www.resistenze.org - popoli resistenti - bielorussia - 26-04-06
da GlobalResearch 19Aprile 2006
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Perché in Bielorussia gli elettori hanno rifiutato la "Rivoluzione in denim"?
del Gruppo Britannico dei Diritti Umani di Helsinki (BHHRG), 31 marzo 2006
Nell'elezione presidenziale tenutasi in Bielorussia il 19 marzo 2006, il beneficiario Alexander Lukashenko ha vinto con un convincente 82%. Questo risultato era stato ampiamente predetto così come la risposta ostile della comunità internazionale- nelle settimane che hanno portato all'elezione la principale missione di osservatori, l'OSCE, ha pregiudicato sia lo svolgimento sia l’esito dello scrutinio, presupponendolo né libero né giusto prima che alcuna scheda fosse votata.
A prima vista, le proporzioni della vittoria di Lukashenko sembrano appena meno grottesche degli stratosferici trionfi elettorali dei favoriti dell'Ovest. Nel corso degli ultimi 15 anni, le missioni degli osservatori dell’OSCE, controllate dall’Occidente, hanno accettato senza esitazione una vittoria del 97% del “rivoluzionario delle rose” Mikhail Saakashvili in Georgia nel 2004 o un modesto 89% del “rivoluzionario dei tulipani ” Kurmanbek Bakiev del Kyrgyzstan, o il 92% di Eduard Shevardnadze, della Georgia, fin dal 1992, quando lui ancora era il riformatore favorito di Washington, o anche, nel 1993, il 93% di Heydar Aliev in Azerbaijan. Sempre la medesima squadra- che non ha alzato nemmeno un sopracciglio su elezioni nelle quali un membro del regime è stato accreditato come il successore di un predecessore del quale l'Ovest si era stancato- ora non può concepire che l’82% di bielorussi abbia votato per Alexander Lukashenko.
L'Ovest, l'EU in particolare, ha gettato il suo peso sulla candidatura di Alezander Milinkevich, un oscuro ex-accademico di estrazione polacca, invitandolo a Bruxelles nel periodo pre- elettorale per essere ufficialmente sostenuto. Mentre altri due candidati di opposizione sono stati ignorati da questo augusto corpo. Ma qualsiasi candidato che si ritrovasse sul programma della consueta riforma occidentale di privatizzazione dell’industria e dei servizi pubblici, avrebbe incontrato un’ardua lotta in Bielorussia dove, nel decennio passato sotto la conduzione del governo di Lukashenko, la vita è migliorata. Un possibile modello socialdemocratico- del tipo una volta preferito dell'EU- ora fiorisce in Bielorussia, dove tutti sono ben consapevoli dei costi dell'agenda delle ‘riforme’ che ha devastato le altre repubbliche post-sovietiche.
Il BHHRG ha visitato la Bielorussia nel periodo pre-elettorale ed è ritornato tre settimane più tardi per osservare la condotta dello scrutinio. Il Gruppo ha monitorizzato regolarmente le elezioni nel paese fin dal 1994, quando Lukashenko andò al governo. Durante i 12 anni passati i suoi regolari controlli hanno testimoniato i grandi miglioramenti che hanno avuto luogo nell'economia e nello standard di vita della repubblica, così come gli stimoli di una genuina crescita nazionale della società civile. Politici e giornalisti occidentali continuano ancora a riferirsi al paese come ad un avamposto stalinista e ad un fiasco economico. Ma la sconfitta in Iraq ed il crollo ignominioso della “rivoluzione arancione” dell'Ucraina nel 2005 hanno indotto alcuni a cominciare a mettere in dubbio la buona fede di queste persone al momento di costruire la nazione. C’è da sperare che il popolo bielorusso possa essere lasciato a scegliere da solo riguardo i propri problemi, senza ulteriori intromissioni di politici e giornalisti screditati per lo loro interferenza goffa e fallimentare negli affari degli altri.
Traduzione dall’inglese Bf