da: nuovacolombia <nuovacolombia@yahoo.it>
FARC-EP: 40 anni di lotta per la pace, la
sovranità e la giustizia sociale
40 anni fa a Marquetalia, nel dipartimento del Tolima, 16.000 soldati dettero inizio ad un'offensiva contro 48
contadini che, obbligati da quella
circostanza, impugnarono le armi per difendersi dall'aggressione dando luogo alla nascita delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia. Queste,
diventate oggi Esercito del Popolo, si
sono erette come una vera alternativa popolare di potere.
Dal 27 maggio del 1964, le FARC-EP non hanno smesso di lottare nemmeno un istante con i maggiori decisione
ed ottimismo rivoluzionari, in difesa
degli interessi più sentiti del nostro
popolo e, in primo luogo, alla ricerca di soluzioni politiche dello scontro militare e delle disuguaglianze
sociali che lo alimentano.
Proprio 20 anni fa, a La Uribe, nel dipartimento del Meta, davamo inizio ad un processo di Cessate il Fuoco e
di Tregua che avrebbe dovuto culminare
nella firma di un Trattato di Pace, stabile e
duraturo; tale non è stato a causa di quella visione miope e non realista dell'oligarchia, che esige la fine
dello scontro con l'insorgenza
rivoluzionaria senza favorire cambiamenti di fondo nella struttura economica e sociale del paese, né
trasformazioni sostanziali nelle regole
del gioco politico e della concezione sul
ruolo dello Stato nei confronti della società. Ciò nonostante, quello fu
un processo trascendentale che aprì nuovi
orizzonti alle possibilità di raggiungere accordi mediante vie essenzialmente politiche e non cruente.
Come superare le conseguenze di una strategia oligarchica, che negli ultimi 58 anni ha scatenato una sanguinosa
orgia che ha spazzato via col piombo
l'opposizione politica, la dirigenza sindacale e popolare delle diverse comunità e migliaia di
compatrioti che manifestavano
semplicemente la propria insoddisfazione nei confronti delle decisioni del regime?
Dal pulpito delle più alte sfere ufficiali sono stati seminati intolleranza politica ed odio, cosa che fa
l'attuale presidente quando dice:
"chi non è con me è contro di me!"
A causa dell'accusa che taccia di "sovversivo",
"comunista" o
"terrorista" chiunque si opponga alla politica ufficiale, oltre
il 90% dei colombiani ha corso il
rischio di essere assassinato, fatto
sparire, torturato o privato dei propri beni e terre dall'azione diretta della forza pubblica in divisa o in
borghese, o di quella paramilitare, che
impongono il terrore alla popolazione in nome delle istituzioni "legittimamente" costituite. Per questa
ragione cresce incessantemente il
numero dei compatrioti sfollati verso le periferie urbane di miseria, così come verso l'estero.
Queste vigliaccate, che sono state il pane quotidiano dei colombiani dal 1946 ai giorni nostri, mirano a generare
un ambiente privo di opposizione al
fine d'imporre comodamente quelle misure economiche e sociali a beneficio delle più potenti imprese transnazionali, di
un piccolo gruppo di colombiani ricchi
e dei corrotti che si mettono in tasca
il denaro pubblico.
Per colpa dell'oligarchia il paese è sempre più incatenato all'ALCA, che beneficerà il capitale nordamericano e
pochi colombiani ma che porterà la
miseria a milioni di compatrioti. Per colpa dei grandi allevatori di Fedegan le terre fertili
vengono concentrate sempre più in poche
mani, mentre la spoliazione e lo sfollamento dei contadini poveri continuano. Per colpa dei ricchi la
sanità e l'educazione hanno smesso di
essere un dovere dello Stato per diventare torbidi affari del capitale privato. Le telecomunicazioni, una volta patrimonio di tutti i colombiani, sono state
squartate e gettate in pasto alla
voracità della concorrenza con transnazionali che premono per privatizzarle, processo simile a quello
di ECOPETROL che ha visto la
liquidazione dell'impresa, come bene collettivo di tutti i colombiani, e la svendita delle ricchezze
del nostro sottosuolo alle grandi
compagnie internazionali petrolifere. E' un processo di privatizzazione che ingloba anche le imprese
dei servizi pubblici, rispetto ai quali
le tariffe della luce, dell'acqua e della raccolta rifiuti vengono lasciate nelle mani del capitale privato
speculatore, cosa che è avvenuta pure
nel caso della rete viaria nazionale e dei
trasporti pubblici.
Ci hanno minacciato con nuove riforme economiche di ridurre le pensioni ai più poveri, di estendere l'IVA
ai beni di prima necessità e di
aumentarla di altri punti affinché ricchi e poveri paghino tasse uguali. Per giunta, i privilegi della casta
militare aumenteranno ancora una volta,
come se non ne avessero già abbastanza con gli
affari che gli fornisce la guerra.
Come forma di garantire l'imposizione di tutta questa politica neoliberista, rafforzano l'apparato bellico
dello Stato: legislazione di guerra,
spesa per la guerra, trattamento del dissenso sociale come fatto di guerra, mezzi di comunicazione
funzionanti in base agli spartiti del
dipartimento 5 delle forze armate, funzioni di polizia giudiziaria per i militari equivalenti ad
impunità totale perché siamo in guerra,
procura generale della nazione e corte suprema di giustizia agli ordini dell'esecutivo e del generalato,
Congresso nazionale che mangia nella
mano del Presidente, questi ed i
parlamentari che mettono in piedi una farsa a Tierralta e tutti al lavoro nella formazione del nuovo Partito
Uribista, mentre si spartiscono i
businnes dello Stato, i ministeri e le ambasciate, ed organizzano la nuova campagna elettoralista rielezionista.
40 anni fa erano i tempi della Dottrina della Sicurezza Nazionale, dello Stato d'Assedio e del Plan LASO,
pensato, disegnato, finanziato e
diretto dal Pentagono nordamericano, giacché come tutti ben sanno ai gringos è sempre piaciuto attizzare le
guerre, ma, questo sì, lontano dal loro
territorio. Oggi il pretesto per reprimere
l'opposizione è il pericolo mortale del "terrorismo". Siamo in
tempi di Sicurezza Democratica, di
Statuto Antiterrorista e di Plan
Colombia, pensato ed architettato in inglese e finanziato e diretto dal Pentagono e dal Dipartimento di Stato
nordamericani, ossia lo stesso cane con
un altro guinzaglio. Il problema, però, è che per nostra disgrazia negli ultimi
40 anni molto sangue di colombiani è
stato versato.
Ieri furono 16.000 i soldati contro Marquetalia, oggi sono 20.000 quelli che partecipano all'operazione
"Patriota" contro la regione
del Yarí, oltre ai 130.000 che combattono contro le FARC nel resto del paese. Anni addietro venne annunciata
l'imminente liquidazione dei "fuochi
banditeschi", successivamente l'imminente fine della
"sovversione comunista" ed
oggi la prossima morte del "terrorismo".
Esattamente come 40 anni fa nella dichiarazione dei guerriglieri di Marquetalia, possiamo affermare: "è per
questo che in questa guerra partecipano
contro di noi truppe, aerei, alti militari ed esperti nordamericani, è per questo che si lanciano contro di noi
16.000 uomini. E' per questo che si usa
contro di noi la tattica del blocco
economico, dell'accerchiamento di sterminio, degli attacchi per
aria e per terra e, infine, la guerra
batteriologica. E' per questo che il
governo e l'imperialismo yankee usano in questa guerra contro di
noi centinaia di milioni di pesos e
dollari. E' per questo che i servizi
segreti e di sicurezza dello Stato comprano e corrompono coscienze, uccidono, perseguitano ed incarcerano i
colombiani che si alzano alla lotta
solidale con noi, vittime di una crudele e disumana guerra di sterminio."
Le cause che hanno fatto sorgere questo intenso conflitto sono essenzialmente le stesse di 40 anni fa,
attualmente complementate
dall'indignante Trattato di Estradizione e dalle discussioni ed approvazioni nel Congresso nordamericano di
ulteriori contingenti militari gringos
nel nostro territorio, nel tentativo di umiliare il paese così come stanno attualmente facendo in Iraq, il tutto alimentato dalla concezione fascista e dalla
megalomania che caratterizzano tanto
Alvaro Uribe quanto il suo mentore, Gorge W.
Bush.
Nel compiere 40 anni di lotta, chiamiamo tutti i colombiani amanti della convivenza a lavorare per costruire un
nuovo governo che dia priorità alla
soluzione politica della crisi nazionale ed al riscatto della nostra oltraggiata sovranità
nazionale; li chiamiamo a continuare a
rafforzare la lotta clandestina, per le rivendicazioni sociali e politiche del nostro popolo, con il
Movimento Bolivariano per la Nuova
Colombia; li invitiamo a portare avanti lo sforzo per lo Scambio dei prigionieri di guerra, per il
quale continuiamo ad essere pienamente
disponibili.
Invitiamo tutto il movimento guerrigliero rivoluzionario, le forze di sinistra ed il movimento popolare
democratico e progressista a lavorare
per l'unità contro il mostro fascista che avanza sulla Colombia, ad essere solidali con le lotte
dei lavoratori che difendono i loro
diritti, a lavorare per l'unità continentale contro le aggressioni dell'impero, per la solidarietà con Cuba ed
il Venezuela e per il diritto alla
libera autodeterminazione dei popoli.
Ricordiamo con ammirazione ed affetto i compagni scomparsi nel corso della lotta, capeggiati dai Comandanti
Jacobo Arenas ed Efraín Guzmán. Salutiamo i prigionieri di guerra ed i
prigionieri politici che affrontano con
dignità, nelle carceri del regime, gli obbrobri con cui si pretende di piegarli. Di fronte a tutti loro ed a tutto
il popolo ratifichiamo il nostro
impegno inclaudicabile, la nostra
ferrea decisione di lotta e la nostra profonda fiducia nel trionfo della causa bolivariana delle FARC-EP.
SEGRETARIATO DELLO STATO MAGGIORE CENTRALE DELLE FARC-EP
Montagne della Colombia, 20 maggio del 2004