Bush inasprisce le sanzioni contro la Bielorussia
Il presidente degli Stati Uniti definisce per
la prima volta Lukashenko “un dittatore”. L’Europa si allinea velocemente.
Ferma, ma composta la reazione bielorussa. Polemiche le prime reazioni
ufficiali russe.
22 ottobre 2004
Il presidente USA Bush, il 21 ottobre, ha firmato la legge “sulla democrazia in
Bielorussia”, già approvata dal Congresso. Nel decreto vengono ulteriormente
inasprite le sanzioni precedentemente adottate nei confronti della repubblica
ex sovietica. In particolare, viene stabilito il divieto di concedere al
governo di Minsk “ogni assistenza, garanzia creditizia, copertura assicurativa,
finanziamento o qualsiasi aiuto” ad esclusione di quello umanitario: una
gravissima forma di embargo. Naturalmente, anche gli altri paesi vengono
invitati “ad adottare analoghe misure nei confronti della Repubblica di
Belarus”.
Bush ha contestualmente rilasciato una dichiarazione scritta, in cui, per la
prima volta in modo ufficiale, Aleksandr Lukashenko viene definito “un
dittatore” e si sottolinea, con toni che suonano come un incitamento al
rovesciamento violento del presidente bielorusso, che “il destino della Bielorussia” da oggi è riposto “solo nelle
mani degli studenti, dei sindacati, dei leader civili e religiosi, dei
giornalisti e di tutti i cittadini della Bielorussia, che esigono la libertà
per il proprio paese”. In tal modo, la Bielorussia viene ufficialmente inclusa
tra i “paesi canaglia” facenti parte del cosiddetto “asse del male”.
La pesante dichiarazione del presidente americano è stata raccolta, nel giro di
poche ore, dagli ambienti ufficiali europei (a cominciare dal Consiglio
d’Europa e dalla sua Assemblea parlamentare), che hanno rilasciato note di
contenuto analogo. Si è particolarmente distinta la Lituania (la cui
affidabilità in fatto di “diritti umani” è testimoniata dal carcere duro a cui
sono sottoposti da oltre un decennio molti militanti comunisti) che, con
un’iniziativa del presidente del parlamento nazionale, ha deciso “di interrompere
immediatamente qualsiasi collaborazione con l’organo legislativo bielorusso non
democraticamente eletto”.
Immediata è arrivata la ferma, seppur composta, reazione della Bielorussia. In
una nota, diffusa dal Ministero degli esteri (http://www.mfa.gov.by) si esprime “profondo rammarico”
per “questo evidente passo ostile”, le cui responsabilità “ricadono in pieno
sugli USA”. La pretesa della legge USA di imporre il proprio modello di
sovranità e di indipendenza, “contrasta con l’aspirazione del popolo bielorusso
alla creazione di uno stabile stato sovrano, in cui la libertà individuale dei
cittadini si combini organicamente con la giustizia sociale”.
Gli USA, in realtà, secondo la nota, intenderebbero solo “inasprire
consapevolmente i rapporti con la Repubblica di Belarus, spingendo i propri
alleati a fare altrettanto”. E’ questo un “approccio tipico del periodo della
“guerra fredda”. Quanto al presunto carattere non democratico del recente
processo elettorale, la nota bielorussa fa notare che “ moltissimi osservatori
internazionali hanno confermato che le elezioni e il referendum si sono svolti
in piena corrispondenza con gli standard internazionali” e che “la dirigenza
bielorussa ha agito e continuerà ad agire, sul piano della politica interna,
nell’ambito dei principi democratici di garanzia dei diritti e delle libertà
dei cittadini e di crescita del benessere del popolo bielorusso”.
La legge adottata dagli USA appare allora come “una violazione della dichiarazione
dell’ONU sul non ricorso all’intervento e all’ingerenza negli affari interni
degli stati del dicembre 1981” e di altri obblighi internazionali presi dagli
Stati Uniti. La nota del Ministero degli Esteri conclude rivendicando il
“diritto a promuovere passi di risposta” ai diktat e alle pressioni del governo
americano.
La prima reazione ufficiale russa è stata la dichiarazione dello speaker della
Duma di Stato e dirigente del partito di Putin “Russia Unita” Boris Gryzlov,
che prende nettamente posizione contro le sanzioni USA. In qualità di
osservatore internazionale che ha potuto intervenire nel corso del referendum
bielorusso, egli sostiene che “non ci può essere alcun dubbio sulla piena
correttezza del referendum” e annuncia una presa di posizione del parlamento
russo che confermerebbe le conclusioni del lavoro degli osservatori della
Federazione Russa e della CSI. E in effetti, il giorno seguente, la Duma ha
approvato una risoluzione di sostanziale avallo degli esiti sia del referendum
che delle elezioni bielorusse.
E non è neppure privo di significato il fatto che l’autorevole sito “strana.ru”
notoriamente molto vicino all’amministrazione presidenziale russa, abbia
pubblicato con grande rilievo una lunga intervista ad uno dei maggiori
specialisti di questioni latinoamericane, Kharen Khaciaturov (http://www.strana.ru
, 22 ottobre 2004), il quale, citando un’ampia documentazione, dimostra le
impressionanti analogie tra la campagna scatenata negli ultimi anni contro la
Bielorussia e quella condotta contro Cuba, per provocarne l’isolamento
internazionale.
MAURO GEMMA