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Partito Comunista do Brasil -http://www.pcdob.org.br , mailto:internacional@pcdob.org.br  - 15-01-2004
traduzione dall'inglese - stralcio di Bf

Internazionale - Partito Comunista do Brasil
Relazione del Presidente all’8° incontro ordinario del Comitato Centrale
14 Dicembre 2003

Costruire la lotta per confermare le prospettive di cambiamento dell’Amministrazione di Lula


Traduzione/stralcio Bf
da  Renato Rabelo*.

L’anno 2003 è stato caratterizzato dalla gravità della situazione internazionale causata delle minacce alla pace nel mondo ed alla sicurezza dei popoli, provenienti dagli Stati Uniti, monopolisti della politica militarista, e, nel nostro paese,  dall’arrivo al governo della Repubblica di nuove forze politiche e sociali sotto la guida di Luiz Inacio Lula da Silva.

La situazione internazionale è stata segnata da minacce e insicurezza ma sta crescendo la lotta per la pace e la sovranità e per un mondo multipolare.
La guerra all’Iraq ha rivelato l’enorme capacità di forza della superpotenza imperialista ma anche i segni del declino della sua leadership. Appare chiara la fragilità della posizione di Washington, che ha vinto la sua guerra solitaria ma che non sa assicurare la pace ne governare l’occupazione. Cresce l’attività della resistenza tra la popolazione irachena. Il contesto internazionale indica un tendenziale isolamento degli Stati Uniti e nuove crepe nel sistema delle alleanze. La “road map” non trova supporto politico. Il protrarsi delle campagne in Afganistan ed Iraq impaccia il procedere del piano di attacco ad altri paesi come Siria, Iran e Nord Corea. Lula, nella sua recente visita, dalla Siria ha sostenuto la formazione in Iraq di un governo non sorretto dalle truppe d’occupazione; è un grande passo della diplomazia Brasiliana.

La nuova situazione creata dalla crescente militarizzazione con la quale gli Stati Uniti difendono i loro interessi, trova motivi di opposizione in tutto il mondo. Nel campo imperialista si intensificano le contraddizioni con i principali stati dell’Unione Europea (Francia e Germania). Anche i crescenti contrasti tra la maggior parte dei paesi in via di sviluppo e gli US sono un importante fattore di opposizione all’egemonia della superpotenza.

Perciò è importante lo sviluppo dell’alleanza dei così detti G-20, capeggiati da Brasile, Cina e India, per fronteggiare in modo nuovo il protezionismo dei paesi capitalisti. Si vanno aggregando dei “poli regionali” di cooperazione politica ed economica che possono in prospettiva dar luogo ad una situazione multipolare. Nel 2003 va segnalato il ruolo di potenza emergente della Cina socialista. E le grandi manifestazioni per la pace che hanno coinvolto milioni di persone, che dimostrano - anche se non sono riuscite a fermare la guerra- che qualcosa sta crescendo nella mente della gente.

Nell’America Latina, in crisi per le politiche neoliberali introdotte negli anni ’90, ci sono importanti cambiamenti. Specialmente nel Sud del continente, dove hanno vinto amministrazioni contrarie al neoliberismo: in Brasile, dove è presidente Lula, in Argentina, in Bolivia, dove il presidente è stato scalzato dall’insurrezione del movimento popolare; in Venezuela, dove il corso degli eventi dimostra l’alto livello della tenuta popolare. Pervade il continente la lotta per il cambiamento dalle gravi condizioni prodotte da politiche mirate agli interessi delle multinazionali e dei grandi gruppi finanziari. La ricerca di un’alternativa economica al neoliberismo nel continente non è ancora stata realizzata, trovando ostacoli nel forte radicamento degli interessi del liberismo e nella deregulation degli anni ’90.

Una fase contemporanea di recessione segna l’economia dei tre centri del capitalismo: Stati Uniti, Giappone ed Europa. L’Asia sta diventando l’area più dinamica dello sviluppo economico mondiale, mentre ci sono segni di un certo esaurimento del sistema globale basato sul grande volume di esportazioni degli Stati Uniti, dove attualmente grandi scompensi fiscali, industriali e bancari portano alla caduta del valore del dollaro rispetto all’euro, con conseguenze sull’assestamento economico e commerciale a livello mondiale. Continua l’instabilità e aumentano le pressioni sui paesi dipendenti, sempre più vulnerabili.

Ad un anno dall’insediamento, l’amministrazione Lula ha gestito la crisi, ridando fiducia al paese. Il periodo è ancora breve per poter valutare ma vi è stato un cambio politico portato dalle nuove forze popolari, democratiche e progressiste, alle quali è legato il nostro Partito. La vittoria di Lula ha portato una grande speranza per i popoli ed i paesi progressisti nel mondo.
Il Partito non si è fatto illusioni sulla vittoria del 2002; restano alla nuova amministrazione le tristi eredità di una crisi strutturale diventata istituzionale. Il Brasile, oltre ad avere accumulato un debito estero senza precedenti, ha sostenuto due decadi di stagnazione, trovandosi sempre più esposto, con infrastrutture al collasso, deindustrializzazione, disoccupazione, e una pesante recessione. E’ quindi diventato ostaggio dell’FMI, sottomesso alle pesanti condizioni imposte dal fondo, che hanno una ricaduta sociale terribile.

La vittoria delle nuove forze di Lula, porta ad un cambiamento della situazione ma deve comunque fare i conti con gli impegni presi con l’ordine economico dominante e garantire i contratti imposti dai circoli finanziari dell’FMI. L’assunzione di questi impegni da alla nuova amministrazione un carattere duale, tra la continuità ed il cambiamento.

A fronte del fatto che la coalizione di forze abbia preso più del 60% dei voti validi e che sia cresciuta l’area della sinistra, tuttavia le nuove forze non hanno la maggioranza nel Congresso Nazionale ne tra i governatori di stato eletti. Le decisioni della leadership del Partito Laburista devono garantire le condizioni di governabilità. Ciò implica le difficoltà nel formare una maggioranza nel Congresso Nazionale e richiede trattative continue con i governatori.

La nuova amministrazione vuole  comunque affermare un crescente carattere democratico, aperto alla consultazione di forum sociali ai quali partecipa spesso lo stesso presidente. Due aspetti in contraddizione risultano dall’insieme delle forze di governo. Da un lato il governo sostiene la sovranità nazionale, frena i processi di privatizzazione, utilizza la Banca Nazionale di Sviluppo Sociale ed Economico per pianificare e sostenere lo sviluppo attraverso consistenti investimenti e infrastrutture; settori del governo, attraverso un Piano Pluriennale, prevedono per lo Stato un ruolo importante nella politica delle riforme agrarie e nell’organizzazione dello sviluppo regionale.
 Dall’altro lato il governo è costretto a mantenere la politica macroeconomica ortodossa puntata su fisco e inflazione, per cercare di ridare fiducia al mercato finanziario internazionale, tentando di stabilizzare l’economia, anche con il taglio delle spese pubbliche, in ottemperanza agli accordi con l’FMI.

Come conseguenza di queste dinamiche contraddittorie - che comprendono una stretta fiscale pesante, alti tassi di interesse, ristabilimento della stabilità economica, freno agli impulsi inflattivi, ripristino della fiducia del mercato finanziario, sostegno all’industria - si è avuto il primo bilancio positivo dal ’94. Il debito estero è stato consolidato, portando i titoli San Paulo ad un livello di cambio senza precedenti. In compenso le precedenti amministrazioni hanno lasciato in eredità la continua decrescita degli investimenti pubblici e privati, calata fino al limite del 18% del PIL, un tasso di disoccupazione che ha raggiunto livelli allarmanti, vicini al 13% nei sei più importanti comparti metropolitani. Per cui per il 2003 si prevede una crescita del PIL vicina  allo zero. L’amministrazione, d’intesa con il Ministero delle Finanze e la Banca Centrale ha deciso di rinnovare l’accordo fatto con l’FMI, secondo gli standards attuali - frenando le spese di stato- per altri 15 mesi.

Invece la politica estera della Presidenza della Repubblica e del Ministero degli Esteri esprime una nuova mentalità. Il Brasile rifiuta la linea aggressiva dell’imperialismo statunitense, e intende rafforzare pace e multilateralismo. Il Brasile sta diventando importante per l’America Latina, sta  rilanciando il Mercosur, e riuscendo a migliorare la situazione negoziale con gli Stati Uniti.
Dentro il WTO il Brasile guida la formazione di un’alleanza di paesi in via di sviluppo contro il protezionismo dei paesi forti. La recente visita in Medio Oriente del presidente Lula è una dimostrazione chiara della nuova politica governativa.

Questa complessa realtà si riflette nella società, dove organizzazioni e movimenti fanno i primi passi nella difesa dei propri interessi e delle proprie aspirazioni, confidando nell’amministrazione Lula. Nel Congresso Nazionale si stanno sviluppando trattative tra le proposte amministrative e i desideri della società; il governo ha una differente apertura verso le richieste popolari e parlamentari, ad esempio riguardo le risorse per la Sanità, per le associazioni pro handicappati e anche le misure impopolari subiscono importanti modifiche.

Anche se nella politica interna prevale la via macroeconomica conservatrice imposta dai poteri forti della Banca Centrale e dal Ministero delle Finanze, un nuovo modo di governare si riflette in un crescente dibattito sui media, tra i partiti, le associazioni, i sindacati e le università. Le forze conservatrici in campo, sia nazionali sia estere, interpretano la realtà come “una lotta tra le buone direttive del Ministero delle Finanze ed un eterodosso potere statale della Banca Nazionale dello Sviluppo Economico e Sociale”. La lotta per la riforma agraria si è risolta in una provocatoria contesa tra proprietà private e capitalismo. Il piano energetico è considerato come “il ritorno allo Stato padrone”. L’uso in grande scala di tecnologia nazionale per l’arricchimento dell’uranio è visto come una “politica avventurosa”. La politica estera ed il suo centro esecutivo, il Ministero per le Relazioni Estere, sono nel mirino di conservatori e Stati Uniti. L’opposizione conservatrice sta riorganizzandosi nel Partito Social Democratico Brasiliano.

Insomma, alla scadenza del primo anno è stata raggiunta una certa stabilità, frenata la crisi finanziaria, frenato il processo di privatizzazione, il paese ha riacquistato sovranità in politica estera ma permane una dualità. La tendenza in atto alla democrazia, alla sovranità, allo sviluppo nazionale deve ancora essere sviluppata.

La necessità della ripresa dello sviluppo è un fattore urgente e cruciale, e coinvolge settori dentro e fuori l’amministrazione, tra i quali vi è accordo ad accettare, in un primo momento, la politica macroeconomica ortodossa per risolvere la crisi ereditata, dato anche l’attuale rapporto di forze. Ma questo orientamento non sarà permanente. Il suo protrarsi è negativo, perché porta a frenare lo sviluppo e la capacità produttiva nazionale, non inverte il tasso di disoccupazione e può portare il paese in una nuova crisi. Il cambiamento di direzione rispetto la politica macroeconomica vede il ruolo fondamentale dello Stato come stimolo alla crescita, con investimenti produttivi, incrementando credito e spesa pubblica, con la riduzione dei tassi di interesse e un tasso competitivo di cambio, con l’incremento degli investimenti pubblici nelle infrastrutture, garantendo libero accesso a scuola, sanità, sicurezza sociale, l’incremento degli utili e del mercato interno. Su questi temi, il nostro Partito ha proposto nel Luglio 2003 un documento intitolato “Unione per sviluppo, occupazione e valorizzazione del lavoro”.

Il Partito Laburista  ha assunto la prospettiva di un nuovo modello di sviluppo, proponendo al governo come prioritarie le misure mirate a favorire gli investimenti nel campo delle infrastrutture, realizzando partnerships pubblico-private, attuando il piano pluriennale di politica industriale, allargando il credito, facendo una riforma manageriale dello Stato. Prefiggendosi di ottenere risultati con ogni provvedimento e dando un’ampiezza strategica al progetto.

Il Partito Laburista intende comporre la ripresa dello sviluppo con il progresso sociale ritenendo possibile mantenere la politica macroeconomica ortodossa, che chiede flessibilità, ma contemporaneamente perseguendo anche lo sviluppo progressivo. Ad esempio il Partito Laburista propone una politica fiscale di rottura rispetto al passato. L’orientamento ora non è più basato sull’incremento del peso delle tassazioni ma sul taglio delle spese pubbliche. Ciò significa che quasi nulla è cambiato, tuttavia le misure fiscali adottate dall’amministrazione vanno a promuovere utili tagli al debito pubblico, essenziali per garantire la solvibilità a lungo termine.

Affermare che il regolamento della politica fiscale possa essere il motore dello sviluppo è contraddetto dai fatti. Il nodo della questione non è ricapitalizzare lo stato, ma produrre sviluppo. Dal nostro punto di vista un reale controllo del debito si potrà ottenere solo con una crescita effettiva. I risparmiatori che continuano ad investire nei bonds del Tesoro lo fanno perché l’economia è paralizzata; e si8 innesca il circolo vizioso - più bonds più interessi- che aumenta l’indebitamento dello Stato. Così il PIL a Dicembre del 2002 cresceva ancora -1,2%, stando al denominatore dell’indice la stagnazione, e un crescente debito pubblico al numeratore.

Considerati i tempi necessari alla transizione, quattro sono le tendenze nel progetto della nuova amministrazione per il Brasile: quella dominante basata sulla politica macroeconomica di tasse pesanti e taglio della spesa pubblica, la tendenza principale del Partito Laburista di armonizzare la politica dominante con un nuova finanziaria, con grandi investimenti in infrastrutture economiche e sociali. La politica dell’alleanza di partiti impegnati nel progetto di sviluppo nazionale che antepone la crescita; e la tendenza dell’ala sinistra, che difende un programma democratico anti capitalista a carattere popolare.

La politica del 2004 sarà legata all’evoluzione della situazione internazionale, alle condizioni politiche del Sud America, al Mercosur, alle possibilità dello sviluppo commerciale. In politica interna predominerà uno scenario recessivo, il mantenimento della politica macroeconomica ortodossa, maggior pressione del governo verso la flessibilità, spinta agli investimenti. In più l’amministrazione Lula dovrà rispondere alla richiesta di cambiamento, da parte delle forze che chiedono ripresa e dei movimenti sociali. Si vedrà nel secondo anno se vi sarà il cambiamento; non vi è alternativa.

La realtà politica attuale non offre altre possibilità alla sinistra. Il cambiamento dovrà avvenire con Lula. Il suo successo sarà la realizzazione di un progetto democratico di sviluppo. Un fallimento sarebbe una sconfitta per le sinistre e per il nostro Partito. Quindi il PCdoB conferma all’amministrazione il suo sostegno, assumendosi parte delle responsabilità e agendo costruttivamente e anche criticamente. Il Partito intende incrementare il suo ruolo nel progetto di alternativa nazionale, nello sviluppo della politica estera e di affermazione della sovranità nazionale, indirizzando la politica verso lo sviluppo , gli investimenti produttivi  mirati ad infrastrutture, visti come motore per lo sviluppo e la crescita sostenibile.

Il Partito si concentra su priorità quali lavoro, sviluppo, terra e abitazione. Anche la riorganizzazione del movimento sociale nel contesto della nuova situazione politica è una priorità. La formazione di un Coordinamento del Movimenti Sociali a carattere nazionale, verso la nuova realtà è da noi guidato. Tuttavia molto dipenderà dalla capacità di mobilitazione e di organizzazione autonoma  e dall’atteggiamento delle masse. Lo scopo dell’unità sociale nella nuova politica è fondamentale ad aprire un nuovo patto per il Brasile

Il PCdoB non vuole essere autoreferenziale ma una forza che difende un progetto democratico di sviluppo nazionale per la realtà Brasiliana. In questi 12 mesi l’impegno è consistito nel definire la tattica, i legami politici con il nuovo governo. Compito per la 9° Conferenza è stato di definire e mettere a punto ciò.

Nei riguardi della nuova amministrazione, il Partito ha saputo capirne la portata e gli obiettivi. La natura del progetto, dato il al livello attuale della lotta e realtà della transizione in atto - dolce, a carattere graduale - non ha permesso di fare più ampi programmi di passaggio al socialismo, a carattere popolare. Perché è stato necessario fare i conti con il modello liberale dominante. Quindi il progetto difeso dal Partito contempla la centralità del compito nazionale come partenza, per poi emanciparci dagli satandards neoliberali imposti ai paesi emergenti e per riprendere, dopo un ventennio di stagnazione, la via allo sviluppo con una redistribuzione democratica del reddito.

Allora difendiamo questo progetto democratico di sviluppo nazionale a carattere progressista che può riunire lavoratori, classe media, settori della classe dominante, legati al mantenimento del modello economico neoliberale, con la sua ortodossia politica; oppure la soluzione sarà un ibrido nel quale opporremo l’illusione –al momento attuale - della rottura con il capitalismo. E’ essenziale capire che non abbandoniamo la nostre via in questo frangente ma che su questa via noi giocheremo un ruolo di forza avanzata e rispettabile, contribuendo al cambiamento possibile.

Con senso strategico durante questo primo anno ci siamo comportati come una forza che  non si è volta ne al centralismo ne alla passività, ne al volontarismo ne all’avventurismo, malgrado certi eccessi di questo o quel leader. L’episodio della posizione del Partito sulle riforme della Sicurezza Sociale chiarisce la relazione con l’amministrazione Lula e la linea del Partito, che vuole essere parte dell’alleanza e non opposizione, anche nei casi in cui le divergenze tra il programma del partito e l’amministrazione si sono rivelate profonde. Ed evidenzia il concetto di affidabilità di tutti i militanti.

Nelle responsabilità di governo, i comunisti danno segno di competenza e capacità: Angelo Querioz sta strutturando il nuovo Ministero dello Sport e definendone i programmi. Aldo Robelo ha guidato con successo il governo della Casa delle Rappresentanze. L’influenza politica del Partito ha fattivamente aiutato l’amministrazione, saldando il rapporto con la base del governo.

Infine i rappresentanti comunisti della Casa delle Rappresentanze, fanno parte, per la prima volta, del fronte governativo, sotto la leadership di Inacio Arruda. In questo nuovo contesto di grandi questioni politiche, i congressisti del partito sono impegnati a cercare la via più corretta di governare per il nostro progetto nazionale. Con la loro iniziativa hanno tenuto vari seminari per individuare gli interessi nazionali, cercando alternative  per il cambiamento (tema “il governo del cambiamento e il nuovo modello di sviluppo”). I nostri congressisti hanno prodotto emendamenti alle riforme, elaborato progetti in favore dei lavoratori, e guardato al prioritario interesse del paese con misure come i Contributi per il Finanziamento dello Stato Sociale e la legge per la Bio-sicurezza. Un riflesso della nuova realtà vissuta dai congressisti  comunisti è nel riscontrare, per la prima volta, voti dissidenti durante le votazioni sulle riforme di Sicurezza sociale. Fatto che erode la nostra unitarietà nel parlamento. Di fronte all’accaduto il Comitato Centrale quasi all’unanimità (due astensioni) ha deciso di proteggere l’unità del partito, ribadendo la linea politica e le concezioni del Partito

Il Partito sta vivendo un momento di crescita di prestigio, sia all’estero sia all’interno del paese, nello scenario di crescita intensificata ed espansione in tutto il paese. Il cambiamento nel nostro partito è nel formare strutture con migliaia di nuovi membri che ora sono venuti a farne parte ( tra cui diversi influenti direttori di media), che lavorando in un’organizzazione di partito, assimilano l’importanza dei nostri principi e della nostra politica.

*Presidente del PCdoB. Rapporto presentato all’8° incontro del Comitato Centrale
14 Dicembre 2003