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da Rebelion - www.rebelion.org/noticia.php?id=78676
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org di FR
 
Sem Terra: 25 anni d’ostinazione
 
di João Pedro Stedile
 
Alai Amlatina
 
09/01/09
 
Nel gennaio del 1984 in Brasile i movimenti di massa erano in fase di ascesa. La classe lavoratrice si stava riorganizzando e accumulando forze. I partiti clandestini erano allo scoperto, vi erano anche il Partito Comunista Brasiliano (PCB) e il Partito Comunista del Brasile (PcdoB).Avevamo ottenuto solo una parziale amnistia, ma la maggior parte degli esuli erano rientrati.
 
Erano nati il Partito dei Lavoratori (PT), la Centrale Unitaria dei Lavoratori (CUT) e il Congresso Nazionale della Classe Lavoratrice (CONCLAT), spinta dai comunisti, che più tardi si fuse con la CUT. Ampi settori della chiesa cristiana ampliavano il loro lavoro da formichina, per diffondere coscienza e nuclei di base in difesa dei poveri, ispirati dalla teologia della liberazione. C’era entusiasmo ovunque, perché la dittatura era stata appena sconfitta e la classe lavoratrice brasiliana era all’attacco, lottava e si riorganizzava..
 
Nel mondo rurale i contadini vivevano lo stesso clima e lo stesso fermento. Tra il 1979 e il 1984 avvennero decine di occupazioni di terra in tutto il paese. I “posseiros” (1), i senza terra e i salariati avevano smesso di avere paura, e si erano messi a lottare. Non volevano più migrare in città “come bovini che vanno al macello” (come disse il nostro poeta uruguayano Zitarroza).
 
In seguito a tutto ciò e spinti dal lavoro pastorale della CPT (Commissione Pastorale della Terra), ci riunimmo a Cascabell nel gennaio 1984, eravamo tutti i della lotta per la terra e rappresentavamo 17 stati brasiliani. Dopo cinque giorni di dibattiti, discussioni e riflessioni collettive, abbiamo fondato il MST: il Movimento dei Lavoratori Rurali Senza Terra.
 
I nostri obiettivi erano chiari. Organizzare un movimento di massa a livello nazionale che potesse sviluppare la coscienza dei contadini e farli lottare per la terra, per la riforma agraria (implicando cambiamenti più ampi nell’agricoltura) e per una società più giusta e ugualitaria. Volevamo, in sostanza, combattere la povertà e la disuguaglianza sociale. La causa principale di questa situazione era la concentrazione della proprietà della terra, nota come latifondo.
 
Non avevamo idea se fosse davvero possibile, né quanto tempo ci sarebbe voluto.
 
Da allora sono passati 25 anni. Molto tempo. Sono stati anni di mobilitazioni, di lotte e di una costante, ostinata guerra contro il latifondo. Abbiamo pagato cara la nostra ostinazione. Durante il governo Collor siamo stati repressi duramente, venne persino creato un dipartimento specializzato nella lotta contro il nostro movimento nella Polizia Federale. In seguito, con la vittoria del neoliberismo dei governi di Fernando Lugo e Henrique Cardoso, ci fu semaforo verde per i latifondisti e le loro polizie provinciali, e in breve ci furono due massacri: Corumbiara e Carajás.
 
In quegli anni centinaia di lavoratori rurali hanno pagato con la loro vita il sogno di una terra libera.
 
Ma abbiamo continuato a lottare.
 
Abbiamo frenato il neoliberalismo eleggendo il governo Lula. Avevamo la speranza che la vittoria elettorale potesse far ripartire i movimenti di massa e che la riforma agraria potesse avere più spazio. Ma durante il governo Lula la riforma agraria non c’è stata. Al contrario, le forze del capitale internazionale e finanziario mediante le aziende multinazionali hanno ampliato il loro controllo sull’agricoltura brasiliana. Oggi, la maggior parte delle nostre ricchezze, produzione e distribuzione di merci agricole, sono sotto il controllo delle multinazionali. Si sono alleati con i potentati capitalisti e hanno creato il modello di sfruttamento dell’agrobusiness. Subito, molti dei loro portavoce si sono affrettati ad annunciare nei media della borghesia che il MST era finito. Si sono sbagliati. L’egemonia del capitale finanziario e delle multinazionali nell’agricoltura non è riuscito a cancellare il MST. Per un unico motivo, l’agrbusiness non è una soluzione per i problemi dei milioni di poveri che vivono nel mondo rurale. E lo MST è l’espressione della volontà di liberazione di quei poveri.
 
La lotta per la riforma agraria che prima si basava solo sull’occupazione di terre di latifondi, ora è più complessa. Dobbiamo lottare contro il grande capitale, contro la dominazione delle multinazionali. E la riforma agraria ha smesso di essere quella soluzione classica: espropriare grandi latifondi e distribuirli in lotti ai contadini poveri. Ora, i cambiamenti in campagna per combattere la povertà, la disuguaglianza e la concentrazione di ricchezze, non dipendono solo dalla proprietà della terra, ma anche dal modello di produzione. Adesso i nemici sono anche le aziende internazionalizzate che dominano i mercati mondiali. Significa che i contadini dipendono sempre più dall’alleanza con i lavoratori della città per poter avanzare nelle loro conquiste.
 
Fortunatamente, in questi 25 anni il MST ha acquisito esperienza. La saggezza necessaria per usare nuovi metodi, nuove forme di lotta di massa che possano risolvere i problemi del popolo.
 
Nota:
(1) Contadini proprietari precari che non hanno veri titoli di proprietà terriera, presenti soprattutto in Amazzonia.
- João Pedro Stedile fa parte del Coordinamento Nazionale del MST e di Via Contadina Brasile.
(Rivista Caros Amigos, Sao Paulo, gennaio 2009).