non ha nulla di liberale ed è stato conquistato dal movimento operaio. Aggiunge inoltre che la democrazia è molto più che le elezioni e che si vive «nelle nostre assemblee sindacali, nelle riunioni, nelle strade, nelle piazze, nelle manifestazioni e nei picchetti, luoghi essenziali della democrazia, della socializzazione e della capacità che dobbiamo avere di riunirci, unirci e farci sentire».

Laurent Pirnay insiste sul fatto che le politiche attuali sono «politiche di classe»: «La riforma delle pensioni è una politica di classe. Colpirà duramente i lavoratori con i lavori più pesanti, i lavoratori con le pensioni più basse, ecc. L'attacco ai disoccupati è una politica di classe che colpisce i più fragili».

Scegliere tra tendere la mano e alzare il pugno

Egli sottolinea inoltre che «il capitalismo vive grazie alle spese pubbliche». Il debito pubblico è un «ricatto perpetuo sugli Stati e quindi sulla democrazia», perché impone piani di austerità e pone lo Stato «sotto la tutela dei mercati finanziari».

Di fronte alla diminuzione della fiscalità sui ricchi da «30 o 40 anni», egli oppone un'alternativa alla «teoria dello sgocciolamento» cara alla destra: «Piuttosto che aspettare che cada dalle loro tasche e raccogliere le monetine tendendo la mano, bisogna poter frugare nelle loro tasche in modo rapido e radicale.

Non si può tendere la mano e alzare il pugno allo stesso tempo». Propone una «tassa progressiva che includa tutti i redditi, per poter colpire il 20% più ricco che approfitta del sistema e che si è visto diminuire l'aliquota fiscale». È anche favorevole a una tassa sul patrimonio dell'1% più ricco.

Questi redditi consentirebbero di finanziare «elementi sovversivi al capitalismo quali la sicurezza sociale e i servizi pubblici», dimostrando che un'economia moderna può funzionare «senza accumulazione capitalistica».

Verso un socialismo di rottura, concreto e radicale

Per Angeline Van Den Rijse, è fondamentale organizzarsi per una prospettiva a lungo termine, anche se i problemi quotidiani devono essere risolti: «È solo occupandoci di questa prospettiva a lungo termine che possiamo uscire dalla m... a breve termine».

«Non servono 20 pagine per convincere le persone del socialismo», secondo lei. È necessario combinare la prospettiva di un cambiamento sociale con campagne concrete e mirate come quella della riduzione collettiva dell'orario di lavoro: «150 anni fa, la rivendicazione del mondo operaio era la giornata di 8 ore: 8 ore di lavoro, 8 ore di sonno, 8 ore di tempo libero. Oggi, rimettiamo questa questione sul tavolo: 6 ore di lavoro, 8 ore di sonno e 10 ore di tempo libero», in opposizione ai progetti di Arizona [coalizione pentapartitica al governo, ndt] di «farci lavorare 24 ore su 24, 7 giorni su 7». Ricorda che le campagne sindacali per il «salario minimo di 14 euro» e la «pensione minima di 1500 euro» hanno dimostrato la loro efficacia negli ultimi anni, influenzando l'agenda politica e l'opinione pubblica.

La militarizzazione è un freno

Hilal Sor, dal canto suo, mette in guardia contro la «militarizzazione [che] sarà una sfida fondamentale nelle prossime settimane», perché «se i decisori politici ed economici riusciranno a militarizzare la nostra società, se trasferiranno così tanti soldi in una società del controllo, delle armi e della guerra, ovviamente questo ci allontanerà ancora di più dal nostro progetto di società socialista». Egli mette in guardia contro i progetti antidemocratici del governo che consentirebbero di vietare le «organizzazioni radicali» con decreto reale: «Un evento come ManiFiesta potrebbe quindi finire nel mirino, perché qui si discute su come creare un altro mondo, una nuova società libera dall'ordine costituito, dal capitalismo. Questo è radicale». Passa poi all'unità delle forze di sinistra, che devono basarsi su un progetto chiaro: «Bisogna sapere quale socialismo si vuole». Chiede un «socialismo di rottura e non un socialismo di accompagnamento del sistema capitalista». «Vogliamo davvero portare avanti questo progetto con le organizzazioni sindacali, i partiti politici che vogliono la rottura con il sistema capitalista. Senza radicalità, senza rottura, i lavoratori troveranno purtroppo un'altra radicalità da difendere. Rischiano di essere attirati dal richiamo dell'estrema destra, il che porterà la classe lavoratrice al collasso».

Il socialismo è anche una lotta culturale

L'ultima parola spetta a Benjamin Pestieau, che tenta una sintesi: «La promozione del socialismo parte innanzitutto da una critica al capitalismo, dal fatto che i problemi che affrontiamo quotidianamente sono legati a un sistema politico ed economico».

Sottolinea che questo collegamento deve essere fatto in modo permanente. Ricorda l'importanza di «uscire dagli schemi» considerando «la proprietà pubblica dei grandi mezzi di produzione o dei settori strategici come l'energia e le banche, o considerando l'economia in modo pianificato e non lasciandola nell'anarchia del mercato», nonché relazioni internazionali basate sulla «cooperazione, sulla diplomazia, sulla solidarietà, sull'internazionalismo e non sulla concorrenza, sull'escalation militare». Questa lotta per il socialismo si conduce «attraverso lotte concrete, con rivendicazioni concrete che devono poter essere portate avanti quotidianamente», ed è anche una «lotta culturale che si svolge intorno alla lingua, alla cultura, ai simboli. Ecco perché è così importante diffonderli».


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