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Partito Comunista Cileno

Santiago, 29 Novembre 2004 

 

Lettera Aperta al Presidente Ricardo Lagos

 

Con indignazione e scoramento abbiamo ricevuto il Messaggio del Presidente Lagos trasmesso dai media nazionali, il messaggio che si riferisce alla prigione e alla tortura applicate in Cile come mezzi di sterminio e terrorismo di stato dalla dittatura di Augusto Pinochet.

Di fronte a tali fatti, le sue parole non sono all’altezza della grandezza dei crimini di lesa umanità riconosciuti dal diritto internazionale e nazionale, né lo sono per il danno causato e la sua proiezione nel tempo, e tantomeno rispetto alle dottrine militari vigenti, che non garantiscono che questi fatti non tornino a ripetersi nel futuro.

Questo riconoscimento, anche se parziale ed insufficiente, è frutto dell’instancabile lotta del movimento per i diritti umani e costituisce un incentivo per continuare a lottare per la verità e la giustizia, pilastri fondamentali di una vera società democratica.

Il Partito Comunista esprime la sua protesta per non essere stato informato previamente di questo documento, e si riseva il diritto di aprire azioni legali nazionali o internazionali.

 

Il Paese si aspettava che il risarcimento fose proporzionale al danno causato. Questo significa verità e giustizia piena per tutte le vittime. Chiediamo che in onore di quei principi, la Relazione diventi pubblica nella sua totalità; che i nomi dei torturatori siano forniti ai tribunali di giustizia ed incomincino tutti i processi che si richiedano; che gliarchivi siano declassificati in forma immediata e non in 50 anni; che siano rimossi immediatamente dalle forze armate e di polizia, tutti i responsabili di torture e vessazioni; che termini la dottrina militare la cui matrice è stata instaurata dal’imperialismo nordamericano, e nella quale sono stati istruiti sistematicamente i quadri militari e polizieschi cileni per reprimere il proprio popolo.

 

Se non saranno realizzate queste condizioni minime, il governo e lo stato cileno si rendono complici davanti al popolo e alla comunità internazionale. Ricordiamo che la tortura è un crimine contro l’umanità inamnistiabile ed imprescrittibile secondo la legislazione internazionale dei diritti umani.

 

Sig. Presidente, lei ignora gravemente la storia. I fatti dimostrano che l’affronto fu commesso dalle forze armate contro il popolo cileno insieme ai civili che difendevano i loro interessi economici e politici, sono quelli che oggi devono affrontare il giudizio della storia. Non è nemmeno vero che questi fatti sono successi trenta anni fa, succedono ancora, come viene segnalato anno dopo anno da diverse relazioni di organismi internazionali. L’azione repressiva delle forze armate non è un fatto inedito o sconosciuto nel nostro paese, succede da sempre. D’altra parte, dei crimini della dittatura si è sempre saputo, così come venne denunciato pubblicamente.

Per la gravità dei fatti, il risarcimento proposto è derisoria per le vittime ed il popolo cileno.

Chi soffrì la tortura in Cile sono almeno 100.000 persone, ed esigiamo che siano ascoltate, si deve riaprire il processo di denuncia. Lei ha gli interlocutori validi per definire politiche ed istanze riparatrici come l’Istituto Nazionale dei Diritti umani. La cosa più deplorevole di questa Relazione è che non ha considerato i progetti realizzati da coloro che sono stati colpiti direttamente, ai quali attribuiamo il nostro pieno appoggio.

 

Il formalismo delle sue parole ed i contenuti delle sue proposte riflettono più che un sentimento di realtà e giustizia, il senso di un punto finale verso l’impunità.