www.resistenze.org - popoli resistenti - bielorussia - 21-03-06

da Parti du travail de Belgique
http://www.ptb.be/scripts/article.phtml?lang=2&obid=30601


Perché gli USA vogliono un altro presidente in Bielorussia


di Jef Bossuyt

inviato a Minsk di “Solidaire” (settimanale del Partito del Lavoro del Belgio)


marzo 2006

 

Secondo la segretaria di Stato americana Condoleeza Rice, la Bielorussia è un “avamposto della tirannia”. Un testimone oculare, da qualche giorno nella capitale Minsk, sotto la neve alla vigilia delle elezioni, racconta.

 

Martedì 7 marzo, ore 18. Minsk ha un aspetto moderno. Molte nuove costruzioni, poca sporcizia e pressoché totale assenza di mendicanti. Sorprendentemente pochi manifesti elettorali ma, su ciascuno di essi, le foto dei quattro candidati alla presidenza, in fila.

 

Di fronte al parco Gorki, alcune centinaia di manifestanti a sostegno del presidente Lukashenko. Un manifestante racconta: “Il presidente prepara dei piani quinquennali al servizio del popolo, e perlomeno li realizza. Non c’è un grande fossato tra ricchi e poveri. Il reddito medio da noi è il più elevato tra quelli di tutte le ex repubbliche sovietiche, e si può vivere senza problemi. Noi produciamo ciò che serve per il nostro sostentamento e otteniamo energia a buon mercato dalla Russia”.

 

Taisia Boroditch: “Lukashenko attua una politica sociale. I salari sono corrisposti puntualmente, le aziende funzionano.” Aleksandr Pernikov, ingegnere minerario: “Per una famiglia di tre figli, lo Stato paga il 50% del prestito per una casa, per una famiglia di cinque figli, il 100%. I terreni di fabbricazione sono rimasti proprietà dello Stato. Lukashenko è la stabilità assicurata, non ha permesso che il paese venisse saccheggiato.” Aleksander Boukcha, studente di elettrotecnica: “Siamo soddisfatti delle nostre borse di studio e quando avremo terminato gli studi, ci vedremo proporre tutti un impiego.”

 

Le elezioni, democratiche?

 

Mercoledì 8 marzo, ore 15, di fronte al Centro culturale Traktorni Zavod. Ci imbattiamo nel candidato dell’opposizione filo-occidentale Milinkevich nel bel mezzo di un meeting elettorale: “Ho incontrato i dirigenti dei principali paesi europei. Vogliono che la Bielorussia entri nell’UE. L’Europa ne ha abbastanza di dittatori alla Hitler.” Radio Free Europe, pagata dagli Stati Uniti, trasmette integralmente il discorso. Milinkevich prosegue: “Queste elezioni non saranno oneste e il mondo civile non le riconoscerà. Se sarà il caso il 19 marzo noi inviteremo tutta la gente a scendere alle 20 nelle piazze di Minsk.”

 

Il meeting si scioglie a causa del freddo pungente. Interpelliamo un giovane, che aveva posto delle domande critiche: “Sono Vladimir Zoubrik, operaio in un’industria di plastica”, dice, “Milinkevich afferma di voler privatizzare solo le aziende non redditizie. Come se queste interessassero all’Occidente! Non è vero. Dal nostro vicino ucraino, hanno venduto l’acciaieria Krivorosstahl, estremamente redditizia, e vogliono fare la stessa cosa anche da noi: svendere all’Occidente, agli USA la fabbrica di trattori, la fabbrica di motori e quella di automobili. E non resterà nulla per la Bielorussia.”

 

Perché Washington vuole l’allontanamento di Lukashenko?

 

“La Bielorussia è l’ultima dittatura in Europa”, ha detto il presidente degli USA George Bush il 5 maggio 2005, in visita nella capitale della Lituania, Vilnius. Una dittatura, e perché mai? Per iniziare, Lukashenko  ha degli amici poco raccomandabili. Durante la sua visita a Cuba, ha descritto Fidel come “un modello per tutti gli uomini politici del mondo”. Allo stesso modo, con il presidente del Venezuela Hugo Chavez, Lukashenko vuole rapporti più stretti in vista di un reciproco sostegno contro l’ingerenza degli USA e degli altri paesi occidentali. Ma c’è qualcosa di ancora più imbarazzante. La Bielorussia attua una politica diversa da quella degli altri paesi dell’Est. Sebbene si resti nel quadro del capitalismo, le principali imprese restano nelle mani dello Stato, e la libertà di movimento dei capitali è estremamente limitata. Tutto ciò non piace per nulla agli USA. Dal momento che vorrebbero aprire la Bielorussia al Fondo Monetario Internazionale, alla NATO e alle multinazionali.

 

Traduzione a cura del

Centro di Cultura e Documentazione Popolare