da www
www.vermelho.org.br
http://www.vermelho.org.br/diario/2005/0131/opiniao_0131.asp?nome=Renato%20Rabelo&cod=4158
Renato Rabelo,presidente del Partito Comunista del Brasile, PCdoB.
Porto Alegre, 30 gennaio
2005
Seminario: I desideri attuali della lotta
per il socialismo
5° Forum
Sociale Mondiale
La riunione tra i 26 rappresentanti di istituti, centri di studi e
pubblicazioni marxiste e progressiste è atto dei più rilevanti di questo Forum
Mondiale 2005.
Considero fatto altamente significativo il dibattito concernente i problemi di
lotta socialista attuale, in occasione di questo 5° Forum Sociale Mondiale.
Da quasi duecento anni è iniziata la lotta al superamento del capitalismo per
una società di tipo avanzato, nella quale ottenere la liberazione della grande
massa di lavoratori salariati e sottopagati. In questi due secoli, l'ideale
socialista ha mobilitato milioni e milioni di persone in tutti i quadranti del
pianeta. Conquistando molte vittorie, essendo le prime esperienze realizzate in
paesi capitalisti arretrati, iniziate da meno di cento anni. Da un punto
di vista storico, è un breve periodo perché una nuova formazione economica e
sociale potesse superare realmente il capitalismo.
Oggi, possiamo affermare di stare vivendo una nuova lotta per il socialismo,
perché la prima vincente esperienza, che ha costituita la Russia, e raggiunse
la formazione di una struttura socialista, non ha prosperato, ed ha chiuso.
Tenendo presente questo risultato, dobbiamo ricominciare una tappa di accumulo
strategico di forze, rinnovate dalle lezioni di pratica passata, e presenti
nella realtà del capitalismo contemporaneo. Oggi si afferma maggiormante la
nostra convinzione che il socialismo sia un'esigenza storica; e nella
conformazione delle condizioni dell'epoca moderna, il socialismo è praticabile
politicamente, economicamente e socialmente.
Entro i limiti di questo dibattito, propongo qui tre questioni, in un tentativo
di riflessione.
- La prima riguarda gli aspetti della realtà attuale del sistema capitalista.
Secondo la nostra idea, l'imperialismo, soprattutto quello americano, in tempo
di globalizzazione e di modello neoliberale, dà segnali di non sostenibilità
dello schema e dello status in cui si è creato.
Questo tanto dal punto di vista economico, in cui si vive un clima con tendenza
all'instabilità, bassi tassi di crescita e semi-ristagno, con punti di crisi
nella sfera finanziaria, di cambio monetario e produttivo, nei paesi centrali
ed in periferia al sistema; quanto dal punto di vista politico, con l'intensificarsi
delle oppressioni nazionali ed il massimo splendore di un'egemonia imperialista
sostenuta tramite la guerra indiscriminata, l'imposizione del militarismo, le
decisioni unilaterali.
Tutto questo aggrava e approfondisce le contraddizioni: la centralizzazione del
capitale ha raggiunto soglie mai viste, con sviluppo mai visto prima delle
forze produttive; ma, d'altro canto, porta milioni e milioni di persone
disoccupate, povere, malate e marginalizzate e degrado accentuato della vita
del pianeta. Cresce in tutto il mondo la condanna alla guerra imperialista,
così come l'insoddisfazione per lo sprofondare del fosso che separa i paesi
ricchi dai poveri. E' sempre maggiore il desiderio dei popoli e della grande
maggioranza delle nazioni per la propria sovranità, per la democrazia e per lo
sviluppo e benessere materiale e spirituale, per la pace ed un nuovo ordine
mondiale.
Insomma, dal punto di vista storico tutto questo sta confluendo nella ricerca
di una nuova e superiore forma di organizzazione economica, politica e sociale,
la lotta per una società socialista. Nell'attualità attraversata dal
capitalismo, quanto maggiore sarà il tempo che vivrà nella scena storica, più
cresceranno i fattori di un mondo di barbarie.
- La seconda questione che desidererei menzionare è la situazione del nostro
movimento. Poco prima la fine del XX secolo, abbiamo sofferto una sconfitta di
carattere strategico,anche tenendo conto l'immenso valore della manutenzione di
prospettiva socialista in Cina, Vietnam, Cuba ed altri luoghi; tenendo conto
che si distacca, meritatamente, la fedeltà ai principi di un grande numero di
partiti in tutto il mondo. In questo momento, stiamo discutendo esaustivamente
la causa di questo rovescio di ripercussione storica. Quali lezioni saranno
tratte dalle prime esperienze socialiste?
La prima, è che non esiste un modello universale di socialismo, nè in termini
di arrivarci, nè in forme concrete di organizzarlo.
Ogni situazione è differente dall'altra. Per questo, la teoria deve essere
compresa in astratto, ma nello stesso tempo in modo che possa penetrare
profondamente nella concreta realtà. Questo ci instilla la sfiducia nella
creatività.
In seguito, consideriamo che per arrivare al socialismo e costruirlo, non
esiste un passaggio diretto dal capitalismo; necessita una serie di tappe e
transizioni (conclusioni già formulate dal tempo di Lenin), in un processo
relativamente prolungato, soprattutto in paesi poco sviluppati e di grandi
carenze, dove varie forme di proprietà possano convivere in un lungo periodo, e
perché, con sviluppo economico, si creino le condizioni per passare alle tappe
superiori.
E, ancora, che non si può sottostimare la capacità delle forze dominanti
capitaliste e dei suoi apparati che impediscono l'avanzare di una nuova
società. Si sono saputi riorganizzare dal golpe ricevuto dalle rivoluzioni
proletarie ed hanno imposto all'umanità - fondandosi sulla forza e sulla
pressione ideologica - una onda conservatrice di lunga durata, che ancora
prosegue.
Da tutto ciò si può concludere che il nostro movimento sta passando un periodo
di forte accumulo strategico di forze dove, attraverso un processo di lotte
politiche, economiche, teoriche ed ideologiche, che attinge alle più svariate
forme, il popolo sta facendo le sue proprie esperienze e si prepara per
battaglie di livello maggiore. Per le forze di trasformazione ancora lontane
dal potere c'è il desiderio di costruire una più ampia base politica e sociale
tra i lavoratori ed i suoi possibili alleati, strategici e congiunturali, che
sia l'elemento protagonista delle trasformazioni. Nei paesi attualmente
socialisti questo accumulo è centrato nello sviluppo continuo delle proprie
economie, tenendo in conto importante la rapida espansione delle forze
produttive.
- La terza ed ultima questione che desidererei affrontare è che i processi di
trasformazione, rivoluzionari, dipendono dalla deflagrazione di profondi
cambiamenti e di grandi avvenimenti su scala mondiale; ma il corso
rivoluzionario avrà senso proprio nel segno di realtà specifiche, peculiari, di
ciascun paese.
Nella nostra esperienza in Brasile,in funzione della sua realtà strutturale,
definiamo che "la transizione preliminare dal capitalismo al
socialismo" è l'obiettivo programmatico da raggiungere, non trattandosi,
per tanto, di socializzazione piena. Per approssimarsi a questo obiettivo
strategico di una transizione al socialismo, nelle condizioni attuali del
Brasile, è imprescindibile la lotta al superamento del progetto neoliberista.
La vittoria di Ignacio Lula da Silva come Presidente della Repubblica ha aperto
un nuovo ciclo della vita politica del paese, una rottura politica nella quale
nuove forze - rappresentative di altri segmenti sociali differenti dall'elite
tradizionale dominante - passeranno alla direzione del Brasile, arrivandoci
attraverso un processo istituzionale vigente, ed affrontando una equipe di
forze avverse. Come risultato di questa situazione, il nuovo governo è
democratico, ed ha dovuto costituire una maggioranza politica eterogenea in suo
appoggio, affermando una nuova politica estera in difesa della sovranità del
paese, allo stesso tempo mantenendo un orientamento di politica macroeconomica
ortodosso, in mezzo alle resistenze contro l'ortodossia neoliberista dentro e
fuori dal governo. Questa esperienza avviene in uno scenario di lotta molto
serrata contro le forze conservatrici rappresentanti del neoliberalismo, che
sono state sconfitte parzialmente nel 2002 e che adesso lavorano intensamente
per tornare al potere centrale nel 2006.
Il Partito Comunista del Brasile, PCdoB, appoggia e partecipa nel nuovo
governo. E' forza integrante del nucleo avanzato che ha fatto eleggere Lula,
dal 1989. L'esistenza di questo governo, anche tenendo conto di compromessi
contraddittori e contestabili, crea maggiori possibilità di lotta per una
alternativa al neoliberalismo, che, dal nostro punto di vista, si riassume in
un progetto di sviluppo nazionale ed integrazione regionale, rivolto alla
sovranità nazionale di ogni paese ed al progresso sociale. Nel presente, non
esiste altra alternativa politica percorribile più avanzata che l'appoggio al
governo Lula, capace di aprire un nuovo cammino.
Comprendiamo che tra il programma del PCdoB, che ha come obiettivo una
transizione al socialismo, ed il governo esiste una grande distanza. Intanto, è
importante precisare che la nostra radicalità non si pronuncia in termini di
uscite radicali, ma, partendo dal livello di battaglia in corso, nell'operare e
creare le condizioni per realizzarla, in un processo di accumulo di forze
strategiche.
Trattasi di modificare la bilancia di forze in favore dell'alternativa al
neoliberalismo, in un paese ancora sottomesso ad un eredità di dipendenza
strutturale al grande capitale finanziario transnazionale.
In questo senso, dobbiamo dare impulso alla lotta di idee tentando di costruire
un pensiero avanzato, per forgiare una convinzione al cambiamento dentro e
fuori dal governo; dare una via alla organizzazione e mobilitazione popolare
unitaria ed ampia come base per il cambiamento; costruire un governo di
coalizzazione politica ampia, con le forze interessate al cambiamento.
Concludo lasciando un forte abbraccio ai compagni ed amici presenti, impegnati
perché la nostra giusta causa per il socialismo si rinforzi, e raggiunga grandi
vittorie.
Viva il socialismo!
Traduzione da www.vermelho.org.br
di Emanuela Tione