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Pubblichiamo come contributo al dibattito sulla situazione nell'ex URSS -
L'atmosfera si sta scaldando, i contorni sono pressochè definiti
Minsk 01/07/2005
Strana democrazia quella tinta d'arancione spinta dall'alto,o dal basso,sulle
strade di Kiev.
Alla tv di stato bielorussa,nel programma d 'approfondimento politico
"Panorama",va in onda un servizio dal distretto industriale di
Dnepropetrovsk.
Al microfono vengono intervistati dipendenti pubblici,lavoratori e direttori
d'azienda.
Sono tutti accomunati da una stessa fortuna:non solo finalmente vivono in una
democrazia benedetta dall'impero,ma dalla sera alla mattina si sono ritrovati
senza lavoro,licenziati.
Pare che l'Ucraina del "democratico" e filo-occidentale Jushenka male
tolleri chi,alle scorse elezioni presidenziali,abbia votato il
"mesozoico" Janukovich,luogotenente di Putin,delfino di Kuchma e
tirannico falsificatore di consensi.
C'è tuttavia poco da stupirsi.Chi non conosce la democrazia difficilmente la
potrà mettere in pratica.
E chi pensa che sia stata la ricerca della democrazia il quid che ha portato
Jushenko a capo dell'Ucraina dovrà presto ricredersi.
L'impero ha orchestrato e l'UE,Polonia e tre Baltiche in testa,ha cavalcato e
incoraggiato ciò che stava succedendo in Ucraina,spaccando sostanzialmente il
paese in due.
Questi sono i risultati ed è solo l'inizio.
La TV di regime bielorussa esulta.
A più di un anno dalle elezioni presidenziali del 2006,nuova tappa del soffio
democratico dell'impero,il regime di Minsk contrattacca.E lo fa con l'arma più
potente di cui dispone:la TV.
Tuttavia poco può fare contro gli infiniti mezzi della "macchina mediatica
mondiale dell'impero".
In un paese in cui quasi nessuno legge i giornali e chi lo fa preferisce la più
tranquillizzante stampa di regime,anche perchè è quella ,e l'unica,
pubblicizzata,della libertà di stampa ,francamente, non interessa a nessuno.
Sulla Ulianovskaja una famiglia sorridente su di un gigantesco cartello
pubblicitario incoraggia:"leggete Sigodnia Belarus!"
I giornali non allineati,pur se pochi e spesso osteggiati da una legislazione
restrittiva,esistono,ma pochi li leggono,non tutte le edicole li vendono e in
genere costano uno due volte di più.
L'opposizione intanto si organizza.E lo fa dalla Lettonia ,avamposto
dell'amministarzione americana e appoggio logistico per il confezionamento
dell'ennesima rivoluzione colorata.
Che le elezioni del 2006 saranno falsificate ce lo hanno del resto già
detto.Ormai tutto è preventivo...
Paradossalmente esse saranno una semplice formalità,quasi una perdita di
tempo.Una semplice miccia ad innescare la rivolta popolare contro il tiranno di
turno.Non c'è dubbio che le cose andranno esattamente in questo modo.Con o
senza brogli.
Il regime di Minsk sarà comunque in qualche modo ricattabile.In un modo o
nell'altro.Forse anche a prescindere dalla loro buona volontà.
"Ci sarà una strada verso la democrazia alle elezioni del 2006.Ma non
basterà la vostra forza.Ci dovremo impegnare tutti".Così ammonisce Azim
Mollazada,membro del consiglio nazionale di sicurezza USA,dalle pagine di
Belorusskaja Delovaja Gazeta.
E che ci sarà una strada per un cambio di regime lo si capisce contando quelli
che saranno i potenziali candidati al primo turno alle presidenziali del 2006.I
potenziali Juschenko in versione bielorussa.
A sfidare Lukashenko,ammesso che decida di candidarsi,secondo fonti ben
informate sono,al momento,dieci i potenziali pretendenti alla corona di
Minsk:Aleksandr Kozulin,Aleksandr Milinkevich,Anatolij Lebedko,Valerij
Frolov,Serghej Kaljakin,Stanislav Shushkevich,Vladimir Kolas,Aleksandr
Vojtovich,Aleksandr Dobrovolskij,Andrej Klimov.
Pare,tuttavia,che ai Bielorussi l'ipotesi di una rivoluzione democratica in
versione casalinga,volta a scacciare il "dittatore" di
turno,interessi ben poco.
Questo per due motivi estremamente semplici e pragmatici.
Uno:molti lavoratori sanno che Lukashenko garantisce loro un lavoro e sanno
benissimo che un cambio di rotta e la possibile intrapresa di massicce
privatizzazioni potrebbe mettere a rischio il lavoro di molti.Lo sanno bene.Lo
hanno visto in Russia dove quasi tutti hanno almeno un parente. E sanno che la
Bielorussia non è caduta nella miseria come è invece successo a
tante,troppe,repubbliche dell'ex URSS.
Due:Migliaia di pensionati,di invalidi,di veterani sono con Lukashenko.
Su autorevoli giornali italiani "esperti" ed "analisti"
hanno definito Lukashenko un neo-sovietico,agitando lo spauracchio del
comunismo per rendere ancora più cattivo il predestinato alla forca
dell'impero. Pare che abbiano capito molto poco.
Non solo in Bielorussia non c'è alcun tipo di comunismo,ma l'Unione Sovietica
fa parte della loro storia,del loro senso di appartenenza,del loro
orgoglio,della loro gioventù.
Lukashenko,uomo profondamente legato al nazionalismo slavo-ortodosso e sovietico,quello
che i politologi chiamano "nazionalismo positivo",in questo è
estremamente rappresentativo della sua gente.
E l'ipotesi di una rivoluzione di velluto pare interessi poco anche nelle
università e tra i giovani in genere sostanzialmente disinteressati alla
politica.
Più che della democrazia interessa loro non fare la commessa o l'autista con
una laurea in economia.
E tanto meno non può interessare a chi lavora nelle campagne.Per ovvi
motivi,ciò che succede a Minsk è lontano.Ma anche perchè chi ha deciso di
andare a lavorare e a vivere in campagna,lo stato ha regalato loro una casa
nuova di zecca.Una di quelle case dai tetti "disneyani" simbolo di un
benessere raggiunto o sfiorato.
Difficile far voltare loro le spalle al regime.Quel padre duro e severo che
pensa ancora a loro.
Difficile far voltare le spalle al regime,se non altro per uno spirito
conservativo che suggerisce di non rischiare quel poco che si ha,a chi,dopo
anni,torna in vacanza in Crimea.Non ancora negli alberghi di Jalta, di Simferopol,o
sulle sponde turche del Mar Nero.
Si va in campagna,da una "Babushka"per 3-4 dollari al giorno.Ma si
torna di nuovo in ferie.L'ultima volta,per molti,forse, c'era ancora L'Unione
Sovietica e comprare in tempo un biglietto del treno per il Mar nero poteva
essere un'impresa.
Tuttavia la spallata al regime ci sarà.
Condoleeza Rice,il segretario di stato americano,non ammetterà fallimenti.
Colin Powel a Kiev C'era,lei a Minsk vorrà esserci.
Rimane da capire come.
Forse Lukashenko con o senza brogli non avrà più il 70% dei voti,ma il 50
più 1 quasi certamente.
E chi pensa che sulle strade di Minsk ci sarà soltanto musica e colori si
sbaglia.
Lukashenko se saprà di avere la maggioranza del paese userà il pugno duro
contro chi scenderà nelle strade e oserà sfidarlo.Questo è certo.Minsk non sarà
come Kiev.E tanto meno il presidente di Minsk tenterà qualche capriola politica
come il moldavo Voronin.Tentare di sovvertire dall'esterno uno stato
sovrano,non solo è contrario a tutti i principi di diritto internazionale
sanciti dalle Nazioni Unite,ma può essere molto pericoloso in un paese come la
Bielorussia.Lukashenko viola i diritti umani.Alcuni.Questo è certo.Ma
altrettanto certo,e come risposta non può essere sottovalutata,egli gode ancora
di un certo consenso popolare.Tragico errore forzare il lucchetto in quella
condizione.
L'Europa si sbaglia.Sta commettendo un grosso errore.Verso il popolo bielorusso
innanzitutto,ma anche verso Putin.
Il processo di unificazione russo-bielorusso accelera.
Putin sa che non dovrà perdere anche Minsk e si muove di conseguenza.Il
presidente russo non mollerà tanto facilmente l'Ucraina e tanto meno si farà
portare via da sotto gli occhi la Bielorussia.E la Russia ha ancora la forza
per farlo.Militare e tecnologica.Energetica innanzitutto.Ucraina e Bielorussia
hanno bisogno del gas russo.Gas a basso costo.Nessuno può sostenere
l'approvvigionamento energetico dall'esterno di questi due paesi. Siamo ancora
a più di un anno da quella che potrebbe essere un punto di frattura tra la Nuova
Europa e la Russia di Putin.Un tragico punto di rottura.La Russia non può più
arretrare.
L'atmosfera si sta scaldando,i contorni sono pressochè definiti.
Manca solo un dettaglio:il colore.
Dettaglio non da poco.
Gli esperti dell'impero saranno già al lavoro.
Un gadget,del resto,può rovesciare un regime.
Andrea Zonca