fonte www.resistir.info
traduzione dallo spagnolo di FR
Le FARC riaffermano L'opzione Comunista e rispondono
alle campagne diffamatorie
Intervista col comandante Ricardo
González, dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP, condotta da Miguel
Urbano Rodrigues
M.U.R: Ricardo, ritornando alla
questione dell'imperialismo, credi realmente che l’unica alternativa al
capitalismo sia il socialismo o la barbarie? E che ruolo avrebbe il marxismo?
In tutto il dibattito attorno ai binomio movimento - partiti non mancano
intellettuali e dirigenti politici che affermano che la soluzione verrà
esclusivamente dall'azione dei movimenti sociali. Mi ricordo di interventi in
cui Fausto Bertinotti, di Rifondazione Comunista, difese una posizione estrema.
Secondo lui, la distruzione del capitalismo sarà il risultato dell'azione, con
carattere rivoluzionario, del movimento dei movimenti. Tuttavia, altri
sostengono che sta alle organizzazioni ed ai partiti rivoluzionari svolgere un
ruolo insostituibile.
Che cosa ne pensi di quel dibattito?
Ricardo:Noi non
abbiamo mai negato che siamo un'organizzazione marxista - leninista. Nelle
FARC, una squadra è composta da 12 uomini o donne ed è contemporaneamente
una cellula del Partito Comunista, e lì educhiamo i nostri combattenti secondo
il pensiero marxista - leninista. Crediamo che tale posizione abbia piena
validità. Inoltre, uniamo al marxismo il pensiero bolivariano, perché pensiamo
che Bolivar ha molto da dire in America Latina, tanto che oggi Bolivar è una
preoccupazione per Washington.
Gli strateghi ed ideologi del sistema temono che Bolivar esca dal suo
sepolcro ad impugnare nuovamente la spada liberatrice. Nel documento Santa Fé
4, gli stranieri esprimono la preoccupazione che questo pensiero
bolivarista possa estendersi a tutta l'area andina e da qui a tutta l'area
sudamericana. Siamo naturalmente in un'altra epoca, ma il pensiero di unità
latinoamericana oggi è pienamente vigente, la minaccia di rimanere sottomessi
dal l'Impero si aggrava, la questione di creare governi che diano maggiore
felicità ai loro popoli è un’esigenza continentale, ecco perché la costituzione
di eserciti liberatori non perde attualità. Allora scopriamo che Bolivar
sì, qui ha molto da dire e da fare.
Noi crediamo che il socialismo è
pienamente fattibile e che la stessa globalizzazione ha provveduto a creare
nuove possibilità per quella transizione. Non si può dire che ci sia un'unica
via per affrontare l'impero e compiere balzi in avanti. Sicuramente in certi
luoghi sarà più difficile che in altri. Per esempio, noi, in questo
momento, come Forze armate Rivoluzionarie della Colombia per via delle
condizioni che c'impone il regime di Uribe Vélez, il confronto armato ci
costringe in una situazione molto più complessa di quella di altre organizzazioni
rivoluzionarie del passato, quando esisteva il campo socialista e si potevano
avere aiuti economici. Soffriamo le conseguenze dello spionaggio,
dell’assistenza militare, della creazione di battaglioni speciali, etc. Siamo
una guerriglia che deve autorifornirsi in ogni settore, includendo l'acquisto
di armi sul mercato nero o fabbricandocele, come abbiamo cominciato a fare con
gli armamenti leggeri, per sostenere una lotta molto disuguale dal punto di
vista tecnologico, fondamentale nella guerra moderna. Noi crediamo che andremo
verso un socialismo con le caratteristiche e l'idiosincrasia dalla Colombia, e
che si dovrà sicuramente analizzare tutti i tipi di socialismo che sono
esistiti, dall'Unione Sovietica, alla Cina, la Corea, il Viet Nam,
Cuba socialista, e di tutto questo tirare fuori ciò che ha reso le migliori
applicazioni ed introdurlo ad interagire con le forze produttive in
Colombia. Ma noi non crediamo che ci sia un terzo via, noi crediamo che
l'opzione è tra socialismo o barbarie.
E la barbarie sappiamo già chi l'applica. L’applica l'imperialismo, perché
quello non è sparito. Al contrario, ora è più vivo e più pericoloso che nel
passato, e per di più noi rivoluzionari, dopo quanto successo in Europa
Orientale, siamo in netto svantaggio. Tuttavia, noi in Colombia siamo
molto ottimisti e portiamo con coscienza il peso della responsabilità storica
che assumiamo in questo momento.
Marzo 2004, in qualche posto del Messico
Questo
articolo è stato pubblicato sul settimanale "Avanti!", organo centrale
del Partito Comunista Portoghese.