www.resistenze.org - popoli resistenti - cile - 12-12-11 - n. 389

da http://www.rebelion.org/noticia.php?id=141151&titular=carta-escrita-a-un-cad%E1ver-
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Lettera ad un cadavere
 
A 5 anni dalla morte di Pinochet
 
di Carlos Osorio
 
12/12/2011
 
Lì ti vedemmo alcune volte (ti ricordo che sei nel novero dei dittatori) indossando spalline dorate ed uniformi vellutate conferite nel falso onore e falsa dignità di un soldato golpista che servivano da scudo per coprire la tua minuscola statura nelle apparizioni pubbliche in cui non hai mai nascosto i miserabili insegnamenti della Westpoint (accademia militare USA, ndt.), rendendo evidente la tua segreta e occulta traiettoria, che non ha mai guardato in faccia coloro che divennero i tuoi nemici interni, in una guerra sporca, vittime di battaglie immorali e inumane di bassa intensità, che tu con piacere praticavi.Così sei rimasto segnato nella storia dell'umanità; icona dei sanguinari, falso Messia. Miserabile personaggio e sanguisuga d’orrore.
 
Erano i tuoi primi passi per scalare il podio dei codardi, quelli che, tra l'altro, si coprono le spalle, guardano con sospetto, e soprattutto, articolano la menzogna e l'inganno, adeguano le posizioni, per tradire in questo modo i codici della decenza, alla ricerca di ambiziose gesta che dietro pianificano.
 
Era il tuo caso e quello di altri.
Lì, ancora una volta ti abbiamo visto, blindato dalla truppa di ruffiani della stessa razza, mostrando per la prima volta gli occhiali scuri che non solo ti proteggevano dalla tragedia che senza disgusto inauguravi, ma che ti erano necessari anche per nascondere le tue intenzioni e intimidire coloro che ti avevano scoperto. Furono un velo che occultarono i più oscuri propositi di questo film dell’orrore, di quella lunga campagna dittatoriale che hai imposto e hai mantenuto nel corso delle delicate decadi di questo paese frastornato.
 
Sicuramente anche coloro che prima ti accompagnarono nella macelleria e che oggi sfilano con il grembiule insanguinato, a volto coperto, in quel sinistro e delirante funerale con il quale ti ossequiarono, sentono nelle loro ossa e nelle loro menti da carogne, la stessa arrogante necessità di occultare il loro vergognoso carico di menzogne ed inganni da te ereditato.
 
Ma neppure loro riuscirono a liberarti, anche se avevano scommesso sulla pioggia di proiettili furibondi per il tirannicidio. Lì, le lenti non bastarono a proteggerti dalla giustizia popolare; in quella occasione contavi sui blindati e sulla protezione del grembo della vergine protettrice delle tue preghiere, salvando la tua putrida pelle che copriva il sangue marcio, che quando svanì, fece chiudere i tuoi occhi codardi dietro il vetro blindato e il mantello della fortuna. Poi è arrivata la vendetta e le tue lenti e la tua maschera di infamia e di supposto coraggio tornarono a risplendere; ancora una volta, hai ordinato l’assassinio di cileni, con le vene piene di ira, quelle che solo gli assassini rabbiosi hanno, anche dopo la loro miserabile la morte.illegittima che feristi con violenza, attribuendoti la carica di senatore a vita e regalandoti tutta l’impunità necessaria. Lì hai sentito che il mondo si inginocchiava ai tuoi piedi e hai pensato che, trasformandoti in statista da quattro soldi che neppure i racconti danteschi avevano mai immaginato, avresti potuto salvarti dalle corti di giustizia. E come ti sei sorpreso quando ti sei reso conto che la giustizia, per la prima volta, minacciava le tue manie di magnanimo, rinchiuso nella tua bolla di impunità e camuffato da vile soldato che si rinfresca al vento europeo. Adesso il mondo ti guardava in faccia, chiedendoti di contare i tuoi assassinii, e di farlo in un tribunale più vero dei tuoi.
 
Già sottoposto al verdetto del ripudio, epoca nella quale ricoprivi la tua mediocre e consumata morfologia da gorilla, travestito da civile e decorato, sei apparso come il nonno bonario, di nuovo tornato a nascondere il tuo passo infido; ora lo facevi con il giubbotto antiproiettile previsto dalla costituzione
 
Ma nuovamente sei scappato alla condanna grazie alla protezione ed alle menzogne degli allegri opportunisti del governo di transizione, che si trasformarono in guardie pretoriane per proteggere la tua integrità di maledetto tiranno nano, e tra le altre cose, per prestarti il trucco dell’oblio con diversi accessori e mezzi di protezione difendendo tutti i tuoi misfatti e tutte le vicende di ex comandante dei torturatori.Poiché il bel cofanetto di legno che contiene i tuoi resti fascisti e che lascia vedere, nonostante l’infamia che porti, gli stessi occhiali del tradimento e le stesse medaglie d’onore codardo (da strapparti senza poter prenderti), sono e saranno il miglior ritratto di assassino che regaleremo affinchè si rendano conto e ti bracchino.
 
Quanta immondizia! 
Oggi muori ancor più canaglia e torni a provare a farla franca; oggi non solo ti protegge il prete vescovo con la sua tonaca e sacramenti, macchiato di simpatia verso l’eredità dei tuoi crimini, proporzionali ai loro figli che cadono in disgrazia. 
Oggi la comunione ti libera dai peccati, secondo quanto sostiene la predica reazionaria. 
Ma renditi conto che non ti libererai mai della memoria e del giudizio di coloro che in questi giorni vediamo nella tua astuta fuga, la necessità di continuare a lottare per la tua condanna.
 
E che lo sappiano anche i nostri figli (non dubitarne).
 
Oggi la cappella è ardente, lo so. E tu continui a proteggerti con il fuoco che ti farà bruciare in eterno nella casa dei disprezzati. Dicono bene che la tua ignobile morte alla fine vinse la giustizia, che il tuo cadavere non trovò miglior strategia di volare a bassa quota, protetto dallo stesso elicottero puma protagonista di così tante luttuose storie di questa patria ferita. 
E sì, credi in questo momento di fare il tuo ultimo vile giro, la tua carovana di morte verso la cremazione che credi definitiva. 
Ma ti dico che non sarà così.
 
Perché, nonostante la tua apocalittica e rapida fuga, con la tua malizia di vile satrapo e perfido parassita, neppure i vermi che ti aspettano con desiderosa nausea, saranno disposti ingoiarsi il tuo racconto. Lascia che ti dica che neppure credo possibile che la tua comparsa con quegli idioti trucchi di collocarti su qualche mediocre piedistallo, ci possa ingannare, perché di te non ci sarà traccia, nascondiglio o rifugio che valga. I tuoi imbrogli di fuga furtiva, ancora una volta, non ci fermeranno da continuare a lottare e congratularci per il fatto che, nessun angolo del mondo civilizzato, nè alcuna strada o miserabile vicolo cieco, porterà il tuo nome.
 

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