www.resistenze.org - popoli resistenti - brasile - 29-04-14 - n. 496

In Brasile cresce l'opposizione ai Mondiali di calcio

Sindacati pronti allo sciopero nei giorni dell'apertura

AC | solidarite-internationale-pcf.over-blog.net
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

27/04/2014

In Brasile, il paese del calcio, l'opposizione alla Coppa del mondo guadagna di ampiezza in tutti i settori. E se l'evento fosse eclissato da un'estate molto calda di lotte?

Operai dei cantieri, utenti dei trasporti, abitanti delle favelas, attivisti sociali, lavoratori della sanità, hanno un punto in comune: non vogliono questi Mondiali. Mentre nel 2008, il 79% della popolazione era favorevole alla Coppa del mondo, oggi, ad alcune settimane dell'apertura, il 54% della popolazione brasiliana si oppone alla sua realizzazione.

Quattro anni di sciopero negli stadi…

Mai un Mondiale di calcio aveva conosciuto una tale agitazione per i suoi stadi. Lo prova il fatto che dei 12 stadi che avrebbero dovuto essere ultimati per l'inizio del 2014, ben 6 lamentavano importanti ritardi e a gennaio di questo anno non erano ancora finiti.

I 25.000 operai presenti nei cantieri sono stati attirati dagli stipendi, bassi ma seducenti per i migranti rurali - tra 150 e 400 € la retribuzione di base - con differenze importanti tra regione e regione. In cambio, sono stati sottomessi a condizioni di lavoro estreme: disprezzo delle norme di sicurezza, lavoro notturno, straodinari non pagati, contratti precari con facilità di licenziamento.

Otto operai sono morti sui cantieri del Mondiali. Pur non raggiungendo l'allucinante record di quelli in Qatar [1], i morti sono già quattro volte superiori a Sudafrica 2010.

Queste condizioni di lavoro e la presa di coscienza dello sfruttamento salariale hanno condotto gli operai a intraprendere 26 scioperi, l'equivalente di 1.145 ore lavoro secondo il sindacato edile brasiliano. Nessuno stadio è stato risparmiato.

Alcune vittorie sono state raggiunte. Secondo la Federazione internazionale dei lavoratori edili, gli operai hanno ottenuto tra il 2009 e il 2013 degli aumenti compresi tra 0,78 e 7,35 punti percentuale, su una media di 4,10 punti per l'anno 2012.

I lavoratori dei cantieri hanno ottenuto caso per caso alcuni miglioramenti: un aumento della retribuzione del lavoro straordinario, vantaggi legati alla casa, alla salute, il diritto alle ferie per vedere le famiglie rimaste al paese.

Sciopero generale negli stadi: "Durante i Mondiali, ci saranno delle lotte!"

È in ogni caso ciò che il 13 aprile annunciava il Folha di Sao Paulo: almeno 16 sindacati di categoria, che rappresentano 4 milioni di lavoratori, si preparano ad organizzare delle mobilitazioni durante i Mondiali per chiedere miglioramenti salariali. Tra i settori più sensibili, quello alimentare, alberghiero e soprattutto dei trasporti, che rappresenta la metà delle categorie coinvolte - metropolitana, trasporto aereo, ferrovie, autobus, taxi.

Tra le confederazioni sindacali che hanno lanciato l'appello alla mobilitazione, si trova "Força Sindical" (FS), per l'esattezza non un sindacato rivoluzionario, ma che resta un sindacato critico del compromesso sociale regnante. Dieci categorie riunite nella FS si sono riunite il 17 aprile per decidere sui metodi d'azione durante i Mondiali.

Altri sindacati che aderiscono alla "Unione generale dei lavoratori" (UGT), alla "Centrale unica dei lavoratori" (CUT) o alla "Nuova centrale sindacale dei lavoratori" (NCST) parteciperanno alle manifestazioni. La confederazione sindacale "Conlutas" (Confederazione delle lotte), sindacato conflittuale e anticapitalista, ha chiamato allo sciopero durante i Mondiali, sotto lo slogan: "Torneremo nelle strade durante i Mondiali, ci saranno delle lotte!". Questo appello giungeva al termine di un incontro tra 2.500 rappresentanti di 25 sindacati e collettivi di lotta riuniti a Sao Paulo, con qualche rappresentanza dei sindacati della funzione pubblica, della sanità e della scuola.

La privatizzazione del paese: per i privati profitti enormi, alla maggioranza il conto da pagare.

Questa Coppa del mondo sarà la più cara della storia: 10 miliardi di euro (contro i 3 miliardi di Germania 2006), di cui l'85% proviene dallo Stato o dalle amministrazioni locali, cifra che raggiunge il 97% per la costruzione o l'adeguamento dei 12 stadi mondiali.

Di questi 12 stadi, nessuno sarà sotto controllo pubblico. Tre erano privati già prima dei Mondiali - quelli di Puerto Alegre, Curitiba e Sao Paulo - e lo resteranno anche dopo. Altri cinque sono stati costruiti nell'ambito di un PPP (partenariato pubblico-privato) e sono quelli di Salvador, Recife, Belo Horizonte, Fortaleza, Natal. Il consorzio coinvolto nella costruzione dello stadio ottiene una concessione di sfruttamento per un periodo che va dai 20 ai 35 anni.

Infine, gli altri stadi costruiti grazie al denaro pubblico - spesso con i prestiti generosamente accordati dalla BNDES (Banca nazionale per lo sviluppo) che centralizza il finanziamento dei monopoli privati in Brasile - saranno anche loro consegnati a gestori privati.

Due stadi sono stati particolarmente al centro delle cronache, il "National Stadium Garrincha" di Brasilia e il mitico "Maracanà" di Rio de Janeiro.

Il Maracanà rappresenta il carattere popolare del calcio in Brasile. Nel 1950, per la finale mondiale tra Uruguay e Brasile, accoglieva circa 200.000 persone. Oggi, la sua capacità è stata ridotta a 80.000 posti. Questo stadio leggendario sarà quindi sotto controllo privato, cosa che costituisce uno scandalo nazionale e che ha scatenato un'ondata di manifestazioni al grido: "Il Maracanà ci appartiene: No alla privatizzazione!".

Difatti, secondo le stime del gruppo finanziario IMX del miliardario Eike Batista - vincitore dell'appalto pubblico - il Maracanà rende 4 milioni di euro all'anno, mentre lo Stato di Rio ha firmato un contratto di concessione per 1,5 milioni l'anno. Sono quindi almeno 2,5 milioni all'anno - senza contare gli aumenti dei prezzi e la mercificazione dello stadio - che entrano direttamente nelle casse di un grande gruppo privato.

Privatizzazione degli stadi e di tutte le infrastrutture, in primo luogo i porti e gli aeroporti. Sei dei principali aeroporti del paese sono stati così privatizzati, con il pretesto di un ammodernamento in prospettiva dei Mondiali. Nel febbraio 2012, tre aeroporti principali - i due di Sao Paulo e quello di Brasilia, rappresentanti il 30% del trasporto passeggeri e il 57% di quello merci - sono stati ceduti agli operatori privati per la somma di 8 miliardi di euro in cambio della concessione allo sfruttamento da 20 a 30 anni.

Tra i vincitori degli appalti, ci sono innanzitutto i monopoli brasiliani - Invepar a Sao Paulo, Aeroportos Brasil a Brasilia -, con la partecipazione di imprese francesi (Egis), argentine e sudafricane.

Nel 2013, altri tre aeroporti sono stati ceduti ai privati, uno nella regione di Natal (nord-est), che è il primo interamente costruito da un operatore privato. Altri due - quello di Belo Horizonte e l'Aeroporto internazionale di Rio - sono stati concessi ancora una volta ai monopoli brasiliani, il primo a Consorcio Aero, il secondo a Odrebrecht, in un consorzio con imprese tedesche e cinesi.

Il Brasile vende i suoi gioielli per avere un rientro immediato di denaro, scavando così il debito futuro. Un debito che già grava sul bilancio pubblico: una quota intorno alla metà del bilancio (48%), o 230 miliardi di euro, è riservata ai pagamenti degli interessi sul debito. Allo stesso tempo, il Brasile accumula bilanci di austerità, in particolare dal 2011. Così, nel 2014, i tagli al bilancio dei servizi pubblici ammontano a 15 miliardi di euro, o al 10%.

Dal 2011, sono 60 i miliardi risparmiati nella spesa pubblica, di cui 5 nella sanità e nell'istruzione. Ora, non è che il Brasile abbia raggiunto gli obiettivi di sviluppo umano riguardo istruzione e salute. Sono ancora 3,6 milioni i bambini e gli adolescenti esclusi dal sistema scolastico. Avrebbero bisogno di 9.000 edifici scolastici per studiare, per dei costi di costruzione stimati a 9 miliardi di euro, la somma spesa per questi Mondiali in Brasile.

La salute privatizzata in Brasile si rivela incapace di migliorare sensibilmente gli indicatori del paese, al punto che la sesta economia del mondo è stata di recente costretta a chiamare i medici cubani per assistere i medici locali nelle regioni in difficoltà. Si comprende quindi meglio lo slogan dei manifestanti: "Vogliamo scuole e ospedali nell'accordo con la FIFA!", sapendo allo stesso tempo che lo Stato brasiliano (con la "Legge generale sulla Coppa del mondo") ha raggiunto un accordo esclusivo con la FIFA per la vendita dei prodotti legati al Mondiale in prossimità dei siti della Coppa del mondo. La FIFA beneficia inoltre di una esenzione fiscale pari a 400 milioni di euro.

Mentre i lavoratori brasiliani subiscono il rialzo delle tariffe, i tagli dei servizi sociali, i brasiliani più ricchi non conoscono la crisi: il paese dovrebbe avere 17.293 nuovi milionari nel 2014, cifra in rialzo del 9%, che vanno ad aggiungersi ai 195.000 già esistenti. Le 300 più grandi imprese brasiliane hanno accumulato 45 miliardi di euro di profitti. Delle 10 imprese più profittevoli, 5 sono banche.

La militarizzazione del paese: la risposta alle resistenze popolari

Questi scandali sulle privatizzazioni e il saccheggio dei fondi pubblici hanno suscitato manifestazioni in tutte le città del paese. Le operazioni di ristrutturazione-centrificazione nei quarteri, accompagnati da trasferimenti forzati, sfratti e da muscolari operazioni di polizia, provocano sommosse che ultimamente hanno toccato una favela di Copacabana, a Rio.

Dal 2008, la "guerra contro il crimine organizzato" a Rio si è trasformata in una vera caccia alle popolazioni delle favelas, con metodi paramilitari impiegati dalla polizia, inquadrata nelle UPP (Unità di polizia pacificatrice). Con la Coppa del mondo, lo Stato brasiliano da inizio a una vera militarizzazione del paese. Sui 170.000 agenti di sicurezza mobilitati per la Coppa, 57.000 saranno militari: il più grande contingente militare mai utilizzato per un avvenimento in Brasile.

Lo stato brasiliano si riserva anche il ricorso ad una forza di "emergenza" composta di 21.000 militari e indirizzata innanzitutto a far fronte agli eventuali scioperi che possono paralizzare diversti Stati durante lo svolgimento dei Mondiali.

Il governo si prepara anche a votare una legge "anti-terrorismo", nella quale il reato di terrorismo verrebbe identificato "nel provocare un panico generalizzato, nel tentare di recare offesa alla vita, all'integrità fisica, alla salute o alla libertà di una persona". Una definizione vaga che permetterebbe di scatenare un'ondata di repressione contro i movimenti sociali in Brasile, una repressione affidata alle unità di polizia, all'esercito ma anche alle agenzie di sicurezza private.

Si deve sapere che le spese private per la sicurezza superano oramai quelle pubbliche: pari a 20 miliardi di euro l'anno. Ci sono ufficialmente 2,3 milioni di addetti alla sicurezza privata… contro i 400.000 poliziotti pubblici.

Che la Coppa del mondo in Brasile dia il calcio d'inizio ad un'estate calda, un'estate di lotte, anche da questo lato dell'atlantico!

NdT

1. Cfr. I mondiali della vergogna: già morti 1400 operai


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