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Renato Rabelo
,presidente del Partito Comunista del Brasile, PCdoB.

Porto Alegre, 30 gennaio 2005

Seminario: I desideri attuali della lotta per il socialismo


5° Forum Sociale Mondiale

La riunione tra i 26 rappresentanti di istituti, centri di studi e pubblicazioni marxiste e progressiste è atto dei più rilevanti di questo Forum Mondiale 2005.
Considero fatto altamente significativo il dibattito concernente i problemi di lotta socialista attuale, in occasione di questo 5° Forum Sociale Mondiale.

Da quasi duecento anni è iniziata la lotta al superamento del capitalismo per una società di tipo avanzato, nella quale ottenere la liberazione della grande massa di lavoratori salariati e sottopagati. In questi due secoli, l'ideale socialista ha mobilitato milioni e milioni di persone in tutti i quadranti del pianeta. Conquistando molte vittorie, essendo le prime esperienze realizzate in paesi capitalisti arretrati, iniziate da meno di cento anni. Da un punto di vista storico, è un breve periodo perché una nuova formazione economica e sociale potesse superare realmente il capitalismo.

Oggi, possiamo affermare di stare vivendo una nuova lotta per il socialismo, perché la prima vincente esperienza, che ha costituita la Russia, e raggiunse la formazione di una struttura socialista, non ha prosperato, ed ha chiuso. Tenendo presente questo risultato, dobbiamo ricominciare una tappa di accumulo strategico di forze, rinnovate dalle lezioni di pratica passata, e presenti nella realtà del capitalismo contemporaneo. Oggi si afferma maggiormante la nostra convinzione che il socialismo sia un'esigenza storica; e nella conformazione delle condizioni dell'epoca moderna, il socialismo è praticabile politicamente, economicamente e socialmente.
Entro i limiti di questo dibattito, propongo qui tre questioni, in un tentativo di riflessione.

- La prima riguarda gli aspetti della realtà attuale del sistema capitalista. Secondo la nostra idea, l'imperialismo, soprattutto quello americano, in tempo di globalizzazione e di modello neoliberale, dà segnali di non sostenibilità dello schema e dello status in cui si è creato.
Questo tanto dal punto di vista economico, in cui si vive un clima con tendenza all'instabilità, bassi tassi di crescita e semi-ristagno, con punti di crisi nella sfera finanziaria, di cambio monetario e produttivo, nei paesi centrali ed in periferia al sistema; quanto dal punto di vista politico, con l'intensificarsi delle oppressioni nazionali ed il massimo splendore di un'egemonia imperialista sostenuta tramite la guerra indiscriminata, l'imposizione del militarismo, le decisioni unilaterali.

Tutto questo aggrava e approfondisce le contraddizioni: la centralizzazione del capitale ha raggiunto soglie mai viste, con sviluppo mai visto prima delle forze produttive; ma, d'altro canto, porta milioni e milioni di persone disoccupate, povere, malate e marginalizzate e degrado accentuato della vita del pianeta. Cresce in tutto il mondo la condanna alla guerra imperialista, così come l'insoddisfazione per lo sprofondare del fosso che separa i paesi ricchi dai poveri. E' sempre maggiore il desiderio dei popoli e della grande maggioranza delle nazioni per la propria sovranità, per la democrazia e per lo sviluppo e benessere materiale e spirituale, per la pace ed un nuovo ordine mondiale.

Insomma, dal punto di vista storico tutto questo sta confluendo nella ricerca di una nuova e superiore forma di organizzazione economica, politica e sociale, la lotta per una società socialista. Nell'attualità attraversata dal capitalismo, quanto maggiore sarà il tempo che vivrà nella scena storica, più cresceranno i fattori di un mondo di barbarie.

- La seconda questione che desidererei menzionare è la situazione del nostro movimento. Poco prima la fine del XX secolo, abbiamo sofferto una sconfitta di carattere strategico,anche tenendo conto l'immenso valore della manutenzione di prospettiva socialista in Cina, Vietnam, Cuba ed altri luoghi; tenendo conto che si distacca, meritatamente, la fedeltà ai principi di un grande numero di partiti in tutto il mondo. In questo momento, stiamo discutendo esaustivamente la causa di questo rovescio di ripercussione storica. Quali lezioni saranno tratte dalle prime esperienze socialiste?

La prima, è che non esiste un modello universale di socialismo, nè in termini di arrivarci, nè in forme concrete di organizzarlo.
Ogni situazione è differente dall'altra. Per questo, la teoria deve essere compresa in astratto, ma nello stesso tempo in modo che possa penetrare profondamente nella concreta realtà. Questo ci instilla la sfiducia nella creatività.

In seguito, consideriamo che per arrivare al socialismo e costruirlo, non esiste un passaggio diretto dal capitalismo; necessita una serie di tappe e transizioni (conclusioni già formulate dal tempo di Lenin), in un processo relativamente prolungato, soprattutto in paesi poco sviluppati e di grandi carenze, dove varie forme di proprietà possano convivere in un lungo periodo, e perché, con sviluppo economico, si creino le condizioni per passare alle tappe superiori.

E, ancora, che non si può sottostimare la capacità delle forze dominanti capitaliste e dei suoi apparati che impediscono l'avanzare di una nuova società. Si sono saputi riorganizzare dal golpe ricevuto dalle rivoluzioni proletarie ed hanno imposto all'umanità - fondandosi sulla forza e sulla pressione ideologica - una onda conservatrice di lunga durata, che ancora prosegue.

Da tutto ciò si può concludere che il nostro movimento sta passando un periodo di forte accumulo strategico di forze dove, attraverso un processo di lotte politiche, economiche, teoriche ed ideologiche, che attinge alle più svariate forme, il popolo sta facendo le sue proprie esperienze e si prepara per battaglie di livello maggiore. Per le forze di trasformazione ancora lontane dal potere c'è il desiderio di costruire una più ampia base politica e sociale tra i lavoratori ed i suoi possibili alleati, strategici e congiunturali, che sia l'elemento protagonista delle trasformazioni. Nei paesi attualmente socialisti questo accumulo è centrato nello sviluppo continuo delle proprie economie, tenendo in conto importante la rapida espansione delle forze produttive.

- La terza ed ultima questione che desidererei affrontare è che i processi di trasformazione, rivoluzionari, dipendono dalla deflagrazione di profondi cambiamenti e di grandi avvenimenti su scala mondiale; ma il corso rivoluzionario avrà senso proprio nel segno di realtà specifiche, peculiari, di ciascun paese.

Nella nostra esperienza in Brasile,in funzione della sua realtà strutturale, definiamo che "la transizione preliminare dal capitalismo al socialismo" è l'obiettivo programmatico da raggiungere, non trattandosi, per tanto, di socializzazione piena. Per approssimarsi a questo obiettivo strategico di una transizione al socialismo, nelle condizioni attuali del Brasile, è imprescindibile la lotta al superamento del progetto neoliberista.

La vittoria di Ignacio Lula da Silva come Presidente della Repubblica ha aperto un nuovo ciclo della vita politica del paese, una rottura politica nella quale nuove forze - rappresentative di altri segmenti sociali differenti dall'elite tradizionale dominante - passeranno alla direzione del Brasile, arrivandoci attraverso un processo istituzionale vigente, ed affrontando una equipe di forze avverse. Come risultato di questa situazione, il nuovo governo è democratico, ed ha dovuto costituire una maggioranza politica eterogenea in suo appoggio, affermando una nuova politica estera in difesa della sovranità del paese, allo stesso tempo mantenendo un orientamento di politica macroeconomica ortodosso, in mezzo alle resistenze contro l'ortodossia neoliberista dentro e fuori dal governo. Questa esperienza avviene in uno scenario di lotta molto serrata contro le forze conservatrici rappresentanti del neoliberalismo, che sono state sconfitte parzialmente nel 2002 e che adesso lavorano intensamente per tornare al potere centrale nel 2006.

Il Partito Comunista del Brasile, PCdoB, appoggia e partecipa nel nuovo governo. E' forza integrante del nucleo avanzato che ha fatto eleggere Lula, dal 1989. L'esistenza di questo governo, anche tenendo conto di compromessi contraddittori e contestabili, crea maggiori possibilità di lotta per una alternativa al neoliberalismo, che, dal nostro punto di vista, si riassume in un progetto di sviluppo nazionale ed integrazione regionale, rivolto alla sovranità nazionale di ogni paese ed al progresso sociale. Nel presente, non esiste altra alternativa politica percorribile più avanzata che l'appoggio al governo Lula, capace di aprire un nuovo cammino.

Comprendiamo che tra il programma del PCdoB, che ha come obiettivo una transizione al socialismo, ed il governo esiste una grande distanza. Intanto, è importante precisare che la nostra radicalità non si pronuncia in termini di uscite radicali, ma, partendo dal livello di battaglia in corso, nell'operare e creare le condizioni per realizzarla, in un processo di accumulo di forze strategiche.

Trattasi di modificare la bilancia di forze in favore dell'alternativa al neoliberalismo, in un paese ancora sottomesso ad un eredità di dipendenza strutturale al grande capitale finanziario transnazionale.
In questo senso, dobbiamo dare impulso alla lotta di idee tentando di costruire un pensiero avanzato, per forgiare una convinzione al cambiamento dentro e fuori dal governo; dare una via alla organizzazione e mobilitazione popolare unitaria ed ampia come base per il cambiamento; costruire un governo di coalizzazione politica ampia, con le forze interessate al cambiamento.

Concludo lasciando un forte abbraccio ai compagni ed amici presenti, impegnati perché la nostra giusta causa per il socialismo si rinforzi, e raggiunga grandi vittorie.

Viva il socialismo!


Traduzione da www.vermelho.org.br di Emanuela Tione