Guerra,
povertà, corruzione. ma Uribe è alle strette
A fianco della Colombia, e di un sogno di pace
Tratto da Liberazione del 1 dicembre 2002
La guerra in Colombia continua e si intensifica. Dopo l'affossamento del processo di pace fra il governo Pastrana
e le due maggiori forze guerrigliere
del paese, Farc-ep ed Eln (Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane - Esercito del Popolo, e Esercito
di Liberazione Nazionale), il nuovo
governo di Alvaro Uribe Velez ha scatenato la
guerra, ha proclamato lo stato d'emergenza (con la conseguente sospensione di molte libertà e diritti
costituzionali), ha promosso la
creazione di una rete di "informatori civili" di un milione di colombiani che collaboreranno con
l'esercito.
Neoliberismo ortodosso
Il programma economico del governo è "neoliberista ortodosso"
secondo la definizione di Roberto
Junguito, Ministro dell'industria e
dell'economia nonché ex alto dirigente del Fondo Monetario Internazionale. Il Ministro degli Interni
Fernando Londoño, sostiene che la guerriglia
ha perso ogni caratteristica politico-ideologica e che è semplicemente assimilabile alle organizzazioni
narcotrafficanti e criminali, come i
paramilitari.
Ne consegue, ovviamente, che nessun negoziato o processo di pace è possibile. Al massimo, per i guerriglieri
della truppa sarebbe possibile
un'amnistia e un loro reinserimento nella vita civile. Ma Londoño, avvocato ed esponente dell'estrema
destra, che conosce bene i
narcotrafficanti visto che ne è stato il difensore in importanti processi, sa bene che la sorte dei
"reinseriti" sarebbe quella di
essere assassinati dagli squadroni della morte, come è più volte successo in Colombia, in occasione di precedenti
"reinserimenti". A tutto ciò
va aggiunto che solo quest'anno più di cento sindacalisti sono stati assassinati (il governo ammette
la cifra ma li cataloga come crimini
comuni), che la povertà nel paese supera il 50% della popolazione, come del resto avviene in tutti i paesi
latino-americani (ma il governo
sostiene che ciò è prodotto dal conflitto interno e non dalle politiche economiche), che la corruzione è cresciuta
a tutti i livelli. Si tratta di un
quadro veramente sconfortante.
Ma, dietro la facciata reazionaria ed autoritaria del governo si nasconde un'estrema debolezza. Sia perché la
guerriglia conserva intatta la sua
forza poilitico-militare, nonostante l'ammodernamento dell'esercito promosso direttamente con i soldi statunitensi del
Plan Colombia e diretto da centinaia di
militari Usa presenti come
«consiglieri». Sia perché cresce il conflitto sociale nel paese. Sia perché, in tutta la regione, il clima
politico è assolutamente ostile al
governo Uribe.
Spiragli di trattativa
Basti pensare al governo Chavez in Venezuela, a Lula in Brasile e a Gutierrez in Ecuador. E il governo Uribe,
dopo aver annunciato che mai e poi mai
avrebbe ripreso alcun dialogo con la guerriglia prima di un cessate il fuoco, ha già riaperto un canale di mediazione
con l'Eln - a Cuba e con la
facilitazione del governo cubano - ed ha
accettato di discutere di uno scambio umanitario di prigionieri con le Farc. Dal canto loro le Farc, che hanno
nelle loro mani decine di ostaggi
politici (ufficiali militari, deputati, senatori, deputati regionali), chiedono la liberazione dei loro
comandanti e soldati imprigionati in
cambio del rilascio degli ostaggi. Il governo propone un dialogo all'estero sotto gli auspici dell'Onu, ed accetta di liberare un certo numero di prigionieri
delle Farc alla condizione che vadano
in esilio. Le Farc insistono su un dialogo in Colombia, senza mediazione alcuna e sulla restituzione
di tutti i loro prigionieri per il
reintegro nelle file delle forze combattenti.
Posizioni distanti, ma che comunque danno conto del fatto che il governo deve, suo malgrado, disporsi ad una
qualche trattativa.
I paramilitari delle Auc
Un discorso diverso va fatto per le Auc (Autodefensas Unidas de Colombia), scaturite da un processo di
unificazione di tutte le organizzazioni
paramilitari sotto un unico comando militare che proclama apertamente la natura politica di estrema destra dell'organizzazione. Il governo Pastrana
aveva categoricamente rifiutato di
aprire alcun negoziato con loro e si era impegnato, nell'ambito del negoziato di pace con le Farc, a reprimerle duramente. La mancata repressione delle Auc
era stata uno dei punti sensibili del
negoziato, giacché per le Farc era assolutamente inaccettabile proclamare un cessate il fuoco, ben sapendo
che l'esercito avrebbe poi agito
militarmente attraverso le formazioni paramilitari.
Il presidente Uribe, che secondo molti - fra questi il caporeddattore per l'America Latina di Newsweek - è uomo da
sempre collegato al paramilitarismo ed
agli ambienti del narcotraffico. Appena insediato ha proclamato immediatamente la sua intenzione di aprire un
negoziato con le Auc. Ma il governo
degli Usa non ha gradito la mossa e,
proprio in occasione della prima visita ufficiale di Uribe a Washington, ha ribadito il proprio durissimo
giudizio sulle Auc e reiterato la
richiesta di estradizione del loro capo, Jorge Catañedo, accusato di narcotraffico negli Stati Uniti.
Ovviamente ciò ha complicato i progetti
del governo colombiano, che sempre di più
sembra essere docile strumento degli Usa sia per vocazione sia
perché molti dei suoi esponenti sono
probabilmente ricattabili dalla Cia.
Da Washington a Bogotà
La politica dell'amministrazione nordamericana è la chiave per capire la cancellazione dei processi di pace con le
Farc e l'Eln e l'attuale politica di
guerra in Colombia. Gli Usa non hanno mai nascosto la loro avversità a qualsiasi dialogo con la guerriglia ed
hanno attivamente boicottato i dialoghi
di pace. Sconfitti, quando nel '98
proposero al presidente Samper (oggi narcotrafficante per la giustizia Usa) la formazione di una forza
militare internazionale che venne
rifiutata da quasi tutti i paesi latino-americani (l'unico entusiasta il peruviano Fujimori), non si
diedero per vinti ed intralciarono in
ogni modo le trattative avviate da Pastrana.
Oggi, con l'amministrazione Bush sono fautori della guerra totale contro la guerriglia, che per l'occasione è
stata inserita nella lista del
terrorismo post 11 settembre anche dall'Unione Europea. La guerra in Colombia è indiscutibilmente parte
della «guerra globale ed infinita» e
nella fattispecie serve a destabilizzare un'area potenzialmente ostile alla politica della globalizzazione che
presto potrebbe incarnarsi nell'Alca
(Accordo di Libero Commercio delle
Americhe) al quale, guarda caso, sono restii ad aderire Venezuela, Brasile ed Ecuador, e del quale si dichiara
entusiasta Uribe. Per non parlare del
controllo diretto di una regione strategicamente decisiva per tutte le multinazionali mondiali per le
ricchezze in petrolio, acqua e
biodiversità.
Non solo, quindi, per la solidarietà che dobbiamo alla guerriglia colombiana, alle forze democratiche e
sindacali di quel paese, ma soprattutto
per la centralità del conflitto colombiano rispetto agli assetti futuri del mondo, è necessario
continuare a battersi per un nuovo
processo di pace e per una Nueva Colombia.