Plan Colombia: Progetto dell'imperialismo e risposta popolare
Giulio Girardi, filosofo e teologo della liberazione
Indice:
INTRODUZIONE: IMPORTANZA DEL PLAN COLOMBIA
I - ANALISI DEL PLAN COLOMBIA
Premessa metodologica
Le diverse versioni del piano
Componenti finanziare del piano
Obiettivi apertamente dichiarati del piano
Obiettivi reali del piano
Immagine della società colombiana proiettata dal piano
II - VALUTAZIONE DEL PLAN COLOMBIA
Plan Colombia e negoziati di pace
Plan Colombia, promozione della democrazia e difesa dei diritti umani
Plan Colombia, prosperità del paese, economia alternativa
Plan Colombia e strategia antinarcotica
III - RISPOSTA POPOLARE AL PLAN COLOMBIA
Coscientizzare i popoli sulla natura
del Plan Colombia e la sua relazione con il processo imperialista di
globalizzazione neoliberale.
Contrapporre al piano di guerra un autentico piano di pace
La costruzione della pace coincide in larga misura con la ricostruzione della democrazia
La costruzione della pace suppone una democratizzazione del concetto di
"prosperità nazionale"
La costruzione della pace e la riaffermazione delle sovranità nazionali non si
può dissociare dalla costruzione della " patria grande"
indoafrolatinoamericana
La costruzione della pace in Colombia implica un ripensamento del problema del narcotraffico in una
prospettiva non violenta
Ripensare l'analisi del narcotraffico
Ripensare la strategia di lotta al narcotraffico
CONCLUSIONE
INTRODUZIONE: IMPORTANZA DEL
PLAN COLOMBIA
Il Plan Colombia rappresenta, in questo momento, l'asse della strategia
dell'imperialismo nordamericano in America Latina (così come la Nigeria
costituisce l'asse della sua strategia in Africa e l'Indonesia in Asia). L'America Latina è per gli Stati Uniti lo
scenario privilegiato dell'accumulazione capitalistica e dell'affermazione
della sua egemonia mondiale nel quadro della globalizzazione neoliberale. Fanno
parte di questo progetto di conquista l' Accordo di Libero Scambio (NAFTA)
firmato con Canada e Messico, il Patto Andino, il Patto Centroamericano, il
Mercosur, ecc. Inoltre sono parte integrante del progetto l'installazione o il
rafforzamento di basi militari in vari punti strategici, come quella di Manta
in Ecuador. Più esattamente, il Plan Colombia fa parte di un più ampio progetto
d'integrazione del continente latinoamericano sotto la leadership
nordamericana: gli Stati Uniti
considerano il problema Colombia di natura regionale e tentano di coinvolgere
nella sua soluzione sia i paesi vicini
(Brasile, Ecuador, Bolivia, Venezuela, Perù e Panama) sia altri (come
l'Argentina).
Il Plan Colombia è una strategia coerente con l'intervento nordamericano in
Centroamerica ed in Yugoslavia. Coerente, in termini più generali, con il
processo di globalizzazione neoliberale, inteso come guerra di colonizzazione del mondo, scatenata dalle minoranze
ricche e potenti del Nord contro le maggioranze del Sud e del Nord. C'è una
significativa convergenza e complementarietà tra il Plan Colombia e le misure
che il FMI sta imponendo in diversi paesi del continente per promuovere il loro
processo di " modernizzazione" e "democratizzazione": per
esempio la Legge Trole 2 e la dollarizzazione in Ecuador. Questa convergenza si
manifesta particolarmente nella difesa degli interessi delle transnazionali
contro le esigenze vitali dei campesinos e degli indigeni, legate al
riconoscimento dei loro diritti sulla terra. Il Plan Colombia riflette inoltre una concezione del processo
di globalizzazione neoliberale nel quale si articolano allo stesso tempo la
dominazione economica, l'intervento politico, l'aggressione militare e la lotta
ideologica.
All'interno del processo di globalizzazione capitalistica, la Colombia
rappresenta un luogo cruciale perché è
un paese estremamente ricco nel quale la maggioranza della popolazione è
povera. Come paese ricco provoca la
cupidigia delle multinazionali; ma la presenza in esso di una maggioranza
povera documenta il carattere ingiusto e criminale del modello economico. È
pertanto un paese dove scoppia, inevitabilmente, la lotta e la guerra di
classe.
La Colombia è il maggior esportatore al mondo di smeraldi, il secondo
esportatore di caffè, fiori e banane. E' uno dei paesi con le maggiori risorse
idriche. Possiede importanti giacimenti di petrolio, oro, carbone ed altri
minerali. Il 40% del suo territorio è occupato da foreste vergini che
rappresentano una fonte molto ricca di legname di alta qualità e costituisce il
cuore di uno dei sistemi di biodiversità più ricchi del pianeta.
Desidero ora segnalare alcuni aspetti del piano, che contribuiscono ad
evidenziare la sua importanza:
Il Plan Colombia cerca di coinvolgere nella sua attuazione l'Unione Europea,
come si è verificato nella guerra del Kosovo, attribuendole un ruolo subalterno
e apparentemente umanitario (quello di
riparare i disastri provocati dalla guerra): per raggiungere questo obiettivo
gli USA contano, in particolare, sull'appoggio di Javier Solana, come nella guerra del Kosovo, e della Spagna di
José Maria Aznar.
Il Plan Colombia è la prova più evidente del nuovo ruolo che la lotta contro il
narcotraffico assume, dopo il crollo del comunismo, come giustificazione
dell'interventismo imperialista e dell'aggressione militare e come occultazione dei suoi obiettivi reali.
Il Plan Colombia è un tipico esempio dell'esercizio del potere nel nuovo ordine
mondiale: dove le decisioni che riguardano il destino di molti popoli, sono
prese da piccoli gruppi, in modo segreto, e non sono mai spiegate apertamente
all'opinione pubblica. Con questi metodi esercitano il potere il governo ed il
Congresso degli Stati Uniti, il governo colombiano, i governi dei paesi
limitrofi. Così rimangono segreti, per esempio, i trattati e gli accordi che il
governo ecuatoriano ha sottoscritto a proposito della base militare del Manta.
Questo metodo di governo diventa il paradigma della democrazia neoliberale.
Il Plan Colombia è, nella sua stessa formulazione, un tipico esempio di guerra ideologica, condotta con i mezzi
di comunicazione di massa, orientata a giustificare la guerra militare e a
nascondere i suoi reali obiettivi; un tipico esempio di alleanza tra la
violenza economica, politica e militare da una parte, e culturale dall'altra,
di alleanza, in una parola, tra la violenza e la menzogna. Fanno parte di
questa campagna di disinformazione l'immagine che si proietta della democrazia
colombiana, della violenza che affligge il paese, dei suoi protagonisti e delle
sue cause; così pure l'interpretazione
della guerriglia, del narcotraffico e dei legami esistenti tra di loro.
L' interpretazione della violenza che affligge il popolo colombiano e della
responsabilità della guerriglia nel suo
scatenamento, così come è diffusa da parte dell'apparato ideologico
dell'imperialismo, impone, a noi che osserviamo la storia dal punto di vista
degli oppressi e delle oppresse, un'analisi profondamente diversa della
situazione ed una valutazione della guerriglia, in particolare della FARC-EP,
che contesta la demonizzazione di questo movimento (senza per questo offrire alla sua strategia un appoggio
incondizionato ).
Il Plan Colombia rappresenta un nuovo esempio dell'interventismo militare
nordamericano, dopo gli avvenimenti della guerra del Kosovo, concepito per
evitare la vietnamizzazione del conflitto e la conseguente crisi politica. Gli
USA offrono finanziamenti, armamenti, addestramento militare e consulenza per
la controinsorgenza, appoggio politico, ideologico e logistico; però sono gli
altri popoli, in primo luogo il popolo colombiano, che pone i combattenti e le
vittime.
Il Plan Colombia con la sua
interpretazione del narcotraffico e della maniera di sconfiggerlo, impone
all'attenzione mondiale la necessità di impostare questa problematica su basi
nuove, che analizzino la relazione tra narcotraffico e capitalismo e riflettano
sulle cause della tossicodipendenza.
Schema della nostra riflessione
La nostra riflessione, ispirandosi al metodo " vedere,giudicare,agire
" seguirà le seguenti tappe:
analisi del Plan Colombia
valutazione del piano dal punto di vista del popolo colombiano e dei popoli
indoafrolatinoamericani
risposta popolare al Plan Colombia
I - ANALISI DEL PLAN COLOMBIA
Premessa metodologica
Le analisi dei documenti che provengono dai gruppi di potere non sono mai
neutrali. Si compiono a partire
dal punto di vista dello stesso
potere o dal punto di vista del popolo oppresso. Noi cerchiamo di compierle dal
punto di vista del popolo oppresso e coscientizzato. Si tratta in questo caso
del popolo della Colombia e degli altri popoli indoafrolatinoamericani
coinvolti. Prestiamo particolare attenzione alle analisi proposte dai contadini e dagli indigeni.
Questo punto di vista ci porta a
praticare il sospetto nei confronti dei
discorsi elaborati dai gruppi di potere, che esercitano nella società un ruolo
di oppressori. Nel caso del Plan Colombi i gruppi di potere che lo hanno
elaborato sono da una parte il governo colombiano con i suoi alleati e
dall'altro il governo ed il Congresso degli Stati Uniti. Abbiamo fondate ragioni per pensare che entrambi questi poteri sono
oppressori e che pertanto i loro discorsi sono orientati a rafforzare il loro
dominio. Ci conferma in questo atteggiamento di sospetto l'evidente tendenza
dei governi coinvolti a nascondere i reali obiettivi del piano, presentandolo
in versioni diverse ed opposte.
I governi colombiani, sia quello di Pastrana che i precedenti, hanno
manifestato molte volte l'intenzione di negoziare con la guerriglia, allo scopo
di ristabilire la pace. Tuttavia la loro pratica, attraverso l'esercito ed i
paramilitari, ha smentito costantemente queste dichiarazioni. Per quanto
riguarda gli Stati Uniti, la loro politica di difesa dei diritti umani e della
democrazia è sempre stata, e continua ad essere, un modo per mascherare il loro
progetto di egemonia mondiale: lo documentano, per esempio, i suoi interventi
contro tutte le rivoluzioni popolari (la cubana, la cilena, la nicaraguense, la
salvadoregna, la guatemalteca, etc.) ed il suo appoggio alle dittature più
spietate, purché garantiscano i suoi
interessi economici e politici.
Il sospetto riguarda giustamente i discorsi elaborati da parte di questi poteri
mettendo in discussione i loro obiettivi dichiarati e smascherando quelli
reali. In concreto, quando un potere
oppressore propone un piano di pace, l'analisi cerca ciò che il piano vuole
nascondere e sospetta che si tratti di un piano di guerra e di dominazione.
Le diverse versioni del piano
Nel caso che ci occupa, questa
distinzione di livelli é confermata da un fatto: esistono varie versioni del
Plan Colombia che perseguono obiettivi
apparentemente opposti: appoggiare i negoziati di pace o sconfiggere
militarmente la guerriglia. Sono obiettivi solo apparentemente opposti perché
la supposta ricerca di pace serve per nascondere e preparare il piano di
guerra.
La prima versione del piano, chiamata borrador
( bozza), fu elaborata dall'Alta Commissione per la Pace della Presidenza della Repubblica di Colombia nel
Dicembre 1998 in spagnolo e nel Settembre 1999 in inglese. Secondo questa
versione, il piano si proponeva come un processo parallelo alle negoziazioni,
che permettesse di finanziare progetti settoriali legati agli accordi siglati.
Mirava alla riabilitazione e all'investimento
soprattutto nelle zone colpite dalla violenza e dalle coltivazioni
illecite, sulla base di un'
articolazione tra le comunità e lo Stato. Con riferimento a questo testo, il
Presidente Pastrana dichiarò: "la guerriglia potrà partecipare alla
preparazione, all'aggiornamento e
all'esecuzione del plan Colombia ".
E' legittimo pensare che l'evoluzione del piano sia dovuta all'influsso degli Stati Uniti. In ogni modo, il piano fu
presentato il 20 Ottobre 1999, in una nuova versione, al Congresso
Nordamericano e ispirò la versione Alianza Act. Una versione diversa fu
presentata dal Presidente Pastrana al Parlamento europeo alla fine di Ottobre
del 1999.
Pertanto, le diverse versioni del piano erano destinante ad interlocutori
diversi: il Congresso degli Stati Uniti, il Parlamento dell'Unione Europea,
l'opinione pubblica nazionale ed internazionale. E' importante segnalare che il piano, presentato ufficialmente al
Congresso degli Stati Uniti nell'Ottobre 1999 fu divulgato nella sua versione
colombiana dal quotidiano El Espectador il 2 Gennaio 2000. Fu discusso e
approvato dal Congresso nordamericano, ma non
dal Parlamento né tanto meno dal popolo colombiano.
La versione del piano destinata agli Stati Uniti è apertamente militarista: E'
una strategia militare contro l'insurrezione e le forme di organizzazione
cittadine. Pone sullo stesso piano la
lotta al narcotraffico e alla guerriglia partendo dal presupposto che la
guerriglia è finanziata dal denaro proveniente dal narcotraffico e che, a sua
volta, il narcotraffico conta sulla protezione della guerriglia. Si tratta pertanto
di due fronti della stessa lotta. Secondo Madeleine Albright "i problemi della Colombia si estendono
al di là delle sue frontiere ed hanno gravi implicazioni per la sicurezza e la stabilità regionali".
Invece, presentando il piano al Parlamento Europeo, il 26 Ottobre 1999, in una
versione simile a quella originaria, Pastrana dichiarava: " E' una
strategia integrale e unificata orientata al rafforzamento degli obiettivi
fondamentali del paese come la ricerca della pace, la riattivazione della
nostra economia e la creazione di lavoro, la protezione dei diritti umani, il
rafforzamento della giustizia e l'aumento della partecipazione sociale. Il risultato sarà il rafforzamento
del nostro Stato come requisito per il raggiungimento della pace e del
progresso. Richiediamo la vostra partecipazione in tutti questi ambiti, ma
soprattutto abbiamo bisogno che voi, le vostre nazioni, l'Europa intera,
investa nella pace, per la pace e che apra i suoi mercati perché possiamo
creare nuovi posti di lavoro in vista della pace".
Componenti finanziare del piano
Le componenti finanziarie del piano
sono fondamentali non solo per misurare l'importanza che si attribuisce allo
stesso piano, ma anche per valutare la
proporzione tra spese militari e spese "umanitarie".
Il costo totale del piano, in base alle stime del governo colombiano, è di
7.500 milioni di dollari, per un periodo di cinque anni:
contributo della Colombia: 4.000 milioni;
contributo del governo degli USA: 1.600 milioni, oltre a 500 milioni da
destinare ad altri paesi della regione, per conferire al problema una dimensione regionale;
contributo dell'Unione Europea: 1.000 milioni;
contributo degli organismi internazionali: 900 milioni;
Gli aiuti americani sono ripartiti nella seguente maniera:
destinati all'esercito colombiano: 705 milioni
destinati alla polizia e alle forze navali della Colombia: 205 milioni di
dollari;
per la sicurezza nei paesi limitrofi: 410 milioni;
per la sostituzione delle colture illecite: 180 milioni (di cui 50 per la Colombia, 90 per la
Bolivia e 40 per il Perù):
per la riforma del sistema giudiziario, il rafforzamento dei diritti umani e la
pace: 100 milioni;
non sono precisati i costi necessari per l'estirpazione della pianta di coca:
probabilmente perché non si vuole smascherare la "guerra biologica"
condotta con un ceppo del Fusarium Oxisporum, denominato
EN-4,isolato nei laboratori USA, i cui effetti sull'ambiente, la flora, la
fauna e gli esseri umani non sono ancora chiari.
Dunque, per ogni 1.000 dollari di aiuti 700 sono destinati a spese militari. I
maggiori costi sono concentrati nel valore dei 30 elicotteri Blackawk e dei 33
Huey e nell'addestramento, equipaggiamento e manutenzione dei tre battaglioni
dell'esercito colombiano per combattere nel sud del paese, che si trova sotto
il controllo degli insorti e dove sono concentrati la produzione, la
lavorazione ed il trasporto della droga. Così la Colombia diventa il principale
destinatario degli aiuti americani, dopo Israele e l' Egitto.
Obiettivi apertamente dichiarati del piano
Un aspetto fondamentale della nostra analisi è la distinzione tra obiettivi
dichiarati e obbiettivi reali del
piano. Quelli apertamente dichiarati sono:
- diffondere e consolidare la democrazia e l'applicazione della legge in tutto
il paese addestrando ed equipaggiando le forze colombiane di sicurezza;
- rafforzare i meccanismi di protezione dei Diritti Umani e promuovere la
riforma giudiziaria;
- appoggiare gli sforzi di Pastrana nei negoziati di pace con i gruppi armati
illegali;
- lottare contro il narcotraffico, sradicando la coltivazione della coca,
sequestrando la droga e spezzando i legami tra narcotraffico e guerriglia;
- appoggiare lo sviluppo alternativo, rafforzando i governi locali, ripagando
le persone danneggiate dal conflitto e offrendo nuove possibilità ai contadini
produttori di coca;
- promuovere un'alleanza latinoamericana per portare avanti questa lotta,
coinvolgendo, in maniera particolare, i paesi limitrofi: Brasile, Ecuador,
Bolivia, Perù, Uruguay e Panama;
- inserire in questa lotta l'Unione Europea con un ruolo essenzialmente
umanitario.
Obiettivi reali del piano
- Sconfiggere militarmente la guerriglia,
addestrando ed equipaggiando le forze colombiane di sicurezza (
includendo, di fatto, tra di esse i paramilitari) e privandola dell'appoggio
finanziario offerto dal narcotraffico.
- Promuovere, a partire da questa lotta, un'alleanza politica, militare ed
economica latinoamericana sotto la leadership nordamericana.
- Riaffermare l'egemonia degli Stati Uniti sull'Unione Europea riproducendo la
strategia della guerra del Kosovo.
- Favorire le imprese multinazionali che intendono realizzare nel paese i loro
megaprogetti e in particolare, naturalmente, le multinazionali produttrici di
armamenti.
E' particolarmente evidente che la soppressione del narcotraffico non
rappresenta la principale preoccupazione del piano. Lo dimostrano le gravi
carenze ed i contrasti che emergono nell'analisi del narcotraffico, e che
abbiamo segnalato in precedenza. Se questo fosse il suo obiettivo principale, il piano dovrebbe segnalare e denunciare tutti i responsabili del
narcotraffico, sia all'interno della Colombia sia all'esterno, e non solo la
"narcoguerriglia" ed i contadini cocaleros. Se il piano avesse come obiettivo principale la lotta contro il
narcotraffico dovrebbe distinguere i contadini cocaleros dai narcotrafficanti e ricercare le ragioni
che spingono i coltivatori colombiani e latinoamericani ad optare per la
coltivazione della coca.
Immagine della società colombiana proiettata
dal piano
E' parte integrante della nostra analisi anche la ricostruzione dell'immagine
della società colombiana offerta dal piano, che influisce evidentemente sulla definizione dei suoi
obiettivi reali e sulle sue opzioni strategiche.
Il piano denuncia la situazione di violenza e di guerra di cui soffre il paese.
Però individua i suoi responsabili nella guerriglia, nei narcotrafficanti e nei
paramilitari. In quest'ottica, costruire la pace significa essenzialmente
sconfiggere la guerriglia, sradicare il narcotraffico, addestrare ed
equipaggiare le forze di sicurezza. In una parola, la costruzione della pace
passa per l'intensificazione della guerra.
Lo stato colombiano appare invece come un'istanza superiore, preoccupata di
mediare tra i due estremi, la violenza di destra e sinistra.I "gruppi
armati illegali" sono posti sullo stesso piano, senza tenere distinti
l'origine, gli obiettivi ed i metodi.La guerriglia attinge la sua forza dagli
aiuti finanziari del narcotraffico.
Rimangono pertanto inesplorati alcuni aspetti cruciali della situazione:
la povertà e l'ingiustizia provocate dal modello economico neoliberale e causa
delle insurrezioni armate; l'impatto che gli "aggiustamenti"
neoliberali hanno sulle grandi
maggioranze;
lo Stato e la sua corruzione, fattore di violenza e di impunità, protagonista
della guerra; la sua violazione sistematica del diritto internazionale;
l'inefficienza e la corruzione del sistema giuridico;
l'esercito e la sua alleanza con i paramilitari;
i progetti delle multinazionali, appoggiate dallo Stato e dall'esercito, ed il
loro impatto sulla natura e la vita delle popolazioni indigene e contadine;
mancano completamente progetti promossi dallo Stato per costruire una società
alternativa a tutti i livelli;le forme di partecipazione popolare nelle
decisioni e la garanzia che le sono offerte; il ruolo concreto che si riconosce
alla comunità internazionale nel processo di pace
manca pure un'analisi critica dei negoziati di pace promossi in passato e delle
ragioni dei loro fallimenti;
nell'analisi del fenomeno del narcotraffico, manca qualunque riferimento al
ruolo dell'esercito e della polizia colombiani nella sua promozione; il ruolo
di milioni di consumatori di droga sia nordamericani che europei; il ruolo del
sistema bancario nel riciclaggio del denaro proveniente dalla droga; manca
anche un'analisi delle cause psicologiche e sociali della tossicodipendenza;
così come un'analisi delle ragioni che spingono molti contadini colombiani, e
latinoamericani, ad optare per la coltivazione della coca; manca, soprattutto
un'analisi della stretta relazione tra narcotraffico e logica del sistema capitalista. In ultima
analisi, il piano propone un'immagine del narcotraffico il cui centro è nella
periferia del mondo e i cui principali responsabili sono i produttori di coca
ed i narcoguerriglieri.
II - VALUTAZIONE DEL PLAN
COLOMBIA
La nostra analisi del piano, che abbiamo condotto dal punto di vista del popolo
e dei popoli, non era neutrale; questo significa che non era una semplice
descrizione ma anche una valutazione, almeno implicita. Questa valutazione è
consistita, in particolare, nel distinguere gli obbiettivi dichiarati e quelli
reali del piano: così gli obbiettivi reali
sono diventati i criteri di valutazione degli obiettivi dichiarati.
Vogliamo ora chiarire questo aspetto della nostra impostazione, domandandoci in
quale misura il piano potrà raggiungere i propri scopi dichiarati: sostenere i
negoziati di pace, promuovere la democrazia
e la partecipazione popolare, garantire l'esistenza dei diritti umani e
rafforzare lo Stato di diritto, promuovere la prosperità del paese e la
creazione di nuova occupazione, creare le condizioni per l'affermarsi di
un'agricoltura alternativa alle coltivazioni illecite, sconfiggere il
narcotraffico.
Plan Colombia e negoziati di pace
L'insistenza di Clinton, Pastrana,
Albright, ecc. nel presentare il Plan Colombia come una forma di sostegno ai
negoziati di pace, non convince per varie ragioni:
- Lo sforzo finanziario maggiore da parte degli Stati Uniti riguarda
l'equipaggiamento, la manutenzione e l'addestramento dell'esercito colombiano;
mentre la quota destinata ad iniziative di natura sociale è assai limitata..
- I principali interlocutori dei negoziati di pace, che sono i gruppi
guerriglieri, percepiscono il piano come una dichiarazione di guerra.
- La messa in opera del piano rende impossibile il cessate il fuoco, condizione
essenziale per l'andamento dei negoziati.
- Il rafforzamento sia dell'esercito che della polizia obbliga le guerriglie a
rafforzare il proprio equipaggiamento
militare.
- Il piano non contempla nessun elemento che faciliti i negoziati o che
proponga alternative pacifiche nel caso in cui lo schema attuale di dialogo non
ottenga i risultati sperati. Non si interroga sulle motivazioni per le quali i
precedenti tentativi di negoziati sono falliti. Non mette in discussione lo
schema seguito finora nei negoziati, basato su incontri al vertice, ai quali
la. società civile rimane estranea.
- Il piano non specifica il ruolo che dovrebbe assolvere la comunità internazionale per la
costruzione della pace; conta sulla sua presenza piuttosto per appoggiare la guerra e per attenuarne
gli effetti.
- L'assenza all'interno del piano di una seria analisi delle cause della guerra
e della violenza pregiudica la possibilità di elaborare un'alternativa di pace.
- Il piano è contrastato da una larga parte dell'opinione pubblica della
Colombia e dei paesi limitrofi: in particolare dalle organizzazioni popolari,
indigene, negre, contadine, ambientaliste, di difesa dei diritti umani, ecc;
inoltre è rifiutato anche da ampi settori della comunità internazionale.
In base a questi dati è possibile prevedere che il plan Colombia avrà come
effetto un aggravarsi della guerra ed
una maggiore degenerazione del conflitto dell'interno e verso i confini dei
paesi limitrofi (i quali non hanno una chiara politica di accoglienza).; sarà
così minacciata la stessa sopravvivenza di diverse etnie.
Plan Colombia, promozione della democrazia e
difesa dei diritti umani
Il metodo di elaborazione del piano è stato, come abbiamo rilevato,
essenzialmente antidemocratico. Lo hanno redatto in forma segreta piccoli
gruppi di esperti, designati dal governo colombiano. Il testo non è stato
discusso né all'interno del parlamento colombiano né nel paese. Lo ha discusso
ed approvato solo il congresso nordamericano. Non è stata promossa la partecipazione delle comunità nella
definizione ed esecuzione di progetti particolari. L' informazione offerta
all'opinione pubblica nazionale ed internazionale è parziale e menzognera..
Nessuna importanza viene attribuita alle proteste che esplodono in varie parti
del paese e a livello internazionale. Con lo stesso metodo si stipulano accordi tra il governo
colombiano, il governo nordamericano ed i governi dei paesi limitrofi.
Il piano pretende di difendere i diritti umani, ma la sua analisi non
identifica nessuno dei principali violatori di tali diritti , come lo stesso
Stato , le forze armate ed i paramilitari. Quindi rafforzando questi agenti della società, il piano contribuisce ancora
di più a rafforzare ed occultare i loro crimini. Il piano non fa nessuna
menzione delle denunce formulate ripetutamente al riguardo da organizzazioni non governative di diritti
umani, come Amnesty International, o Human Rights Watch, la Commissione per i
Diritti Umani delle Nazioni Unite
oppure l'ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani in Colombia e che lo
Stato colombiano ha sistematicamente ignorato.
Inoltre, in un clima di guerra, molti diritti fondamentali sono soggetti a
decisioni militari e di polizia, come quello della i libera circolazione di
persone, veicoli ed alimenti. Questo significa che essi sono costantemente
violati.
Molto significativa a questo proposito la dichiarazione del sottosegretario
nordamericano alla difesa per operazioni speciali, Bryan Sheridan: "
l'aiuto in sé perderebbe la sua efficacia se si aggiungessero condizioni per garantire il rispetto dei
diritti umani da parte dei militari...Questo
potrebbe inibire o ridurre l'efficacia generale ". Questa
dichiarazione ci permette di capire il concetto di "efficacia" che
ispira il "piano di pace".
Però la rinuncia più radicale alla democrazia che appare nel plan Colombia è l'abdicazione fatta dal paese alla
sua sovranità, a favore del Grande
Fratello del Nord. Uno stato che rinuncia alla sua propria sovranità, non può
riconoscere effettivamente il diritto all'autodeterminazione dei suoi popoli e
dei suoi cittadini.
Il ruolo totalmente secondario che , all'interno del piano, riveste la difesa
dei diritti umani lo conferma eloquentemente
la decisione presa da Clinton, prima del suo viaggio in Colombia,. Egli
firmò la "clausola di
eccezione"che gli permetteva di procedere all'esborso dei milioni di dollari approvati per il
piano, sebbene la Colombia avesse
soddisfatto solo una delle sette
condizioni stabilite dal Congresso. Così Clinton decideva di ignorare la
tremenda crisi dei diritti umani in Colombia, nel nome "degli interessi
fondamentali degli Stati Uniti."
Come rileva Noam Chomski, la Colombia ha il peggiore trattamento in materia di diritti umani nell'emisfero
occidentale ¸ ma il suo governo è, in
America Latina, quello che riceve più aiuti militari degli USA. Analisi oggettive della politica internazionale degli Stati
Uniti, giungono alla conclusione che l'aiuto nordamericano tende a dirigersi di
preferenza verso i governi che violano
i diritti fondamentali dei loro cittadini nella maniera più vergognosa.
Plan Colombia, prosperità del paese, economia
alternativa
Il plan Colombia introduce anche una serie di misure per il risanamento e la
crescita dell'economia che corrispondono agli impegni assunti con il Fondo Monetario Internazionale, come tagli alla spesa pubblica, privatizzazioni,
incremento delle esportazioni, aumento e protezione degli investimenti
stranieri. Accettando questi provvedimenti, il Plan Colombia si colloca in modo
chiaro all'interno del processo di globalizzazione neoliberale.
Dunque la "prosperità" che il piano
favorisce è quella delle imprese private e soprattutto delle
transnazionali. Rimane sacrificato, al contrario, il livello di vita delle
grandi maggioranze, specialmente delle popolazioni obbligate a trasmigrare
dentro e fuori del paese; viene minacciata la stessa sopravvivenza delle
popolazioni indigene e contadine; completamente trascurata la sostenibilità
sociale, culturale ed ecologica dei progetti.
Tanto meno gode di credibilità la sbandierata promozione di un'economia
alternativa basata sulla sostituzione delle "colture illecite",
perché la loro distruzione attravero le fumigazioni di foreste e boschi,
attuata con l'uso del fungo "EN-4" (Fusarium Oxisporium), pregiudica
la possibilità di impiantare qualunque
altra coltura, per molti anni .
In ultima analisi, il Plan Colombia è
radicalmente incapace di promuovere la prosperità del paese perché la sua
analisi misconosce le radici della povertà, delle disugualianze sociali, della
ingiustizia insita nello stesso modello economico e nella corruzione delle
istituzioni statali. Dunque rafforzando il modello economico e le istituzioni
statali, provocherà inevitabilmente un incremento della povertà e dell'ingiustizia.
Plan Colombia e strategia antinarcotica
Per mostrare come la lotta al narcotraffico non rappresenti il principale
obiettivo del Plan Colombia abbiamo richiamato l'attenzione sulle numerose
lacune della sua analisi del fenomeno e della strategia per combatterlo. Per
raggiungere tale obbiettivo infatti, il
piano si basa essenzialmente sulla violenza: l'intensificazione della guerra
contro la "narcoguerriglia" e l'estirpazione forzata delle
coltivazioni di coca.
Inoltre abbiamo sottolineato l'incompatibilità tra i due aspetti della
strategia: lo sradicamento delle colture di coca attraverso le fumigazioni e la
promozione di colture alternative. perché le fumigazioni non distruggono solo le coltivazioni di coca ma
anche la possibilità di intraprendere, per molti anni, qualunque altro tipo di
coltivazione.
Questi limiti della strategia preannunciano il suo fallimento. Previsioni che
si fondano anche su 25 anni di
esperienza: tra il 1992 e il 1998,gli
ettari di terra occupati da piantagioni di coca aumentarono da 40.000 a oltre 100.000.
III - RISPOSTA POPOLARE AL
PLAN COLOMBIA
Se la nostra analisi è corretta, il Plan Colombia s' inserisce a pieno titolo nel processo di
globalizzazione neoliberale. E' dunque naturale che la risposta popolare ad
esso sia parte del progetto di
alternativa alla globalizzazione neoliberale. Questo mi pare il filo conduttore degli innumerevoli
documenti di rifiuto del piano, che stanno uscendo da quando esso è diventato di dominio pubblico. Lo
criticano, naturalmente, le organizzazioni rivoluzionarie colombiane, ma
anche molte organizzazioni popolari e
indigene del paese. Lo criticano organizzazioni popolari e indigene dei paesi
limitrofi; organizzazioni continentali,
movimenti ecologisti, comitati
di solidarietà internazionale con il popolo colombiano, comitati scientifici che si pronunciano circa
i metodi di fumigazione, comitati di
giuristi e di difesa dei diritti umani,
ecc. Internet sta funzionando anche come rete di comunicazione al servizio
della solidarietà internazionale e in
particolare di una
"diplomazia popolare".
L'esistenza di una stretta relazione tra il Plan Colombia e il processo di globalizzazione neoliberale
è segnalata in particolare dall'analisi formulata in Ecuador ( uno dei paesi
limitrofi coinvolti nel progetto) da parte delle organizzazioni indigene e
popolari. La mobilitazione che questi
soggetti stanno promovendo contro le
misure di privatizzazione decise dalla legge Trole 2 e la dollarizzazione
dell'economia, è rivolta al tempo
stesso contro l'adesione del governo al
Plan Colombia e la concessione agli Stati Uniti della base militare di Manta.
Vogliamo sottolineare qui alcuni aspetti chiave della reazione popolare che
si sta delineando in molte parti e che
è urgente appoggiare.
Coscientizzare i popoli sulla natura del Plan Colombia e la sua relazione
con il processo imperialista di globalizzazione neoliberale.
Le analisi e le valutazioni del piano, che emergono nei documenti segnalati in
precedenza e che abbiamo utilizzato nella nostra presentazione, sono per il
momento espressione di minoranze coscientizzate. Perché possano influenzare il comportamento dei governi è
necessario che arrivino a coscientizzare ed a mobilitare grandi masse popolari.
Questo presuppone che le organizzazioni popolari assumano come prioritaria
questa campagna politica e ideologica.
Principio ispiratore della campagna deve essere il riconoscimento del punto di
vista degli oppressi e delle oppresse, come luogo privilegiato di osservazione della situazione del mondo
ed in particolare del Plan Colombia; e
come luogo di resistenza all'aggressione
del "pensiero unico". In questa prospettiva acquistano
particolare valore i documenti prodotti dalle organizzazioni indigene e
contadine.
Tra i punti del piano sui quali deve basarsi la campagna di coscientizzazione,
segnaliamo:
- il legame tra Plan Colombia e processo di globalizzazione neoliberale ,
inteso come guerra imperialista di colonizzazione del mondo, che prolunga le conquiste ed i 500 anni di
colonizzazione del continente;
- le evidenti contraddizioni tra gli obiettivi dichiarati e quelli reali del
piano;
- le contraddizioni tra gli obiettivi dichiarati ed il metodo verticale e
segreto di elaborazione del piano;
- i limiti nell'analisi della società colombiana, delle radici della violenza e
della guerra, del ruolo della guerriglia e della natura del narcotraffico.
Contrapporre al piano di guerra un autentico
piano di pace
Un autentico piano di pace deve,
innanzitutto individuare le radici
della violenza e della guerra ed esplorare le vie per sradicarle. Queste radici sono: il modello economico
capitalista, nella sua versione neoliberale; la miseria, le ingiustizie, le
disuguaglianze, l'emarginazione che il modello genera; uno Stato occupato dalle classi dominanti e sottomesso ai suoi
interessi; una burocrazia corrotta ed inefficiente; forze armate che difendono
gli interessi del grande capitale e reprimono le mobilizzazioni popolari,
promovendo i gruppi paramilitari; un sistema giudiziario controllato dalle classi dominanti e che
garantisce l'impunità dei suoi crimini
.
Per pianificare cambiamenti tanto
profondi, è necessario rilanciare i negoziati di pace ma rivedendo profondamente la loro
impostazione: far partecipare al tavolo delle trattative non solo i vertici ma anche ampi settori della
società civile; coinvolgere le organizzazioni
popolari dei paesi limitrofi tenendo e
le loro istanze continentali;
coinvolgere la comunità internazionale nelle sue strutture ufficiali, ma anche
nelle sue iniziative solidaristiche di base (la così detta "diplomazia
popolare" ) con il compito di
osservatori; coinvolgere l'Unione Europea, chiedendole una
partecipazione autonoma e non subordinata ai piani statunitensi.
La costruzione della pace coincide in larga
misura con la ricostruzione della
democrazia
La democrazia non si definisce qui, a differenza di quanto pretende il
neoliberismo, in funzione della libertà del mercato o del pluripartitismo, ma
come esercizio effettivo
dell'autodeterminazione dal parte del popolo a livello economico, politico e
culturale. Neppure la si definisce come
adesione al processo di "modernizzazione" e alle direttive degli
organismi finanziari multilaterali, dominati dalle potenze imperialiste; essa
implica invece la riaffermazione della
sovranità nazionale, che condiziona la possibiltà di autodeterminazione da
parte del popolo. Non si tratta dunque, di una sovranità ( come quella
rivendicata dallo Stato colombiano) che sottrae lo Stato al controllo della comunità internazionale,
permettendogli di violare impunemente i
diritti dei cittadini. Si tratta, invece, di una forma di sovranità che
permetta allo Stato di garantire l'autodeterminazione dei cittadini, contro
l'ingerenza delle grandi potenze.
Neppure si tratta di un concetto di
sovranità dello Stato che gli permetta di sottrarsi al controllo delle
maggioranze per mettersi al servizio di minoranze privilegiate: una sovranità
fondata sull' autodeterminazione del popolo si porrà naturalmente al servizio del "popolo sovrano" cioè
delle grandi maggioranze.
Rivendicare la sovranità dello Stato, nell'epoca della globalizzazione
neoloberale, non significa chiudersi ai contributi provenienti dalla collaborazione internazionale, che
implicano anche una devoluzione parziale della sovranità di ciascuno Stato ad
un'autorità comunitaria. Si tratterà, tuttavia, di una decisione presa autonomamente da ciascuno Stato, che manterrà il diritto di controllare, a sua
volta, l'autorità comunitaria. Questa decisione non sarà il riconoscimento di
una dipendenza ma di una interdipendenza tra gli Stati ed i popoli.
Perno del processo di globalizzazione
neoliberale è l'autodeterminazione dei mercati, convertiti in strumenti di
dominazione da parte delle potenze e pertanto della schiavitù moderna. Perno una globalizzazione popolare deve essere
invece la riaffermazione dell'autodeterminazione da parte del popolo,
nell'orientamento della sua vita
economica , politica e culturale; autodeterminazione che il popolo è chiamato
ad esercitare in forma partecipativa, cominciando dai poteri ed i progetti
locali.
Concretamente, la rivendicazione dell'iniziativa popolare dovrà manifestarsi,
nella contestazione del Plan Colombia, particolarmente del metodo verticista
con il quale esso è stato elaborato ed imposto. Dovrà manifestarsi soprattutto
nella metodologia partecipativa di elaborazione ed esecuzione
di un piano alternativo di pace.
La costruzione della pace suppone una
democratizzazione del concetto di "prosperità nazionale"
Il Plan Colombia elenca, tra i suoi principali obiettivi, la promozione della
"prosperità nazionale". Tuttavia, nella prospettiva neoliberale che
lo ispira, la "prosperità nazionale" ed il "progresso
economico" si definiscono in relazione agli interessi del grande capitale.
La "prosperità nazionale", in questa accezione, può coesistere con la
povertà delle grandi maggioranze e
quindi con una situazione sociale gravemente ingiusta. Di conseguenza la
prosperità sociale così concepita non genera necessariamente nuovo lavoro; al
contrario si fonda spesso sulla riduzione del costo del lavoro, ottenuta
con licenziamenti massicci. Questa "prosperità sociale" provoca le legittime ribellioni dei settori
esclusi: pertanto non contribuisce alla pace ma ad un inasprimento dei
conflitti sociali.
Un' autentica pace non può prescindere
da una democratizzazione del concetto di prosperità nazionale. Suppone quuindi
che tutto il popolo sia al tempo stesso suo obiettivo e suo protagonista. Che,
in altre parole, l'autodeterminazione solidale sia la sua caratteristica
fondamentale. Una strategia orientata a trasformare l'economia nazionale in
questa direzione assumerà come punto di partenza le comunità e le altre forme
di potere locale, senza mai abbandonare la tensione utopica verso
un'alternativa macroeconomica e macropolitica.
La costruzione della pace e la riaffermazione
delle sovranità nazionali non si può dissociare dalla costruzione della "
patria grande" indoafrolatinoamericana
Il Plan Colombia si propone di promuovere un'alleanza latinoamericana, fondata
sull'unificazione dei mercati, egemonizzata dagli Stati Uniti e subordinata
agli interessi del capitale transnazionale. Pretende d' imporre una pace
imperiale nordamericana ottenuta con la svendita delle sovranità nazionali.
Ispirandosi a questo progetto, gli
Stati Uniti hanno represso con la violenza tutti i tentativi di
riconquista della sovranità nazionale
compiuti dai popoli del continente:
Cuba, Guatemala, El Salvador, Cile, Nicaragua ecc.
Ora, la costruzione di un'autentica pace non si può separare dalla
riaffermazione della sovranità nazionale e dell'autodeterminazione dei popoli.
Tuttavia questo impegno potrà avere
successo solo se la resistenza e la costruzione di società alternative
coincidono con un'alleanza per la costruzione della " patria grande" indoafrolatinoamericana.
Questa decisiva lotta di liberazione
non sarà opera dei partiti e dei governi ma delle organizzazioni
popolari di tutto il continente, e più esattamente dell' internazionalismo
popolare che esse stanno costruendo, con la partecipazione dei contadini, degli
indigeni, dei negri, delle donne, degli ecologisti, dei piccoli commercianti, degli artigiani, degli studenti, ecc.
La costruzione della pace in Colombia implica
un ripensamento del problema del
narcotraffico in una prospettiva non violenta(1)
Uno dei principali limiti del Plan Colombia
sta nella sua analisi del
narcotraffico e nella sua strategia per sconfigerlo, basato su un
intervento violento: guerra contro la "narcoguerriglia" ed
estirpazione forzata delle coltivazioni di coca. E' questa una delle
ragioni che fanno del Plan Colombia un
piano di guerra e non di pace.
Per elaborare un piano di pace in Colombia, è necessario dedicare uno dei suoi
principali capitoli al ripensamento del
problema del narcotraffico, cioè della sua analisi e della strategia per
sconfiggerlo.
Ripensare
l'analisi del narcotraffico
Il centro degli affari non si trova nei paesi periferici, ma in quelli
capitalisti .
Il PNUCD (Programma delle Nazioni Uniti per il controllo delle Droghe)
affermava nel 1997 che i consumatori di droga erano circa 235 milioni di
persone; delle quali, tuttavia, il gruppo con maggior potere d'acquisto
appartiene ai paesi ricchi, cioè Europa e Nord America. La principale
destinazione dei narcotici nel mondo sono gli Stati Uniti dove ci sono circa 30
milioni di tossicodipendenti ( all'incirca 1/8 della popolazione) i quali
consumano più di 300 tonnellate di cocaina all'anno.
Tra i principali responsabili e
beneficiari del narcotraffico sono le
imprese produttrici di sostanze chimiche utilizzate nella produzione delle
droghe ( come il permanganato di potassio): queste sono in gran maggioranza
nordamericane e producono il 90% delle sostanze utilizzate.
Principale beneficiario del mercato del narcotraffico è il sistema bancario che
compie il lavaggio o riciclaggio del narcodenaro (circa 700 mila milioni di
dollari USA ) e provvede al suo investimento in attività legali, con la
complicità dei "paradisi fiscali". Ad oggi il sistema bancario è
collocato prevalentemente nel modo ricco e per il 50% negli Stati Uniti.
Tenere separate le responsabilità dei contadini produttori di coca da quelle
dei narcotrafficanti, identificando le
ragioni che spingono molti contadini ad optare per la coltivazione della coca.
Queste ragioni affondano le loro radici nelle politiche neoliberali imposte ai
paesi del Sud . Esse provocano, da una parte, la caduta del prezzo dei prodotti
nazionali, come il caffè, sotto la pressione della concorrenza internazionale.
Dall'altra parte esse spingono a valorizzare i prodotti che sono più redditizi,
come la coca e la marijuana, scelta spesso dettata da necessità di
sopravvivenza per i contadini e le loro famiglie.
Un elemento fondamentale dell'analisi deve essere lo studio della relazione che
intercorre tra proibizionismo e narcotraffico. Chiamiamo proibizionista la
legislazione che , per eliminare il
pericolo derivante dal consumo di una determinata sostanza, proibisce e
sanziona il suo consumo e la sua vendita. Questo regime si applicò, e si applica
ancora oggi in alcuni paesi, alle bevande alcooliche. Oggi viene applicato
universalmente alle droghe. La proibizione ha come primo effetto la
moltiplicazione del prezzo del prodotto proibito: il venditore esige infatti un forte compenso per il rischio che
corre. Si creano così le condizioni per un traffico illegale estremamente
redditizio, quale è oggi il narcotraffico.
Per quanto riguarda la Colombia, è importante rompere il silenzio che il piano
osserva circa la responsabilità nella promozione e nella protezione del narcotraffico di molte autorità dello
Stato, di membri dell'esercito, della polizia e dei paramilitari.
Inoltre deve, a mio avviso, occupare una posizione centrale nell'analisi del
narcotraffico lo studio delle sue relazioni con la logica del sistema
capitalista. Questo studio concerne una molteplicità di scambi illegali e
clandestini, controllati da reti mafiose, della quale la narcoeconomia è una
componente importante, anche se non è l'unica. Tra questi affari, il traffico
di armi, la prostituzione, la "protezione" di prostitute e
prostituti, , il sequestro di persone,
le scommesse clandestine, il contrabbando su larga scala, il contrabbando di
materiale nucleare, il mercato nero di valuta, ecc. Ai ricavi mondiali di
questi traffici illegali ( calcolati tra 1,5 e 2 miliardi di dollari
annualmente) devono essere sommati quelli delle attività legali, controllate
grazie a fondi ottenuti illegalmente. Sommando entrambi i ricavi la cifra
superava nel 1997 i 3 miliardi di dollari ( più del 10% del prodotto lordo
mondiale).
Vogliamo ora, su questo retroterra, analizzare le relazioni tra il narcotraffico ed il sistema
capitalista, mostrando lo stretto vincolo che esiste tra questa attività
economica e la logica del sistema.
La legge fondamentale del sistema capitalista è la libera concorrenza, che
coincide con il diritto del più forte; il suo obiettivo centrale è
l'accumulazione di denaro. Quindi, se il narcotraffico è illegale rispetto alla
legge, sia nazionale che internazionale, è perfettamente legale rispetto alla
legge fondamentale del sistema. Rappresenta infatti una delle attività più
efficaci per conseguire il suo scopo.
Certo, il narcotraffico merita una
condanna etica, in primo luogo perché
contribuisce alla diffusione della droga, e di conseguenza alla distruzione di
personalità umane; in secondo luogo perché spinge i drogati alla delinquenza
per ottenere il denaro necessario all'acquisto della droga. Tuttavia,
riflettendo più profondamente, si
scopre che la stessa condanna etica deve essere pronunciata contro la logica
del sistema capitalista, soprattutto nella sua fase neoliberale. Deve essere
denunciato come "intrinsecamente
perverso" un sistema che canonizza la legge del più forte; che si
organizza al servizio di una minoranza e condanna le grandi maggioranze alla povertà
e alla esclusione.
Se questo è vero, la condanna e la demonizzazione del narcotraffico da parte
dei capitalisti "legali" non si giustifica con motivazioni etiche, ma
solo perché essi percepiscono il
collega "illegale" come un concorrente pericoloso ( che qualificano "sleale").
Per combattere con efficacia il narcotraffico è essenziale ridurre il consumo
di droga. Questo presuppone una conoscenza profonda del fenomeno della
tossicodipendenza, che analizzi le sue
sue motivazioni psicologiche e sociali.
Mi pare particolarmente importante ( sulla base di una ricerca partecipativa,da
me coordinata, alla quale hanno preso parte ragazzi e ragazze tossicodipendenti(2)) segnalare ancora una volta le relazioni esistenti tra il
fenomeno della tossicodipendenza ed il sistema capitalista. "Per cogliere
il senso del loro itinerario verso la droga, i tossicodipendenti si interrogano
sull'origine di quell'insoddisfazione profonda, di quella inquietudine, di quel
sentimento di solitudine che lo ha innescato: questa situazione interiore non è
provocata, dichiarano molti, dalla mancanza di sicurezza economica, di
benessere, di lavoro, ma piuttosto dalla mancanza di significato, di ragioni di
vivere".(3)
"Non è quindi difficile cogliere le radici sociali di questa
insoddisfazione e per ciò stesso la carica di contestazione politica che
genera..La società capitalista avanzata è infatti caratterizzata da una grave frattura tra le aspirazioni che
suscita a livello di massa e le possibilità reali che offre di soddisfarle. Essa
provoca nelle persone, e particolarmente nei giovani, attraverso la
promozione culturale, i mezzi di comunicazione di massa, la pubblicità,
aspirazioni altissime. D'altro lato
però è organizzata economicamente, politicamente , culturalmente al servizio di
minoranze privilegiate: in modo cioè da rendere per la grande maggioranza obiettivamente impossibile la soddisfazione di quelle aspirazioni. Il
sistema è quindi strutturato in maniera tale da generare, soprattutto tra i
giovani, una frustrazione generalizzata."(4)
"Questo divario tra aspirazioni e
possibilità è reso più stressante ed angoscioso dal sistema di valori nel quale
i giovani vengono abitualmente formati,
ispirato ad una concezione individualistica e competitiva della vita: dove cioè il successo sul terreno
scolastico, sportivo, sessuale, economico, lavorativo, culturale ecc. consiste
nel prevalere sugli altri, nell' essere il primo o la prima. E' appunto questo clima che genera fatalmente profonde
frustrazioni sia negli sconfitti sia anche nei vincitori, quando nel momento
del successo scoprono che esso non
soddisfa le loro attese più vere..
" La droga è quindi una fuga, ma anche
una denuncia dell'assurdità del
sistema; una fuga che esprime a suo modo
una ricerca angosciosa di vita, di alternativa, di comunicazione, di
amore. In mondo illusorio, perché nel mondo reale tutto questo si è rivelato
impossibile".(5)
"La dinamica dell'educazione liberatrice conduce pertanto il tossicodipendente a prendere coscienza
del carattere emarginante della cultura liberale, individualistica e
competitiva e del ruolo determinante che essa
ha avuto nella genesi del suo disagio.Egli scopre cioè, nell'impatto con
la comunità, che la cultura di cui è tuttora imbevuto, non è altra da quella del sistema contro cui si ribella. Che pertanto la
tossicodipendenza, se da un lato esprime un implicito rifiuto di questa cultura
e di questa società, dall'altro con l'atteggiamento passivo e disimpegnato che
genera, pesa decisamente nel senso della conservazione sociale..
"Prendere coscienza del ruolo della cultura dominante nella genesi del suo
disagio significa più precisamente
capire che questa dipendenza non è la fondamentale, ma è prodotta da altre: nei confronti della
stessa cultura e del suo sistema di valori, dell'educazione che l'ha inculcata,
dei mezzi di comunicazione di massa, del denaro, dei consumi, del potere, della
carriera, del successo,ecc.; dipendenze riconducibili in definitiva alla logica del sistema. In altre parole: droghe
non sono solo gli stupefacenti, ma tutti gli oggetti che con promesse illusorie
di felicità, generano dipendenza, sofferenza, emarginazione; drogato non è solamente chi dipende dagli
stupefacenti, ma anche e più, chi dipende da tutti gli altri feticci".(6)
Ripensare la strategia di lotta al
narcotraffico
Articolare la lotta al narcotraffico con la strategia per elaborare
un'alternativa al sistema capitalista.
Scoprire le strette relazioni tra narcotraffico, tossicodipendenza e sistema
capitalista può portare alla conclusione che, di conseguenza, il narcotraffico
è invincibile, perché non è possibile sopprimere il sistema che lo genera. La conclusione che si può
legittimamente ricavare da queste premesse, a mio giudizio è un'altra: la
strategia per sradicare il narcotraffico e la tossicodipendenza devono far
parte di una strategia più globale per elaborare un'alternativa al sistema
capitalista. Momento fondamentale nella costruzione di quest' alternativa è la
messa in discussione della cultura dominante e l' elaborazione di una cultura
alternativa; così come la contestazione della sua proposta e metodologia
educative e la messa in atto di una educazione popolare liberatrice..
Questa complementarietà tra le strategie è
evidente a proposito della tossicodipendenza: il processo più autentico
di liberazione dalla droga è quello che passa attraverso la messa in
discussione della cultura del sistema, radice della tossicodipendenza e la scoperta di un nuovo sistema
di valori il cui asse portante sia la libertà, l'amicizia e la solidarietà, e
la cui assimilazione si traduce in un impegno liberatore. Lottare in maniera
efficace contro la tossicodipendenza significa ridurre il consumo di droga e
pertanto sottrarre al narcotraffico una parte del suo alimento.
Mettere in discussione la cultura del sistema capitalista ed elaborare una
cultura di liberazione significa, anche, mettere in discussione la legittimità
del narcotraffico ed offrire alla lotta contro questo commercio motivazioni
etiche e politiche più solide.
La strategia per costruire un'alternativa al sistema capitalista ha come asse
la valorizzazione del potere locale alternativo e del controllo popolare sulla
dinamica economica e finanziaria; implica pertanto una lotta per la trasparenza
delle decisioni politiche e delle operazioni economiche. Nella misura in cui
avanzano queste riforme, si ridurranno gli spazi di manovra degli affari
illegali ed in particolare del narcotraffico.
Prendere in considerazione le proposte avanzate dall'antiproibizionismo
Se il proibizionismo è il detonatore del narcotraffico, la legalizzazione della
droga rappresenterebbe per questa un colpo mortale. La resistenza della società
capitalista a un tale provvedimento è dovuta, più che a ragioni etiche, alla
presenza di forti interessi economici, da parte dei capitalisti legali, alla
permanenza del narcotraffico e degli altri affari "illegali". La
convergenza tra capitalismo legale ed illegale
non concerne solo i loro principi etico-politici, ma anche i loro
interessi economici.
Promuovere come alternativa alla coltivazione della coca un piano integrale
economico e sociale.
Le colture alternative, per contrastare efficacemente la coltivazione di coca,
devono soddisfare due condizioni fondamentali. In primo luogo garantire ai
contadini ed alle loro famiglie redditi sufficienti per vivere con dignità.
Questo suppone un impegno per finanziare in maniera adeguata la produzione,
creare infrastrutture che permettano la comunicazione e la distribuzione
dei prodotti, aprire ospedali, scuole,
luoghi di divertimento, favorire la commercializzazione equa dei prodotti, ecc.
In secondo luogo, questo progetto deve
essere realizzato attraverso un'attiva partecipazione della comunità sia
nell'elaborazione che nella esecuzione.
Sarà molto utile a questo proposito prendere in considerazione il
progetto-pilota della FARC-EP per la sostituzione delle colture illecite,
elaborato con l'appoggio del Comune di Cartagena del Chairá, dipartimento del
Caquetá, che si offre come scenario per l'applicazione del progetto stesso..
Questo intende promuovere colture alternative escludendo il ricorso alla
violenza e valorizzando nella ricerca e nella elaborazione il contributo delle
comunità locali e gli strumenti degli esperti.
CONCLUSIONE
Filo conduttore della nostra riflessione sul Plan Colombia è stata la sua relazione con il processo di
globalizzazione neoliberale, intesa come guerra di conquista del mondo, e con
il progetto imperialista degli Stati Uniti, protagonista di questa guerra.
Questa premessa implica due conseguenze, tra le altre. Da una parte, evidenzia
le difficoltà di una alternativa di pace al Plan Colombia , che non può essere
separata da un processo alternativo al
sistema capitalista. D'altra parte, permette di mobilitare tutti gli
esclusi del neoliberalismo, che sono
disposti a lottare per un'alternativa al sistema, perché considerino il Plan Colombia come un fronte
prioritario delle loro lotte e delle loro alleanze strategiche; : perché trasformino la resistenza a questa
aggressione in un capitolo della nuova
storia.
Note
1) Utilizzo in questo paragrafo l'articolo di Jorge Beinstein,
Narcomafie, centro e periferia, in Le Monde Diplomatique, Aprile 2000.
2) Comunità di San Benedetto al Porto-Genova, Dalla dipendenza
alla pratica della libertà, ricerca partecipativa coordinata da Giulio Girardi,
Roma, Borla, 1990
3) p.141
4) pp. 141-142
5) p.142
6) pp.142-143