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Dialogo sulla politica estera brasiliana

Ivan Pinheiro* | pcb.org.br
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/10/2014

Compagni:

sento la necessità di scrivere queste modeste righe a fronte della eco sorprendente avuta dalla Nota Politica del PCB sull'indicazione del voto nullo, nel secondo turno delle elezioni presidenziali del 2014.

Una decisione coraggiosa come questa, che condiziona la tattica alla strategia socialista della rivoluzione brasiliana reiterata dal recente XV Congresso Nazionale del Partito, ha provocato questa salutare polemica in quanto mette in discussione il rituale che si ripete nelle ultime elezioni, alla vigilia delle quali il PT ritorna ad un discorso di sinistra elevando il fantasma del golpe della destra, come se il capitale volesse rovesciare il governo che gli ha dato profitto "come mai prima nella storia di questo paese".

Il dibattito in generale è stato di livello elevato, nonostante alcune posizioni appassionate, sui sondaggi fatti in funzione del rischio del PT di perdere le elezioni.

Il voto nullo non è una questione di principio per i comunisti, ma una posizione politica che chiediamo sia rispettata. Se fossimo boliviani non avremmo dubbi di raccomandare il voto per Evo Morales, che è bene ricordare non ha mai corso il rischio di perdere le recenti elezioni, perché effettivamente ha promosso cambiamenti nel senso degli interessi popolari. Ha convocato una Costituente sovrana all'inizio del suo primo mandato, ha statalizzato i settori strategici dell'economia incluso la multinazionale Petrobrás, ha sviluppato una politica anti-imperialista.

Hugo Chávez ed Evo Morales, che hanno adottato misure contrarie agli interessi dell'imperialismo e delle oligarchie locali, loro sì, hanno affrontato e sconfitto vari tentativi di colpi di stato con il decisivo appoggio delle masse politicizzate e radicalizzate per la disputa ideologica di questi processi di cambiamento.

Ribadiamo che il CC del PCB è stato attento nel sottolineare che "rispettiamo quei compagni di sinistra che considerano le differenze tra il PSDB e il PT rilevanti e che voteranno Dilma come il male minore" e che "contiamo su questi compagni per le future lotte che si avvicinano". Detto questo il nostro dialogo è con coloro che vogliono superare il capitalismo e non con coloro che vogliono umanizzarlo, come se questo fosse cosa possibile.

Voglio adesso dare spazio al tema più citato come motivazione del "voto utile" a Dilma: il mito della politica estera "progressista" e "anti-imperialista" dei governi petisti (del PT ndr), che positivamente delimita il nostro dibattito al campo internazionalista.

Voglio iniziare ricordando che nessun partito al governo ha una politica estera contraria alla sua politica interna o incompatibile con la sua base di sostentamento politico. E la politica interna ed estera dei governi petisti ha la priorità assoluta nello sviluppo del capitalismo brasiliano, in ambito nazionale, regionale e internazionale, con l'obiettivo della sua ascesa nella piramide imperialista.

Nel nostro paese, in cui mai c'è stata una violazione dell'ordine, la politica estera predominante non è dei governi, ma dello stato borghese ed è consacrata dalla solida ed efficiente tradizione pragmatica di Itamaraty (Ministero esteri del Brasile, ndt), la cui discrezione non è ideologica, ma fa sempre in modo che il capitalismo brasiliano possa guadagnare di più e perdere di meno in ogni caso concreto.

L'esempio più drammatico è stato il ritardo nello scegliere da che parte stare nella Seconda Guerra Mondiale, in modo da non scegliere la parte perdente. Non fosse stato per la campagna dei comunisti e di altri progressisti, il governo brasiliano non sarebbe entrato in guerra schierandosi con gli alleati, già alle prese con il nazifascismo.

Anche durante i vent'anni dell'ultima dittatura borghese sotto forma militare, a partire dal 1964, gli interessi del capitalismo brasiliano hanno portato il governo a posizionarsi con una certa indipendenza nell'arena internazionale, una politica che i suoi dirigenti chiamavano correttamente "pragmatismo responsabile", una buona definizione per la diplomazia che sempre prevaleva nella politica estera: una bambagia tra i cristalli. E' stato il caso, ad esempio, del riconoscimento dei governi nati dalle guerre di liberazione in Africa, guardando alle possibilità economiche di questo continente.

E' bene ricordare che il conduttore e referente della politica estera brasiliana negli ultimi dodici anni è stato Lula, il quale ha insistito nel suo primo mandato nel dire che non era socialista e che il suo sogno era quello di sbloccare il capitalismo brasiliano, usando la metafora dello "spettacolo della crescita". E' lo stesso che scrisse la Lettera ai Brasiliani e fu alla Casa Bianca a garantire a Bush/figlio il mantenimento dello status quo, garantendo i contratti e l'autonomia della Banca Centrale sotto la direzione di Henrique Meirelles, all'epoca presidente della Banca di Boston.

E' lo stesso Lula che accettò una richiesta dallo stesso Bush, per telefono, affinché il Brasile assumesse il comando delle forze d'occupazione di Haiti dopo che l'imperialismo aveva sequestrato e portato in luogo sconosciuto il presidente eletto del paese. Un'occupazione che dura da dieci anni e che rappresenta una vergogna per gli internazionalisti brasiliani!

Inoltre, non dimentichiamo neanche l'accordo militare firmato dal governo Lula con gli Stati Uniti il 12 Aprile del 2010, denunciato dal PCB [1], destinato ad "approfondire la cooperazione, i contatti tecnici, l'addestramento, le ricerche e le iniziative commerciali legate alle sicurezza". L'accordo fu firmato a Washington dal Ministro della Difesa di Lula, Nelson Jobin e dal Segretario della Difesa statunitense Robert Gates che, nell'occasione, dichiarò solennemente: "Questo accordo è il riconoscimento formale dei mutui interessi e dei valori che condividiamo, essendo noi le due maggiori democrazie delle Americhe".

Lula, a sua insaputa, si è ritrovato leader sindacale nazionale ed internazionale, in ragione della strategia occulta della dittatura Golbery do Couto e Silva, che hanno condotto ad una "apertura lenta, sicura e graduale" con la preoccupazione principale di evitare che i comunisti emergessero come forza del processo di "transizione democratica". In un attimo Lula fu nelle prima pagine delle riviste nazionali e internazionali salutato come la "sinistra moderna" che difende l'armonia tra capitale e lavoro.

La promozione della nuova leadership è stata facilitata dal fatto che Lula fosse nel posto giusto al momento giusto, durante gli scioperi dei metallurgici dell'ABC e dalla sua formazione politica avvenuta nel sindacalismo nord americano, con forti legami con l'anticomunista CIOLS (Confederazione Internazionale dei Sindacati Liberi) alla quale, per la sua influenza, la CUT si è unita negli anni '90, approfondendo la sua degenerazione. Quando ha fondato il PT, Lula rivelò sia il suo anticomunismo che il personalismo, creando tutti gli ostacoli possibili all'ingresso di Luiz Carlos Prestes nel nuovo Partito agli inizi degli anni '80, dopo la sua rottura con il PCB. Lula non voleva nelle fila del PT un comunista riconosciuto internazionalmente, la maggior guida popolare della storia del Brasile.

E' sorprendente vedere come compagni di lotta si arrendono al ricatto petista (del PT, ndt) e non riescono a dormire pensando che una eventuale sconfitta di Dilma possa significare la sconfitta di Cuba, del Venezuela, dell'insurgência e del movimento delle masse colombiane, la fine del Mercosur, dell'opzione dell'Alleanza Andina, il ritorno dell'ALCA, la fine della CELAC e dell'Unasur, l'uscita del Brasile dai Brics.

Ci sono anche quelli che, come il rispettato marxista argentino Atilio Boron che considero amico e compagno, ci terrorizzano con lo spettro del nazismo considerando errata la posizione del PCB, comparandola alla fucilazione del Segretario Generale del Partito Comunista Tedesco da parte delle SS di Hitler! E che cita una frase del Manifesto Comunista di Marx ed Engels ("I comunisti non costituiscono un partito particolare di fronte agli altri partiti operai"), per giustificare un'alleanza con il PT, come se questo fosse ancora un "partito operaio". E cita ancora Lenin per difendere alleanze con i riformisti, quando in realtà il suo principale contributo è esattamente la lotta senza tregua contro l'opportunismo.

Per caso ho letto di recente il testo "L'opportunismo e il fallimento della II Internazionale" che Lenin scrisse nel 1916 e dal quale traggo questa breve citazione:

"Alcune briciole dei grandi profitti realizzati dalla borghesia possono cadere nelle mani di una piccola cerchia di uomini; burocrazia operaia, aristocrazia operaia e compagni di strada piccolo-borghesi: Le radici di classe del socialsviovinismo e dell'opportunismo sono identiche: alleanza di un debole strato di operai privilegiati con la "sua" borghesia nazionale contro le masse della classe operaia, alleanza dei servitori della borghesia con quest'ultima contro la classe che essa sfrutta. Il contenuto politico dell'opportunismo e quello del socialsciovinismo sono identici: collaborazione fra le classi, rinuncia alla dittatura del proletariato, all'azione rivoluzionaria, riconoscimento senza riserve della legalità borghese, mancanza di fiducia nel proletariato, fiducia nella borghesia". [Lenin, Opere Complete vol. 22 pag.117, ndt]

Sottovalutando la capacità di lotta dei lavoratori e valorizzando solo l'istituzione, ha annunciato che una vittoria di Aècio avrebbe fatto sparire l'alternativa di sinistra per un periodo lungo quanto ladittatura borghese-militare del 1964! Sarebbe opportuno riflettere sulle differenze nel Cile tra i governi progressisti di Bachelet e l'ala destra di Pinera, senza omettere di prendere in considerazione la combattività del movimento di massa in ogni momento. Allo stesso modo, le differenze tra i governi di Bush e Obama, Sarkozy e Hollande, che i rivoluzionari francesi chiamano Sarkollande. Chi ha realizzato il neoliberismo in Spagna è stato il Partito Socialista Operaio Spagnolo.

Questo è un modello globale realizzato nei paesi a capitalismo avanzato, inspirato alla formula statunitense: un bipolarismo elettorale nel campo dell'ordine, con la possibilità d'alternanza nel quadro dell'amministrazione del capitalismo.

Altri sostengono che, non ci sono (ed è vero) le condizioni soggettive rivoluzionarie, quindi non resta che votare per il "male minore". Rivoluzione o elezione, questa è il problema!

Questa conversazione sulle fantasie della politica estera "progressista" o "anti-imperialista", comincia dall'America Latina.

La coincidenza dell'avvento dei processi di cambiamento in America Latina (Venezuela, Bolivia, Ecuador) con l'inizio del governo Lula, hanno contribuito a creare questo mito, ricordando che all'inizio della storia del PT questi era un partito di lotta e con il fatto che il nuovo Presidente aveva un'origine operaia. Pochi erano consapevoli che, mentre in quei paesi si mobilitavano i lavoratori per i cambiamenti e si affrontavano le oligarchie e l'imperialismo, in Brasile il nuovo governo abbandonava il suo programma, già relegato a garantire la continuità delle politiche neoliberiste di Fernando Henrique Cardoso e cooptava i movimenti sociali, smobilitando i lavoratori e promuovendo accordi con i partiti borghesi per garantire l'ordine e la governabilità istituzionale. E per quante volte ci hanno chiesto pazienza, i cambiamenti sono arrivati? Alcuni li aspettano ancora oggi!

Il PCB non si è abbassato a queste stronzate. Ha smesso di credere a queste promesse nel marzo del 2005, durante il suo XIII Congresso, quando ha constatato il trasformismo irreversibile del PT ed ha reso pubblica la sua rottura con il nuovo governo.

L'avvicinamento del nuovo governo brasiliano al Venezuela aveva a che fare con una strategia economica, non ideologica. Come il Venezuela ha una fragile economia di rendita petrolifera e non ha sostituito le sue importazioni, questo paese si è trasformato in un paradiso per i monopoli brasiliani, con la vendita di servizi d'ingegneria e di beni di consumo, praticamente senza concorrenti, a causa del difficile rapporto tra governo bolivariano con i suoi tradizionali fornitori, gli USA e la Colombia.

E' vero che il governo Lula aiutò simbolicamente il Venezuela durante "il blocco petrolifero" con un carico di carburante. La sconfitta di Hugo Chávez poteva significare in quel momento la perdita di un promettente mercato per i nostri prodotti. Ma chi ha sconfitto questi vari tentativi di golpe sotto la direzione dell'imperialismo, sono state le masse venezuelane e la determinazione politica di Chávez.

E 'anche vero che il governo brasiliano ha avuto peso nella impraticabilità dell'ALCA, un movimento continentale di successo sotto la guida combattiva di Hugo Chávez, a partire dall'atto politico di massa a Mar del Plata nel 2005.

Ma coerente con il pragmatismo responsabile e con la libertà di concorrenza dei mercati, così come aiutò ad interrare l'ALCA, il governo Lula ha ignorato e boicottato l'ALBA (Alternativa Bolivariana per i Popoli) e la Banca del Sud, due grandi progetti di Hugo Chávez per un'integrazione complementare e solidale con l'America Latina.

Se la rivoluzione bolivariana sarà sconfitta non sarà per responsabilità di Dilma, né di Aécio, ma per i suoi limiti a radicalizzarsi e a far progredire il processo attraverso la creazione di un vero potere popolare, capace di cominciare a distruggere l'apparato borghese. Lo stesso vale per Ecuador e Bolivia. L'umanista Fernando Lugo, eletto presidente del Paraguay con simpatia e contributo del Foro di San Paolo, è stato rovesciato da un golpe bianco della destra ordito dall'imperialismo sotto il naso del governo petista, che mise il Paraguay in punizione nel Mercosur e pochi mesi dopo fu accolto di nuovo, riconoscendo i golpisti come legittimi governanti perché,  in fin dei conti, gli affari devono andare avanti!

Nel caso della Colombia, solo gli inconsapevoli idioti non percepiscono la politica estera pragmatica brasiliana portata avanti dal governo, dal PT e dal Foro di San Paolo. Nel Luglio 2008, l'allora Presidente Lula promuoveva a Bogotá, a fianco del bandito Alvaro Uribe, un grandioso incontro di centinaia di imprenditori e politici borghesi brasiliani e colombiani per inaugurare un partenariato commerciale. Dialogando con la borghesia colombiana, che voleva la fine immediata del conflitto sociale e militare per migliorare l'immagine internazionale del paese e captare investimenti stranieri, Lula aprì l'incontro ("Colombia-Brasile: nuove frontiere d'affari"), con una frase che dice tutto: "L'America Latina non necessita più della spada di Bolivar, ma di credito!" [2]

Nella stessa occasione i due presidenti condivisero il palco per una parata militare e si riunirono nel palazzo presidenziale colombiano, dove firmarono accordi non divulgati nei cui ordini del giorno si evidenziava la "cooperazione nella difesa e nella sicurezza alle frontiere" [3] per rafforzare il Piano Colombia, durante il quale la Colombia ha accolto più di 7 basi americane ed è divenuta il secondo paese destinatario di armi USA dopo Israele.

A partire da questo incontro, il Brasile del PT è divenuto uno dei maggiori fornitori di materiale bellico allo stato terrorista colombiano. Il vigliacco attacco aereo sferrato contro l'accampamento di Raul Reys (allora portavoce internazionale delle FARC), con invasione dello spazio aereo ecuadoriano, fu realizzato da alcuni dei tanti aerei militari venduti dal Brasile durante il Piano Colombia, nel frustato progetto di sconfiggere militarmente la guerriglia. Ironicamente, gli aerei brasiliani si chiamano Super Tucani.

Come dicevo all'inizio, la politica internazionale di un partito è l'estensione della sua politica interna. Oltre alla fornitura d'armi, il governo brasiliano ha lavorato dietro le quinte per cercare di forzare l'insorgere di una pace rapida , senza costi, con la consegna delle armi, il che significherebbe uno sterminio simile a quello che causò la morte di migliaia di militanti dell'Unione Patriottica agli inizi degli anni '90.

A partire dal governo Lula il PT è diventato un'apparato del Forum di San Paolo, un'articolazione creata fondamentalmente dai partiti comunisti d'America Latina 25 anni fa, privilegiando adesso i partiti socialdemocratici e liberali dipinti come progressisti e togliendo dopo qualsiasi spazio a quelli comunisti o meglio a quelli che non si arrendono al capitale. Il Forum di San Paolo si è trasformato in uno strumento di conciliazione di classe e di espansione dell'influenza del capitalismo brasiliano, avendo come funzione principale l'appoggio politico e materiale ai candidati "progressisti" nella regione, identificati con i governi petisti per garantire futuri buoni affari.

Per confermare l'azione del PT e del governo brasiliano per la "pace nei cimiteri" in Colombia, voglio fare un appello alla buona memoria di Atilio Boron, il compagno e amico argentino a cui già mi sono riferito nel testo.

Eravamo entrambi arrabbiati, nell'edizione del Forum di Sao Paulo a Caracas nel 2012, con il fatto che il PT non aveva permesso che Piedad Cordoba prendesse la parola e con lei la più grande espressione mondiale della lotta per la pace con giustizia sociale in Colombia. Non è stato permesso neanche che l'ampio movimento sociale colombiano Marcia Patriottica, si presentasse all'evento.

Anche in America Latina dico che è irrispettoso verso la Rivoluzione e il popolo cubano il ricatto da parte di riformisti e rivoluzionari dichiarati, secondo cui l'eventuale sconfitta di Dilma significherebbe la sconfitta della costruzione del socialismo a Cuba.

Anche in questo caso si sopravvaluta il lato istituzionale e si sottovaluta quello della lotta dei lavoratori. Rispettiamo la Rivoluzione Cubana, che resiste da 50 anni a un crudele boicottaggio imperialista, ha resistito a due decenni di Operazione Condor, con dittature di destra in quasi tutto il Sud America e con una prodezza a cui pochi credevano, ha resistito alla caduta dell'Unione Sovietica, con l'eroico Periodo Speciale.

Queste manovre elettorali si basano sulla convinzione che la frazione borghese che governerebbe con Aècio (che poi in fondo è la stessa che governa con il PT) romperà con la cultura del pragmatismo responsabile trasformando il Brasile in una nuova stella della bandiera degli Stati Uniti e che ritirerebbe immediatamente Odebrecht dal Venezuela e da Cuba, sospendendo il cantiere delle opere venezuelane e del Porto di Mariel!

E peggio ancora come se il socialismo a Cuba dipendesse dalla "solidarietà internazionale" dei monopoli brasiliani e non dall'organizzazione e dal valore che il suo popolo dedica alla propria Rivoluzione.

Affinché i nostri amici dormano in pace, voglio qui ricordare una recente intervista del giornale reazionario Folha de São Paulo a Marcelo Odebrecht, presidente dell'azienda in questione. Qui egli fa due affermazioni, una dubbiosa e un'altra indiscutibile, sul porto di Mariel a Cuba: "Se il porto è di grande importanza per il socialismo cubano, lo è di sicuro per il capitalismo brasiliano che mai ha guadagnato tanto fino ad ora" [4] ... E aggiungo una domanda: chi ci guadagnerà di più con lo sfruttamento di questo porto strategico nel bel mezzo dei Caraibi?

Questa settimana un blog petista ("tijolaço") si è sbizzarrito fantasticando sulla politica estera "anti-imperialista". Per conquistare voti a destra ha rivelato che anche il governo di Cardoso utilizzava il BNDES per dare "solidarietà" al Venezuela e a Cuba, documentandolo in un testo con una foto affettuosa nella quale si intrecciano le mani di Castro, Chávez e Cardoso [5].

Lula viaggia spesso nei jet di Odebrecht per visitare (disinteressatamente!) le opere del "suo" imprenditore preferito a Cuba, in Venezuela e in altri paesi della regione. A Cuba è riuscito ad ottenere che la sua cara Oderbrecht assumesse il monopolio della semina e del raccolto della canna da zucchero per la produzione di biocarburanti. La stessa raccolta di canna che ha portato decine di migliaia di giovani di tutto il mondo al lavoro volontario nell'Isola Rebelde.

Sono stato a L'Avana nel febbraio di quest'anno, quando ho visto una foto nel Granma su una questione avvenuta in un altro viaggio di Lula a Cuba, questa volta stringengeva la mano al re della soia in Brasile, il suo grande partner politico Blairo Maggi [6] che risponde a vari processi per corruzione nel nostro paese. Questa volta la lobby era per l'impianto della coltivazione della soia in territorio cubano.

Con tutto il rispetto, sono fantasiosi gli argomenti di coloro che sostengono che vi è il rischio della fine del MERCOSUR, di UNASUR, della CELAC. Quale governo borghese ritirerebbe il Brasile da queste istituzioni multilaterali statali, assolutamente eterogenee, de-ideologizzate?

Chi purtroppo ha i giorni contati dalla morte di Chávez e che richiama l'azione del governo brasiliano, è l'ALBA, a poco a poco inghiottita dal Mercosur, un'integrazione statale capitalista sotto l'egemonia brasiliana. Coloro che temono l'uscita del Brasile dal Mercosur e l'adesione all'Alleanza del Pacifico (Colombia, Perù, Cile e Messico), sarebbe bene che leggessero l'intervista di questa settimana al Ministro degli Esteri di Dilma, in cui parla di un incontro a Santiago del Cile il prossimo 24 novembre (annotare nei vostri calendari!) tra il Mercosur e l'Alleanza del Pacifico come primo passo verso un accordo di libero commercio unico di tutta la regione.

Ai consapevoli idioti o male informati, va detto che il Brasile attualmente guida gli sforzi, ed è già a buon punto, per concludere un TLC (Accordo di Libero Scambio) del Mercosur con l'Unione Europea, contro il quale Hugo Chávez si batte da sempre.

A coloro che pensano che il Brasile sia solidale con la Palestina basandosi sulle dichiarazioni e gli appelli per la pace e per la creazione irreale e artificiale di due Stati asimmetrici, vale la pena ricordare che su iniziativa del governo Lula, Israele è l'unico paese che ha un Accordo di Libero Commercio con il Mercosur. Israele è uno dei maggiori partner commerciali di materiale bellico con il Brasile e ospita al RioCentro (Rio de Janeiro) un evento periodico, che il movimento di solidarietà con il popolo palestinese giustamente chiama la Fiera della Morte ("Salone Internazionale della Difesa e Sicurezza") [7]. Lì vengono presentati e acquistati i nuovi equipaggiamenti militari e di polizia, fondamentalmente di origine brasiliana e israeliana, sempre più sofisticati, un commercio in cui il Brasile cresce ogni anno.

I BRICS recentemente si sono trasformati nel principale esempio per riformisti e rivoluzionari illusi, che la politica estera del Brasile è ideologica e che se vincono i neoliberali sui social-liberali immediatamente ritireranno il Brasile dai Brics.

Qualcuno potrebbe indicare almeno un settore della borghesia brasiliana che ha criticato questo importante accordo commerciale e tariffario? Quante più "finestre di opportunità" si aprono per il capitale, migliori sono le possibilità d'affari che non hanno nulla a che vedere con l'ideologia. Anche nel caso di una unione statale nella sfera del capitalismo guidata dalla Cina, paese con il quale il Brasile ha oggi il più grande scambio commerciale o che più compra i nostri prodotti.

Ci sono quelli che vedono i BRICS come una piattaforma anti-imperialista, probabilmente perché hanno dimenticato che la Russia di oggi non è l'Unione Sovietica e che la Cina è sul punto di diventare la prima potenza capitalista del mondo. Quella che oggi è una feroce disputa inter-imperialista, non interessa la classe operaia e i lavoratori che non devono scegliere tra l'imperialismo "buono o cattivo", perché la loro lotta è per la distruzione del capitalismo, per far posto alla costruzione del socialismo.

Vale la pena ricordare che l'imperialismo ha fatto di Lula la testa di serie della propaganda internazionale della promozione della tesi che ai lavoratori interessa lo sviluppo del capitalismo e non la sua sconfitta. Durante il suo governo, Lula è stato "la ciliegina sulla torta" dei Forum Economici Mondiali, l'incontro periodico del "Comitato Centrale" dell'imperialismo a Davos (Svizzera). E' sempre stato l'ospite speciale, l'attrazione che animava tutti dando allegria nelle foto ufficiali, per simboleggiare l'armonia fra capitale e lavoro. E' questo, compagni, l'organizzatore di una politica estera anti-imperialista?

Per non parlare degli Stati Uniti e né di Dilma e non posso fare a meno di ricordare uno degli episodi più vergognosi della storia del Brasile. Obama è stato il primo uomo di stato a visitare il Brasile, nel marzo 2011, subito dopo l'insediamento dell'attuale Presidente, con un rito che durò tre giorni consecutivi. Il Brasile letteralmente si fermò per ricevere Obama e il suo entourage di centinaia di imprenditori statunitensi protetti da un esercito di soldati e agenti della CIA.

La sovranità nazionale in quel periodo venne sospesa. Mentre gli uomini d'affari e i ministri delle due parti formalizzavano gli accordi commerciali e statali, veniva montato un apparato di repressione senza precedenti, dopo la dittatura. Per esaudire la volontà di Obama di realizzare un evento al Teatro Municipale di Rio de Janeiro, il governo ordinò un'azione congiunta in città che coinvolse tutte le forze armate e militari per evitare che i manifestanti protestassero a Cinelândia, uno dei luoghi più simbolici della lotta popolare.

E questa storica visita si è verificata in un momento di notevole usura dell'imperialismo degli Stati Uniti in America Latina e nel mondo in generale. Così si è pronunciato il CC del PCB in una nota politica durante la visita:

"Il governo brasiliano ha creato un palco d'onore e un potente amplificatore affinché Obama possa parlare al mondo, soprattutto all'America Latina, per aiutare gli Stati Uniti a ritrovare l'influenza politica e per ridurre il giusto sentimento anti-americano che nutre la maggior parte dei popoli. Nemmeno nella dittatura militare il presidente degli Stati Uniti aveva avuto un'accoglienza tanto sfarzosa"[8].

Compagni:

questa modesta riflessione va molto al di là delle elezioni di questa domenica.

Il PCB ha dichiarato che rispetta la sinistra che voterà per Dilma in modo critico, come un male minore e che vuole l'unità d'azione nelle sempre più aspre lotte che condurrà con l'aggravarsi della crisi del capitalismo, a prescindere da chi vince il secondo turno.

In questo modo ci rendiamo conto che ci sono alcune differenze tra i due campi dell'ordine del bipolarismo (neoliberisti e social-liberisti), ma che non sono sufficienti per il PCB, per la terza volta, a dare un voto di fiducia al secondo turno a governi che in realtà non sono propriamente del PT, ma una base di appoggio in cui prevalgono gli interessi del capitale.

Voglio richiamare l'attenzione sulla necessità di contribuire alla creazione di un fronte anti-capitalista e anti-imperialista e seppellire le illusioni in relazione alla democrazia borghese.

* Segretario Generale del Partito Comunista Brasiliano

Note:
1. O MISTERIOSO E VERGONHOSO ACORDO MILITAR BRASIL-ESTADOS UNIDOS.12/05/2010 . <http://www.pcb.org.br/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=1617>
Romper os acordos militares com os EUA e suspender o leilão do Campo de Libra.20/09/2013. <http://pcb.org.br/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=6636>
2. "A América Latina não precisa mais da espada de Bolívar; precisa de crédito" (Luiz Inácio Lula da Silva). 21/08/2011. <http://pcb.org.br/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=2946>
3. Lula chega a Bogotá para se reunir com Uribe. 18/07/2008. <http://g1.globo.com/Noticias/Mundo/0,,MUL652128-5602,00-LULA+CHEGA+A+BOGOTA+PARA+SE+REUNIR+COM+URIBE.html>
4. PRESIDENTE DA ODERBRECHT: "CAPITALISMO BRASILEIRO É QUE GANHOU MAIS COM A CONSTRUÇÃO DO PORTO DE MARIEL, EM CUBA". 21/10/2014. <http://pcb.org.br/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=7888>
5. PSDB diz que é escândalo emprestar a Cuba. Esqueceram de perguntar por que FHC emprestou. 29/01/2014. <http://tijolaco.com.br/blog/?p=13150>
6. Blairo Maggi e Lula em Cuba para ampliar produção de alimentos. 26/02/2014. <http://www.institutolula.org/blairo-maggi-e-lula-em-cuba-para-ampliar-producao-de-alimentos>
7. FEIRA DA MORTE. 12/04/2011. <http://pcb.org.br/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=2558>
8. VADE RETRO, OBAMA! 22/03/2011. <http://pcb.org.br/portal/index.php?option=com_content&view=article&id=2469>


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