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28.06.02
L'Unione Europea sceglie la guerra contro il popolo
colombiano!
Dopo mesi di ambiguità, pomposi e fasulli "scacchi matti"
diplomatici e pronunciamenti pieni di "buona volontà" nel tanto
complesso quanto parziale ruolo di facilitazione del processo di pace, rotto
unilateralmente dal presidente uscente Pastrana, l'Unione Europea ha calato la
maschera in merito al conflitto sociale e armato colombiano. Il 12 giugno
scorso, infatti, il COREPER (Comitato dei Rappresentanti Permanenti dell'Unione
Europea) ha inserito nella lista "nera" dell'UE le Forze Armate
Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo, FARC-EP, decisione
ratificata in fretta e furia lunedì 18 giugno dai Ministri degli Esteri della
stessa, riuniti in Lussemburgo.
Questa decisione (contestuale alla
criminalizzazione di altri movimenti di liberazione), tanto meschina e grave
quanto irresponsabile, dimostra in primo luogo la subordinazione politica e
strategica dell'UE di fronte ai padroncini di Washington, e formalizza in
seconda battuta -ma non in ordine d'importanza- la luna di miele tra l'UE e
l'establishment colombiano, capeggiato da un'oligarchia sanguinaria e
rappresentato da un neo-presidente fascista e psicopatico, Alvaro Uribe Vélez,
i cui legami e simbiosi con i paramilitari di Stato sono cosa ben nota.
I "campioni" dei diritti umani, delle missioni
"umanitarie", della neutralità e della "pace" di Bruxelles
(ma dovremmo dire di Madrid, Roma, Parigi, ecc.), hanno deciso di dare il loro
modesto -e vergognoso- contributo al Pentagono, impegnato a minare le basi di
un qualunque tentativo di giungere ad una soluzione politica del conflitto
sociale e armato in Colombia. Soluzione politica, indirizzata ad evitare uno
spargimento imprevedibile e doloroso del sangue del popolo colombiano, che le
FARC-EP perseguono instancabilmente da oltre 38 anni, e che è stata massacrata
per l'ennesima volta dal burattino Pastrana, come centinaia di migliaia di
colombiani sfollati, sindacalisti, studenti, militanti dell'opposizione,
difensori dei diritti umani, contadini ed indigeni.
Va detto, ad onor del vero e del buon senso (virtù inesistente nei governi
europei), che il terrorismo in Colombia esiste, certo, e va combattuto, cosa
che il popolo colombiano e le sue organizzazioni stanno generosamente ed
eroicamente facendo: si tratta solo ed esclusivamente del terrorismo di Stato,
sia esso praticato dai militari in uniforme ufficiale o dai "servitori dello
Stato" in versione paramilitare.
E va anche detto pure che l'appiattimento miope e dell'Unione Europea sui
contenuti strategici del Plan Colombia, non può mettere in discussione, né
eticamente né praticamente, il diritto alla resistenza ed alla ribellione di un
popolo i cui diritti fondamentali, umani, sociali, politici ed economici sono
violati e calpestati quotidianamente.
E siccome chi semina vento raccoglie tempesta, è bene che l'Unione Europea
sappia, unitamente all'impero statunitense, che con la guerra, i piani di
aggressione e le brame di conquista non solo non contribuirà in alcun modo alla
costruzione di una pace con giustizia sociale in Colombia, ma non riuscirà
nemmeno a piegare la lotta di liberazione del popolo colombiano, per una
seconda e definitiva indipendenza!