www.resistenze.org - popoli resistenti - brasile - 11-12-12 - n. 433

da www.pcb.org.br
Traduzione dal portoghese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Democrazia borghese, egemonia politica e elezioni
 
di José Renato André Rodrigues, professore di Filosofia e membro del Comitato Centrale del Partito Comunista Brasiliano 
 
10/12/2012
 
Oggi, in Brasile, viviamo l'apice dell'egemonia politica, economica e ideologica borghese. Il nostro Paese sta vivendo un illusorio boom di crescita, in cui una parte della popolazione (la cosiddetta classe C) ha per ora accesso ai beni durevoli. Pertanto, questa parte della popolazione si sente integrata nell'ordine borghese, dove tutti sono cittadini, un discorso costruito dal PT (Partito dei Lavoratori) in tutta la sua storia, in particolare dal momento in cui questo partito ha ottenuto l'egemonia dei movimenti sociali ricercando un equilibrio tra il capitale e il lavoro come fine, in opposizione al discorso dei comunisti che da sempre sostengono la lotta contro il capitalismo.
 
Dal 1988 ad oggi, viviamo una raffica di elezioni. Nel 1985, abbiamo avuto le elezioni per le prefetture (comuni, ndr) delle capitali; nel 1986, le elezioni per il Governatore e le Assemblee Legislative, Camera Federale e Senato; nel 1989 le elezioni per la presidenza della Repubblica; nel 1990, le elezioni generali per tutte le cariche, ad eccezione del presidente; nel 1992, un referendum per scegliere la forma di governo (presidenzialismo o parlamentarismo, Monarchia o Repubblica). Dal 1994, si sono succedute intervallate le elezioni nazionali / statali e le elezioni municipali.
 
Chi è diventato adulto dopo il 1980 non può neanche aver idea delle difficoltà per conquistare questa democrazia borghese. Tuttavia, viviamo ancora in una dittatura della classe borghese: a prescindere dalle forme di governo, la democrazia, nel capitalismo, sarà sempre una dittatura di classe della borghesia. Questa democrazia borghese, i candidati legati all'ordine, attraverso i partiti borghesi, tra cui qualche partito di sinistra, ricevono ricchi finanziamenti dalle imprese. Questo fatto non accade solo in Brasile, è comune in tutto il mondo capitalista e fa parte della cultura politica borghese, è il famoso status quo (stato delle cose).
 
Con la campagna di amnistia, nel 1979, la fondazione del PT nel 1980 fino alle elezioni del 2002, si è creata una aspettativa nell'insieme dei militanti di sinistra, in Brasile, che, con l'arrivo del PT al governo, si sarebbero potuti verificare alcuni cambiamenti nel nostro paese, alcune importanti riforme potevano essere fatte attraverso la proposta di governo "democratico-popolare", tanto criticata nei libri di Caio Prado Junior. Tuttavia, al suo arrivo al governo, il PT non ha realizzato le riforme sociali tanto sognate, non ha preso le misure di grande impatto e non ha mobilitato le masse lavoratrici; il PT non si è unito ai processi di cambiamento che vanno verificandosi in America Latina, come i governi di Chavez in Venezuela, Morales in Bolivia e Rafael Correa in Ecuador. Lula non ha neanche preso parte ad ALBA (Alleanza Bolivariana per le Americhe). Quando è arrivato al governo federale, Lula ha mantenuto gli accordi con il FMI e la politica economica dei tempi di Fernando Henrique Cardoso.
 
Oggi, in molti, dentro e fuori il PT, criticano il PT e la CUT (Centrale Unica dei Lavoratori) e accusano queste organizzazioni di essere degenerate, ma si dimenticano che il processo di resa del PT al capitale cominciò prima dei governi Lula / Dilma. Il PT, già dalla sua nascita, era una promessa di ciò che si sarebbe verificato. Il PT non ha mai assunto un ideologia apertamente socialista o comunista e ha ospitato al suo interno settori della sinistra anticomunista. Mentre il PCB ha vissuto in clandestinità fino al 1985, il PT sorse nella legalità, falsificando la storia delle lotte operaie, diffondendo il discorso della cittadinanza e del sindacato cittadino, promovendo i partenariati delle ONG, adattandosi all'ordine borghese nelle prefetture (comuni, ndr), ricevendo tangenti e finanziamenti dalle grandi imprese.
 
Dalla storica sconfitta nelle elezione del 1989, quando il campo progressista si unì al secondo turno nella campagna di Lula contro Collor, il campo maggioritario del PT è andato ad adattarsi sempre più all'ordine borghese, eliminando il rosso e arrendendosi al marketing. Il PT abbassò il suo discorso nel 1994, nel 1998 e culminò questo processo nel 2002, quando accettò l'alleanza con il PL (Partito Liberale) di José Alencar e il PT si unì al PMDB (Partito del Movimento Democratico Brasiliano), PTB (Partito Laburista Brasiliano), PP (Partito Progressista), ecc, per garantire la governabilità borghese. Inoltre, lanciò la "Lettera ai brasiliani" e promosse la filiazione alla CUT. 
 
La borghesia in Brasile deve ringraziare il PT e i suoi alleati social-liberali - PCdoB (Partito Comunista del Brasile), PSB (Partito Socialista Brasiliano) e PDT (Partito Democratico Laburista) - per aver tanto contribuito a disarmare ideologicamente i lavoratori, promuovendo l'addomesticamento dei movimenti sociali come i sindacati, le associazioni di quartiere, i movimenti studenteschi, integrando questi settori al grande capitale, spianando la strada alla borghesia per le riforme contro i lavoratori insieme a PMDB, PTB, PP e altre sigle minori dello scacchiere politico, contribuendo a consolidare l'egemonia borghese attraverso le istituzioni dello Stato, garantendo nel contempo la pace sociale nell'interesse delle classi dominanti, evitando conflitti e la lotta tra le classi in una società in cui le elezioni non hanno niente di democratico, dove imperano le bugie, la manipolazione, il marketing - basta convincere la popolazione che vive nel migliore dei mondi possibili nei termini d'accesso ai beni di consumo. La popolazione ha bisogno dei servizi, la popolazione non ha nemmeno i servizi sociali di base di educazione, sanità, alloggi, tempo libero, trasporti, ecc. L'accesso ai beni di consumo non è garanzia di miglioramento della vita.
 
Il grande compito che hanno i vari settori che non hanno detto addio al proletariato, né si sono arresi al capitale, è di avere la capacità di vincere l'inerzia e l'apatia nella quale vive la classe lavoratrice nel nostro paese e trasformare le varie lotte isolate che si scontrano con l'attuale ordine borghese in bandiere anticapitaliste, far si che queste lotte non cadano nelle mani di avventurieri di parte della sinistra che puntano tutto alle elezioni borghesi ogni due anni, senza cercare di cambiare i rapporti di forza a favore dei lavoratori.
 
In tutto il Brasile, sorgono lotte e scioperi in latitanza dei partiti e movimenti. Molti sono spontanei e senza direzione, dobbiamo lottare per unire queste diverse lotte in un fronte anti-capitalista e anti-imperialista, per creare le condizioni che portano alla costruzione di un'agenda di lotte che tiene, come orizzonte, la costruzione del potere popolare, nella prospettiva della rottura con l'ordine borghese, avendo come meta il raggiungimento della società socialista.
 
La costruzione di queste azioni non possono esser accantonate solo per la disputa delle elezioni borghesi ogni due anni. Stiamo parlando di una unità di carattere classista. Questa unità potrà dare il tono della resistenza e del progresso delle classi lavoratrici nella loro lotta contro il capitalismo, creando le condizioni che potrebbero ricollocare nell'agenda politica, come meta strategica, la rivoluzione socialista in Brasile.
 

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