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- popoli resistenti - colombia - 12-06-09 - n. 278
Bollettino di informazione - 09/06/2009 - CLAMORI DALLA COLOMBIA!
24/05 - ARRESTATO IL SESTO EX GOVERNATORE COLOMBIANO DAL 2003
L'ex governatore del Cauca, dipartimento sud-occidentale della Colombia, Juan José Cháux Mosquera, è stato arrestato il 18 maggio scorso al suo arrivo all'aeroporto di Bogotá per vincoli con i gruppi paramilitari. Cháux Mosquera, che è stato anche ambasciatore nella Repubblica Dominicana, è sotto inchiesta dal dicembre del 2008 con l'accusa di associazione a delinquere aggravata. Il politico, che appartiene alla coalizione che sostiene il governo ed il presidente Uribe, è stato segnalato dal capo paramilitare Éver Veloza, alias “HH”, che ha confermato di aver tenuto riunioni con lui e con ex capi delle /Autodefensas Unidas de Colombia/ (AUC), il maggior cartello paramilitare in Colombia ed autore di efferati massacri, soprattutto contro la popolazione civile. Éver Veloza ha confessato davanti ai giudici colombiani che il losco politicante Cháux Mosquera gestiva gruppi paramilitari nel sudovest del paese, e teneva incontri con gli alti comandi delle AUC, come ad esempio Salvatore Mancuso, ex /paraco/ di origine italiana e legato alla 'ndrangheta, oggi nelle carceri USA. Il politico uribista si era dovuto dimettere l’anno scorso dal suo ruolo di ambasciatore, quando era esploso lo scandalo relativo ad una sua riunione nel palazzo presidenziale a Bogotá col capo paramilitare Antonio López, alias “Job”, ucciso poi da due sicari; al suo posto è stato piazzato da Uribe il generale Mario Montoya, dimessosi dall'esercito per via dello scandalo dei “/falsos positivos/”. La versione dei fatti di “HH” ha recentemente trovato un riscontro nelle affermazioni di un altro capo paramilitare, Fredy Rendón Herrer, alias “El Alemán”, che descrive Chaùx Mosquera come il rappresentante politico del Blocco “Calima” delle AUC. Il cerchio della giustizia intorno al presidente si va lentamente stringendo. Non passa giorno in cui qualcuno dei suoi collaboratori, parenti, sodali, non venga messo sotto inchiesta per legami con i paramilitari ed i narcotrafficanti, per corruzione o concussione, per il massacro di civili inermi o altre atrocità. Mentre la comunità internazionale riconosce ad Uribe il ruolo di presidente di uno “stato democratico”, viene a galla il marciume di un governo che affonda le sue radici nella criminalità organizzata, la sostiene, ne fa parte integrante. Quando pagherà per i suoi crimini anche il capo della banda mafiosa?
27/05 - ASSASSINATI QUASI DUEMILA GIOVANI FATTI PASSARE PER GUERRIGLIERI
La magistratura colombiana ha dichiarato che i militari attualmente sotto inchiesta per le esecuzioni extragiudiziarie sono accusati anche di traffico di esseri umani, per aver organizzato la ricerca di giovani attirati con l’inganno, ossia la promessa di un posto di lavoro, e che successivamente sono stati trucidati e mostrati come guerriglieri uccisi in combattimento. Il magistrato Alberto Vargas, che ha dichiarato che diversi militari hanno pagato l'equivalente di 88 dollari per ogni morto presentato come guerrigliero, ha ottenuto la testimonianza di un uomo, Alexander Carretero, che aveva la funzione di reclutatore di giovani di umili origini della provincia di Soacha, offrendo falsi lavori a disoccupati per portarli in una zona al nord est del paese e consegnarli ai militari. Questi casi, eufemisticamente chiamati “falsi postivi” dalla stampa colombiana, sono stati denunciati da diversi anni nel paese, ma hanno iniziato a richiamare l'attenzione dei media solo a partire dal settembre scorso, quando si è scoperto che una ventina di giovani che erano scomparsi all'inizio del 2008 erano sepolti in una fossa comune vicino alla frontiera col Venezuela. Le inchieste della magistratura hanno verificato l'esistenza di una vera e propria rete dedicata al reclutamento di persone appartenente alle classi più povere, successivamente consegnate ai militari che li uccidono barbaramente per ottenere riconoscimenti dai superiori, premi in denaro o giorni di licenza. Su richiesta del magistrato, un giudice di Soacha ha ratificato un ordine di detenzione contro sei militari per associazione a delinquere, omicidio, sequestro e falso. Nella prima udienza si è trattato il caso di Fair Leonardo Porras, un giovane analfabeta e con problemi psicomotori, che è stato trovato morto con una pistola nella mano destra, dopo un presunto scontro con i militari; al processo si è dimostrato che il giovane era mancino. In questo ed altri processi relativi a questi veri e propri casi di terrorismo di Stato, è stato anche appurato che le armi collocate artificiosamente nelle mani dei giovani assassinati erano state comprate precedentemente dagli stessi militari implicati. Le forze armate colombiane sono corrotte fino al midollo, e il primo corrotto e corruttore è il loro capo, il presidente Álvaro Uribe, che dice di voler garantire la sicurezza dei colombiani fallendo miseramente il suo compito, nonostante le fanfare dei media oligarchici facciano di tutto per nascondere la sua inettitudine e la persistente violazione dei diritti umani, l'unico concreto risultato di questo governo servo delle multinazionali e degli Stati Uniti. La linea di difesa che il presidente pervicacemente mantiene è: le ONG pagano avvocati per montare false accuse di violazioni dei diritti umani, e chi mi accusa è complice dei terroristi; dunque, oltre alle ONG anche la magistratura è contigua alle organizzazioni guerrigliere del paese! Un discorso già sentito, questo, anche in Italia, che può essere ripetuto all'infinito grazie alla complicità dei media, ma che non cancella la verità: in Colombia il governo pratica il terrorismo di Stato per compiacere Washington e le multinazionali, ed uccide civili innocenti con la scusa della “guerra al terrorismo”!
29/05 - IL MESSICO DI CALDERON CONSEGNA AD URIBE UN INTELLETTUALE COLOMBIANO, ACCUSATO DI ESSERE DELLE FARC
Il governo fantoccio di Calderón, che dal suo insediamento si è distinto per la permanente sottomissione nei confronti degli Stati Uniti e per la stretta collaborazione con un’altra marionetta dell’imperialismo nella regione, Alvaro Uribe Vélez, ha consegnato a quest’ultimo un noto sociologo colombiano, Miguel Angel Beltrán Villegas. Miguel Angel si era laureato ed aveva ottenuto un master in sociologia presso la Facoltà Latinoamericana di Scienze Sociali e l’Università Autonoma di Città del Messico, UNAM (1993-97), per poi far ritorno in Colombia dove ha esercitato la docenza in università pubbliche del Cauca, di Antioquia e di Bogotá. Attualmente è in organico come docente presso l’Università Nazionale. Tornato da alcuni mesi in Messico per compiere ricerche sulla figura di Lazaro Cárdenas, Miguel Angel era in attesa di ricevere il visto di soggiorno in qualità di ricercatore accademico dall’Istituto Nazionale Migratorio (INM). Lo scorso venerdì 22 maggio, convocato dall’INM per ratificare il tramite migratorio, vi si era recato in compagnia di un avvocato dell’UNAM. Appena entrato, è stato rinchiuso in un ufficio per poi esser caricato con la forza su un’auto senza targa, che lo ha portato all’aeroporto. Giunto in Colombia, mentre i media martellavano con notizie diffamatorie contro il presunto “terrorista”, è stato immediatamente arrestato e rinchiuso in una cella del carcere bogotano La Modelo. L’accusa, sempre la stessa, è quella di essere un membro delle FARC. L’impalcatura probatoria, anch’essa frutto di una meschina montatura, poggia su presunte mail che sarebbero state rinvenute nel computer del Comandante Raúl Reyes, morto il 1 marzo 2008 a seguito di un bombardamento extraterritoriale in Ecuador. Già perseguitato all’epoca della sua partecipazione all’Unión Patriotica, movimento politico di opposizione sterminato dallo Stato colombiano, Beltrán viene ora imprigionato per aver espresso, in centinaia di lezioni, saggi ed articoli, la necessità di una soluzione politica al pluridecennale conflitto sociale ed armato in questo paese andino-amazzonico. Poiché il paramilitare Uribe non riesce a sconfiggere il movimento guerrigliero, si accanisce contro studenti, contadini, lavoratori ed intellettuali che si oppongono alla sua politica guerrafondaia e di sfruttamento. Ma la sua ora arriverà, più prima che poi, e la giustizia popolare saprà processarlo e castigarlo per i crimini di lesa umanità commessi -finora- nella più assoluta impunità.
31/05 - CONFERMATA CONDANNA A 15 ANNI AD EX MILITARI PER NARCOTRAFFICO
La Corte Suprema colombiana ha confermato la sentenza relativa al ritrovamento di 666,9 kg di cocaina e 1,5 kg di eroina in un aereo delle Forze Armate Colombiane, atterrato nella base militare statunitense di Fort Lauderdale, in Florida, motivandola come “una impresa criminale composta da un gran numero di persone, che hanno portato a termine compiti differenziati”, volti al raggiungimento del loro obiettivo, ovvero il narcotraffico internazionale. I militari condannati sono: il colonnello Jairo Alberto Payán Bolaños, il maggiore Gonzalo Alberto Noguera, il tenente Juan Ricardo Ruiz Ramírez, il sergente Ricardo Alberto Támara Gómez e il caporale Ismael Pulido Gómez. Questa condanna, l'ennesima dimostrazione dell'elevato grado di corruzione delle FFAA colombiane, mette in luce ancora una volta chi sono i narcotrafficanti colombiani: i militari, indissolubilmente legati ai cartelli paramilitari delle AUC (oggi rinominatesi “/Aguilas Negras/”), all'oligarchia ed ai politici, a partire dai semplici amministratori locali fino ai più alti vertici dello Stato, governo e presidente in testa. Basti pensare che il più grande sostenitore della realizzazione di basi militari in Colombia, crocevia del traffico internazionale di stupefacenti, è stato ed è tuttora, guarda caso, proprio il presidente Uribe, che, vale la pena ricordarlo, è stato sindaco di Medellín negli anni del famoso ed omonimo cartello criminale. A questo proposito, nella sua autobiografia l'ex amante di Pablo Escobar, in quegli anni il più potente narcotrafficante colombiano, ha dichiarato che secondo l’allora capo indiscusso del cartello Uribe era “un bravo ragazzo” che “con l'aiuto del vicedirettore dell'Aeronautica (Cesar Villegas) ci concesse decine di licenze per le piste e gli aerei..." Fino a quando i Paesi che sproloquiano di lotta alla droga continueranno ariconoscere questo narcopresidente, che compare in un rapporto desegretato della DEA statunitense al n°82 nella lista dei cento più pericolosi narcotrafficanti al mondo, come un partner credibile nel combattere il traffico internazionale di stupefacenti?
02/06 - LA MONARCHIA SPAGNOLA E’ COMPLICE DEL TERRORISMO DI STATO IN COLOMBIA
Nel quadro del governativo e destroide “V Congresso internazionale delle vittime del terrorismo”, promosso dal governo colombiano e da altri settori reazionari di diversi paesi e tenutosi negli ultimi giorni a Medellín, non poteva mancare un degno rappresentante della franchista casata borbona, il principe delle Asturie Filippo. Costui, erede al trono di una delle più vetuste e criminali monarchie ancora vigenti, si è speso in complimenti e non ha lesinato parole di sostegno al regime mafioso e paramilitare di Alvaro Uribe Vélez. Filippo, con le trite e ritrite menzogne spesso vomitate dallo stesso re Juan Carlos, ha affermato che “sono assai noti ed internazionalmente riconosciuti i risultati ottenuti dalla Colombia nello sradicamento della violenza...”, e che “la lotta contro il terrorismo, contro il narcotraffico ed a favore dei più solidi principi democratici potrà sempre contare sul sostegno fermo e definito della Spagna”. Don Felipe dimentica che in Colombia il terrorismo è incarnato dallo Stato e dai suoi paramilitari, il narcotraffico è un business capitalista in cui un ruolo centrale è giocato dalle oligarchie e dai poteri forti (vero famiglia Santos?), e i più solidi principi democratici sono stati sterminati col genocidio dell’Unión Patriotica. Sfoggiando presunti valori morali che non gli appartengono, Felipe delle Asturie ha inoltre affermato che “non c’è denaro al mondo che sostituisca una vita che è stata strappata, o che risarcisca del tutto le lesioni fisiche o psicologiche prodotte, né la perdita di libertà e sicurezza”. Si riferiva evidentemente alla questione del risarcimento delle vittime, ma anche qui soprassedendo al fatto che il vero vittimario è il regime carnefice di Uribe che i Borboni ammirano ed appoggiano tanto. In quanto a “valori” e “morale” l’erede al trono di una giurassica dinastia, sempre in prima fila nell’opprimere e neocolonizzare popoli di diverse latitudini (a iniziare da quello basco), non ha il diritto di sputare sentenze e filippiche. Piuttosto, Filippo farebbe meglio a chiedersi fino a che punto sia conveniente andare a braccetto con la cosca mafiosa che governa la Colombia.
04/06 - SACERDOTE COLOMBIANO DENUNCIA AUMENTO DELLE MINACCE NEL PAESE
In merito alle recenti minacce del gruppo paramilitare “/Águilas Negras/” a settori sociali colombiani, Jorge Julio Mejía, sacerdote, direttore del Programma per la Pace del Centro di Ricerca ed Educazione Popolare (CINEP), ha denunciato che nel suo paese continuano “in modo estremamente allarmante le minacce” per mettere a tacere i leader popolari. Ad una domanda specifica sui gruppi che portano avanti i ricatti, ha chiarito che l'attuale governo non vuole riconoscerne la matrice paramilitare affermando di avere disarmato questi gruppi, anche se in realtà si sono riciclati sotto diverse diciture. Questo è proprio il caso delle “/Águilas Negras/”, emerse in seguito al cosiddetto processo di “smobilitazione” delle /Autodefensas Unidas de Colombia/ (AUC), che negli anni era arrivato ad essere il gruppo paramilitare più importante e crudele del paese sudamericano. Dietro la facciata di un presunto “reinserimento civile”, molti di questi efferati criminali hanno continuato a massacrare impunemente, nel quadro di una politica controinsorgente di matrice oligarchica. Il 27 maggio scorso le “/Águilas Negras/” hanno pubblicato sul loro sito una serie di minacce contro diversi dirigenti popolari, nonché categorie sociali che si muovono in un quadro di marginalità diffusa (prostitute, barboni, piccoli delinquenti, ecc.). Di fronte a tutto ciò, Mejía ritiene che la paura si sia insinuata come un'arma utile a sottomettere la società colombiana, dal momento che ora non è più necessario uccidere, essendo sufficienti le minacce. “Abbiamo un sentimento di indignazione etica” per il fatto che “ vogliono controllare questa nostra società mediante il terrore”. Il sacerdote denuncia che l'intento di questi gruppi paramilitari è che “la gente non reclami i propri diritti; che, ad esempio, gli sfollati non reclamino la restituzione delle loro terre, che non accedano alla giustizia, che non testimonino contro nessuno”. Ecco la farsa della “smobilitazione” delle AUC: il governo garantisce l'impunità alla maggior parte degli autori dei crimini più indicibili, comminando al più pene lievissime, scontabili agli arresti domiciliari o tramite programmi di reinserimento sociale; intanto i gruppi paramilitari cambiano nome ma certo né i metodi, né le ideologie, e proseguono nella loro opera al servizio dei latifondisti, dell'oligarchia, delle multinazionali e dei politici colombiani. Il presidente Uribe, da sempre colluso con i paramilitari, ha confezionato una legge su misura per i suoi vecchi amici, che non tardano a ricambiargli il favore continuando a minacciare gli oppositori sociali e favorendo le sue campagne elettorali.
07/06 - MINACCE DI MORTE A POLITICI E SINDACALISTI NELLA CITTA' DI BARRANQUILLA
Rappresentanti del Polo Democratico Alternativo e altri dirigenti minacciati di morte nella città di Barranquilla da gruppi di estrema destra, esigono che le autorità pubblichino il nome dell'autore dei pamphlet che sono circolati recentemente a firma di un presunto gruppo autonominatosi “/Águilas Negras gaitanistas/”. La richiesta arriva, fra gli altri, dai dirigenti del PDA Alfonso Camerano Fuentes e Jesús Humberto Torres, e da rappresentati sindacali, pesantemente minacciati; a quanto afferma il documento presentato alle autorità, “Da martedì 2 giugno 2009, secondo quanto diffuso dalla stampa, esiste una nota informativa del Corpo Tecnico d’Investigazione della magistratura (CTI) con le prove ottenute per il chiarimento di questo gravissimo atto”; i dirigenti minacciati reclamano dunque al governo del distretto di Barranquilla, e particolarmente al Segretario degli Interni Guillermo Polo Carbonel, che nelle prossime ore riveli il contenuto della nota attraverso i media. Alcune indiscrezioni affermano addirittura che a diffondere il pamphlet sia stato lo stesso giovane sindaco della città, Alex Char Chaljub, un paramilitare dal colletto bianco. Si ripetono dunque in tutto il Paese le minacce contro dirigenti della sinistra e del movimento operaio e sindacale, a dispetto della tanto sbandierata “Sicurezza Democratica” del presidente Uribe, che non ottiene alcun risultato al di fuori della propaganda di regime, strombazzata dai media oligarchici. Lo stesso Uribe, sempre pronto a ripetere la menzogna secondo cui i gruppi paramilitari sarebbero stati “smobilitati”, che accusa qualunque oppositore di complicità con la guerriglia; infamia, questa, che equivale a mettere una lapide sulla testa di chi poi viene scientificamente ed immancabilmente trucidato dai suoi /paras /di Stato.
09/06 - PIEDAD CORDOBA: “GLI SFOLLATI IN COLOMBIA SONO 4 MILIONI E MEZZO!”
Dal Costa Rica, dove si trova in visita per cercare sostegno nella battaglia per una soluzione politica al pluridecennale conflitto sociale ed armato colombiano, la senatrice Piedad Córdoba ha rivelato che, in Colombia, gli sfollati interni sono ormai 4,5 milioni. Riferendosi a questa agghiacciante cifra, che fa della Colombia il paese al mondo con il maggior numero di profughi interni (unitamente al Sudan), Piedad ha ricordato che è pari all’intera popolazione del Costa Rica stesso, e che solo negli ultimi sei mesi oltre 200.000 persone sono state cacciate dalle loro case, terre e regioni! Nonostante il regime oligarchico di Bogotá si ostini a ripetere che lo sfollamento massivo è imputabile all’agire guerrigliero, oscillando tra il non riconoscimento dell’ampiezza e della gravità del fenomeno ed il meschino tentativo di togliere credibilità ai diversi rapporti che ne rendono conto (compreso quello annuale dell’ONU), le cause sono ben altre: la popolazione rurale viene espulsa con la violenza, per mano del paramilitarismo di Stato, da quelle regioni in cui vengono messi in cantiere megaprogetti delle multinazionali, o in cui vi sono risorse strategiche appetibili da sfruttare senza l’interferenza (ossia la presenza) di popolazioni “di troppo”. Per non parlare della storica tendenza all’allargamento /manu militari/ dei latifondi (quasi sempre improduttivi), dinamica che beneficia l’oligarchia, massacra i piccoli contadini e sconquassa il già precario equilibrio ecologico. La Córdoba, che è anche coordinatrice del movimento /Colombianos por la Paz/ , ha inoltre ribadito da San José la necessità di perseverare nella ricerca di un accordo umanitario di scambio di prigionieri tra le parti belligeranti, osteggiato dal guerrafondaio Uribe. In merito alla liberazione unilaterale del sottufficiale Pablo Moncayo annunciata dalle FARC, in potere delle quali si trova da oltre undici anni, Piedad ha affermato che il processo “è bloccato perché il presidente esige che io esca dalla mediazione”, cosa inaccettabile per le FARC. Del resto, se da una parte Uribe manda a morire sul campo di battaglia i soldati (quando i suoi figli, arricchitisi illecitamente grazie al padre, non hanno mai fatto un giorno di servizio militare), la cui vita disprezza quando cadono prigionieri dell’insorgenza, dall’altra li usa per terrorizzare e cacciare milioni di innocenti dalle loro terre, privandole di ogni forma di sostentamento.