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Lettera aperta delle FARC-EP a Kofi Annan
Montagne della Colombia, dicembre del
2004
Signor Kofi Annan
Segretario Generale dell’ONU
New York
Lungi dall’ignorare gli sforzi della sua Organizzazione per impedire
l’aggressione alla Jugoslavia e l’invasione statunitense dell’Afganistan, ed
ancor meno gli sforzi per impedire l’ingiusta invasione dell’Iraq da parte
degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, le cui conseguenze condanniamo e
lamentiamo come fanno altri popoli e governi opposti all’indebito impiego del
potere bellico dei più forti sui più deboli, e lungi dall’ignorare la sua
titanica lotta -ad oggi senza esiti concreti- per conseguire la pace tra
israeliani e palestinesi e riconciliare mediante risoluzioni quella convulsa
regione, teniamo in considerazione il suo persistente e per nulla facile
operato in difesa delle vittime delle ingiustizie sociali, politiche ed
economiche che colpiscono oltre 4 miliardi di abitanti della Terra, senza
interlocuzione delle potenze.
Come Lei sa, la Colombia non rappresenta un’eccezione. Viviamo le conseguenze
di un conflitto interno, con lo Stato ed il suo regime governante, dalle
innegabili origini sociali, economiche e politiche, laddove oltre 30 milioni di
colombiani sono immersi nella povertà e nella miseria.
Relativamente a questo tema ed alle nostre proposte indirizzate a trovare i
cammini della pace con giustizia sociale, la sollecitiamo nuovamente affinché
ci si permetta di intervenire nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite al
fine di spiegare al mondo la realtà del nostro conflitto interno e le proposte
che -a nostro giudizio- contengono formule di soluzione incruenta della grave
crisi che ci colpisce e che ci fa scontrare con i detentori del potere. Sforzo,
questo, che siamo disposti a fare per la pace del nostro Paese sempre e quando
si possa contare su vere garanzie di sicurezza, di andata e ritorno al luogo di
partenza, per la nostra delegazione.
L’altro tema inerente al precedente è quello legato allo scambio o intercambio
dei prigionieri di guerra in potere delle due parti. Noi continuiamo ad avere
piena volontà politica di concertare con il Governo la firma dell’accordo, che
metta fine alla detenzione dei prigionieri scambiabili in nostro potere e ci
restituisca oltre 500 guerriglieri privati della libertà per aver esercitato
legittimamente il diritto alla ribellione. Con questa finalità umanitaria, lo
scorso 28 novembre abbiamo proposto al Governo colombiano in un comunicato
pubblico la smilitarizzazione dei municipi di Pradera e Florida, nel
dipartimento del Valle, senza che ad oggi ci sia stata una risposta ufficiale.
Il suo assessore speciale, il signor James Lemoyne, che su sue indicazioni ha
fatto l’impossibile per dare continuità ai negoziati con il presidente
Pastrana, senza esser ascoltato, conosce i dettagli delle nostre proposte.
Noi consideriamo viabile l’obiettivo della liberazione dei prigionieri senza
traumatismi, con la facilitazione e l’accompagnamento dell’ONU, del Vaticano e
di un piccolo gruppo di paesi amici della Colombia, capeggiati dalla Francia,
dalla Svizzera, dalla Spagna, da Cuba, dal Venezuela, dall’Argentina,
dall’Uruguay e dal Brasile ed appoggiati dalla Croce Rossa Internazionale e
dalla Chiesa Cattolica colombiana.
Attentamente,
Segretariato dello
Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP