Nubi minacciose si addensano sulla Bielorussia
Il 14 aprile, quasi si trattasse di una decisione concordata,
la riunione dei ministri degli esteri dell’Unione Europea a Lussemburgo e il
servizio stampa del Dipartimento di Stato USA hanno confermato le misure
discriminatorie, adottate nel novembre del 2002, in base alle quali il
presidente della repubblica Aleksandr Lukashenko e altre otto alte personalità
della Bielorussia venivano definite “persone non gradite” nei paesi
dell’Occidente.
Nello stesso tempo, è stato dato, dal governo polacco, il via libera alla
costruzione di ben due basi dell’aeronautica militare USA a ridosso dei confini
con la Bielorussia.
Tali avvenimenti evidenziano la volontà dei membri della NATO di creare le
condizioni per dare corso, in tempi che potrebbero essere anche brevi, alla
definitiva resa dei conti con il piccolo paese europeo, che ancora tiene alta
la testa di fronte ai progetti di espansione dei fautori del “nuovo ordine
mondiale” fino ai confini della Federazione Russa.
In merito agli sviluppi della situazione, riteniamo di un certo interesse
proporre la traduzione di alcuni stralci di un articolo apparso nel quotidiano
liberale russo “Nezavisimaja Gazeta”.
M.G.
Da un articolo di Igor Plugatariov e Roman Jakovljevskij
“Nezavisimaja Gazeta” - 16 aprile 2003
…Siamo di fronte alla testimonianza che l’Occidente, nonostante le sue
divergenze interne sull’Iraq, ricomincia ad agire all’unisono nei suoi rapporti
con Minsk. Ancora due giorni fa, l’ex viceministro degli esteri della
Bielorussia Andrej Sannikov aveva affermato: “Nel continente si sta sviluppando
un’alleanza russo-tedesco-francese, che si contrappone agli USA. E ciò, in
qualche modo, riguarda anche la Bielorussia”. In effetti, per Minsk, che ha
appoggiato Germania e Francia in merito alla questione irachena, sembravano
presentarsi tutte le condizioni per aspettarsi manifestazioni di buona volontà
da quel fronte. E in parte ciò è successo: esprimendo posizioni antiamericane,
la “vecchia Europa” ha cominciato ad incoraggiare un regime che rifiuta i
valori americani.
Ma oggi le capitali europee sono nuovamente intervenute a fianco di Washington.
E ciò, come ritiene il leader del “Fronte popolare bielorusso” (l’opposizione nazionalista, che gode
del sostegno sfacciato degli Stati
Uniti, nota del traduttore)
Vinzuk Vjeciorka, è un segnale diretto prima di tutto a Mosca. Ecco cosa ha ci
dichiarato: “Mosca deve interpretare quanto sta accadendo come un segnale
diretto prima alla Russia che a Lukashenko. Un segnale che sta a dimostrare che
né l’UE né gli Stati Uniti tollereranno i tentativi di attirare la Bielorussia
nella sfera di influenza russa e, a maggior ragione in una qualche costruzione
statale comune”. Ma ciò, a parere di Vjeciorka, è anche un segnale lanciato
alla società bielorussa, per rimarcare che “la Bielorussia viene già
considerata futuro membro dell’UE e della NATO; vale a dire che – dopo la
rimozione della dittatura di Lukashenko – dovrà diventare un paese con lo
stesso status geopolitico dei nostri vicini baltici, della Polonia e, in
prospettiva, anche dell’Ucraina”…
Traduzione dal russo
di Mauro Gemma