www.resistenze.org - popoli resistenti - bielorussia - 24-04-06

da http://left.ru/2006/5/yakushev139.phtml

I fattori del successo di Aleksandr Lukashenko


di Dmitrij Jakushev

 

Che Lukashenko dovesse vincere le elezioni era chiaro fin da prima, ma rimaneva la domanda: sarà in grado di conservare il potere dopo questa vittoria? L’opposizione, che può contare su un colossale sostegno occidentale, si era preparata al colpo di stato. In particolare si sono dati da fare per distinguersi nella lotta con Lukashenko i nuovi cani da guardia imperialisti Juschenko e Saakashvili. L’ultimo in particolare si è fatto letteralmente in quattro, e a pochi giorni dalle elezioni in modo arrogante aveva dichiarato quanto segue:

 

“La Bielorussia non è solo una fissazione della Georgia, è un problema di fondo e tale problema sarà risolto con la liberazione del popolo bielorusso e con la definitiva riunificazione con l’Europa. Sono proprio le persone che bastonano i dimostranti a Minsk, a creare problemi alla Georgia e al mondo intero. Queste persone non ci lasciano liberi in Abkhazia, rendono tesa la situazione in Ossezia” (regioni amministrate da leadership filo-russe, di cui la Georgia, con l’aperta complicità USA, sta cercando di soffocare le autonomie, con ripetute aggressioni militari che hanno già provocato numerose vittime civili, nota del traduttore).

 

Ma Lukashenko ha vinto e ha vinto con una così schiacciante maggioranza, da sgomberare immediatamente il campo da ogni eventualità di colpo di stato. Ai leader dell’opposizione non resta ora che riflettere non sulla “rivoluzione”, ma su come rendere conto ai loro sponsor di un risultato così catastrofico. Il sei per cento del candidato unico dell’opposizione, sostenuto da tutta la forza dell’Occidente, da tutti i suoi alleati sul territorio dell’ex URSS, rappresenta uno schiaffo pesante del popolo della Bielorussia all’imperialismo.

 

A noi spetta il compito di esaminare quali fattori hanno determinato tale convincente vittoria.

 

Primo fattore: la politica economica. Lukashenko ha creato una felice - e abbastanza severa nei confronti della borghesia e della burocrazia - variante di capitalismo di stato, che ha consentito alla repubblica di fronteggiare le condizioni più difficili. Proprio la severità del regime nei confronti della borghesia spiega perché il candidato dell’opposizione abbia ottenuto voti soprattutto a Minsk, dove è presente la più alta concentrazione di elementi borghesi. Il rifiuto delle privatizzazioni massicce ha permesso alla Bielorussia di conservare il potenziale industriale e ha dimostrato che, anche nelle condizioni del capitalismo, lo stato può rappresentare un proprietario abbastanza efficiente. In ogni caso, lo stato bielorusso ha saputo conservare il potenziale industriale meglio della proprietà privata russa, che interamente e ovunque ha semplicemente mandato in rovina le fabbriche, svuotandole di quanto più era possibile, e trasformando in ferraglia le attrezzature.

 

Secondo fattore: la profonda integrazione economica con la Russia. L’economia bielorussa è legata alla Russia ben più di quella, ad esempio, ucraina. Se la “MAZ” di Minsk lavora quasi a pieno ritmo, e i nuovi autobus e filobus da essa prodotti sono visibili in molte città della Russia, la fabbrica di autobus di Lvov (città dell’Ucraina occidentale particolarmente fedele agli “arancioni”, nota del traduttore) è praticamente estinta. E allora si spiega perché anche a Lvov il risultato per Janukovic e le altre forze leali alla Russia sia stato significativamente migliore che nel passato: un mercato di una certa rilevanza per gli autobus di Lvov è possibile solo in Russia. La fabbrica di Lvov era l’unica nell’URSS a produrre autobus turistici per lunghi percorsi che oggi sarebbero ancora molto richiesti. Oggi, nelle strade russe, il posto degli autobus di Lvov è stato occupato da aziende straniere. Nell’ambito dell’ “integrazione europea” l’Ucraina non potrà mai fare affidamento sulla rinascita della fabbrica di autobus di Lvov, dal momento che si è trasformata in un ostacolo allo smercio di autobus europei nelle repubbliche post-sovietiche.

 

Dopo la distruzione di ogni produzione seria, l’Ucraina Occidentale vive quasi esclusivamente sull’emigrazione di uomini in cerca di lavoro in Europa. Tutto ciò non poteva che favorire la vittoria degli arancioni in Ucraina. Le cose sono completamente diverse in Bielorussia, dove la produzione conservata mantiene solidi legami con la Russia. Quando lavorate in una fabbrica, la cui produzione per il 90% va in Russia, è improbabile che votiate per la “scelta europea”.

 

Terzo fattore: la debolezza del locale nazionalismo antirusso. La Bielorussia non ha una propria Galizia, che ha rappresentato il principale bastione di Juschenko, senza il quale non sarebbero stati possibili né la sua presidenza, né l’aggressiva politica antirussa. L’Ucraina, che è formata da Donetsk, Lugansk, Crimea, Kharkov e Odessa, non avrebbe mai avviato una politica antirussa, anche se alla sua testa si fosse trovata Kiev con tutto il suo ceto intellettuale russofobo. I bielorussi, nella loro stragrande maggioranza si sentono parte del popolo russo e non riescono a immaginare un futuro nella separazione dalla Russia.

 

Nessun futuro può esserci per la Bielorussia senza la Russia. Per questo è praticamente impossibile legare i bielorussi a qualsivoglia progetto antirusso. Sebbene possa apparire strano, è probabilmente più facile trovare una base di massa per un progetto antirusso nella stessa Russia, soprattutto a Mosca. Dove a vagheggiare questo progetto sono i folli nazionalisti che desiderano una “Russia per i russi”.

 

Quarto fattore: la sfacciata, arrogante ingerenza dell’Occidente. I bielorussi non sono i galiziani. Hanno sicuramente maggiore rispetto di sé, orgoglio e senso della dignità. La partecipazione massiccia alle elezioni, in cui i bielorussi hanno votato compattamente per “l’ultimo dittatore d’Europa” Lukashenko, rappresenta la dignitosa risposta di un popolo orgoglioso e libero all’imperialismo occidentale, che aveva stabilito di imporre ai bielorussi con quale presidente avrebbero dovuto vivere.

 

Quinto fattore: la personalità del presidente Lukashenko. Il presidente della Bielorussia è un uomo onesto e votato con tutta l’anima al proprio popolo (...)

 

Sesto fattore: il sostegno da parte della Russia. Il potere russo è stato costretto a sostenere Lukashenko, per non trovarsi alle sue frontiere un altro folle russofobo. Per parte sua, Lukashenko, senza questo sostegno incontrerebbe molte difficoltà a resistere.

 

E infine, il settimo fattore: il completo discredito dei rivoluzionari colorati nell’ultimo anno. Volgendo lo sguardo alla vicina Ucraina, i bielorussi possono eloquentemente convincersi che là non esiste assolutamente una democrazia, che la corruzione è ancora aumentata con il nuovo potere, che a comandare sono semplicemente le potenze occidentali, che si sono poste il compito di dividere il popolo. I bielorussi hanno riflettuto e hanno fatto la cosa giusta.

 

Traduzione dal russo di Mauro Gemma