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Secondo mese di sciopero degli insegnanti a Rio: 50.000 manifestanti in strada per difendere un'istruzione pubblica devastata

AC | solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

11/10/2013

Le manifestazioni di giugno sono state la scintilla di un'esplosione di rabbia generalizzata contro la gestione cinica e fedele agli interessi del capitale da parte del Partito laburista di Lula e poi di Dilma. Gli insegnanti scelgono di rifiutare questo sistema non egualitario e clientelista.

Della manifestazione di massa del 7 ottobre a Rio de Janeiro, i media francesi hanno preferito porre l'accento sui tafferugli tra provocatori "Black blocks" e le forze di polizia, destinati a spaventare lo spettatore e screditare il movimento.

Tuttavia, 50.000 insegnanti hanno risposto all'appello lanciato dal solo sindacato degli insegnanti dello Stato di Rio (SEPE). La manifestazione ha anche ricevuto il sostegno degli insegnanti di altre città e Stati del paese che hanno manifestato, in particolare a San Paolo.

Questa dimostrazione di forza segna il culmine di due mesi di sciopero dichiarato l'8 agosto scorso contro il "Piano di occupazione e salario" proposto dal comune e dallo Stato di Rio de Janeiro. Al momento lo sciopero è ancora attuato dal 80-90% del personale statale.

Il Piano prevede una serie di misure presentate cinicamente come un progresso della condizione disastrosa degli insegnanti in Brasile: una rivalutazione salariale del 8% per ogni insegnante che si sdebiterà con 40 ore effettive alla settimana.

Ora, solo il 7% degli insegnanti delle scuole e delle università pubbliche statali effettua attualmente questo servizio di 40 ore. Delle due cose, l'una: o questa rivalutazione riguarda soltanto una minoranza trascurabile o si suppone l'allineamento di tutti gli insegnanti alle 40 settimanali… in aula.

Lo scopo principale è dunque quello di fare lavorare più gli insegnanti in classe o nella scuola, con un salario più modesto. Secondo le cifre del ministero, a Rio, il salario medio ammonterebbe a 750 € mensili.

Per il sindacato, è almeno 2 volte inferiore. Per un professore su due, a livello federale, è appena sopra lo SMIC [salario minimo], fissato a 200 €. Il sindacato SEPE lamenta, per Rio, l'assenza da 21 anni di un aumento del salario reale.

In parallelo, questa riforma dell'occupazione e della retribuzione prevede due misure di liberalizzazione: introduzione della polivalenza degli insegnanti e adeguamento dei salari "al merito", due messe in discussione aggiuntive della specializzazione e dell'uguaglianza nella professione.

Di fronte alle affermazioni di "corporativismo" accampate dalla stampa brasiliana, gli insegnanti hanno tenuto a sottolineare che le loro rivendicazioni vanno oltre il salario: si riferiscono alla stessa difesa della scuola pubblica contro la sua privatizzazione.

Il fallimento dell'istruzione privatizzata in Brasile

Il sistema educativo brasiliano, in gran parte fallimentare, è il retaggio di una lunga storia costruita sull'assenza di un forte servizio di istruzione pubblica e nazionale, sul decentramento degli enti federali, dei comuni, di privatizzazioni a favore di chiese e imprenditori privati.

Questa tradizione risale in gran parte al periodo della dittatura militare, tra il 1964 ed il 1985. La presidenza Lula dal 2002 e poi Dilma, non hanno invertito questo processo, ma lo hanno gestito peggiorandolo.

In particolare, l'istruzione pubblica primaria e secondaria in Brasile è in gran parte di competenza dei comuni, e gli Stati federati (regioni). In un sistema incancrenito dalla corruzione e dal clientelismo, l'istruzione pubblica è percepita come un costo.

Sotto-finanziata, poco attrezzata, con insegnanti sotto-qualificati e sottopagati, di fatto, l'istruzione pubblica ha ceduto di fronte ad un sistema a due velocità. La concorrenza del privato che conduce meccanicamente ad un circolo vizioso di svalutazione del settore pubblico.

Da un lato, un'istruzione privata generalmente di qualità, che attira i migliori insegnanti, che beneficia delle migliori attrezzature, che concentra gli allievi migliori, al prezzo di spese d'iscrizione che possono andare da 200 € (il salario minimo!) a 800 € al mese!

Dall'altro, un'istruzione pubblica, di qualità non uniforme ma generalmente mediocre, attraente per insegnanti demotivati, superati, svolta in luoghi degradati e che concentrano i problemi sociali e l'insuccesso scolastico delle classi svantaggiate, come quello delle "favelas" di Rio.

Questo sistema distorto segna profondamente la disuguaglianza scolastica che si perpetua nell'accesso alle superiori. Solo il privato prepara ai test ultra-selettivi (il "vestibular") per accedere alle migliori università… pubbliche del paese, le prestigiose università di Stato.

Per coloro i quali l'istruzione pubblica non avrà spinto sulla preparazione, la sola alternativa restano le università… private, che spesso lucrano, promettendo la scalata sociale a fronte di spese esorbitanti, ma che offrono soltanto un'istruzione al ribasso senza prospettiva.

Queste università accolgono attualmente il 75% degli studenti della scuola superiore, hanno assorbito 3 dei 3,5 milioni di nuovi studenti che conta il Brasile dal 2000.

Il governo Lula ha anche adottato in modo specioso un sistema di borse di studio detto Pro-Uni [Programa Universidade para Todos, ndt] per permettere ai bambini di ambienti poveri di accedere alle università pubbliche. Si tratta di fatto di un finanziamento mascherato delle università private, un incoraggiamento alla loro espansione in Brasile.

I risultati per il Brasile sono catastrofici. Secondo l'Unesco, nella sua relazione sull'istruzione mondiale del 2010, il Brasile si classifica a 88° posto su 128 paesi per l'istruzione. A titolo di raffronto, Cuba socialista è al 14° posto.

Rivelatore del fallimento di questo sistema privatizzato, oltre al numero ancora elevato di analfabeti con più di 15 anni - 14 milioni ossia il 10% della popolazione - un quarto dei brasiliani è nei fatti incapace di leggere o scrivere. Il Brasile tocca il fondo nelle prove di scienze o di lingua.

I tassi di bocciatura e d'abbandono raggiungono un record, anche per l'America Latina: un allievo su cinque è ripetente, un allievo su due non giunge al termine della sua scolarità obbligatoria.

Il disagio è profondo nella società brasiliana. Le grandi manifestazioni del giugno scorso lo hanno svelato. Lo sciopero storico del personale docente superiore, nell'agosto 2012, era stato un altro segnale d'allarme.

Per noi, in Francia, oltre alle note necessarie di solidarietà internazionalista, questo è un avvertimento contro la tentazione sempre presente di favorire il decentramento, l'autonomia degli istituti d'istruzione, la polivalenza e la flessibilità del personale: cavallo di Troia della privatizzazione, che rimette in discussione l'accesso universale all'istruzione.


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