Partito Comunista di Grecia:
“Nessuna ingerenza negli affari interni della Bielorussia!”
21 marzo 2006
Un mese prima dello svolgimento delle elezioni presidenziali in Bielorussia, i gruppi popolare, socialista, neoliberale, verde e di “Europa delle nazioni” hanno nuovamente fatto approvare dal Parlamento Europeo una “risoluzione in merito alla situazione in Bielorussia alla vigilia delle elezioni presidenziali del 19 marzo”.
Questo atto rappresenta un’ingerenza negli affari interni della Bielorussia diretta alla rimozione del suo governo legalmente eletto. Disaccordo rispetto a questa risoluzione è stato espresso a nome del gruppo del Partito Comunista di Grecia (KKE) dall’eurodeputato Tanasis Pafilis, il quale ha dichiarato: “noi votiamo contro la risoluzione ed esprimiamo la nostra solidarietà al popolo della Bielorussia impegnato a respingere gli attacchi imperialisti e a scegliere la propria strada di sviluppo”. Egli ha rilevato che “questa è la sesta risoluzione in un anno e mezzo a caratterizzare il tentativo isterico da parte dell’UE di provocare il rovesciamento del governo di Lukashenko scelto dal popolo della Bielorussia, che non si rassegna a piegare la testa di fronte alla barbarie imperialista”…Ed ha aggiunto che l’UE “ipocritamente considera i tentativi del governo della Bielorussia di limitare l’ingerenza imperialista straniera, come violazioni dei diritti umani”.
“Una sfida”, così ha definito Tanasis Pafilis la posizione in merito alla violazione degli “standard internazionali” da parte della Bielorussia, facendo notare che “i medesimi standard, sempre secondo l’UE, al contrario verrebbero osservati nell’Iraq e nell’Afghanistan occupati!”, ed ha aggiunto che “è abietto parlare di “candidati-favoriti”, quando è noto a tutti che il candidato dell’ “opposizione unita” è stato scelto in presenza dell’ambasciatore americano e degli ambasciatori dei paesi dell’UE”.
Come ha rimarcato il deputato comunista, “l’UE pretende dalle autorità bielorusse la concessione di “pari opportunità” per tutte le forze politiche, nel momento in cui tutti i partiti politici sono liberi, mentre nei “democratici” paesi del Baltico – membri dell’UE – i partiti comunisti sono fuorilegge e il 40% della popolazione non dispone né della cittadinanza né dei diritti politici”.
Traduzione dal russo di Mauro Gemma