www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 26-04-04

fonte www.resistir.info
traduzione dallo spagnolo di FR

Le FARC riaffermano L'opzione Comunista e rispondono alle campagne diffamatorie


Intervista col comandante Ricardo González, dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, condotta da Miguel Urbano Rodrigues

M.U.R: Ricardo, ritornando alla questione dell'imperialismo, credi realmente che l’unica alternativa al capitalismo sia il socialismo o la barbarie? E che ruolo avrebbe il marxismo? In tutto il dibattito attorno ai binomio movimento - partiti non mancano intellettuali e dirigenti politici che affermano che la soluzione verrà esclusivamente dall'azione dei movimenti sociali. Mi ricordo di interventi in cui Fausto Bertinotti, di Rifondazione Comunista, difese una posizione estrema.
Secondo lui, la distruzione del capitalismo sarà il risultato dell'azione, con carattere rivoluzionario, del movimento dei movimenti. Tuttavia, altri sostengono che sta alle organizzazioni ed ai partiti rivoluzionari svolgere un ruolo insostituibile.
Che cosa ne pensi di quel dibattito
?

Ricardo:Noi non abbiamo mai negato che siamo un'organizzazione marxista - leninista. Nelle FARC, una squadra è composta da 12 uomini o donne ed è contemporaneamente una cellula del Partito Comunista, e lì educhiamo i nostri combattenti secondo il pensiero marxista - leninista. Crediamo che tale posizione abbia piena validità. Inoltre, uniamo al marxismo il pensiero bolivariano, perché pensiamo che Bolivar ha molto da dire in America Latina, tanto che oggi Bolivar è una preoccupazione per Washington.

Gli strateghi ed ideologi del sistema  temono che Bolivar esca dal suo sepolcro ad impugnare nuovamente la spada liberatrice. Nel documento Santa Fé 4, gli stranieri esprimono  la preoccupazione che questo pensiero bolivarista possa estendersi a tutta l'area andina e da qui a tutta l'area sudamericana. Siamo naturalmente in un'altra epoca, ma il pensiero di unità latinoamericana oggi è pienamente vigente, la minaccia di rimanere sottomessi dal l'Impero si aggrava, la questione di creare governi che diano maggiore felicità ai loro popoli è un’esigenza continentale, ecco perché la costituzione di eserciti liberatori non  perde attualità. Allora scopriamo che Bolivar sì, qui ha molto da dire e da fare.  

Noi crediamo che il socialismo è pienamente fattibile e che la stessa globalizzazione ha provveduto a creare nuove possibilità per quella transizione. Non si può dire che ci sia un'unica via per affrontare l'impero e compiere balzi in avanti. Sicuramente in certi luoghi sarà più difficile che in altri. Per esempio, noi, in questo momento, come Forze armate Rivoluzionarie della Colombia per via delle condizioni che c'impone il regime di Uribe Vélez, il confronto armato ci costringe in una situazione molto più complessa di quella di altre organizzazioni rivoluzionarie del passato, quando esisteva il campo socialista e si potevano avere aiuti economici. Soffriamo le conseguenze dello spionaggio, dell’assistenza militare, della creazione di battaglioni speciali, etc. Siamo una guerriglia che deve autorifornirsi in ogni settore, includendo l'acquisto di armi sul mercato nero o fabbricandocele, come abbiamo cominciato a fare con gli armamenti leggeri, per sostenere una lotta molto disuguale dal punto di vista tecnologico, fondamentale nella guerra moderna. Noi crediamo che andremo verso un socialismo con le caratteristiche e l'idiosincrasia dalla Colombia, e che si dovrà sicuramente analizzare tutti i tipi di socialismo che sono esistiti, dall'Unione Sovietica, alla Cina,  la Corea, il Viet Nam,  Cuba socialista, e di tutto questo tirare fuori ciò che ha reso le migliori applicazioni ed introdurlo ad interagire con le forze produttive in Colombia. Ma noi non crediamo che ci sia un terzo via, noi crediamo che l'opzione è tra socialismo o barbarie.

E la barbarie sappiamo già chi l'applica. L’applica l'imperialismo, perché quello non è sparito. Al contrario, ora è più vivo e più pericoloso che nel passato, e per di più noi rivoluzionari, dopo quanto successo in Europa Orientale,  siamo in netto svantaggio. Tuttavia, noi in Colombia siamo molto ottimisti e portiamo con coscienza il peso della responsabilità storica che assumiamo in questo momento.  

Marzo 2004, in qualche posto del Messico
Questo articolo è stato pubblicato sul settimanale "Avanti!", organo centrale del Partito Comunista Portoghese.