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- popoli resistenti - cina - 16-06-13 - n. 458
Samir Amin sulla (o contro) la Cina?
Amedeo Curatoli
15/06/2013
Samir Amin, noto studioso di area marxista, che ama distinguersi dai detrattori della Cina, ha tuttavia espresso in un lungo articolo ("China 2013") recentemente pubblicato da "Monthly Rewiev" alcune posizioni molto discutibili sulla Cina medesima e sull'Unione Sovietica all'epoca di Stalin, contrapponendo Stalin a Mao e i contadini cinesi (saggi) a quelli sovietici (dediti ad instancabili guerre intestine). Criticheremo soltanto ciò che egli scrive sulla Cina tralasciando il confronto che egli fa tra quest'ultima e la Russa Sovietica.
L'idea di fondo di SamirAmin è che in Cina non vi è socialismo (sia pure "alla cinese"), ma "Capitalismo di Stato". Tuttavia egli prende le distanze -come dicevamo- dagli anticinesi del mondo occidentale, ivi inclusi alcuni comunisti di 'sinistra', sfortunatamente, i quali "hanno come loro sport preferito" (così si esprime) quello di "dare addosso alla Cina", atteggiamento espresso da un neologismo inglese alla moda: "China bashing" che consiste nella denigrazione sistematica, a volte finanche nella criminalizzazione, di tutto ciò che si fa in Cina.
Dunque, in quel grande Paese asiatico c'è capitalismo di Stato. E' un capitalismo di Stato, però, che è riuscito, secondo Samir Amin, a portare a compimento, con indiscutibile successo 3 obiettivi:
1 - costruire un moderno sistema industriale integrato e sovrano;
2 - armonizzare, questo moderno sistema industriale, con la piccola produzione rurale (siamo sicuri che nel complesso dell'economia agraria cinese "la piccola produzione" ha un posto predominante rispetto alla grande produzione agraria ad alta tecnologia? E' lecito dubitarne);
3 - il controllo da parte della Cina della (sua) integrazione nel sistema mondiale dominato dai monopoli della triade imperialista (Stati Uniti, Europa e Giappone).
I risultati di queste scelte -commenta Samir Amin- sono "semplicemente sbalorditivi. In pochi decenni la Cina ha creato un'urbanizzazione produttiva-industriale di 600 milioni di esseri umani, due terzi dei quali sono stati urbanizzati negli ultimi due decenni (che è una cifra che corrisponde a quella della popolazione europea). E ciò è dovuto al Piano, non al mercato. La Cina ha ora un sistema produttivo veramente sovrano. Nessun altro paese del Sud è riuscito a realizzarlo. In India e Brasile vi sono solo pochi, sparuti esempi dello stesso tipo, e nient'altro". E più avanti: "La Cina sta espandendo il campo della previdenza sociale in tre direzioni: sanità, alloggi e pensioni. La politica delle case popolari attuata in Cina, politica diffamata dal China bashing degli europei di destra e di sinistra, sarebbe invidiata non solo in India o in Brasile, ma anche nelle aree depresse di Parigi, Londra o Chicago! La previdenza sociale e il sistema pensionistico coprono già il 50% della popolazione urbana (essendosi estesi, questi benefici da 200 a 600 milioni di abitanti - è bene ricordarlo) e il Piano, ancora in atto, prevede aumenti che riguarderanno l'85% della popolazione nei prossimi anni".
Ci chiediamo: ma non è strano che un "capitalismo di Stato" si sia incamminato su una strada così…socialisteggiante?
Che cos'è in effetti il capitalismo di Stato? Il PCC ricordava a Togliatti, nel famoso opuscolo "Ancora sulle divergenze fra il compagno Togliatti e noi" che il capitalismo monopolistico di Stato è, se possibile, ancora più feroce di quello privato perché, rispetto a quest'ultimo, possiede le leve del comando politico e quindi può servire meglio e con maggiore efficacia gli interessi del capitalismo in generale. Se diciamo che in Cina c'è "capitalismo monopolistico di Stato" e siccome non esiste capitalismo senza classe borghese, per coerenza (la "coerenza" dei comunisti di "sinistra") ne deriva che in Cina esiste una classe borghese ancora più feroce di quella che sta dietro alle 'corporations' private. Secondo l'arcinota tesi marxista del rapporto struttura sovrastruttura, tra queste due categorie vi è uno stretto nesso dialettico nel senso che esse si influenzano vicendevolmente e l'una serve gli interessi dell'altra. La sovrastruttura italiana è il berlusconismo-montismo-pdiellismo- pddiismo; è la cloaca parlamentare e tutte le decine di migliaia di parassiti politici sindaci governatori assessori; è l'insieme dell'apparato militare-poliziesco; è una Costituzione meravigliosa nata, nientemeno, dalla Resistenza e scritta dai Padri costituenti che non hanno "costituito" nulla di popolare, di operaio se non nelle chiacchiere e nelle menzogne; e alla sommità di questo cumulo di delizie troneggia la cosiddetta Prima Carica dello Stato (capitalista). Questa sovrastruttura marcia serve, appunto, gli interessi del capitalismo marcio guerrafondaio criminale e affamatore che ci sta portando alla miseria e alla rovina e che sta svelando alla luce del sole e sempre più chiaramente la beffa del parlamentarismo e della cosiddetta democrazia cosiddetta rappresentativa.
Che cos'è la sovrastruttura in Cina? E' un sistema politico istituzionale che abbraccia uno Stato di mille e trecento milioni di esseri umani, un sistema politico, ideologico, culturale retto dal Partito Comunista Cinese. Perché questo partito è comunista? Perché è maoista; perché non ha demaoizzato; perché ha come base il Pensiero di Mao Zedong; perché è antimperialista; perché, come ogni partito comunista al potere, procede, secondo le previsioni di Marx ed Engels allo sviluppo delle forze produttive essendo venuto meno, dopo l'epica vittoria della guerra popolare di lunga durata, il contrasto fra forze produttive e rapporti di produzione; perché non ha fatto un colpo di Stato controrivoluzionario kruscioviano (nella sovrastruttura); perché la legge che governa quel paese non è il massimo profitto, ma l'elevamento progressivo del tenore di vita del popolo; perché i corrotti e i corruttori vengono condannati a morte senza i raggiri degli incomprensibili ritardi della "legge uguale per tutti" cioè forte con i deboli, debole con i forti. Per tutti questi motivi, la sovrastruttura in Cina è di carattere comunista.
Ma allora come è mai possibile che una sovrastruttura comunista serva una struttura capitalista? Ci sono le Ferrari, dicono i comunisti "di sinistra". Abbagliati quindi dalle Ferrari preferiscono abboccare all'amo delle agenzie spionistiche occidentali e della stampa borghese (maestre nella creazione di ignominiose falsità) sull' "inquinamento", sul "saccheggio" dell'Africa, e via diffamando, ripetendo insomma tutto quanto va propalando fino alla nausea il "China bashing" cioè la denigrazione della Cina. E i miliardari cinesi? Esistono, ovviamente, ma non vorrei trovarmi al loro posto, perché assolta la loro funzione di contribuire allo sviluppo della patria socialista, gli daranno il benservito, non traumatico ma in maniera "soft", come hanno sempre fatto, agendo con la tradizionale duttilità comunista "alla cinese", non li esproprieranno del tutto, non li ridurranno alla fame, gli lasceranno ancora un po' (forse un bel po') di soldi e forse gli lasceranno anche le Ferrari, che importanza ha?
E lo "sfruttamento feroce" della classe operaia? Perché feroce? Perché "sfruttamento"? Il plusvalore estorto dai Marchionne (che "delocalizzano" criminalmente in Cina, e se ce la prendiamo con i cinesi per la disoccupazione che ci affligge e non con il capitalismo non siamo marxisti) sicuramente è sfruttamento (ed è il costo da pagare per raggiungere in una prospettiva non lontana l'incredibile risultato della piena occupazione (stiamo parlando della Cina, non della piccola Italia), ma l'altra parte di plusvalore (quello che va allo Stato cinese - ricordiamoci che la Cina non è una repubblica delle banane) ritorna ai lavoratori, attraverso le politiche del potere comunista, in termini di previdenze sociali. La verità marxista è che in pochi anni il governo cinese ha tratto dalla miseria più nera e dalla carestia centinaia di milioni di giovani donne e uomini, fissati nei loro miseri villaggi d'origine, e ha dato loro un più vasto orizzonte, un lavoro, una prospettiva di vita, un avanzamento sociale e culturale, una visione da classe operaia della vita e del mondo che costituisce e costituirà in futuro un ricambio generazionale comunista e una garanzia che la Cina proseguirà sulla via del socialismo. Qui da noi ci sono gli "esodati", in Cina di "esodati" non se ne vedranno mai.
Samir Amin afferma una cosa che il China bashing non dice mai e gli anticinesi di "sinistra" delittuosamente sottovalutano: "L'obiettivo della strategia politica Usa è il controllo militare del pianeta, è il solo modo con cui Washington può ottenere dei vantaggi che gli consenta un ruolo egemonico. Quest'obiettivo lo sta perseguendo attraverso le guerre preventive in Medio Oriente, e in questo senso tali guerre costituiscono il preludio di quella che sarà una preventiva guerra (nucleare) contro la Cina, prevista a sangue freddo dall'establishment nord-americano 'prima che sia troppo tardi'. Il fomentare ostilità anti-Cina è un elemento inseparabile dalla sua strategia globale che si manifesta con l'aperto appoggio agli schiavisti del Tibet e del Sinkiang, con l'aumento della forza navale Usa nel Mar di Cina, e l'incoraggiamento senza limiti al Giappone di costruirsi un forte apparato militare. I professionisti del China bashing contribuiscono a mantenere viva questa ostilità".
In conclusione: a Samir Amin non va a genio la definizione "Cina socialista", come abbiamo già detto, ma preferisce "Cina capitalismo di Stato". Tuttavia, a differenza dei comunisti anticinesi di "sinistra" che vanno a scavare le loro calunnie da giornali e siti borghesi, egli ha un atteggiamento un tantino più prudente e meno sbracato verso la grande Cina, ma soprattutto capisce che essa è nel mirino termonucleare dell'imperialismo Usa.
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