Da: "nuovacolombia" <nuovacolombia@yahoo.it>
Lo Stato
Colombiano e' il responsabile dell'esecuzione, il 5 agosto scorso, dei tre
sindacalisti!
Di Mauricio Ramírez, difensore dei diritti umani in esilio
7 settembre 2004
E' stato confermato ciò che già sapevamo.
Che il vicepresidente Francisco Santos mentiva quando assicurava che i
sindacalisti erano guerriglieri dell'ELN.
Che il Ministro della Difesa, Jorge Alberto Uribe Echevarría, mentiva quando giustificava l'operativo, affermando
che: primo, erano delinquenti. Secondo,
che sono morti in uno scontro a fuoco con la
forza pubblica. Terzo, che erano armati. Quarto, che su di loro pendeva un mandato di cattura.
Che il comandante delle Forze Armate, Carlos Alberto Ospina, mentiva quando diceva, attraverso i media, che i
sindacalisti hanno sparato ai soldati e
che avevano candelotti di dinamite.
Francisco Santos, vicepresidente della Repubblica della Colombia, è il responsabile della politica in materia di
diritti umani dell'attuale governo, il
che mette a nudo come le chiacchiere sui
diritti umani e sulla propagandata "sicurezza democratica" non
siano altro che la combinazione di
forze giuridiche e politiche impiegate
dallo Stato per zittire tutto ciò che è in odore di opposizione. Lo avevano già fatto con l'Unión Patriótica ed
il Partito Comunista Colombiano,
pretendono di farlo col Polo Democratico e lo stanno facendo ai danni di sindacalisti e difensori dei diritti umani.
Il comandante delle Forze Armate, il quale riceve ordini dal Presidente che a sua volta li riceve dal
Pentagono, è unitamente a questi ultimi
il responsabile dell'operazione in cui sono stai fucilati i sindacalisti.
Non è stato necessario aspettare che la procura verificasse cosa era successo, giacché a poche ore dai fatti i
funzionari in questione avevano
assicurato al Paese ed al mondo che si era trattato di uno scontro tra "delinquenti dell'ELN e le
forze militari incaricate della
sicurezza democratica".
In altre democrazie questi personaggi si sarebbero già dimessi, ma in Colombia non vi saranno dimissioni; presto
li sentiremo dire che rispettano il
pronunciamento dei giudici pur non condividendolo, che esso non è definitivo e che bisognerà
aspettare la chiusura dell'inchiesta
per avere la certezza della responsabilità imputata.
La Colombia ed il mondo devono condannare la mal chiamata "sicurezza democratica", dato che con essa sono
aumentate le esecuzioni sommarie e si è
aggravata la già critica situazione dei diritti umani nel Paese. Il massacro di sindacalisti e
difensori dei diritti umani, l'esilio e
lo sfollamento forzato di migliaia di compatrioti, così come l'informazione mediatica tendenziosa ed
in cattiva fede con cui si addita e
condanna gli oppositori in assenza di corrispondenti sentenze giudiziarie, sono politiche di Stato disegnate per prolungare la guerra e la permanenza al
potere di un'élite rappresentata dalla
violenza, dal narcotraffico e dalla corruzione, oltre ad essere il veicolo che trasporta i principi reggenti l'attuale politica.
Ancora una volta osserviamo, leggiamo ed ascoltiamo esterrefatti come, nonostante gli sfrenati menzogneri
dell'establishment siano smascherati,
la situazione resti immutata e, addirittura, come alcuni governi cooperino con il regime
pseudo-fascista presente in Colombia.