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La Rielezione di Dilma

Odiario | Odiario.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

27/10/2014

Dilma Rousseff si insedierà per governare il Brasile per altri 4 anni il prossimo 1 Gennaio 2015.
E' stata l'elezione più agguerrita che mai. Dilma ottiene 54.5 milioni di voti (51.64%) e Aécio Neves 51.041 milioni (48.36%).
La Presidente ha vinto negli stati del Nord-est e Nord, beneficiandosi della sua politica assistenzialista, a Rio de Janeiro e a Minas Gerais.

Aécio, un neoliberista mascherato da socialdemocratico, ha vinto a Sud e Sud-est, incluso Sao Paolo, motore dell'economia brasiliana. Ha contato sull'appoggio degli USA, delle banche, del capitale straniero, dei grandi imprenditori e della maggioranza della classe media.

La campagna elettorale si è caratterizzata dal basso livello di dibattito politico, marcato dallo scambio d'insulti tra i candidati. La partecipazione di Lula nell'appoggio alla presidente ha richiamato l'attenzione per il tono populista e rude dei suoi interventi.

Nel discorso di vittoria, Dilma ha chiamato all'unione dei brasiliani, promettendo riforme profonde, "cambiamento". Ha assunto impegni che, così come nel primo mandato, non manterrà. Il suo partito, il PT, è stato meno votato in 15 stati rispetto alle elezioni del 2010; elegge solamente 5 governatori nei 27 Stati del paese.
Dilma affronterà un Congresso più sfavorevole che il precedente che la obbligherà a fare grandi concessioni ai partiti che non la appoggiano.

Nell'opinione della maggioranza degli osservatori il futuro governo realizzerà una politica più conservatrice rispetto al primo mandato.
La Riforma Agraria non avanzerà e la repressione che si estende in diversi stati al Movimento dos Trabalhadores Sem Terra-MST aumenterà con la compiacenza del governo federale.

In politica estera è prevedibile una accentuata sterzata a destra. Dilma farà di tutto per migliorare le relazioni con gli Stati Uniti e altre potenze imperialiste, allontanandosi da Cuba e dai governi progressisti del Venezuela bolivariano e della Bolivia. La revisione della politica internazionale riguarderà anche la partecipazione del Brasile ai BRICS e alle organizzazioni di integrazione latino-americana come UNASUR e la CELAC.
L'appello di ieri all'unione del popolo brasiliano, puramente retorico, non sarà d'aiuto.

Il Brasile è entrato in recessione. Il PIL cade, la diseguaglianza sociale cresce, l'inflazione sale. Gli scandali – soprattutto quello di Petrobas – suscitano l'indignazione popolare. La corruzione nell'apparato statale si diffonde. Il Paese è immerso in un pantano.

Tutto indica che le manifestazioni di malcontento popolare, che che hanno avuto grande diffusione in giugno e luglio, si amplieranno il prossimo anno.


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