L'ondata conservatrice nel mondo e le attuali lotte in America Latina
Intervista a Ivan Pinheiro, Segretario generale del Partito Comunista Brasiliano
O Poder Popular* | pcb.org.br
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
02/06/2015
La congiuntura mondiale di un approfondimento della crisi del capitalismo porta all'incremento delle azioni imperialiste contro la sovranità dei popoli e alla crescita del pensiero conservatore, anche con l'esplosione di manifestazioni fasciste. Viviamo oggi ancora più chiaramente la dicotomia tra socialismo e barbarie?
Questa dicotomia, evidenziata da Rosa Luxemburg un secolo fa, è di una attualità angosciante. Quanto più si acuisce la crisi del capitalismo, tanto più esso deve cancellare un maggiore numero di diritti sociali e lavorativi e, a questo scopo, gli sono sempre più necessarie la repressione delle lotte popolari e proletarie e la restrizione della libertà di organizzazione politica e sindacale. L'aggravarsi delle contraddizioni interimperialistiche radicalizza la disputa per le materie prime, i mercati e le posizioni strategiche tra le potenze.
La barbarie è già una realtà, con milioni di morti e mutilati per le guerre imperialiste, soprattutto in Medio Oriente e Africa. Basti vedere la catastrofe che colpisce le migliaia di vittime della violenza nelle due regioni, i molti che muoiono nelle acque del Mediterraneo, in fuga dal caos provocato nei loro paesi dalla "civilizzazione occidentale" in nome della "democrazia" e la scia di sangue seminata tra le popolazioni civili, la distruzione dei patrimoni dell'umanità eseguita dalle organizzazioni terroristiche create come false flag dell'azione dell'imperialismo.
Ci preoccupa la tendenze alla fascistizzazione che vediamo crescere in Europa, dove la crisi del capitalismo è più accentuata. Come dice la nostra compagna Zuleide, il socialismo non è una fatalità, ma una necessità. Per una intensificazione della lotta di classe, urge che il sindacalismo di classe e il movimento comunista internazionale rivoluzionario rafforzino la loro articolazione e unità d'azione, superando e rovesciando l'attuale egemonia delle organizzazioni riformiste, che seminano l'illusione che sia possibile umanizzare e democratizzare il capitalismo.
In America Latina, il governo Obama, mentre inscena la normalizzazione delle relazioni con Cuba, minaccia di intervenire militarmente in Venezuela. Come si spiega questo quadro?
L'avvicinamento del governo nordamericano a Cuba non è ispirato da nobili ragioni. C'è una motivazione strategica che guarda alla ristrutturazione economica in corso nell'Isola. Gli USA vogliono contendere influenza e mercati ai capitali brasiliani, russi e cinesi e alimentano l'ossessione di un abbraccio mortale, adesso "soft", al socialismo cubano. C'è anche un tentativo di far intendere che l'imperialismo nordamericano "non è più lo stesso" ma si sta trasformando in un vicino amichevole, questo con l'obiettivo di avvicinarsi ai governi e popoli che gli sono ostili. La doppia morale risulta evidente se si pensa che nel frattempo gli USA insistono nel destabilizzare il Venezuela, rafforzando la loro presenza militare nel continente.
Rispetto al Venezuela, il cinico decreto che considera questo paese una minaccia alla sicurezza nazionale degli USA è stato un atto di disperazione dopo il fallimento di un altro tentativo di golpe contro il governo bolivariano, per appropriarsi della straordinaria riserva di petrolio venezuelana e distruggere il processo di cambiamento più avanzato dell'America Latina, fatto che inciderebbe negativamente sulla resistenza dei popoli della regione e sui rapporti di forza nel quadro mondiale.
Credo che il piano di Obama sia fallito. In Venezuela, ha saldato le masse intorno al governo Maduro e all'esperienza bolivariana, rafforzato le milizie popolari e diviso e indebolito l'opposizione conservatrice. In occasione del Vertice delle Americhe, questo sinistro decreto ha isolato gli USA, costringendo Obama a negare spudoratamente la minaccia fatta e ad ascoltare inoltre il coraggioso discorso di Raul Castro che denunciava la storia dei golpe dell'imperialismo contro Cuba e gli altri paesi della regione, segnando i limiti dell'avvicinamento tra i due paesi, tra cui il rispetto della scelta del popolo cubano per la costruzione del socialismo.
Quali sono le prospettive delle forze popolari e rivoluzionarie in America Latina, con particolare riferimento alla lotta per la pace in Colombia? Quali sono i riflessi di questa situazione sul resto del continente?
La ricerca di una soluzione politica al conflitto militare e sociale colombiano è nell'interesse di tutti i popoli dell'America Latina, in cui la Colombia è la principale piattaforma militare al servizio dell'imperialismo.
La borghesia colombiana e l'imperialismo nordamericano non hanno preso l'iniziativa di proporre colloqui con le FARC-EP per pacifismo o con qualsiasi motivazione umanitaria. La grande offensiva bellica negli otto anni di governo Uribe (di cui Santos fu ministro della difesa) non è stata capace di sconfiggere militarmente l'insurrezione, ma ha generato l'illusione che la guerriglia fosse indebolita. In questo quadro, l'attuale governo ha immaginato che fosse possibile conquistare una sua versione della pace: rapida, senza grandi costi politici, economici e sociali e con la smobilitazione degli insorti. L'obiettivo principale del suo "pacifismo" è migliorare l'immagine della Colombia come porto sicuro per gli investimenti esteri e consegnarne il territorio alle multinazionali per una esplorazione intensiva dell'area delle miniere, degli idrocarburi e dell'imprenditoria agricola. In realtà, al centro della disputa vi è il fertile e ambito territorio guerrigliero (includendo quello dell'ELN e del EPL).
La sfida dei colloqui dell'Avana è che le FARC non sono disposte a consegnare le armi, né ad essere vittime di un altro sterminio, come quello dell'Unione Patriottica negli anni '80. Intendono la pace in un senso che va al di là dell'aspetto militare, come un processo che significhi cambiamenti economici e sociali in favore dei lavoratori e del popolo, e politici, come la fine del paramilitarismo e della violenza statale, la liberazione dei prigionieri politici. Il protagonismo del movimento di massa colombiano, in particolare della Marcia Patriottica, ha contribuito a garantire i dialoghi dell'Avana e a portare sul tavolo le aspirazioni popolari.
La solidarietà internazionalista al popolo colombiano non è per una pace a qualsiasi prezzo, una pace dei cimiteri. Non si può rinunciare al diritto dei popoli all'insurrezione senza che siano superate le cause che danno origine al conflitto.
(*) O Poder Popular, organo del Partito Comunista Brasiliano
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