www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 06-12-02

Guerra, povertà, corruzione. ma Uribe è alle strette
A fianco della Colombia, e di un sogno di pace


Tratto da Liberazione del 1 dicembre 2002

La guerra in Colombia continua e si intensifica. Dopo l'affossamento  del processo di pace fra il governo Pastrana e le due maggiori forze  guerrigliere del paese, Farc-ep ed Eln (Forze Armate Rivoluzionarie  Colombiane - Esercito del Popolo, e Esercito di Liberazione  Nazionale), il nuovo governo di Alvaro Uribe Velez ha scatenato la  guerra, ha proclamato lo stato d'emergenza (con la conseguente  sospensione di molte libertà e diritti costituzionali), ha promosso  la creazione di una rete di "informatori civili" di un milione di  colombiani che collaboreranno con l'esercito.

Neoliberismo ortodosso
Il programma economico del governo è "neoliberista ortodosso" secondo  la definizione di Roberto Junguito, Ministro dell'industria e  dell'economia nonché ex alto dirigente del Fondo Monetario  Internazionale. Il Ministro degli Interni Fernando Londoño, sostiene  che la guerriglia ha perso ogni caratteristica politico-ideologica e  che è semplicemente assimilabile alle organizzazioni narcotrafficanti  e criminali, come i paramilitari.

Ne consegue, ovviamente, che nessun negoziato o processo di pace è  possibile. Al massimo, per i guerriglieri della truppa sarebbe  possibile un'amnistia e un loro reinserimento nella vita civile. Ma  Londoño, avvocato ed esponente dell'estrema destra, che conosce bene  i narcotrafficanti visto che ne è stato il difensore in importanti  processi, sa bene che la sorte dei "reinseriti" sarebbe quella di  essere assassinati dagli squadroni della morte, come è più volte  successo in Colombia, in occasione di precedenti "reinserimenti". A  tutto ciò va aggiunto che solo quest'anno più di cento sindacalisti  sono stati assassinati (il governo ammette la cifra ma li cataloga  come crimini comuni), che la povertà nel paese supera il 50% della  popolazione, come del resto avviene in tutti i paesi latino-americani  (ma il governo sostiene che ciò è prodotto dal conflitto interno e  non dalle politiche economiche), che la corruzione è cresciuta a  tutti i livelli. Si tratta di un quadro veramente sconfortante.

Ma, dietro la facciata reazionaria ed autoritaria del governo si  nasconde un'estrema debolezza. Sia perché la guerriglia conserva  intatta la sua forza poilitico-militare, nonostante l'ammodernamento  dell'esercito promosso direttamente con i soldi statunitensi del Plan  Colombia e diretto da centinaia di militari Usa presenti  come «consiglieri». Sia perché cresce il conflitto sociale nel paese.  Sia perché, in tutta la regione, il clima politico è assolutamente  ostile al governo Uribe.

Spiragli di trattativa
Basti pensare al governo Chavez in Venezuela, a Lula in Brasile e a  Gutierrez in Ecuador. E il governo Uribe, dopo aver annunciato che  mai e poi mai avrebbe ripreso alcun dialogo con la guerriglia prima  di un cessate il fuoco, ha già riaperto un canale di mediazione con  l'Eln - a Cuba e con la facilitazione del governo cubano - ed ha  accettato di discutere di uno scambio umanitario di prigionieri con  le Farc. Dal canto loro le Farc, che hanno nelle loro mani decine di  ostaggi politici (ufficiali militari, deputati, senatori, deputati  regionali), chiedono la liberazione dei loro comandanti e soldati  imprigionati in cambio del rilascio degli ostaggi. Il governo propone  un dialogo all'estero sotto gli auspici dell'Onu, ed accetta di  liberare un certo numero di prigionieri delle Farc alla condizione  che vadano in esilio. Le Farc insistono su un dialogo in Colombia,  senza mediazione alcuna e sulla restituzione di tutti i loro  prigionieri per il reintegro nelle file delle forze combattenti.  Posizioni distanti, ma che comunque danno conto del fatto che il  governo deve, suo malgrado, disporsi ad una qualche trattativa.

I paramilitari delle Auc
Un discorso diverso va fatto per le Auc (Autodefensas Unidas de  Colombia), scaturite da un processo di unificazione di tutte le  organizzazioni paramilitari sotto un unico comando militare che  proclama apertamente la natura politica di estrema destra  dell'organizzazione. Il governo Pastrana aveva categoricamente  rifiutato di aprire alcun negoziato con loro e si era impegnato,  nell'ambito del negoziato di pace con le Farc, a reprimerle  duramente. La mancata repressione delle Auc era stata uno dei punti  sensibili del negoziato, giacché per le Farc era assolutamente  inaccettabile proclamare un cessate il fuoco, ben sapendo che  l'esercito avrebbe poi agito militarmente attraverso le formazioni  paramilitari.

Il presidente Uribe, che secondo molti - fra questi il caporeddattore  per l'America Latina di Newsweek - è uomo da sempre collegato al  paramilitarismo ed agli ambienti del narcotraffico. Appena insediato  ha proclamato immediatamente la sua intenzione di aprire un negoziato  con le Auc. Ma il governo degli Usa non ha gradito la mossa e,  proprio in occasione della prima visita ufficiale di Uribe a  Washington, ha ribadito il proprio durissimo giudizio sulle Auc e  reiterato la richiesta di estradizione del loro capo, Jorge Catañedo,  accusato di narcotraffico negli Stati Uniti. Ovviamente ciò ha  complicato i progetti del governo colombiano, che sempre di più  sembra essere docile strumento degli Usa sia per vocazione sia perché  molti dei suoi esponenti sono probabilmente ricattabili dalla Cia.

Da Washington a Bogotà
La politica dell'amministrazione nordamericana è la chiave per capire  la cancellazione dei processi di pace con le Farc e l'Eln e l'attuale  politica di guerra in Colombia. Gli Usa non hanno mai nascosto la  loro avversità a qualsiasi dialogo con la guerriglia ed hanno  attivamente boicottato i dialoghi di pace. Sconfitti, quando nel '98  proposero al presidente Samper (oggi narcotrafficante per la  giustizia Usa) la formazione di una forza militare internazionale che  venne rifiutata da quasi tutti i paesi latino-americani (l'unico  entusiasta il peruviano Fujimori), non si diedero per vinti ed  intralciarono in ogni modo le trattative avviate da Pastrana.

Oggi, con l'amministrazione Bush sono fautori della guerra totale  contro la guerriglia, che per l'occasione è stata inserita nella  lista del terrorismo post 11 settembre anche dall'Unione Europea. La  guerra in Colombia è indiscutibilmente parte della «guerra globale ed  infinita» e nella fattispecie serve a destabilizzare un'area  potenzialmente ostile alla politica della globalizzazione che presto  potrebbe incarnarsi nell'Alca (Accordo di Libero Commercio delle  Americhe) al quale, guarda caso, sono restii ad aderire Venezuela,  Brasile ed Ecuador, e del quale si dichiara entusiasta Uribe. Per non  parlare del controllo diretto di una regione strategicamente decisiva  per tutte le multinazionali mondiali per le ricchezze in petrolio,  acqua e biodiversità.

Non solo, quindi, per la solidarietà che dobbiamo alla guerriglia  colombiana, alle forze democratiche e sindacali di quel paese, ma  soprattutto per la centralità del conflitto colombiano rispetto agli  assetti futuri del mondo, è necessario continuare a battersi per un  nuovo processo di pace e per una Nueva Colombia.