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Il Partito Comunista del Cile esige un’inchiesta sulla morte degli ostaggi in Colombia
13/07/2007
L’esercito colombiano ha riconosciuto che un impresario ostaggio delle Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia (FARC) è morto durante un’operazione militare per recuperarlo nelle montagne di Caldas.
Il comandante dell’Esercito, generale Manuel Montoya, ha svelato così la brutale decisione del governo del Presidente Alvaro Uribe che non esita ad assassinare e a mettere in pericolo innocenti, nell’affanno di imporre una soluzione militare alla crisi politica del paese.
In questo modo è stato dimostrato che il caso degli 11 parlamentari morti in un’azione simile lo scorso mese di giugno, fu il prodotto di un altro tentativo di riscatto sotto il segno della strategia militare, avventuriera e irresponsabile del governo, impegnato a scontrarsi con le armi con le lotte del popolo colombiano.
Il Partito Comunista del Cile, fedele al suo impegno di solidarietà con le forze che si battono per il cambiamento sociale in diverse parti del mondo, insiste nel suo appoggio fermissimo all’Accordo Umanitario reclamato dai colombiani nelle strade di tutto il paese, allo scopo di ottenere uno scambio pacifico di prigionieri tra le parti in conflitto.
La menzogna sui presunti assassinati da parte delle FARC viene allo scoperto con la morte dell’impresario José Mejia Isaza, che ha ricevuto un colpo di arma da fuoco nel petto durante il fuoco incrociato che ha provocato anche la morte di un soldato e altre quattro vittime tra gli insorti, secondo un’informazione ufficiale ancora da provare. Allo stesso tempo, occorre investigare sulla causa precisa della morte degli 11 parlamentari e di altri assassinati, su cui il governo ha mentito.
Esigiamo dal governo cileno una condanna decisa della politica criminale del governo di Uribe e facciamo appello alla solidarietà con il popolo colombiano, vittima dell’inganno e della forza bruta imposti dalle attuali autorità.
Santiago, 13 luglio 2007
Ufficio Stampa del Partito Comunista del Cile
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare