www.resistenze.org - popoli resistenti - colombia - 04-01-07

FARC-EP: Saluto ai guerriglieri
 
Si è concluso un anno di forti lotte politiche e militari per una Colombia Nuova ed un nuovo Stato, per la vera democrazia e la maggior quantità possibile di felicità per il popolo, per la pace e la sovranità.
 
Il bollettino che diamo al popolo della Colombia è quello di un Plan Patriota fallito, con un governo che, sconcertato dall’assenza di risultati militari, vuole nascondere la propria frustrazione cambiando nome al suddetto piano. Non ha ancora deciso se chiamare la continuità di quel fallimento “Plan Victoria” o “Plan Consolidación”. L’unica cosa certa è che è sempre più impantanato nei meandri della selva.
 
Uribe aveva detto che sarebbe arrivato sin là… E ci è arrivato, ma ignorando che la tattica della guerra di guerriglia mobile non ha quartieri generali nella selva che possano essere conquistati, bensì guerriglie fluide che attaccano di sorpresa con commandos o avvolgono il nemico con le loro compagnie di combattimento. Ciò non ha motivo di saperlo il Ministro della Difesa Santos, ed è per questo che non rispondiamo ai dettami della sua ignoranza.
 
Questa oligarchia governante ha perso oltre quattro decenni a perseguire la sconfitta militare del dissenso sociale e della sollevazione armata, scartando la soluzione diplomatica del conflitto per via dell’ambizione egoista di mantenere ad ogni costo le redini del potere ed i suoi privilegi, contro il bene comune, la stabilità politica, la sovranità e la dignità di tutti e di ognuno dei colombiani.
 
La maggior parte del bilancio nazionale è stata spesa nella guerra, lasciando vuote le casse della nazione ed azzerando i programmi sociali.
 
Il governo Uribe, fondato sulla “Narco-Paramilitare-Politica”, sprofonda irrimediabilmente nella sua peggior crisi di legittimità e legalità. Quella mafia che ha occupato il Capitolio Nazionale ed il Palazzo di Nariño a colpi di narcotraffico e massacri deve farsi da parte, previo castigo penale, affinché le forze democratiche della nazione perseguano la ricostruzione del paese.
 
La mancanza di rispetto e la provocazione nei confronti dei fratelli ecuadoriani e del loro governo, con l’aspersione deliberata di sostanze tossiche sulla frontiera, è una vergognosa ed artificiosa cortina fumogena che non basta a coprire la grave crisi istituzionale colombiana. Il discredito internazionale di questo governo marcia a passo sostenuto.
 
Di fronte abbiamo un grande orizzonte di lotta che lascia presagire vittorie popolari. Dobbiamo lavorare risolutamente per l’unità dei colombiani in questo momento della Patria, innalzare la bandiera politica e sociale della piattaforma dei dieci punti e portare avanti la lotta per lo scambio di prigionieri di guerra, oggi diventato un passaggio obbligato dell’aspirazione collettiva alla pace ed alla soluzione politica.
 
Ai caduti in combattimento vanno il nostro riconoscimento postumo e l’assicurazione che la loro lotta continua nei nostri fucili ed idee. Ai feriti ed invalidi vanno un caloroso saluto e l’augurio collettivo fariano di una loro pronta guarigione. Ai prigionieri nelle carceri del regime e dell’Impero vanno il nostro abbraccio e la determinazione, che non affievolisce, di cercare l’accordo di scambio per riaverli qui, nella loro trincea di lotta politica. Ed ai militanti comunisti clandestini, al Movimento Bolivariano ed alle milizie, nelle campagne e nelle città, va il nostro abbraccio guerrigliero, combattivo e bolivariano, nonché la chiamata d’allerta di primo grado per le battaglie decisive per la Patria e per il Popolo.
 
Vinceremo!
 
Siamo le FARC, l’Esercito del Popolo.
Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP
Montagne della Colombia, 24 dicembre 2006  


Saluto delle FARC-EP per l’anno nuovo
 
Da circa sessant’anni, la Colombia vive una guerra civile non dichiarata generata dall’illegittimità delle sue istituzioni, e la cui essenza è stata l’ingerenza statunitense, il potere dello Stato detenuto da una minoranza e l’appropriazione violenta delle migliori terre. In quei tempi i militari, i poliziotti, i servizi d’intelligence ed i paramilitari -conosciuti come pájaros- annegarono il paese nel sangue e vi disseminarono il terrore; dieci anni dopo i capi dei partiti liberale e conservatore, responsabili della guerra fratricida, rattopparono l’istituzionalità nascosti in Europa, concordando la spartizione dell’amministrazione pubblica e del bilancio nazionale senza però intraprendere il superamento delle vere cause del conflitto, che hanno prolungato fino ai giorni nostri. Oggi, dopo un altro paio di rammendi all’istituzionalità, i figli, nipoti e parenti dei capi dell’oligarchia di allora, applicando gli stessi metodi, pretendono di perpetuarsi al potere, puntellato dall’enorme forza delle mafie e dai dollari del narcotraffico.
 
Vorrebbero ignorare che anni ed anni passati a realizzare massacri pianificati a mente fredda, uccisioni con l’uso delle motoseghe, esecuzioni sistematiche di leaders di sinistra, espulsioni di popolazioni intere dalle loro terre e pratiche di terrorismo ovunque per imporre appoggio politico, colmano d’illegittimità lo Stato, il regime ed il governo. Se presidenti, ministri, ambasciatori, governatori, sindaci, generali, ammiragli, parlamentari, deputati regionali, consiglieri, magistrati delle alte corti, giudici, pubblici ministeri, membri degli organi di controllo, procuratori e capi dei servizi segreti e di numerose strutture decentralizzate dello Stato hanno esercitato ed esercitano le loro importanti funzioni pubbliche con un impegno verso il narco-paramilitarismo, come potrebbe non essere illegittimo un presidente come quello attuale, eletto con voti inesistenti in varie regioni del paese e coi voti di congressisti confessi paramilitari e di paramilitari vergognosi che tutti conosciamo?
 
Nell’augurare al popolo colombiano ogni bene per il 2007, lo incoraggiamo a rafforzare le sue lotte unitarie contro il neoliberismo, l’ALCA ed il TLC, e lo chiamiamo a moltiplicare gli sforzi per materializzare l’interscambio umanitario e l’inizio di un processo che conduca alla soluzione politica del conflitto. Non per mettere un altro cerotto all’attuale istituzionalità, violenta e corrotta, ma per riuscire a costruire pacificamente, tra tutti, una Nuova Colombia giusta, democratica ed indipendente, guidata da un nuovo governo di riconciliazione e ricostruzione nazionale.
 
Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP
 
Montagne della Colombia, 24 dicembre 2006