www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 28-05-04

da: nuovacolombia <nuovacolombia@yahoo.it>

FARC-EP: 40 anni di lotta per la pace, la sovranità e la giustizia sociale


40 anni fa a Marquetalia, nel dipartimento del Tolima, 16.000 soldati  dettero inizio ad un'offensiva contro 48 contadini che, obbligati da  quella circostanza, impugnarono le armi per difendersi  dall'aggressione dando luogo alla nascita delle Forze Armate  Rivoluzionarie della Colombia. Queste, diventate oggi Esercito del  Popolo, si sono erette come una vera alternativa popolare di potere.

Dal 27 maggio del 1964, le FARC-EP non hanno smesso di lottare  nemmeno un istante con i maggiori decisione ed ottimismo  rivoluzionari, in difesa degli interessi più sentiti del nostro  popolo e, in primo luogo, alla ricerca di soluzioni politiche dello  scontro militare e delle disuguaglianze sociali che lo alimentano.

Proprio 20 anni fa, a La Uribe, nel dipartimento del Meta, davamo  inizio ad un processo di Cessate il Fuoco e di Tregua che avrebbe  dovuto culminare nella firma di un Trattato di Pace, stabile e  duraturo; tale non è stato a causa di quella visione miope e non  realista dell'oligarchia, che esige la fine dello scontro con  l'insorgenza rivoluzionaria senza favorire cambiamenti di fondo nella  struttura economica e sociale del paese, né trasformazioni  sostanziali nelle regole del gioco politico e della concezione sul  ruolo dello Stato nei confronti della società. Ciò nonostante, quello fu un processo trascendentale che aprì nuovi  orizzonti alle possibilità di raggiungere accordi mediante vie  essenzialmente politiche e non cruente.

Come superare le conseguenze di una strategia oligarchica, che negli  ultimi 58 anni ha scatenato una sanguinosa orgia che ha spazzato via  col piombo l'opposizione politica, la dirigenza sindacale e popolare  delle diverse comunità e migliaia di compatrioti che manifestavano  semplicemente la propria insoddisfazione nei confronti delle  decisioni del regime?

Dal pulpito delle più alte sfere ufficiali sono stati seminati  intolleranza politica ed odio, cosa che fa l'attuale presidente  quando dice: "chi non è con me è contro di me!"

A causa dell'accusa che taccia di "sovversivo", "comunista"  o "terrorista" chiunque si opponga alla politica ufficiale, oltre il  90% dei colombiani ha corso il rischio di essere assassinato, fatto  sparire, torturato o privato dei propri beni e terre dall'azione  diretta della forza pubblica in divisa o in borghese, o di quella  paramilitare, che impongono il terrore alla popolazione in nome delle  istituzioni "legittimamente" costituite. Per questa ragione cresce  incessantemente il numero dei compatrioti sfollati verso le periferie  urbane di miseria, così come verso l'estero.

Queste vigliaccate, che sono state il pane quotidiano dei colombiani  dal 1946 ai giorni nostri, mirano a generare un ambiente privo di  opposizione al fine d'imporre comodamente quelle misure economiche e  sociali a beneficio delle più potenti imprese transnazionali, di un  piccolo gruppo di colombiani ricchi e dei corrotti che si mettono in  tasca il denaro pubblico.

Per colpa dell'oligarchia il paese è sempre più incatenato all'ALCA,  che beneficerà il capitale nordamericano e pochi colombiani ma che  porterà la miseria a milioni di compatrioti. Per colpa dei grandi  allevatori di Fedegan le terre fertili vengono concentrate sempre più  in poche mani, mentre la spoliazione e lo sfollamento dei contadini  poveri continuano. Per colpa dei ricchi la sanità e l'educazione  hanno smesso di essere un dovere dello Stato per diventare torbidi  affari del capitale privato. Le telecomunicazioni, una volta  patrimonio di tutti i colombiani, sono state squartate e gettate in  pasto alla voracità della concorrenza con transnazionali che premono  per privatizzarle, processo simile a quello di ECOPETROL che ha visto  la liquidazione dell'impresa, come bene collettivo di tutti i  colombiani, e la svendita delle ricchezze del nostro sottosuolo alle  grandi compagnie internazionali petrolifere. E' un processo di  privatizzazione che ingloba anche le imprese dei servizi pubblici,  rispetto ai quali le tariffe della luce, dell'acqua e della raccolta  rifiuti vengono lasciate nelle mani del capitale privato speculatore,  cosa che è avvenuta pure nel caso della rete viaria nazionale e dei  trasporti pubblici.

Ci hanno minacciato con nuove riforme economiche di ridurre le  pensioni ai più poveri, di estendere l'IVA ai beni di prima necessità  e di aumentarla di altri punti affinché ricchi e poveri paghino tasse  uguali. Per giunta, i privilegi della casta militare aumenteranno  ancora una volta, come se non ne avessero già abbastanza con gli  affari che gli fornisce la guerra.

Come forma di garantire l'imposizione di tutta questa politica  neoliberista, rafforzano l'apparato bellico dello Stato: legislazione  di guerra, spesa per la guerra, trattamento del dissenso sociale come  fatto di guerra, mezzi di comunicazione funzionanti in base agli  spartiti del dipartimento 5 delle forze armate, funzioni di polizia  giudiziaria per i militari equivalenti ad impunità totale perché  siamo in guerra, procura generale della nazione e corte suprema di  giustizia agli ordini dell'esecutivo e del generalato, Congresso  nazionale che mangia nella mano del Presidente, questi ed i  parlamentari che mettono in piedi una farsa a Tierralta e tutti al  lavoro nella formazione del nuovo Partito Uribista, mentre si  spartiscono i businnes dello Stato, i ministeri e le ambasciate, ed  organizzano la nuova campagna elettoralista rielezionista.

40 anni fa erano i tempi della Dottrina della Sicurezza Nazionale,  dello Stato d'Assedio e del Plan LASO, pensato, disegnato, finanziato  e diretto dal Pentagono nordamericano, giacché come tutti ben sanno  ai gringos è sempre piaciuto attizzare le guerre, ma, questo sì,  lontano dal loro territorio. Oggi il pretesto per reprimere  l'opposizione è il pericolo mortale del "terrorismo". Siamo in tempi  di Sicurezza Democratica, di Statuto Antiterrorista e di Plan  Colombia, pensato ed architettato in inglese e finanziato e diretto  dal Pentagono e dal Dipartimento di Stato nordamericani, ossia lo  stesso cane con un altro guinzaglio. Il problema, però, è che per nostra disgrazia negli ultimi 40 anni  molto sangue di colombiani è stato versato.

Ieri furono 16.000 i soldati contro Marquetalia, oggi sono 20.000  quelli che partecipano all'operazione "Patriota" contro la regione  del Yarí, oltre ai 130.000 che combattono contro le FARC nel resto  del paese. Anni addietro venne annunciata l'imminente liquidazione dei "fuochi  banditeschi", successivamente l'imminente fine della "sovversione  comunista" ed oggi la prossima morte del "terrorismo".

Esattamente come 40 anni fa nella dichiarazione dei guerriglieri di  Marquetalia, possiamo affermare: "è per questo che in questa guerra  partecipano contro di noi truppe, aerei, alti militari ed esperti  nordamericani, è per questo che si lanciano contro di noi 16.000  uomini. E' per questo che si usa contro di noi la tattica del blocco  economico, dell'accerchiamento di sterminio, degli attacchi per aria  e per terra e, infine, la guerra batteriologica. E' per questo che il  governo e l'imperialismo yankee usano in questa guerra contro di noi  centinaia di milioni di pesos e dollari. E' per questo che i servizi  segreti e di sicurezza dello Stato comprano e corrompono coscienze,  uccidono, perseguitano ed incarcerano i colombiani che si alzano alla  lotta solidale con noi, vittime di una crudele e disumana guerra di  sterminio."

Le cause che hanno fatto sorgere questo intenso conflitto sono  essenzialmente le stesse di 40 anni fa, attualmente complementate  dall'indignante Trattato di Estradizione e dalle discussioni ed  approvazioni nel Congresso nordamericano di ulteriori contingenti  militari gringos nel nostro territorio, nel tentativo di umiliare il  paese così come stanno attualmente facendo in Iraq, il tutto  alimentato dalla concezione fascista e dalla megalomania che  caratterizzano tanto Alvaro Uribe quanto il suo mentore, Gorge W.  Bush.

Nel compiere 40 anni di lotta, chiamiamo tutti i colombiani amanti  della convivenza a lavorare per costruire un nuovo governo che dia  priorità alla soluzione politica della crisi nazionale ed al riscatto  della nostra oltraggiata sovranità nazionale; li chiamiamo a  continuare a rafforzare la lotta clandestina, per le rivendicazioni  sociali e politiche del nostro popolo, con il Movimento Bolivariano  per la Nuova Colombia; li invitiamo a portare avanti lo sforzo per lo  Scambio dei prigionieri di guerra, per il quale continuiamo ad essere  pienamente disponibili.

Invitiamo tutto il movimento guerrigliero rivoluzionario, le forze di  sinistra ed il movimento popolare democratico e progressista a  lavorare per l'unità contro il mostro fascista che avanza sulla  Colombia, ad essere solidali con le lotte dei lavoratori che  difendono i loro diritti, a lavorare per l'unità continentale contro  le aggressioni dell'impero, per la solidarietà con Cuba ed il  Venezuela e per il diritto alla libera autodeterminazione dei popoli.

Ricordiamo con ammirazione ed affetto i compagni scomparsi nel corso  della lotta, capeggiati dai Comandanti Jacobo Arenas ed Efraín Guzmán. Salutiamo i prigionieri di guerra ed i prigionieri politici che  affrontano con dignità, nelle carceri del regime, gli obbrobri con  cui si pretende di piegarli. Di fronte a tutti loro ed a tutto il  popolo ratifichiamo il nostro impegno inclaudicabile, la nostra  ferrea decisione di lotta e la nostra profonda fiducia nel trionfo  della causa bolivariana delle FARC-EP.

SEGRETARIATO DELLO STATO MAGGIORE CENTRALE DELLE FARC-EP

Montagne della Colombia, 20 maggio del 2004