www.resistenze.org - popoli resistenti - brasile - 01-12-03

Partito Comunista del Brasile / Helena D’Eugenio, vice pres. del PCdo B - Discorso di Carvalho,  Sabato 22 /11/2003
http://www.pcdob.org.br. - mailto: intenacional@pcdob.org.br
Trad. dall’inglese Bf

Discorso di Bush: un messaggio pieno di minacce ai popoli


Josè Reinaldo Carvalho

Il presidente degli Stai Uniti George Bush ha scelto l’Inghilterra come teatro per fare un nuovo discorso che definisce le linee strategiche dell’imperialismo statunitense nell’attuale quadro internazionale. Adesso deve avere la sfrontatezza di difendere la guerra e giustificare le pazzie e i crimini che ha commesso, di fronte al fatto che il popolo britannico considera indesiderata la sua visita e che masse di dimostranti ostili stanno prendendo posizione conto la sua presenza nel paese  mente il suo anfitrione, primo-ministro Tony Blair, affronta la dura opposizione interna. Anche prima dell’inizio della guerra in Iraq, la capitale inglese è rimasta estranea alla rappresentanza delle maggiori concentrazioni e dimostrazioni popolari delle memorabili date del 15 Febbraio e del 5 Marzo di quest’anno. Così se la scelta dell’Inghilterra come piazza per il discorso per comunicare al mondo la nuova politica imperialista è carica di simbolismo, così è per la manifestazione del popolo in rivolta contro il tiranno.

E’ significativo il fatto che Bush abbia iniziato il suo discorso menzionando il precedente presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, il quale è stato visto come l’uomo che non fu in grado di conquistare per il suo popolo il dominio del mondo dopo la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), ma che si distinse indubbiamente per la sua visione messianica e fondamentalista nel guardare al destino del paese come ad una missione. Egli disse “Gli Stati Uniti hanno un’energia spirituale che nessun’altra nazione possiede per contribuire alla libertà dell’umanità”. Teniamo sempre presente che Bush ha ripetutamente invocato la “predestinazione divina” riferendosi alla sua missione per l’impero che guida. Nel suo discorso tenuto ieri a Buckingham Palace, il presidente US ha fatto un riferimento al giuramento di Woodrow Wilson formulato nel 1918 durante un ricevimento offerto dal re britannico Giorgio V. In quell’occasione disse che “diritto e giustizia devono diventare le forze predominanti per controllare il mondo". Così il capo dell’imperialismo US sta tentando di dare un fondamento ideologico che giustifichi il suo stesso modo di concepire e mettere in pratica il ridisegno dell’ordine mondiale. Un altro fatto su Woodrow Wilson che vale ricordare è che fu eletto nel 1916 con il motto “Pace senza vittoria”, promettendo di tenere gli Stati Uniti lontani dal conflitto mondiale. Una volta eletto, Wilson sviluppò una fantastica struttura di propaganda per fomentare un’isteria sciovinista destinata a convincere la popolazione della necessità di attaccare i tedeschi.

“Multilateralismo” sotto l’egemonia US

Dopo i vari fatti per identificare l’esistenza di un nesso unico che lega gli attacchi dell’11 Settembre 2001 e le altre azioni che sono successe negli ultimi due anni a Bali, Jacarta, Casablanca, Bombay, Mombasa, Najaf, Gerusalemme, Baghdad e Istambul, con il chiaro obiettivo di creare un clima di allarmismo e dimostrare che il terrorismo minaccia tutti e tutto indistintamente, Bush ha puntato su quelli che considera “i tre pilastri sui quali posa la pace e la sicurezza delle nazioni”.

Il primo pilastro è il ruolo delle organizzazioni internazionali nell’affrontare le “sfide del nostro mondo”. Dopo aver squalificato il sistema multilaterale e sminuito le Nazioni Unite, ora vediamo la superpotenza che cerca di mettere avanti i propri interessi trasformando l’unilateralismo nella principale norma della sua politica estera ed il militarismo nello strumento base della sua azione internazionale, proclamando che farà di tutto allo scopo di venire incontro alle Nazioni Unite “ammettendo solennemente la  propria irrilevanza e accettando il destino della Lega delle Nazioni”. Invece pochi mesi fa, giusto prima di attaccare l’Iraq, il Segretario di Stato Colin Powell dichiarò davanti al Consiglio di Sicurezza, quando questo negò l’autorizzazione all’azione bellica, che le UN avevano appena mostrato la loro “irrilevanza”. Ora l’imperialismo US, nel discorso di Bush, adotta il termine “multilateralismo” e presenta la necessità di offrire una “risposta globale alla minaccia terrorista”, che può solo significare la volontà di sottomettere le UN al proprio volere e rinnovare lo sforzo, iniziato subito dopo gli attentati dell’11 Settembre, di creare un fronte di governi sotto la propria guida, con la minaccia: “o state con noi o contro di noi”(sentenza pronunciata il 20 Settembre 2001).

In questo senso è evidente nel discorso di Buckingham il tentativo di inquadramento dell’Europa e di riaffermazione del ruolo della NATO, come “l’istituzione multilaterale più efficiente della storia”. Mentre saluta l’evoluzione dell’Unione Europea, segnala di non ammettere altro allineamento militare al di fuori dell’Alleanza Atlantica.

Violenza, principale metodo della politica US

Bush una volta di più ci da un chiaro messaggio della natura violenta della sua politica nell’annunciare  che il “secondo pilastro della pace e della sicurezza del nostro mondo è la volontà delle nazioni libere di frenare l’aggressione e il male con l’uso della forza, come ultima risorsa. Il popolo ci ha dato il compito di difenderlo. E questo compito talvolta richiede di rispondere con la violenza all’uomo violento. In certi casi l’uso misurato della forza è ciò che ci ha protetto da un mondo caotico regolato dalla violenza”. Tali considerazione sull’uso della forza nelle relazioni internazionali per giustificare il militarismo e il bellicismo sono accompagnate dalle minacce a Nord Corea e Iran, portate insieme ad una dichiarazione perentoria che l’occupazione in Iraq sarà mantenuta, rivelando l’infondatezza dell’annuncio che il potere sarà reso alla sovranità irachena entro sei mesi.

Diffusione della democrazia in nome del primato degli US

Il presidente ha terminato il suo discorso con una dissertazione sul “terzo pilastro della sicurezza: l’impegno all’espansione globale della democrazia”. A questo punto l’imperialismo esprime una chiara determinazione a rendere effettivo il suo “destino manifesto” e, a tutti gli effetti, il pretesto a nuove azioni interventiste e ha anche manifestato, che si  potrebbero trasformare in guerre contro paesi e popoli.

Appena prima che gli US entrino nell’anno elettorale, il discorso di Bush a Buckingham ha il merito di fare chiarezza sulle sue intenzioni, cioè adempiere la sua strategia di dominazione mondiale anche per mezzo di un “multilateralismo” forzato sotto la direzione degli Stati Uniti o per mezzo della guerra. Il mondo non è indifferente alla scelta che il popolo americano farà, a dispetto delle limitazioni del sistema politico nel quale la scelta sarà fatta.

Il messaggio di Bush ai popoli è pieno di minacce, che chiedono attenzione e preparazione per una lotta che sarà necessariamente complessa e prolungata. Per evitare al mondo di entrare in un’era di caos e barbarie.