www.resistenze.org - popoli resistenti - brasile - 21-04-04

fonte http://www.solidnet.org
traduzione dall'inglese di BF

dal Partito Comunista del Brasile,  14 Aprile 2004 - pubblicato sul sito Vermelho l’8 Aprile
http://www.pcdob.org.br , mailto:internacional@pcdob.org.br

Dispute tra Brasile e Stati Uniti


José Reinaldo Carvalho (*)

Questa settimana è stata segnata dallo svolgersi di due importanti dispute tra il Brasile e gli US: la questione nucleare e quella dell’ALCA. Sono questioni delicate che richiedono la massima attenzione da parte del governo brasiliano e che non devono essere considerate marginali dalle forze progressiste e dal movimento popolare. Non sono problemi nuovi ne le divergenze tra il nostro paese e l’imperialismo statunitense si limitano a questi ma ritornano con forza sulla scena politica a partire da circostanze concrete e tendono ad imporsi come temi tra i più importanti per il presente e per il futuro, a medio e lungo termine. E’ necessario premettere che su entrambe le questioni la posizione ufficialmente presa dal governo brasiliano, attraverso i Ministeri delle Relazioni Estere e della Difesa, è stata ferma e serena.

La questione nucleare torna a ripresentarsi in seguito ad un articolo pubblicato sul Washington Post che, con tono provocatorio e  infondatamente, afferma che il Brasile sta vietando le ispezioni dell’AIEA (Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica) all’impianto per il combustibile nucleare situato a Resende, nello stato di Rio de Janeiro. La ragione è chiara: si solleva il sospetto che il Brasile stia sviluppando un progetto di arricchimento dell’uranio a fini bellici e con ciò stia trasgredendo gli accordi presi, introducendo un nuovo elemento di tensione nelle relazioni internazionali. La diplomazia brasiliana ha prontamente respinto tali affermazioni e illazioni, riaffermando che il Brasile accetta e rispetta le regole internazionali in materia ma che d’altra parte non accetta di essere trattata come una “nazione sospetta”, ne permetterà improvvise ispezioni al suo programma nucleare che porterebbero alla violazione di segreti industriali.

Il Segretario dell’Energia degli US, S.Abraham, si incontrerà con il Ministro degli Esteri brasiliano. Secondo quanto affermato dalla stampa, l’emissario nordamericano cercherà di incontrare il presidente Lula, per riferirgli il messaggio di Bush recante le posizioni della Casa Bianca in merito. Certi che il presidente Lula e la sua cancelleria continueranno a trattare il tema secondo l’interesse nazionale, non manchiamo di esprimere che l’inviato di Bush sarebbe persona non grata se intendesse esercitare pressioni indebite sul nostro paese.

Le forze progressiste brasiliane non possono avere complessi nel trattare una questione tanto rilevante per le relazioni internazionali e significativa per la sovranità nazionale. Ora talvolta il dibattito è segnato da falso pacifismo e ipocrisia: la Costituzione Brasiliana permette l’utilizzazione dell’energia nucleare quando è diretta a fini pacifici e se le attività inerenti a questo comparto sono sottoposte al Congresso Nazionale. Questo basterebbe per sostenere la legittimità del nostro programma nucleare. Ma ancor più, il Brasile è firmatario del Trattato di Non Proliferazione Nucleare (TNPN), perché siamo un paese pacifico e auspichiamo che i paesi detentori di armi atomiche soddisfino progressivamente gli impegni del disarmo nucleare. La non proliferazione di armi atomiche nel mondo dipende, più che dall’interdizione di programmi nucleari come quello brasiliano, dall’impedire che altri paesi vengano in possesso di armi atomiche.

Dal punto di vista del TNPN, il Brasile non è obbligato ad accettare illimitate e improvvise ispezioni da parte dell’AIEA. Potrebbe essere sottoposto a ispezioni solo nel caso il paese  fosse firmatario del Protocollo Aggiuntivo, o nel caso dei paesi con armi nucleari che non si muovono verso la distruzione dei propri arsenali di armi atomiche. La firma del Protocollo Aggiuntivo  non può essere una decisione avventata risultante dalle pressioni degli US sull’AIEA. Dovrebbe essere una decisione sovrana derivante da un dibattito nazionale. Attualmente non ci sono ragioni valide che ci portino a fare un tale passo. La partecipazione sovrana del Brasile nel mondo gioca un ruolo attivo sulla scena internazionale esigendo l’abbattimento delle asimmetrie in ogni campo. Vigendo il TNPN, noi non possiamo accettare l’esistenza di due categorie: quelli che si arrogano il “diritto” di possedere  armi nucleari e quelli a cui è vietato di possederle. Insistiamo sul principio che la rinuncia a possedere armi nucleari sia qualcosa che deve derivare dallo spirito pacifista e dalla collaborazione internazionale della nostra nazione e non da imposizioni forzate dal potere imperialista o dalla rinuncia a difendere l’integrità nazionale in caso di minacce. Specialmente oggi, mentre l’imperialismo nordamericano segue il cammino dell’unilateralismo e della “guerra preventiva”- il nuovo concetto usato per giustificare le guerre d’aggressione che è in pratica una lacerazione del TNPN- con la minaccia di usare in queste guerre le proprie armi di distruzione di massa.

Il vicolo cieco dell’ALCA

il Brasile insieme al gruppo dei paesi dell’America Latina hanno iniziato a fronteggiate la più seria minaccia alla loro sovranità da quando, nell’ultima decade del secolo scorso, l’ex presidente Goroge Bush ha iniziato a proclamare “l’Iniziativa delle Americhe”, che concretizzava il sogno degli imperialisti nordamericani di controllare un immenso territorio, dall’Alaska alla Patagonia, nel più ambizioso piano neo-colonialista mai concepito; piano che serviva da substrato politico e ideologico a quello che poi sarebbe diventato “l’Accordo di Libero Commercio delle Americhe” (ALCA). Tanto che il professor Celso Furtado, di fronte a molti diplomatici e intellettuali di fama, ha ammonito che l’ALCA è una minaccia all’integrità territoriale del Brasile. Su questa strada le forze progressiste e il movimento popolare in Brasile e in tutta l’America Latina hanno fronteggiato l’ALCA, proclamando la non partecipazione a questa intesa, con una posizione di resistenza attiva. Questa è la giusta posizione e non vi è ragione di cambiarla.

Oggi con non poca soddisfazione constatiamo che, grazie a una lotta politica di massa nazionale e continentale e anche a una lotta diplomatica portata nelle cancellerie e sul terreno multilaterale degli organismi internazionali, il piano imperialista nordamericano di imporre questo trattato neocoloniale delle Americhe è sul punto di diventare irrealizzabile. E’ ostacolato dall’opposizione dei movimenti nazionali e popolari organizzati in tutto il continente e nelle nette posizioni tenute dai governi di Lula, Chavez e Kirchner. Dobbiamo anche sottolineare il ruolo giocato da Cuba, le cui posizioni politiche e ideologiche ben definite sul tema, radicano fermamente  nelle forze progressiste e popolari gli interessi strategici di unità e di integrazione sovrana per l’America Latina,  incompatibili con i piani imperialisti degli US nella regione, che molto contribuiscono a informare il movimento nazionale popolare organizzato.

La scorsa settimana le dichiarazioni fatte dai Ministri degli Esteri argentino e brasiliano (rispettivamente Rafael Bielsa e Celso Amorim) hanno chiarito che l’ALCA vive un quasi inarrestabile impasse. La Cancelleria brasiliana ancora una volta ha reso esplicito che l’interesse del nostro paese al trattato è circoscritto “all’accesso ai mercati”, il che presuppone l’eliminazione delle restrizioni nordamericane e che, per quanto concerne il Brasile e il Mercosur, sono fuori discussione gli accordi complessivi che implicano aspetti  non stabiliti  dal WTO. Allo stesso tempo i due Ministri hanno manifestato la difficoltà di adeguarsi con la scadenza del Gennaio 2005 e hanno annunciato “avanzamenti” nei negoziati tra Mercosur e Unione Europea. 

L’impasse dell’ALCA è una vittoria parziale dei movimenti nazionali e popolari organizzati di lotta contro l’ALCA nel Brasile e nell’America Latina, e costituisce un altro punto di attrito tra il Brasile e gli Stati Uniti. Come per la questione nucleare, l’immancabile  conseguenza sarà che il governo, le forze progressiste e il movimento popolare adotteranno posizioni ferme, avendo sempre come riferimento centrale la difesa della sovranità nazionale.


*Giornalista, Vice Presidente nazionale del PCdoB, Responsabile delle Relazioni Internazionali.