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Il mio reincontro con il Brasile

Miguel Urbano Rodrigues | odiario.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

04/12/2014

L'allegria dell'incontrare nuovamente un popolo che amo profondamente è stata neutralizzata dalla coscienza del fatto che la società brasiliana ha acquisito caratteristiche pantanose. La violenza si diffonde come un flagello nelle grandi città. Persistono disuguaglianze offensive verso la condizione umana. Una classe dominante ripugnante concentra nelle proprie mani il potere politico, condividendo lo sfruttamento economico con l'imperialismo.

Tuttavia, immaginando un futuro lontano, il popolo del Brasile mi appare come una anticipazione dell'umanità meticcia che nascerà lentamente dall'attuale. Gli scioccanti tratti negativi del presente finiranno quando le cause sociali che li generano saranno eliminate nella distante società socialista. La cordialità, la tenerezza, l'allegria brasiliana, queste rimarranno.

Sono tornato in Brasile a novembre. Deciso che sarebbe stata la mia ultima volta.
Questa certezza ha contribuito al fatto che il mio reincontro fosse molto doloroso.

Sono stato a San Paolo e a Rio nel 2012. Da qui, la sorpresa.

Nel breve spazio di due anni, l'atmosfera, il comportamento di una porzione importante degli strati sociali della borghesia e dei media che formano l'opinione della maggioranza della popolazione, sono mutati di molto. In questa visita di commiato mi sono sentito quasi in un paese sconosciuto. L'allegria del rincontro con un popolo che amo profondamente, è stata neutralizzata dalla coscienza che la società brasiliana ha acquisito caratteristiche pantanose.

La miseria assoluta è diminuita durante i governi di Lula e Dilma. Ma, paradossalmente, l'abisso che separa la minoranza privilegiata dalle grandi maggioranze è aumentato. I ricchi si arricchiscono prodigiosamente. Secondo il quotidiano O Estado de S. Paulo, il Brasile ha oggi 61 miliardari le cui fortune sommano più di 161.000 milioni di dollari.

La tensione sociale è trasparente. Differente da quella conosciuta negli anni della dittatura militare. E' una tensione che non annuncia nell'immediato un'ascesa esplosiva della lotta di classe.

Le condizioni oggettive sono favorevoli alle grandi lotte sociali. Le manifestazioni di protesta contro il governo a Rio, San Paolo e in altri stati, alcune convocate dalla destra, si verificano quasi quotidianamente. I politici dell'opposizione hanno anche chiesto l'impedimento di Dilma al Congresso e le immediate dimissioni del governo. A San Paulo, la richiesta sui social network è per "le dimissioni di tutta la classe politica" e "la fine del finanziamento dei partiti politici". Di per sé traspare da queste rivendicazioni uno spontaneismo innocuo.

Nell'attuale congiuntura, la giusta indignazione dei lavoratori esprime solo il suo rifiuto ad un sistema marcio. L'assenza di una organizzazione rivoluzionaria con una forte presenza tra le masse, favorisce la classe dominante e segna i limiti della protesta popolare.

La crescente tensione sociale non porterà ad una situazione pre-rivoluzionaria, a causa dell'inesistenza delle condizioni soggettive.

La fragilità di Dilma

Dilma è stata eletta al secondo turno con il 52% dei voti, dopo una durissima campagna, caratterizzata dal basso livello ideologico.

L'attuale Governo ha 39 ministri, un numero inimmaginabile negli Esecutivi europei e tutto indica che il prossimo avrà dimensioni simili. Vi è intensa speculazione sui nomi, ma Dilma ha già confermato che il ministro delle Finanze sarà Joaquim Levy, un banchiere (fu vice-presidente a Washington della Banca interamericana di Sviluppo), che faceva parte del governo di Fernando Henrique Cardoso (centrodestra, ndt) e difende misure neoliberiste richieste dal grande capitale. Le sue dichiarazioni circa la necessità di una politica di austerità hanno chiarito le sue scelte ideologiche.

Katia Abreu, il futuro ministro dell'agricoltura, è un'avversaria della Riforma Agraria e l'indicazione del suo nome è stata festeggiata dalla "Bancada Rural" che rappresenta gli interessi dei grandi proprietari terrieri e dell'agrobusiness alla Camera.

Durante la campagna, gli intellettuali progressisti hanno definito Dilma come "il male minore", perché l'elezione di Aecio Neves, sostenuta da Washington e dalla grande borghesia del Brasile, avrebbe significato una totale sottomissione all'imperialismo USA ed al grande capitale transnazionale. L'avversario di Dilma, un politico con profilo da playboy, affrontando il tema della politica estera, è stato molto chiaro: ha sostenuto una maggiore vicinanza con gli Stati Uniti e una revisione delle relazioni con Cuba e con i governi progressisti di Venezuela, Bolivia ed Ecuador.

Un mare di corruzione

La corruzione è un male endemico nell'Amministrazione brasiliana. Ma nei governi di Lula e Dilma è cresciuta a dismisura. Lo scandalo di Mensalão, che portò all'arresto, tra gli altri, di Dirceu, ex capo del personale di Lula, carica che in Brasile corrisponde a quella del primo-ministro, è stato adesso largamente superato dal pantano che coinvolge Petrobras, la più grande azienda del paese. L'ex direttore dei Servizi, Renato Duque, decine di dirigenti del gigante petrolifero (attualmente Petrobras è uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo) e dirigenti di alcune delle più grandi società di costruzione del Brasile, sono state arrestati per frode e corruzione commessi nell'esercizio delle loro funzioni. Molti deputati e senatori sono coinvolti in queste squallide faccende.

Per ora non è possibile valutare la quantità totale della ruberia. Ma si ammette che il totale delle tangenti pagate ad alti funzionari di Petrobras per contratti illegali e frodi che hanno favorito gli appaltatori, supera l'equivalente di molti miliardi di euro.

Il popolo brasiliano ha reagito con soddisfazione agli arresti già effettuati dalla polizia federale nell'ambito dell'Operazione Lava Jato, meglio conosciuta come Giudizio Finale.
Dilma, informata degli arresti a Brisbane, quando si trovava in Australia per partecipare alla Riunione del G-20, ha espresso soddisfazione per l'azione della Giustizia. "E' la dimostrazione - ha dichiarato - che il Brasile sta mettendo fine all'impunità (...) Penso che questo possa effettivamente cambiare il Paese per sempre".

Questo parere non impressiona l'opposizione. Nei media più influenti piovono critiche al presidente, al quale negano la credibilità. Vi è anche la diffusa convinzione che i principali responsabili di questi crimini che hanno fatto bruscamente cadere le azioni di Petrobras, non saranno puniti; le condanne interessano soprattutto funzionari subalterni.

La decisione di Marta Suplicy di dimettersi da ministra della Cultura, annunciata al culmine dello scandalo, è stata interpretata come prologo di un approfondimento della crisi del PT con il quale essa, un'opportunista ambiziosa, sarebbe sul punto di rompere.

Democrazia di facciata

Come in Portogallo, i politici del sistema abusano in Brasile della parola democrazia per caratterizzare il regime. In realtà, il paese è sottomesso ad una dittatura borghese con una facciata democratica.
Il funzionamento del sistema presenta aspetti caricaturali.

Le elezioni - presidenziali, legislative e quelle realizzate per i governi statali - sono state disputate da 28 partiti, che hanno eletto 553 deputati federali. Le coalizioni, regolate da una legge assurda, consentono in alcuni casi l'elezione di candidati dai partiti opposti a quelli votati dai cittadini.
Pochi confidano nella promessa di Dilma di "riorganizzare la società brasiliana, dando il ruolo di direzione a coloro che vivono del loro lavoro e della cultura".

Nel suo primo mandato ha sistematicamente dimenticato tutte le sue promesse.

Nella pratica il governo quasi neoliberista del PT ha da tempo rinunciato al programma che ha portato Lula alla Presidenza. In pratica, si ritiene che amministra meglio il capitalismo rispetto alla destra tradizionale. Il populismo di Dilma e di Lula, inganna sempre meno lavoratori; una parte considerevole del popolo brasiliano, plasmata da media alienanti, non ha ancora assimilato questa evidenza.

Crisi multipla

Il paese è caduto in recessione tecnica.

Nel mese di ottobre, la bilancia commerciale ha registrato un disavanzo di 1,2 miliardi di dollari. La caduta del PIL riflette il calo dei prezzi delle materie prime, la base delle esportazioni del Brasile.

Il tasso di disoccupazione ufficiale non è credibile. I licenziamenti nel settore privato non incontrano ostacoli legali. Un esempio: HSBC, il colosso britannico - la più grande banca del mondo - ha annunciato l'imminente licenziamento di circa un migliaio di lavoratori dalle sue filiali in Brasile.
Nel settore automobilistico, uno dei più grandi del mondo, la produzione di veicoli è scesa del 16% rispetto allo scorso anno.

L'incapacità dei comuni di rispondere in modo soddisfacente alle esigenze di abitazioni decenti per le persone in cerca di lavoro che giungono nelle grandi megalopoli brasiliane, ha contribuito ad un'ondata di occupazioni abitative.

Nel centro di San Paolo, l'atmosfera di oggi è molto diversa da quella che ho vissuto nei miei anni di esilio (1957-1974, ndt).

Edifici degradati costruiti tra le due guerre mondiali sono stati occupati da famiglie legate al Movimento dos Trabalhadores Sem Teto .

I proprietari ed influenti politici chiedono che gli occupanti siano sfollati, ma il sindaco non ha agito a questi richiami, temendo l'aumento della tensione sociale.

Più grave è la concentrazione di tossicodipendenti in alcuni quartieri residenziali. A Jaguaré, un centinaio di metri da un grande supermercato, decine di tossicodipendenti rimangono giorno e notte sui marciapiedi, rovistando tra mucchi di spazzatura. Ho visto alcuni che usavano siringhe.
Il luogo è conosciuto come Crakolandia, dal nome del farmaco che consumano.

Le favelas inoltre non sono scomparse da San Paolo (tre milioni vivono in favelas e caseggiati). Ma è a Rio de Janeiro che la loro proliferazione impressiona il visitatore. Seminate qua e là per la città, distribuite anche sulle colline che circondano i quartieri di lusso di fronte al mare, sono il volto di una tragedia sociale ed una sfida per la quale nessun governo fino ad ora è stato in grado di trovare una soluzione efficace.

Più dell'80% degli abitanti delle favelas sono lavoratori, cittadini tranquilli, aperti alla vita sociale, che riflettono la cordialità brasiliana: ma è la minoranza delle persone che vivono ai margini, criminali e drogati proiettano l'immagine della favela.

L'occupazione militare di alcune delle favelas nei mesi antecedenti la Coppa del Mondo di Calcio non ha risolto, come si temeva, il problema sociale la cui immagine degradante è visibile nel centro di miseria che sono le favelas delle città, dove la criminalità organizzata è saldamente collocata, con la complicità di poliziotti corrotti.

Che fare? Quella terribile realtà è dolorosa. Ma non mi permetto neanche di affrontare il tema della lunga sequenza di dibattiti generati dalla piaga sociale delle favelas.

Nelle grandi città brasiliane - come tra l'altro nelle capitali della Colombia, del Perù, del Messico, di San Salvador- il problema della violenza colpisce la popolazione. Non è diminuita.

Le statistiche sono allarmanti. Nel 2013, sono stati uccise nel paese 53.000 persone. Ogni quattro minuti una donna viene stuprata.

Claude Lévi-Strauss ha scritto in Tristi Tropici che il Brasile è il paese della decadenza non finita. Utilizzando questa espressione, ha trasmesso l'impressione che causano i grandi edifici residenziali e le opere monumentali incomplete nella loro costruzione, che invecchiano prima di essere completate.

In queste settimane, nel rivisitare di corsa il Brasile, la contraddizione apparente tra modernità ed arcaismo mi ha fatto ricordare il commento di Lévi-Strauss.

In più rami del settore avanzato, il Brasile si trova all'avanguardia mondiale del progresso scientifico e tecnico. Ma questa trasformazione del paese, in cui ho vissuto quasi due decenni prima della Rivoluzione Portoghese (1974, ndt), coesiste con un altro Brasile, anche nelle aree urbane, nelle favelas e nei caseggiati, in particolare - dove ho avuto la sensazione che il tempo si fosse fermato.

Nell'immensità del gigante sudamericano, come ci si allontana dai grandi centri della costa, siamo immersi in uno spazio dove regna la stagnazione, un passato remoto.

Nell'entroterra del Nord-est e nella fitta foresta amazzonica, la vita è cambiata poco in queste enormi regioni; qui le persone e le cose spingono la memoria e l'immaginazione agli arcaismi africani. Un caboclo (di discendenza amerinda, ndt) dell'Alto Rio Negro o di Madeira è culturalmente più vicino a un Kimbo di Kuando Kubango [Angola, ndt] che ad un operaio paulista o di Rio.

Contraddizioni

Conosco pochi paesi in cui le contraddizioni segnano così profondamente il flusso della vita.

Una delle cose più sorprendenti per gli stranieri è ciò che separa nelle cosiddette élite una intellighenzia brillante e creativa, da un alveare di avventurieri ambiziosi e mediocri (molti di loro corrotti), che esercitano un'influenza decisiva nel mondo marcio della politica.

Il Brasile, dove sono sorti intellettuali quali l'architetto Niemeyer e Florestan Fernandes, ha generato anche personaggi pubblici come Jânio da Silva Quadros, Adhemar de Barros e Paolo Maluf e produce in serie deputati e senatori che caratterizzano mirabilmente ciò che Karl Marx chiamava "il cretinismo parlamentare".

Il contrasto tra questi due Brasile, coesistenti ed antagonisti, è identificabile – in più di un esempio - anche in una semplice visita alle grandi librerie di San Paolo e Rio.

Sugli scaffali si possono trovare il meglio che l'umanità ha creato fin dall'antichità nel campo del pensiero, dell'arte e della scienza. I principali editori lanciano anche sul mercato, tradotti, opere innovative, opere recenti, sia saggi o romanzi pubblicati in Europa, negli Stati Uniti e in diversi paesi definiti come emergenti.

Ritengo indispensabile fare un particolare riferimento alla casa editrice paulista Boitempo, di Ivana Jinkings, che ha lanciato in Brasile, oltre alle opere dei principali classici del Marxismo, autori contemporanei come l'ungherese Istvan Meszaros e l'inglese David Harvey.

Ma, in un paese in cui un'ondata di controcultura esportata dagli Stati Uniti pesa decisamente sulla mentalità e sui gusti della piccola borghesia, i libri più venduti sono altri: sono la spazzatura stampata su temi del genere come arricchirsi, come cambiare di professione o personalità, come conquistare amici, sull'occultismo, sulle questioni astrali, religioni esotiche ed altre sciocchezze.

Speranza

I miei quattro giorni nel Minas Gerais, rivisitando Ouro Preto, Mariana e Congonhas do Campo, mi hanno fornito uno strano viaggio attraverso la Storia e la mia vita, ricordando qualcuno che viveva nel mio corpo.

Fu più di 40 anni fa. Poi, ho camminato per le colline e le valli in cui l'esploratore Fernão Dias Pais scoprì l'oro che, passando per il Portogallo, contribuì a finanziare la rivoluzione industriale inglese.

Ho accompagnato in questa visita due storici amici: il francese Albert Soboul ed il portoghese Barradas de Carvalho. Molti dei palazzi settecenteschi di Ouro Preto minacciavano in quel momento di sgretolarsi. Sono stati recuperati e la città è oggi un polo turistico dove la gente affluisce da tutto il mondo.

Aleijadinho, l'architetto e scultore che ha conferito dimensione internazionale al periodo barocco, non ha avuto il riconoscimento del suo genio durante la vita. Morì povero e quasi ignorato dai suoi contemporanei.

Meditando sul tempo morto nelle sue chiese o accarezzando la pietra scura dei Profeti di Congonhas, percorrendo le sale del Museu da Inconfidência a Ouro Preto, ho attraversato questo inverno della vita sul ponte invisibile che lega il Brasile che camminava per l'indipendenza, al Brasile gigante di oggi, un paese e un popolo inimmaginabili.

Dove si trova questa terra irripetibile, che ancora non si è costruita come nazione?

Non oso rispondere alla domanda.

In Brasile, persistono disuguaglianze offensive per la condizione umana. Una classe dominante ripugnante concentra nelle proprie mani il potere politico, condividendo lo sfruttamento economico con l'imperialismo.

Anche se l'attuale situazione è triste e l'immediato futuro nebbioso, ammetto che il Brasile è destinato ad avere un ruolo significativo nell'umanità di domani.

Amo profondamente - ripeto - la gente brasiliana. La violenza, che si diffonde ora come flagello nelle grandi città, si concluderà quando le cause sociali che la genera saranno eliminate nella distante società socialista. La cordialità, la tenerezza, l'allegria brasiliana - queste rimarranno.

Non identifico nel guazzabuglio caotico brasiliano un prologo di disastri futuri. Al contrario.

Immaginando un futuro lontano, il popolo del Brasile mi appare come una anticipazione dell'umanità meticcia che nascerà lentamente dall'attuale.


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