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Popolo, popolare, populismo?
Se il populismo è male, qual è il suo opposto? Antipopulismo, antipopolare,
antipopolo.
Emir Sader
Sin Permiso
La radice è popolo, ed è una categoria screditata dalla critica elitaria. In
Brasile è arrivata in politica con Getúlio Vargas. Pochi decenni dopo
l'abolizione della schiavitú - il paese che nel continente l’abolirà più tardi
-, Getúlio cominciò a rivolgersi ai brasiliani come ai "lavoratori"
del Brasile.
Lo Stato, con il governo di Vargas assunse i diritti sociali come propria
responsabilità, pochi mesi dopo che un presidente nato a Rio de Janeiro e
adottato dall'oligarchia paulista, Washington Luis, affermasse ancora che
"la questione sociale è una questione di polizia."
Il popolo entrò allora nella storia brasiliana attraverso le politiche di
Gétulio, e per quel motivo non sarà mai perdonato dalle élite, nonostante che
Vargas abbia promosso come settore egemonico del Brasile la borghesia
industriale, nata dal ventre dello Stato.
Il patto politico che rifondava lo Stato brasiliano di Getulio, per la prima
volta includeva i settori popolari, che all’epoca erano ancora minoritari. Lo
Stato si adeguava alle necessità dell'industrializzazione, assumendo il suo
ruolo di stimolo della produzione, di formazione di manodopera, d’estensione
del mercato interno. Il progetto concordava col discorso nazionale, popolare e
di sviluppo economico.
La dittatura militare eliminò il carattere popolare e nazionale del progetto,
mantenendo il liberismo. Lo stato fu militarizzato, il popolo fu soffocato, i
suoi salari congelati e, per questo cadde il mercato interno di consumo
popolare. La parola popolo fu spazzata via insieme alle forze popolari. Tutto
si trasformò in "populismo." La dottrina di sicurezza nazionale che
orientò la dittatura, mentre reprimeva i salari popolari criminalizzò il popolo,
e le politiche economiche privilegiarono il consumo di lusso e l'esportazione.
Con la fine della dittatura, il predominio dei discorsi finì sulla democrazia,
ma il popolo continuò ad essere assente. Poco o niente, fu poi ricordato il
fatto che la democrazia è il governo del popolo, con il popolo e per il popolo.
La parola “cittadino” entrava nei discorsi, ma la parola popolo, no.
Quando arrivò il Piano Incrociato, riapparvero le voci che condannavano il
controllo di prezzi come populista; si diceva che “..violava le sacre leggi
dell'economia.”
In realtà, populista è servire le
necessità popolari, violando quelle leggi. Quando i governi definiscono per
decreto il tasso d’interesse, per esempio, violano le leggi del mercato;
giacché dovrebbero lasciare fluttuare anche il prezzo del denaro. Tuttavia, in
quel modo si violano le leggi del mercato a beneficio dei settori non popolari.
In quel caso, non si è mai parlato di populismo.
Quando fu l’epoca del Piano Real, alcuni voci dissero che si trattava di un
populismo valutario.
Si finanziava il consumo della classe media e della borghesia con un prezzo
artificiale della moneta. Il controllo dell'inflazione si fermò a costo di un
brutale deficit pubblico. Portarono lo Stato sull'orlo del fallimento, proprio
quelli che dicevano che "lo Stato spende molto, lo Stato spende
male", “bisogna superare la pagina del getulismo”, cioè del cosiddetto
“populismo”.
Ma il ritorno della paura del populismo è arrivato da altri paesi. La vittoria
di Hugo Chávez è stato il segno per la nuova operazione destinata a
criminalizzare insieme il populismo ed il nazionalismo. Criminalizzare il
popolo e la Nazione, con tutto il significato ideologico che contiene:
antinazionale ed antipopolare.
Sé il nazionalismo è cattivo che cosa è buono? L'internazionalismo? No, perché
porta al comunismo. Allora è la globalizzazione. Ma il nazionalismo attuale
[bolivariano Ndt], per ostacolare ancora più le cose ai globalizzatori di
turno, è un nazionalismo che promuove l'integrazione regionale.
Non privilegia gli interessi del suo popolo contro gli altri, ma privilegia gli
interessi della regione su quelli del proprio paese. Ciò che fu l'asse
dell'integrazione europea, per esempio. Là, il nazionalismo - che è di destra -
si oppose all'integrazione. Qui il nazionalismo la promuove. Telesur, Petrosur,
Petrocaribe, Gasdotto Continentale. Allora per tentare di produrre maggior
confusione si parla di “ultra nazionalismo”.
L'utilizzo delle risorse economiche per promuovere politiche sociali è una
caratteristica del postliberalismo, e viene definito populismo. Perché? Perché
le risorse economiche dovrebbero essere utilizzate per aumentare l'autonomia
dell'economia, senza promuovere i diritti sociali.
Questa è la concezione neoliberale. Negarla è populismo.
Sé il populismo è cattivo qual è il suo opposto? Antipopulismo, antipopolare,
antipopolo.
Non sono populiste le politiche che favoriscono il capitale e le oligarchie,
mentre danneggiano i lavoratori.
Nel caso del Brasile, lo spettro del "chavismo" è venuto a sorvolare
il governo di Lula, come rischio, come tentazione. Dopo che la élite si è
assicurata di avere liquidato l'immagine di Lula, al presidente restava ancora
l’opzione di utilizzare le risorse pubbliche per cercare l’appoggio popolare.
Ma siccome l’élite è priva del contatto con la massa popolare, non si è resa
conto che le politiche sociali del governo avevano, in ogni modo, conquistato
basi popolari d’appoggio, e che quelle dopo si sarebbero riflesse nella
società.
Condannano politiche che favoriscono gli interessi del popolo. Condannano
politiche che fortificano le nazioni nel quadro della cornice dell'integrazione
regionale.
Meglio che dissolvere il popolo e la questione popolare nel populismo è fare la
strada opposta: rimettere il populismo alla causa popolare e al popolo. Che
deve essere il riferimento per la democrazia: governo del popolo, con il popolo
e per il popolo.
Traduzione dallo spagnolo di FR