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- popoli resistenti - brasile - 26-10-11 - n. 382
da Correio do Brasil
Traduzione a cura di Concetta e Valerio per resistenze.org
Gheddafi giustiziato. NATO e i media esultano
22/10/2011 - da Blog di Miro.
di Mario Augusto Jakobskind
Muammar Gheddafi è morto in combattimento. È stato coerente, perché fin dall'inizio della guerra civile promossa dall'Occidente ha detto che avrebbe resistito fino alla morte. I media, insieme ai leader dei paesi membri dell'Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO) erano giubilanti. Criticano Gheddafi per aver resistito.
I media tupiniquim [media nazionali] per diversificare ci hanno messo del loro. Per arrivare su certi mezzi di informazione, i giornalisti del CBN, una delle prime emittenti a riferire la morte/omicidio, esultavano dell’accaduto e non lo nascondevano nei commenti. La rete Globo, inoltre, non ha nascosto la sua eccitazione negli editoriali e nel proprio notiziario. Altri media elettronici e di stampa hanno rincarato la dose.
Anche il presidente Rousseff, anche dicendo che non si dove celebrare la morte di Muammar Gheddafi, si è lasciata andare quando ha detto che la Libia è in transizione verso la democrazia. Non lo è, anche perché arriva subito la domanda: che cosa è questa democrazia che passa attraverso pesanti bombardamenti giornalieri per circa sette mesi? Questo non è altro che la democrazia armata della NATO.
Gli oppositori dell'ex regime libico volevano preparare uno show mediatico mostrando un trofeo nello stile di Saddam Hussein, ma non sono riusciti. Ciò che sta facendo ora il Consiglio Nazionale di Transizione è tentare in ogni modo di convincere l'opinione pubblica mondiale che Gheddafi era nascosto in una rete fognaria e chiedeva di non essere ucciso. Lì nasce la prima contraddizione tra coloro che hanno sconfitto Gheddafi. I leader europei, come il ministro degli Esteri francese Allan Juppée, ha detto sin dall'inizio che la NATO aveva colpito un convoglio su cui Gheddafi era in fuga da Sirte, sua città natale. Fu confermato in seguito il bombardamento, che il Consiglio Nazionale di Transizione ha tentato di nascondere.
Bisogna ancora spiegare ciò che hanno fatto i "democratici" della nuova Libia con il corpo del leader deposto. Le immagini presentate non chiariscono e sono state fatte con lo scopo di evitare che la verità si conosca, e cioè, che Gheddafi morì combattendo, differentemente da quanto è accaduto in Iraq con Saddam Hussein. L'ONU ha richiesto un'indagine sulle circostanze in cui il confronto che ha portato alla morte si è verificato.
La TV Al Jazeera e la CNN sono entrate in gioco dando credito alle versioni che cercavano a tutti i costi di ridicolizzare Gheddafi ed evitando la vera versione. Gli oppositori di Gheddafi, che non conterebbero nulla se non fosse per la NATO, presero il corpo del leader deposto e lo portarono in un frigorifero a Misurata, dove fu oggetto di curiosità dei libici che lo fotografavano. Aspettiamo di vedere come Gheddafi sarà sepolto, poiché se il luogo della sua tomba fosse conosciuto, potrebbe diventare un luogo di pellegrinaggio per i cittadini libici che non accettano il processo di nuova colonizzazione che sta subendo il paese nordafricano, ma che i media tentano a tutti i costi di nascondere.
Ci sono domande alle quali il tempo risponderà con più precisione. Le aziende di quali paesi occidentali trarranno profitto dalla ricostruzione della Libia, la cui infrastruttura è stata gravemente colpita con i bombardamenti della NATO? Anche il Brasile si è già offerto per questo impegno, ma i paesi che hanno distrutto avranno la priorità. Il petrolio non dovrà più essere sotto il controllo dello Stato libico, ma totalmente nelle mani delle multinazionali, che otterranno più concessioni di quanto avevano nell’era di Gheddafi?
Il Pentagono non vorrà rinunciare all’Africom (Comando Militare degli USA per l’Africa), incredibilmente con sede a Stoccarda, in Germania, per stabilirsi in Libia, zona strategica per il controllo del continente africano? A proposito, l'economista egiziano Samir Amin ha considerato questo dettaglio come il motivo dell’insorgere dei ribelli a Bengasi e il sostegno degli Stati Uniti a questi gruppi. I leader della NATO hanno annunciato la fine delle operazioni militari il prossimo 30 ottobre, ma questo non significherà che la Libia sarà libera dall'influenza dei paesi che l’hanno bombardata. Certo che no. Ulteriori dettagli su questi e altri fatti relativi agli eventi citati si possono trovare nel libro “Libia, Barrados na Fronteira [Libia, Fermati alla frontiera] – quello che non è stato detto dai media sull'invasione in Libia”, che uscirà il giorno 11 novembre, nella sede dell'ABI, Via Araújo Porto Alegre 71, alle 18,30, con un dibattito.
Quando, nel tempo, si analizzeranno gli eventi in Libia, uno dei punti di spicco sarà la copertura mediatica. Per gli analisti indipendenti che hanno seguito la guerra civile, i media smisero di essere mezzi di comunicazione per essere protagonisti della guerra, la propria guerra, manipolando le immagini e facendo il gioco di una delle parti, esattamente degli oppositori del Gheddafi. Così è stato, per esempio, la copertura di Al Jazeera, il canale dello stato del Qatar, che ha trasmesso immagini di gruppi ribelli in modo da apparire che avessero grande sostegno popolare, che non è mai successo durante tutti questi mesi. Con la morte/omicidio di Gheddafi stanno emergendo analisti di aree accademiche dei più disparati settori predire il futuro della Libia. Nei media in generale si dice che la Libia oggi conoscerà la democrazia e cose simili. Vedremo.
Ma, insomma, riflettiamo su ciò che viene detto dagli analisti di sempre e attendiamo le prossime settimane e mesi per vedere chi sbaglia o indovina di più. Ecco un esercizio consigliato per le scuole universitarie di comunicazione, naturalmente, se vi è interesse affinché nella formazione dei futuri giornalisti lo spirito critico sia stimolato, come richiesto dal giornalismo propriamente detto.
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