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- popoli resistenti - brasile - 14-12-14 - n. 524
Il PCB e la riforma politica
Partito Comunista Brasiliano (PCB) | pcb.org.br
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
11/12/2014
Terminate le elezioni del 2014 e finito lo spettacolo della democrazia borghese, la vita reale è drasticamente ritornata per l'immensa maggioranza della popolazione dopo un processo fatto più che altro di carte bollate, in cui la polarizzazione tra le candidature presidenziali che si sono disputate il secondo turno si è svolta attraverso uno dei più poveri dibattiti politici degli ultimi tempi, in cui hanno predominato gli attacchi personali e le promesse legate a differenti forme di amministrazione del paese all'interno della logica dell'espansione capitalista e degli interessi delle grandi imprese, principali finanziatrici delle campagne delle coalizioni più poderose. La stretta vittoria della candidata del PT-PMDB [Partito dei Lavoratori - Partito del Movimento Democratico Brasiliano], evidenzia l'usura dei governi PT, che fondamentalmente non hanno mutato le politiche economiche neoliberiste, divenendo ostaggi del presidenzialismo di coalizione per garantire la governabilità a qualsiasi prezzo, per mezzo di accordi con i partiti fisiologici, il cui prezzo è l'abbandono delle riforme sociali più elementari.
Le prime misure adottate dal governo Dilma dopo la rielezione confermano le previsioni fatte dal PCB, la cui scelta per il voto nullo nel secondo turno era motivata dalla percezione secondo cui la classe lavoratrice già era stata sconfitta nelle elezioni e doveva continuare nella lotta, qualsiasi fosse il presidente uscito dalle urne. L'aumento del tasso di interesse, l'indicazione di un rappresentante del capitale finanziario per il posto di ministro dell'Economia e di altri nomi legati all'alta borghesia per cariche ministeriali, l'annuncio del taglio della spesa pubblica (che di certo ricadrà sui programmi sociali), ripetendo la vecchia formula neoliberista per cercare di fermare l'inflazione sono, tra le altre, iniziative volte a "tranquillizzare" banchieri e capitalisti, andando contro i discorsi "più a sinistra" adottati nella campagna del secondo turno per canalizzare i voti dei settori più progressisti in direzione del PT.
Adesso riappare con maggiore forza il tema della riforma politica, come se fosse una ciambella di salvataggio per superare l'usura politica accumulata dal PT negli ultimi tempi e resa più visibile dal giugno del 2013, quando il grido delle piazze ha evidenziato il malcontento popolare contro i pessimi servizi pubblici, il peggioramento delle condizioni di vita nelle città, la corruzione nella politica. Nessuna riforma fondamentale è stata annunciata, al di là del decreto governativo di Legge e Ordine, istituzionalizzando la repressione e la criminalizzazione dei movimenti sociali e il progetto sulla "Politica nazionale di partecipazione sociale", il cosiddetto Decreto dei Consigli, che, in teoria, istituirebbe la consultazione dei consigli popolari da parte degli organi di governo prima delle decisioni sull'attuazione delle politiche pubbliche. Questo decreto è stato sconfitto dalla Camera dei Deputati dopo il risultato del secondo turno, dai rappresentati dei partiti borghesi, compresa la base conservatrice d'appoggio al governo Dilma.
Non si promuove la partecipazione popolare con l'obiettivo di prendere decisioni nell'ambito del potere politico per decreto, tanto meno quando il progetto lega la formazione dei "consigli popolari" a forum e organizzazioni i cui rappresentanti sono scelti dal governo stesso, indicando che tale annunciata democratizzazione nella definizione delle politiche pubbliche non è altro che un tentativo di collegamento dei movimenti sociali alle azioni del governo. La sconfitta di questo progetto alla Camera indica chiaramente la posizione estremamente conservatrice dei parlamentari, che peggiorerà, in virtù del risultato delle elezioni di quest'anno, facendo aumentare i rappresentanti del settore dell'agroalimentare, dei lobbisti, dei pistoleri, del fanatismo religioso e dell'ultradestra.
La riforma politica ventilata dal governo Dilma, che è giunta ad annunciare l'intenzione di promuovere un plebiscito per instaurarla e, dopo le pressioni contrarie dei gruppi conservatori, ritirata, in realtà tende ad approfondire ancora di più il carattere elitario, escludente e antidemocratico del sistema politico attuale, con misure quali la clausola della barriera per l'esistenza dei partiti con riferimento alla performance elettorale, la fine delle coalizioni proporzionali, il voto di distretto ecc. Per il PCB, è un errore affermare che la riforma politica porterà alla riduzione della corruzione, migliorerà i meccanismi democratici e assicurerà il rafforzamento dei partiti e la lealtà di partito.
Quello che vediamo finora è l'instradamento di proposte mirate a favorire solo gli interessi delle cosiddette grandi aggregazioni di partiti, nella direzione contraria, pertanto, di qualsiasi possibilità di creazione di nuovi meccanismi di partecipazione popolare, come l'adozione di consultazioni regolari della popolazione, decadenza popolare dei mandati, tribuna popolare nei parlamenti, allargamento dell'iniziativa legislativa, formazione di consigli popolari autentici, ecc. Di fatto è in corso una riforma elettorale regressiva che, nell'essenza, mira ad eliminare i piccoli partiti, forzando l'assorbimento nelle grandi aggregazioni e la perdita del registro legale delle organizzazioni socialiste e rivoluzionarie, le quali già incontrano grandi difficoltà per partecipare ai processi elettorali in concorrenza con le campagne milionarie e nel quadro di una legislazione draconiana e diseguale.
La "riforma" proposta dai partiti borghesi
La cosiddetta clausola della soglia di sbarramento sorge in alcuni paesi d'Europa, con il chiaro obiettivo di escludere i partiti comunisti e rivoluzionari dai parlamenti, i quali tendono ad esser minoritari in termini elettorali nell'attuale congiuntura, poiché la lotta dei comunisti non si restringe al parlamento, e le regole borghesi nulla hanno di democratico, facendo imperare l'influenza del capitale e la manipolazione dei media nel gioco elettorale. Il partito che non raggiunge la percentuale minima richiesta non avrebbe diritto alle quote del Fondo per i partiti, al tempo gratuito in radio e televisione. Se questa norma esisteva nei primi anni '80, il PT sarebbe nella linea del taglio, senza poter crescere.
Un'altra misura proposta è la fine delle coalizioni proporzionali, con l'obiettivo di concentrare il quadro dei partiti in poche aggregazioni. I piccoli partiti borghesi non hanno alcuna difficoltà a promuovere la propria esistenza, fondendosi con partiti borghesi più grandi, in quanto la negoziazione compensa. Fusioni di partiti sono già in corso, prevalendo ragioni di ordine fisiologico e non ideologiche.
Senza illusioni che cambiamenti nella legislazione elettorale, pur avanzate, possano dare democraticità alle elezioni borghesi, il PCB è a favore delle coalizioni, dato che queste si stabiliscono a partire dai programmi politici e riferimenti ideologici definiti. La nostra proposta è la verticalizzazione nazionale delle coalizioni, con la possibilità di formazioni di "federazioni di partiti" su base programmatica e permanenti, oltre le elezioni, rendendo possibile l'identificazione e composizioni politiche con proposte e formulazioni che non si alterano a seconda delle convenienze del momento.
Un'altra proposta che interessa i settori conservatori è l'introduzione in Brasile del cosiddetto voto distrettuale nelle elezioni proporzionali, per mezzo del quale l'elettore avrebbe diritto a votare candidati iscritti a disputare la carica di deputato nel suo distretto, ossia, in una determinata giurisdizione. Una volta eletto, il parlamentare distrettuale tende a comportarsi come una specie di mediatore della regione che l'ha eletto e per quale pretende di esser rieletto. Se oggi già esiste una grande de-politicizzazione nelle elezioni proporzionali, l'avvento di questa modifica renderà ancor più minoritario il voto d'opinione, identificato con progetti alternativi di società, spazio principale dei partiti rivoluzionari, dando luogo al campanilismo e alle dispute regionali. Per queste ragioni, il PCB si pone in difesa del voto universale e radicalmente contrario al voto distrettuale, anche se misto, ossia, con una parte del parlamento eletto dal distretto e l'altra dall'insieme degli elettori.
In opposizione al progetto borghese, organizzare la lotta per il Potere Popolare
Affinché i lavoratori abbiano di fatto l'opportunità di partecipazione nelle decisioni sulla loro vita, è necessario molto altro che una riforma politica o l'ingegnosità dei sistemi di rappresentanza, organizzazione di partito e sistemi elettorali presunti innovatori, elaborati per dare una falsa impressione di cambiamenti e di una vernice di partecipazione popolare, quando di fatto si mantiene la dominazione capitalista. E' necessario superare radicalmente l'ordine istituzionale della politica borghese, incorporando meccanismi di democrazia diretta nei luoghi di residenza e lavoro della popolazione, affinché si garantisca effettivamente la partecipazione delle entità popolari nella formulazione delle politiche sociali e di indirizzamento esclusivo delle risorse pubbliche alla soluzione dei problemi della popolazione nel suo quotidiano.
Allo stesso tempo, è necessario lottare per forme conseguenti di partecipazione popolare, come la garanzia di accesso delle organizzazioni popolari alle tribune parlamentari; il diritto alla cessazione diretta dei mandati; l'allargamento delle consulte popolari, con plebisciti e referendum; l'ampliamento del diritto di iniziativa legislativa popolare; la parità di condizioni tra i partiti nella distribuzione del tempo di propaganda gratuita, del fondo per i partiti e nel finanziamento pubblico delle campagne.
Il PCB è radicalmente contrario al finanziamento privato nelle elezioni, poiché le candidature vengono completamente legate agli interessi delle imprese finanziatrici. Il capitale finanziario, gli imprenditori, gli affaristi dell'agroalimentare e le grandi imprese distribuiscono le loro dotazioni tra i partiti e le coalizioni dell'ordine (PT, PSDB [Partito della Socialdemocrazia Brasiliana], PMDB, PSB [Partito Socialista Brasiliano], ecc…), per garantire che i loro interessi particolari e profitti siano riprodotti continuamente, qualsiasi dei candidati di queste coalizioni siano vittoriosi. Non abbiamo nessuna illusione che l'esclusività dell'utilizzo delle risorse pubbliche nelle campagne eviterà il finanziamento privato di imprenditori e imprese con interessi nella prestazione di servizi a enti pubblici o che dipendono da regolamenti e altri benefici pubblici. Non lo crediamo, ma pensiamo che l'iniziativa possa ridurre la promiscuità oggi regnante tra i gruppi economici e gli agenti politici.
Un altro tema difeso dal PCB è quello della lista chiusa nelle elezioni proporzionali. Questa è una bandiera storica dei comunisti, nell'ottica che il collettivo di partito viene prima delle personalità. Nella nostra concezione, gli elettori devono votare idee, principi, programmi e non le personalità. Si tratta di un cambiamento che rafforzerà i partiti politici e garantirà la lealtà di partito, giacché i mandati appartengono ai partiti. Una volta introdotta questa modifica, gli eletti saranno i candidati messi nelle liste nell'ordine deciso dai partiti. Nel caso che un parlamentare cambi partito, perde il suo mandato, che viene preso dal successivo indicato nella lista. Ci sono paesi in cui i partiti possono anche sostituire un parlamentare in esercizio di mandato, in caso di infedeltà al partito.
Nel contesto attuale di intensificazione delle contraddizioni nella società brasiliana, dove si susseguono scandali di corruzione, traffici d'influenza, manipolazione, frodi, uso della macchina pubblica, promiscuità nella relazione pubblico/privato e tutte le degenerazioni politiche inerenti al capitalismo che denunciano i problemi della cosiddetta democrazia borghese, il PCB considera necessario avanzare nella lotta per il Potere Popolare.
Nel momento di crescita del pensiero conservatore in Brasile e nel mondo, anche attraverso manifestazioni aperte di fascismo, riteniamo che sia compito delle organizzazioni di sinistra e dei movimenti sociali combattivi far avanzare la lotta anticapitalista, occupando tutti gli spazi possibili di partecipazione popolare, come forma di costruzione politica e cammino di elaborazione di un programma profondo di trasformazioni sociali. L'assenza dei rivoluzionari da un qualsiasi spazio di lotta rafforza l'idea del senso comune secondo cui la politica si restringe alle alternative dell'ordine e che non c'è nessuna soluzione fuori dal capitalismo. La nostra presenza è importante e scomoda, lo è per le classi dominanti e la destra più rabbiosa, lo è per i riformisti che vedono le loro verità messe in discussione. C'è un solo cammino: rafforzare l'auto-organizzazione e la mobilitazione dei lavoratori in difesa dei loro diritti e dei loro interessi storici, nel percorso di costruzione del Potere Popolare e del Socialismo.
Novembre 2014
Commissione Politica Nazionale del PCB
Partito Comunista Brasiliano
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