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- popoli resistenti - cile - 07-09-07 - n. 193
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Ai lavoratori e alle lavoratrici del Cile
31/08/2007
Sintesi del discorso pronunciato da Arturo Martinez, presidente della CUT (sindacato unitario cileno), nel corso della giornata di lotta del 29 agosto contro le politiche neoliberiste e i loro effetti (manifestazione che il governo non ha esitato a fare oggetto di gravi episodi di repressione, testimoniati da un video http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=40525) .
Il testo dell'intervento di Martinez è stato diffuso dai compagni del Partito Comunista del Cile, in prima fila nell’organizzazione delle grandi manifestazioni, svoltesi nelle diverse città del paese.
Sta volgendo al termine la giornata di azione e mobilitazione sindacale. A migliaia, uomini e donne hanno manifestato nelle diverse città del paese, esprimendo il loro malessere e le loro rivendicazioni.
Oggi la volontà cosciente del paese si è espressa contro un modello economico che ha prodotto una brutalità senza precedenti nella storia del Cile; la cosiddetta globalizzazione sempre più arrogante emargina, esclude e aumenta i privilegi di una minoranza che viola la libertà sindacale e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, per far si che il frutto del loro lavoro finisca nei portafogli dei potenti.
Da decenni si va imponendo con la forza e con i fatti un sistema di organizzazione del lavoro senza regole, che ha assunto caratteri brutali che danneggiano e violentano la dignità umana delle persone, lasciandole sole di fronte al crudele mercato.
Il diritto del lavoro ha abbandonato il principio fondamentale della protezione della parte più debole, allontanandosi dall’orientamento verso la giustizia sociale e la protezione della dignità della persona, trasferendo senza contrappeso le relazioni del lavoro a coloro che hanno il potere di concederlo o toglierlo.
I nuovi modelli della cosiddetta esternalizzazione hanno ridotto il costo del lavoro, provocando indebitamento, stress e forti livelli di insoddisfazione tra i lavoratori e le loro famiglie, e generando situazioni di necessità che consentono di esercitare un maggiore controllo sulle persone.
Le grandi compagnie, le catene commerciali, le holding, le imprese transnazionali controllano l’economia e gli affari, sottomettendo alle loro decisioni la piccola e la media impresa e tutta la catena dei fornitori, utilizzando la legislazione tributaria e del lavoro per suddividersi in innumerevoli ragioni sociali, eludendo i diritti del lavoro, sindacali e previdenziali, mentre la classe politica fa finta di non sentire le giuste recriminazioni delle vittime di questo potere.
I lavoratori temporanei, coloro che lavorano sui pescherecci, le migliaia di contrattisti, i lavoratori dei supermercati, quelli dei negozi e dei servizi, i forestali, i lavoratori delle comunicazioni, i bancari, i professori, i lavoratori della sanità, gli uomini e le donne del lavoro rappresentano chi contribuisce alla costruzione del paese e della ricchezza del Cile e sono ormai stanchi di tanta prepotenza e maltrattamenti, in definitiva, sono indignati per il fatto che il frutto del loro lavoro si traduca sempre nell’arricchimento di coloro che ostentano il potere del denaro.
Ci dicono che il mondo è cambiato, ma per quanto sia cambiato, ciò che non cambierà è l’aspirazione alla giustizia sociale, l’anelito a che ogni uomo, ogni donna, siano rispettati nei loro diritti e nella loro dignità; vogliamo un popolo che nutra speranze in un futuro migliore, vogliamo un paese che avanzi con tutte e tutti.
I cileni e le cilene hanno il diritto di vivere in un paese che ci offra opportunità, aspiriamo ad un Cile Giusto, in cui i diritti essenziali siano assicurati a tutti i cittadini, vogliamo essere i costruttori di uno Stato Sociale Democratico e Solidale, perché anche noi siamo il paese e il Cile è la nostra patria, che però vogliamo giusta, libera e con maggiore eguaglianza.
Qui sta la CUT, stanno le donne e gli uomini del lavoro, per esigere i cambiamenti che il paese richiede; ci siamo trovati in questo giorno per esigere i cambiamenti di cui il Cile ha bisogno.
Subito:
- Vogliamo Sicurezza Sociale, Salute, Educazione per tutti, con equità.
- Vogliamo Lavoro Decente con contratti, con salari giusti, con diritti del lavoro e trattamento degno per tutti i lavoratori del paese.
- Vogliamo un sistema di trasporto statale ben concepito, con la consultazione delle organizzazioni degli utenti, comodo, rapido e sicuro: quello esistente deve essere trasformato.
- Negoziazione Collettiva su un piano di parità con i padroni delle holding, porre fine ai gruppi negoziali paralleli al sindacato, eliminare il rimpiazzo degli scioperanti, stabilire le condizioni per le trattative.
- Un salario minimo sopra la soglia di povertà.
- Rivedere e modificare la struttura delle imposte, allo scopo di far pagare di più le grandi compagnie, e di abbassare il carico fiscale alle piccole aziende e alle microimprese.
Oggi abbiamo dimostrato che si può esigere ciò che deve essere corrisposto secondo giustizia, che è possibile l’unità, l’organizzazione, la volontà di lottare per i nostri diritti: questo è e sarà il modo con cui cambieremo lo stato di cose oggi esistente.
I lavoratori si sono espressi, ora vogliamo risposte vere.
Siamo per confrontarci in merito ad un nuovo trattamento per il mondo del lavoro, non vogliamo convivere con leggi imposte, siamo disponibili al dialogo con il governo, gli imprenditori, i partiti, il parlamento: a loro la parola.
A tutti quelli che si sono ritrovati oggi un abbraccio e il ringraziamento della loro organizzazione.
Viva il popolo!
Viva i lavoratori!
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare