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- popoli resistenti - bosnia - 20-02-09 - n. 262
Verso un’ulteriore divisione della Bosnia?
di Jean-Arnault Dérens - Humanité
All’inizio della settimana scorsa un titolone campeggiava in prima pagina sul Oslobodjenje, il quotidiano di Sarajevo: “Tre entità e un distretto a Sarajevo”. Il giornale precisava che “è stata firmata la divisione del paese”. In effetti, alla vigilia, i dirigenti dei tre principali partiti della Bosnia-Erzegovina hanno approvato un accordo sorpresa che mette completamente in discussione l’organizzazione dello Stato.
Dalla fine della guerra e in base agli accordi di Dayton, la Bosnia è divisa in due “entità”, la Repubblica Srpska e la Federazione croata bosniaca, che a sua volta è divisa in dieci cantoni. Sicché la Bosnia conta non meno di tredici governi, due corpi di polizia diversi e migliaia di funzionari. Prendere la minima decisione richiede mesi di negoziati e non si è mai raggiunto un consenso per negoziare una riforma globale delle istituzioni.
I bosniaci musulmani hanno sempre desiderato una riunificazione dello Stato, spiegando che sarebbe una scelta pratica e permetterebbe al paese, finalmente, di cominciare il processo di integrazione europea, mentre i serbi, al contrario, vogliono ampliare le competenze della Repubblica Srpska. I croati (solo il 10% della popolazione totale) seguono il sogno di arrivare ad una entità specifica.
Lunedì 25 gennaio, Sulejman Tihic, Milorad Dodik e Dragan Covic, i rispettivi dirigenti del partito di Azione Democratica (SDA, musulmani bosniaci), l’Unione dei Socialdemocratici Indipendentisti (SDN, partito serbo) e la Comunità Democratica Croata (HDZ BiH), si sono riuniti a Banja Luka, la capitale della Repubblica Srpska ed hanno accolto un documento che regola vari punti in discussione da anni, come l’organizzazione di un censimento o la possibilità che serbi e croati possano ottenere una doppia nazionalità
Il documento firmato, però, va ben oltre, perché prevede la riorganizzazione della Bosnia – Erzegovina in tre “regioni” con la capitale, Sarajevo, che avrà lo statuto di “distretto federale”.
Sono trapelati pochi dettagli, ma queste regioni si sovrapporrebbero alle “entità”, la cui esistenza è garantita dagli accordi di Dayton. I capi dei tre partiti torneranno a riunirsi il 23 febbraio a Mostar.
Haris Silajdzic, membro della presidenza collegiale dello Stato di Bosnia - Erzegovina e un rivale di Sulejman Tihic in campo bosniaco musulmano, hanno avuto durissime parole di commento. “Questo accordo presuppone la divisione della Federazione” ha dichiarato Sulejman Tihic lunedì sera, durante una trasmissione televisiva che stava per trasformarsi in un incontro di box.
Sembra che i firmatari dell’accordo interpretino i modi diversi il documento che hanno appena redatto. Per Sulejman Tihic, le regioni non avranno base “etnica”, ma saranno basate su coerenze geografiche o economiche, ciò che discutono i dirigenti serbi e croati, coloro che appaiono come i vincitori di questa riorganizzazione territoriale.
Qualche giorno prima, venerdì 23 marzo, l’alto rappresentante internazionale in Bosnia, lo slovacco Miroslav Lajcak, è stato invitato ad assumere la carica di Ministro degli Esteri del suo paese. Accumulerà entrambe le funzioni fino a quando non si troverà un successore in Bosnia…
Originale in francese - www.humanite.fr/2009-02-02_International_Vers-une-partition-de-la-Bosnie