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- popoli resistenti - brasile - 25-06-13 - n. 459
Fronte anticapitalista per avanzare!
Fronte antifascista per evitare passi indietro!
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
24/06/2013
La scelta dei governi del PT [Partido dos Trabalhadores] per la governabilità istituzionale borghese ed il "neo-sviluppismo" capitalista è la principale responsabile dell'esplosione di indignazione di settori eterogenei della società brasiliana.
La scelta delle alleanze con la destra per garantire la governabilità rende il governo ostaggio di queste forze conservatrici, portando, in questi dieci anni, a non produrre alcun provvedimento di natura socializzante. Al contrario, proprio il settore petista [del PT] del governo è stato protagonista delle misure di carattere anti-popolare e contro i lavoratori.
I risultati di ciò sono la ripresa delle privatizzazioni su larga scala, la riforma delle pensioni e l'imposizione di integrare la pensione dei funzionari pubblici (FUNPRESP), la generalizzazione delle joint venture pubblico-privato, la consegna delle nostre riserve di petrolio, la scelta dell'agro-business (a scapito della riforma agraria e dell'agricoltura familiare), del sistema finanziario e dei grandi monopoli, le esenzioni fiscali al capitale e la precarizzazione del lavoro (creando più e peggiori posti di lavoro), la politica dell'avanzo primario con lo smantellamento dei servizi pubblici, il crescente indebitamento delle famiglie, la mancanza di prospettive per i giovani, il discredito della politica e dei partiti politici.
In dieci anni di governo, in nessun momento i lavoratori sono stati chiamati ad intervenire in modo indipendente e autonomo per cambiare i rapporti di forza a favore di misure a carattere popolare in difesa dei loro diritti, attaccati dall'offensiva del capitale e dalla controriforma dello Stato, sotto il comando del petismo, che ha imposto la cooptazione e la smobilitazione della maggior parte dei movimenti sociali.
A poco più di un anno dalla fine del governo di Dilma, dopo aver perso il contatto con le strade in cambio della permanenza nei ministeri, vediamo lo sforzo tardivo e disperato dei gruppi che lo appoggiano, innalzare frettolosamente le timide bandiere riformiste abbandonate dopo il primo governo Lula. Questo sforzo adesso arriva in una congiuntura sfavorevole alla rottura dell'alleanza con la destra moderata e al superamento della politica economica di continuità neoliberista.
La mobilitazione delle piazze, che è cominciata per iniziativa popolare, è oggi oggetto di contrasto poiché la destra cerca di sequestrare e carnevalizzare il movimento popolare, canalizzandolo per i propri obiettivi. Cosa ricorrente per le classi dominanti, che dirottano i movimenti iniziati dalla sinistra e li conducono verso il patto delle élite, come è stato nel caso di Diretas Já e Fora Collor [1].
Utilizzando la giusta indignazione della popolazione con il governo, i partiti della sua base di appoggio ed altri partiti dell'ordine, che manipolano le richieste popolari e dei lavoratori a fini elettorali per poi voltare le spalle a queste richieste, la destra più ideologica e reazionaria, che non è stata comprata dalla macchina governativa del PT, si traveste da anti-partito e lancia le masse disorganizzate e alienate dai media contro la sinistra socialista, stimolando i disordini, per poi esigere l'ordine.
C'è bisogno di portare nelle piazze la vera sinistra e le sue proposte rivoluzionarie, in modo da prendersi le manifestazioni e superare la mancanza di una risposta organizzata e popolare contro i loro attacchi destabilizzanti, che contano sull'appoggio logistico e lo sguardo benevolo dei loro colleghi in uniforme in servizio.
In questo momento, l'egemonia del movimento è del campo morale, antipartito e "nazionale" della classe media, con slogan vari e circoscritti. A ciò si aggiunge una comprensibile esplosione dei settori della popolazione finora invisibili al discorso vanaglorioso del governo: persone che, per lo più, provengono dalle comunità proletarie, stanchi degli abusi della polizia. Approfittano del tumulto per appropriarsi di beni di consumo desiderati con le pubblicità in TV, ma che non possono comprare.
Le forze fasciste, ridotte nel numero, ma con il sostegno dei grandi mezzi di comunicazione al loro discorso patriottico e anti-partito, approfittano di questa tendenza per cercare di guidare il movimento verso una sorta di golpe istituzionale "di massa" e nell'ambito dell'ordinamento giuridico, lasciato intatto dai governi del PT. Visto che i golpe con i carri armati per le strade sono obsoleti, è possibile provare forme golpiste in parlamento e/o nel potere giudiziario o accumulare le forze per vincere le elezioni del 2014.
E' come minimo preoccupante la facilità con cui i partecipanti alle manifestazioni, nessuna delle quali organizzate dalla sinistra, hanno attaccato e occupato simbolicamente l'Assemblea Legislativa di Rio de Janeiro e, a Brasilia, il Palazzo Itamaraty e la cupola del Congresso Nazionale. Questi scontri avvengono, nella maggior parte dei casi, tra poliziotti in divisa e poliziotti in borghese, inclusi gruppi paramilitari e organizzazioni fasciste.
E' stato annunciato, sin da ora, il convergere degli slogan della destra intorno alla lotta contro la corruzione e il ristabilimento dell'ordine, rotto da un disordine causato dalla destra stessa. E' necessario ricordare che la corruzione è insita al capitalismo e, ironia della sorte, la bandiera "contro la corruzione" fu già utilizzata dalla destra per l'elezione di Fernando Collor e dalla falsa sinistra nei vecchi discorsi del PT.
I settori di massa che attaccano i partiti di sinistra ancora non percepiscono la differenza fra questi e i partiti senza volto che li guidano e che devono essere oggetto di rivolta popolare, coloro che aggrediscono fisicamente i partiti di sinistra sono paramilitari, non sono manifestanti.
L'ostilità nei confronti dei partiti di sinistra è rafforzata ulteriormente dalla profonda spoliticizzazione e dal conservatorismo di un nuovo senso comune che, anche sollevandosi contro gli effetti più evidenti dell'ordine capitalista in crisi, si mostrano incapaci di vedere le determinazioni più profonde di questa crisi, legata al funzionamento del sistema stesso. Un senso comune conservatore impedisce che si percepisca l'attualità e la necessità di una lotta anticapitalista che miri ad una alternativa socialista e rivoluzionaria, facendo si che le persone restino nel movimento per il movimento e senza orizzonti definiti, cosa che ha portato ad una situazione di stallo nelle analoghe situazioni degli indignados in Europa o di Occupy negli USA.
L'"uovo del serpente" acquisisce visibilità. Dietro a questo movimento, ci sono anche militari di destra scontenti per la direzione della Commissione per la Verità, l'Opus Dei preoccupato per la venuta del Papa e un conservatorismo religioso che vuole approfittare della situazione per far arretrare le conquiste della lotta contro le discriminazioni.
Questa destra è così tanto conservatrice e filo-imperialista che non accetta di delegare il governo alle forze riformiste che agiscono al suo servizio, in modo competente e con il vantaggio di essere agenti della smobilitazione di lavoratori e proletari. Possono esserci, quindi, divergenze nelle classi dominanti tra coloro che, con lucidità, si sentono a loro agio con i governi del PT e coloro che vogliono assumere essi stessi il potere.
Le forze di destra possono trarre vantaggio dalla congiuntura sfavorevole creatasi in America Latina dopo la morte di Chavez, il legame della Colombia con la NATO e il colpo di Stato in Paraguay, così come l'ondata di proteste diversificate che percorre il mondo, per porre fine alla delega ai riformisti e prendere il potere direttamente, al fine di limitare ulteriormente la già limitata democrazia borghese e imporre la barbarie di un capitalismo senza mediazioni e senza politiche compensative, intensificando lo sfruttamento capitalista.
Con l'aggravarsi della crisi del capitalismo, l'imperialismo può decidere di escludere la tacita alleanza con i riformisti e terminare la competizione finora consentita. Non è un caso la nomina della nuova ambasciatrice degli Stati Uniti in Brasile, legata al sionismo, alla USAID e al Pentagono e che è stata ambasciatrice in Nicaragua durante la lotta contro i sandinisti, in Colombia all'apice dell'offensiva di Uribe contro l'insurrezione e il movimento popolare, e in Bolivia durante il tentativo separatista e di destabilizzazione del governo di Evo Morales.
Vi è adesso una tendenza del movimento a dividersi tra gli eventi organizzati dal campo popolare e dalla destra, preferibilmente negli spazi, feste ed eventi vari. I fronti con le forze popolari e quelle della sinistra socialista si dovranno forgiare nella lotta, articolandosi a partire dalle aree comuni di lotta, dei municipi e degli Stati, come condizione per possibili unità nazionali.
Il PCB conferma la sua linea strategica basata sul carattere socialista della rivoluzione brasiliana e la sua opposizione alla sinistra nel governo del PT, nient'altro che riformista, ostaggio della destra e al servizio del capitale. Davanti agli attacchi dei settori golpisti più a destra, serreremo le file al fianco dei lavoratori contro il nostro comune nemico.
Non daremo appoggio a qualsiasi tentativo di salvare il governo Dilma e ribadiamo che sua è la responsabilità principale per l'esistenza di proteste e della loro svolta a destra, in quanto il governo in nessun momento ha dato reali segni di cambiamento nella sua coalizione con la borghesia. Al contrario, vediamo che si rafforzano gli appelli per l'"ordine" e la "pace" e si annuncia la proposta di "unità nazionale", con la convocazione di una riunione con i governatori e sindaci, iniziative governative che mantengono solo lo status quo politico in degenerazione.
Travestita da ritirata, l'altra soluzione che mira a placare il clamore causato dallo scoppio della rivolta - il prezzo dei biglietti degli autobus - ripropone solamente lo stesso principio che muove il governo: aumentare i sussidi alle imprese, dirottando i fondi pubblici al profitto privato. Tali misure sono vergognosamente annunciate in apparizioni televisive che legano il PT al PSDB in modo che, nel monopartitismo a due teste fino ad ora dominante in Brasile, nessuna "cattiva immagine" possa apparire, pensando alle elezioni future.
La nostra eventuale unità in un congiunturale fronte antifascista sarà data con la nostra propria identità, responsabilizzando il governo per i rischi di fascismo, ponendo le nostre critiche e proposte tattiche e strategiche. Chi deve essere protetto non è il governo, ma i lavoratori, davanti al rischio di un regresso generato dall'impasse politica di una coalizione di forze che li ha disarmati contro i loro veri nemici, ai quali si sono alleati nell'illusione che lo sviluppo capitalistico faccia ciò che è impossibile: soddisfare le esigenze di tutti (borghesia e lavoratori).
Nonostante l'attuale egemonia conservatrice sul movimento, è tutt'altro che risolta questa disputa. Ma il fascismo sarà sconfitto e l'orientamento del movimento giungerà ad avere una vocazione socialista solo se si portano nella lotta i lavoratori e il proletariato in generale, in modo organizzato, attraverso i sindacati e movimenti popolari combattivi e contrari all'ordine imperante.
L'unico modo per battere il germe fascista è rafforzare una reale alternativa della sinistra socialista per il Brasile, che abbandoni le illusioni di un patto di sviluppo con la borghesia monopolistica e il feticcio di un ordine democratico astratto che soddisfa entrambe le classi in lotta, ribadendo la necessità di un governo popolare.
Per qualsiasi scenario, di progresso o regresso, il fronte di sinistra socialista e anticapitalista deve costruire un programma comune, formalizzare una articolazione unitaria, dando priorità all'unità d'azione nel movimento di massa, smettendo di essere solo una semplice coalizione elettorale. Quando parliamo del Fronte di Sinistra socialista e anti-capitalista, non abbiamo come unico criterio il registro elettorale, ma includiamo le organizzazioni politiche rivoluzionarie non istituzionalizzate e i movimenti sociali anti-egemonici.
L'asse centrale per stabilire un dialogo con il movimento di massa che esprime caoticamente la sua insoddisfazione non può essere una astratta difesa "dell'ordine e della tranquillità" e una continuazione della stessa con "maggiore dialogo", ma l'incisiva affermazione delle istanze per l'istruzione, la sanità, l'alloggio, il trasporto, contro le spese della Coppa, gli sfratti, la violenza della polizia, la privatizzazione sfrenata e l'indebitamento delle famiglie, la precarizzazione delle condizioni di lavoro e la perdita dei diritti dei lavoratori che non si spiegano con l'affermazione moralistica contro la "corruzione", ma con gli effetti attesi dalla scelta dello sviluppo capitalistico e dal mito che la crescita di questo ordine avrebbe potuto portare allo stesso tempo ai profitti dei monopoli e alla soddisfazione delle richieste popolari.
E' il tempo di dire che la vita non può essere garantita dal mercato: salute, istruzione, casa, trasporto e altri servizi essenziali non sono merci, ma sono diritti e devono essere garantiti da fondi pubblici che sono adesso utilizzati principalmente per sovvenzionare e sostenere i grandi monopoli capitalistici e le grandi banche.
Questo cambiamento richiede il superamento dei limiti della democrazia borghese che ormai è stata smascherata, non una mera riforma politica per mantenere al potere gli stessi che comandano, ma la creazione di un vero governo popolare che poggi sulle forme di democrazia diretta dando di fatto voce alla maggioranza della società e, principalmente, ai lavoratori.
Il PCB, che non si è intimidito dalle minacce provenienti dalla destra, non abbandonerà le strade, al fianco delle forze della sinistra anticapitalista e popolari e terrà ben alte le sue bandiere:
- Il fascismo non passerà!
- No alla criminalizzazione dei movimenti popolari!
- Smilitarizzazione della polizia!
- Per la nazionalizzazione del trasporto pubblico, la sanità e l'istruzione, sotto il controllo dei lavoratori!
- Il petrolio è nostro!
- Per un fronte di sinistra anticapitalista!
- Per un governo popolare!
Rio de Janeiro, 23 giugno 2013
PCB - Partito Comunista Brasiliano
Comitato Centrale
NdR
1. Diretas Já, campagna politica lanciata in Brasile a metà degli anni '80 per l'elezione diretta del presidente; Fora Collor, manifestazioni del 1992 contro la presidenza di Collor de Mello.
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