PER L’AMERICA LUKASHENKO NON E’ IL PRESIDENTE
Il 18 settembre, nell’autorevole sito internet “indipendente” russo www.gazeta.ru,
è apparsa la notizia del rifiuto ufficiale, da parte del Dipartimento di stato
USA, di riconoscere l’esito delle elezioni presidenziali in Bielorussia, che
hanno sancito la schiacciante vittoria (75% dei voti, in una consultazione, la
cui regolarità è stata sostanzialmente riconosciuta dalla stragrande
maggioranza delle migliaia di osservatori stranieri presenti, ad esclusione di
una parte di quelli occidentali) del presidente in carica, Aleksandr
Lukashenko.
E’ un altro segnale dell’aggressività dell’attuale amministrazione USA,
verso un paese, collocato alle porte della Russia e legato ad essa da un “patto
di unione”, che si oppone strenuamente all’allargamento della NATO ad est.
Il Dipartimento di stato USA si è rifiutato di considerare regolari le ultime elezioni presidenziali in Bielorussia. In un comunicato ufficiale, Lukashenko viene definito esplicitamente un dittatore, che viola la democrazia e la legge nella repubblica. Anche se gli USA non richiameranno l’ambasciatore da Minsk, tuttavia hanno intenzione di aumentare i finanziamenti all’opposizione.
Come si afferma nel comunicato ufficiale della Casa Bianca, letto dall’addetto stampa di Bush, Ari Fleischer, la vittoria di Lukashenko (che secondo i dati ufficiale dell’Ufficio elettorale centrale della Bielorussia, è stato appoggiato dal 75% della popolazione) è stata “scandalosamente scorretta”. Allo stesso tempo la Casa Bianca si è dichiarata d’accordo con le conclusioni degli osservatori dell’OCSE, che hanno stabilito che il processo elettorale in Bielorussia non ha corrisposto ai parametri democratici comunemente accettati. “Nel corso della campagna elettorale in Bielorussia sono state compiute gravi violazioni, legate alla limitazione del diritto di accesso dell’opposizione ai “media” e all’intimidazione dei suoi dirigenti”.
Alla Casa Bianca non hanno lesinato le espressioni più dure all’indirizzo dello stesso Lukashenko. Egli è stato definito “l’ultimo dittatore europeo, che ha rubato al popolo bielorusso non solo le elezioni, ma anche la possibilità di tornare sulla strada della democrazia e dell'economia di libero mercato”. Perciò, come si capisce dal comunicato, gli USA insieme agli alleati europei e alle organizzazioni internazionali faranno tutto il possibile, “perché la Bielorussia diventi parte dell’Europa unita, libera e pacifica”. Con quali metodi verrà condotta la lotta in nome “della difesa della democrazia, dei diritti dell’uomo e del potere della legge” in Bielorussia, non viene specificato dalla Casa Bianca. Anche all’ambasciata americana preferiscono non esporsi a tal proposito.
Gli esperti, da noi consultati, comunque ritengono che non verranno particolari minacce alla Bielorussia dal non riconoscimento dell’elezione di Lukashenko.
Né gli USA, né gli altri paesi occidentali sembrano essere in procinto di interrompere le relazioni diplomatiche con Minsk e ritirare le loro missioni diplomatiche. Conseguenze politiche per Lukashenko praticamente non dovrebbero essercene. Il massimo che possono fare gli USA, è lanciare l’ostracismo a Lukashenko, rifiutando di avere contatti con lui, e aumentare la pressione economica su Minsk. Però l’efficacia di tali misure appare molto limitata, in quanto l’economia della Bielorussia è orientata fondamentalmente verso il mercato interno e quello di Russia e Ucraina. Naturalmente ciò che farà l’Occidente, in relazione alla Bielorussia, sarà il rafforzamento del lavoro per creare nel paese un’opposizione agguerrita, pur sapendo che ciò comporterà investimenti e sforzi a lunga scadenza.
Fondamentale sarà trovare un leader adatto: cosa che oggi non appare certo a portata di mano.
18 settembre 2001
Di Mauro Gemma