Partito Comunista del Brasile / Helena D’Eugenio, vice pres. del PCdo B
- Discorso di Carvalho, Sabato 22
/11/2003
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Trad. dall’inglese Bf
Discorso di Bush: un messaggio pieno di minacce ai popoli
Josè Reinaldo Carvalho
Il presidente degli Stai Uniti George Bush ha scelto l’Inghilterra come teatro
per fare un nuovo discorso che definisce le linee strategiche dell’imperialismo
statunitense nell’attuale quadro internazionale. Adesso deve avere la
sfrontatezza di difendere la guerra e giustificare le pazzie e i crimini che ha
commesso, di fronte al fatto che il popolo britannico considera indesiderata la
sua visita e che masse di dimostranti ostili stanno prendendo posizione conto
la sua presenza nel paese mente il suo
anfitrione, primo-ministro Tony Blair, affronta la dura opposizione interna.
Anche prima dell’inizio della guerra in Iraq, la capitale inglese è rimasta
estranea alla rappresentanza delle maggiori concentrazioni e dimostrazioni
popolari delle memorabili date del 15 Febbraio e del 5 Marzo di quest’anno.
Così se la scelta dell’Inghilterra come piazza per il discorso per comunicare
al mondo la nuova politica imperialista è carica di simbolismo, così è per la
manifestazione del popolo in rivolta contro il tiranno.
E’ significativo il fatto che Bush abbia iniziato il suo discorso menzionando
il precedente presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson, il quale è stato
visto come l’uomo che non fu in grado di conquistare per il suo popolo il
dominio del mondo dopo la Prima Guerra Mondiale (1914-1918), ma che si distinse
indubbiamente per la sua visione messianica e fondamentalista nel guardare al
destino del paese come ad una missione. Egli disse “Gli Stati Uniti hanno
un’energia spirituale che nessun’altra nazione possiede per contribuire alla
libertà dell’umanità”. Teniamo sempre presente che Bush ha ripetutamente
invocato la “predestinazione divina” riferendosi alla sua missione per l’impero
che guida. Nel suo discorso tenuto ieri a Buckingham Palace, il presidente US
ha fatto un riferimento al giuramento di Woodrow Wilson formulato nel 1918
durante un ricevimento offerto dal re britannico Giorgio V. In quell’occasione
disse che “diritto e giustizia devono diventare le forze predominanti per
controllare il mondo". Così il capo dell’imperialismo US sta tentando di
dare un fondamento ideologico che giustifichi il suo stesso modo di concepire e
mettere in pratica il ridisegno dell’ordine mondiale. Un altro fatto su Woodrow
Wilson che vale ricordare è che fu eletto nel 1916 con il motto “Pace senza
vittoria”, promettendo di tenere gli Stati Uniti lontani dal conflitto
mondiale. Una volta eletto, Wilson sviluppò una fantastica struttura di
propaganda per fomentare un’isteria sciovinista destinata a convincere la
popolazione della necessità di attaccare i tedeschi.
“Multilateralismo” sotto l’egemonia US
Dopo i vari fatti per identificare l’esistenza di un nesso unico che lega gli
attacchi dell’11 Settembre 2001 e le altre azioni che sono successe negli
ultimi due anni a Bali, Jacarta, Casablanca, Bombay, Mombasa, Najaf,
Gerusalemme, Baghdad e Istambul, con il chiaro obiettivo di creare un clima di
allarmismo e dimostrare che il terrorismo minaccia tutti e tutto indistintamente,
Bush ha puntato su quelli che considera “i tre pilastri sui quali posa la pace
e la sicurezza delle nazioni”.
Il primo
pilastro è il ruolo delle organizzazioni internazionali
nell’affrontare le “sfide del nostro mondo”. Dopo aver squalificato il sistema
multilaterale e sminuito le Nazioni Unite, ora vediamo la superpotenza che
cerca di mettere avanti i propri interessi trasformando l’unilateralismo nella
principale norma della sua politica estera ed il militarismo nello strumento
base della sua azione internazionale, proclamando che farà di tutto allo scopo
di venire incontro alle Nazioni Unite “ammettendo solennemente la propria irrilevanza e accettando il destino
della Lega delle Nazioni”. Invece pochi mesi fa, giusto prima di attaccare
l’Iraq, il Segretario di Stato Colin Powell dichiarò davanti al Consiglio di
Sicurezza, quando questo negò l’autorizzazione all’azione bellica, che le UN
avevano appena mostrato la loro “irrilevanza”. Ora l’imperialismo US, nel
discorso di Bush, adotta il termine “multilateralismo” e presenta la necessità
di offrire una “risposta globale alla minaccia terrorista”, che può solo
significare la volontà di sottomettere le UN al proprio volere e rinnovare lo
sforzo, iniziato subito dopo gli attentati dell’11 Settembre, di creare un
fronte di governi sotto la propria guida, con la minaccia: “o state con noi o
contro di noi”(sentenza pronunciata il 20 Settembre 2001).
In questo senso è evidente nel discorso di Buckingham il tentativo di
inquadramento dell’Europa e di riaffermazione del ruolo della NATO, come
“l’istituzione multilaterale più efficiente della storia”. Mentre saluta
l’evoluzione dell’Unione Europea, segnala di non ammettere altro allineamento
militare al di fuori dell’Alleanza Atlantica.
Violenza,
principale metodo della politica US
Bush una volta di più ci da un chiaro messaggio della natura
violenta della sua politica nell’annunciare
che il “secondo pilastro della pace e della sicurezza del nostro
mondo è la volontà delle nazioni libere di frenare l’aggressione e il male con
l’uso della forza, come ultima risorsa. Il popolo ci ha dato il compito di
difenderlo. E questo compito talvolta richiede di rispondere con la violenza
all’uomo violento. In certi casi l’uso misurato della forza è ciò che ci ha
protetto da un mondo caotico regolato dalla violenza”. Tali considerazione
sull’uso della forza nelle relazioni internazionali per giustificare il
militarismo e il bellicismo sono accompagnate dalle minacce a Nord Corea e
Iran, portate insieme ad una dichiarazione perentoria che l’occupazione in Iraq
sarà mantenuta, rivelando l’infondatezza dell’annuncio che il potere sarà reso
alla sovranità irachena entro sei mesi.
Diffusione della democrazia in nome del
primato degli US
Il presidente ha terminato il suo discorso con una dissertazione sul “terzo
pilastro della sicurezza: l’impegno all’espansione globale della
democrazia”. A questo punto l’imperialismo esprime una chiara determinazione a
rendere effettivo il suo “destino manifesto” e, a tutti gli effetti, il pretesto
a nuove azioni interventiste e ha anche manifestato, che si potrebbero trasformare in guerre contro
paesi e popoli.
Appena prima che gli US entrino nell’anno elettorale, il discorso di Bush a
Buckingham ha il merito di fare chiarezza sulle sue intenzioni, cioè adempiere
la sua strategia di dominazione mondiale anche per mezzo di un
“multilateralismo” forzato sotto la direzione degli Stati Uniti o per mezzo
della guerra. Il mondo non è indifferente alla scelta che il popolo americano
farà, a dispetto delle limitazioni del sistema politico nel quale la scelta
sarà fatta.
Il messaggio di Bush ai popoli è pieno di minacce, che chiedono attenzione e
preparazione per una lotta che sarà necessariamente complessa e prolungata. Per
evitare al mondo di entrare in un’era di caos e barbarie.