www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 17-07-03

da: nuovacolombia <nuovacolombia@yahoo.it> 15 luglio 2003

 

Plan Colombia e America Latina *


Nello scenario mondiale attuale, caratterizzato da una marcata  politica espansionista ed imperialista degli Stati Uniti del  Nordamerica, la Colombia riveste un ruolo strategico e centrale sul  piano degli sviluppi e delle forme storiche concrete della 
contraddizione imperialismo-antimperialismo. Paese dalle incalcolabili ricchezze, già all'inizio degli anni '60  era stata definita dal Pentagono come "pietra angolare" per gli Stati  Uniti in America latina. Bagnata da due oceani, con migliaia di  pescosissime coste ed una varietà infinita di microclimi che  permettono di coltivarvi ogni tipo di prodotto durante tutto l'anno,  la Colombia è l'ottavo esportatore mondiale di greggio, il terzo di  caffè, il secondo di banane ed il primo di smeraldi e fiori, oltre a  possedere ingentissime risorse di legname, oro, uranio e carbone. Inoltre, è tra i primi tre paesi al mondo per ricchezze idriche e  biodiversità.

Considerata non a caso la "porta d'accesso" al Sudamerica per gli  Stati Uniti, rappresenta per l'imperialismo nordamericano un tassello  di primaria importanza per elevare il suo coefficiente di dominio e  controllo nel sub-continente, indispensabile a garantirgli una base  d'accumulazione capitalistica -in termini di saccheggio delle materie  prime, iper-sfruttamento della forza lavoro e collocazione delle  merci- necessaria al mantenimento di un'egemonia mondiale nella  piramide dei paesi imperialisti.

Dominio e controllo che gli USA ambiscono a totalizzare nella regione  attraverso l'imposizione, entro la fine del 2003, dell'Area di Libero  Commercio delle Americhe (ALCA), una sorta di grande "accordo"  giuridico-politico che investirebbe tutte le Americhe (dall'Alaska  alla Patagonia) in materia commerciale, finanziaria ed economica, e  che consentirebbe a Washington di plasmare ulteriormente le già  deboli e dipendenti economie latinoamericane in funzione dei propri  interessi. Tra le altre cose, il passaggio all'ALCA implicherebbe per  le multinazionali una posizione di potere  incontrastabile (anche sul  piano giuridico) a detrimento dei diritti -sempre più negati- dei  lavoratori e della già calpestata sovranità degli stati nazionali del  sub-continente.

Negli ultimi anni, la crescente avanzata politico-militare del  movimento guerrigliero colombiano (in particolar modo delle Forze  Armate Rivoluzionarie della Colombia-Esercito del Popolo) e la  ricomposizione di quello popolare, così come la ripresa energica  delle lotte e dei processi di liberazione in quasi tutta l'America  latina (Venezuela in primis), hanno moltiplicato gli ostacoli  all'imposizione di questo progetto strategico dell'imperialismo  gringo, che si è visto "obbligato" a fabbricare un braccio armato per  spianare la strada all'entrata in vigore dell'ALCA. E' stato così  concepito il Plan Colombia, piano sostanzialmente militare di ben  7500 milioni di dollari di "aiuti" allo Stato colombiano (di cui  oltre 2000 erogati prima da Clinton ed adesso da Bush) che ha portato  nel paese andino elicotteri da guerra Black Hawk ed Huey, aerei-spia  OV 7-Bronco ed aerei da guerra, tecnologie belliche di punta,  l'addestramento e la dotazione bellica di vari battaglioni contro- guerriglia e truppe speciali dell'esercito colombiano da parte delle  centinaia di assessori militari del Pentagono, così come di mercenari  presenti in territorio colombiano sotto la copertura d'imprese  di "lavoro interinale", ed esempio la Dyncorp, che ricevono in realtà  dal Comando Sud degli USA appalti per condurre operativi contro- insorgenti.

Il Plan Colombia, che nasce e viene presentato con il pretesto della  lotta al narcotraffico, mira a garantire il controllo nordamericano  sul polmone verde della Terra, l'Amazzonia; a proteggere gli  interessi e le infrastrutture appannaggio delle multinazionali, come  nel caso dell'Occidental Petroleum (OXY) e dell'oleodotto colombiano  Caño Limón-Coveñas, del progetto di costruzione di un nuovo canale  interoceanico nel nord-owest della Colombia e della costruzione  dell'Autostrada Panamericana; a frenare la crescita del movimento  guerrigliero colombiano, attraverso una reingegneria delle forze  armate del paese andino, per poi arrivare a sconfiggerlo sul terreno  militare; a sabotare ed impedire lo sviluppo ed il consolidamento di  processi quali quello bolivariano in Venezuela, e quelli che si  stanno dando in paesi come l'Ecuador, la Bolivia o il Brasile, tanto  per citarne alcuni, che in un modo o nell'altro, aldilà delle  contraddizioni che evidenziano e delle diverse possibili prospettive  interne, rappresentano un ostacolo per l'ALCA e rientrano in un  quadro più generale di effervescenza sociale e ricerca di alternative  al modello economico ultraliberista in America latina.

Collateralmente o intrinsecamente al Plan Colombia, gli Stati Uniti  stanno operando un riposizionamento geostrategico e militare nel  continente attraverso una serie di passaggi e forzature, di cui vale  la pena sottolineare i più significativi: l'assunzione del controllo  della base militare di Manta, col pretesto della lotta al  narcotraffico, nel nord dell'Ecuador ed in prossimità della frontiera  con la Colombia; l'istallazione di una base operativa ad Aruba e  Curaçao (giurisdizione olandese); l'operazione "Nuevo Horizonte", che  prevede l'insediamento di oltre 10.000 marines nella Repubblica  Dominicana; l'arrivo di migliaia di soldati a stelle e strisce in  Guatemala, ufficialmente per lavori umanitari; l'insediamento di una  base militare e d'intelligence altamente specializzata nell'amazzonia  boliviana, camuffata da istituto di ricerca biologica e smascherata  recentemente; la messa in moto della cosiddetta "Iniziativa Regionale  Andina", con oltre 800 milioni di dollari, che estende ai paesi  limitrofi il Plan Colombia stesso; la dislocazione di effettivi  militari nel dipartimento colombiano di Arauca, in cui si estrae la  quasi totalità del milione di barili di petrolio prodotto dalla  Colombia, e la dotazione di apparecchiature satellitari e  d'intelligence di punta della base militare di Tres Esquinas, nel sud  del paese, che ne fanno la più avanzata, nel suo genere, in America  latina.

Nell'ambito del Plan Colombia, e nel contesto del delirio  guerrafondaio di Bush che si è recentemente e criminalmente abbattuto  sul popolo iracheno, negli ultimi mesi sono giunte in Colombia  centinaia di marines e soldati statunitensi che, come ha dimostrato  la recente cattura da parte delle FARC-EP di tre agenti della CIA  conseguente all'abbattimento dell'aereo-spia su cui viaggiavano nel  sud del paese, sono parte attiva di un intervento militare diretto e  permanente.

La possibilità di un'invasione, anche se per gradi, è oggi all'ordine  del giorno ed è reclamata a gran voce dal presidente narco-terrorista  Uribe Vélez, protagonista di un processo accelerato di  fascistizzazione del regime colombiano e fervido sostenitore della  politica della guerra globale. La vietnamizzazione del conflitto  sociale e armato colombiano, che dura da oltre 50 anni, è attualmente  una realtà così come lo è la sua internazionalizzazione che  specularmene registra l'inizio di una corsa agli armamenti dei paesi  limitrofi, preoccupati dall'aumento spropositato e smisurato del  potenziale bellico della Colombia, conseguente al Plan. Tuttavia, le FARC-EP non solo non arretrano ma avanzano portando la  guerra con sempre maggiori forza e contundenza nelle città,  sviluppando e ramificando il Movimento Bolivariano per la Nuova  Colombia (quale organizzazione ampia e di massa, ancorché  clandestina) ed il Partito Comunista Colombiano Clandestino, ed  esigendo uno Scambio di prigionieri di guerra e la smilitarizzazione  di due dipartimenti nel sud del paese quale condizione per iniziare  un processo di dialoghi.

Il movimento popolare, nonostante il terrorismo di Stato che l'ha  massacrato per anni, è in una fase di ricompattamento e crescita e le  lotte di contadini, lavoratori, studenti, sfollati, donne, ecc. si  estendono e si capillarizzano intorno alle rivendicazioni più  immediate, così come al progetto di costruzione di una nuova  Colombia, in pace e con giustizia sociale.

La resistenza e l'avanzata del processo in Colombia e di quello  bolivariano in Venezuela, ne fanno le trincee più dinamiche e solide  della lotta all'imperialismo monopolistico, alle oligarchie nazionali  ed al progetto di neo-colonizzazione (incarnato nell'ALCA e nel suo  braccio armato, il Plan Colombia), lotta che si radica e radicalizza  sotto la bandiera del bolivarianismo. In tutto il continente aumenta  e si diffonde la consapevolezza della necessità di conquistare la  seconda e definitiva indipendenza dell'America latina, strategica non  solo per i suoi popoli ma anche per tutti quei popoli che stanno  portando avanti una lotta di liberazione nazionale e sociale.

ASSOCIAZIONE nazionale NUOVA COLOMBIA

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* Pubblicato su "Senza Censura" n. 11
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